THE PINEAPPLE THIEF – Un’occhiata sul presente

Pubblicato il 23/02/2024 da

Più di due decadi passate a calcare i palchi di tutto il mondo e sedici album rilasciati hanno consacrato i The Pineapple Thief nel pantheon del rock progressive made in UK. La band, nel corso degli anni, ha raggiunto uno stile inconfondibile e una maturità sonora in grado di attirare e far innamorare molti fan in cerca di un progressive di nicchia, fatto di sonorità fumose e morbide che sovente inglobano elementi elettronici e si distaccano dalle peripezie virtuosistiche comunemente associate all’etichetta ‘prog’.
I The Pineapple Thief regalano, album dopo album, delle esperienze musicali complesse, in grado di muoversi intorno all’ascoltatore e metterlo a suo agio in un susseguirsi musicale intricato e spesso poliedrico.
Ad un paio di settimane dall’uscita di “It Lead To This”, abbiamo avuto l’estremo piacere di scambiare quattro chiacchiere con Bruce Soord, l’energetico fondatore, cantante e compositore della band britannica.

CIAO BRUCE E BENVENUTO SULLE PAGINE DI METALITALIA! HAI DESCRITTO “IT LEADS TO THIS” COME UN ALBUM CHE “CONTINUA IL TUO DESIDERIO DI OSSERVARE E DARE UN SENSO A QUELLO CHE C’È INTORNO A TE”. POTRESTI SPIEGARCI MEGLIO QUESTA ESPRESSIONE? DESCRIVERESTI QUESTO LAVORO COME UN CONCEPT ALBUM?
– Penso sia più un album concettuale che un vero e proprio concept album nel senso generico del termine. Quello che tento di fare è parlare di tematiche e problematiche universali, cose che tutti noi dovremmo cercare di comprendere meglio come l’amore, l’amicizia, la vita, la morte e tutti gli aspetti legati a questa sfera.
Con questo disco provo a chiedermi perché il futuro sembra sempre più cupo giorno dopo giorno; essendo il padre di un ragazzo di sedici anni e una bambina di cinque non posso che svegliarmi ogni giorno e farmi questa domanda.
Nel 2022, quando abbiamo fatto uscire “The Truth” pensavamo che il mondo non potesse diventare più pazzo di così con Donald Trump, tutta la disinformazione e la polarizzazione che ne è scaturita, è stato solo un gran caos. E poi ti svegli nel 2024 realizzi che tutto sta peggiorando sempre di più e nessuno sa quando tutta questa follia si fermerà.
Questo è il motivo per cui abbiamo scelto questo titolo: ”It Leads To This”. L’unica cosa che aggiungo è mi sarebbe piaciuto mettere un punto interrogativo per sottolineare che non è un album completamente oscuro; c’è speranza in fondo al tunnel, ho fiducia nell’umanità e non vorrei che la gente percepisse l’album in maniera troppo negativa, anche considerando l’immagine alquanto distopica sulla copertina. Quest’album riguarda il presente e prova a fare il punto della situazione cercando di capire perché e come siamo arrivati qui ed ora.

PER QUANTO RIGUARDA LA TUA DICHIARAZIONE SULL’ALBUM IN CUI HA DETTO CHE “IL CONCETTO INIZIALE È VENUTO FUORI ABBASTANZA RAPIDAMENTE, MA IL PERFEZIONAMENTO È STATO PIÙ IMPEGNATIVO“, POTRESTI DESCRIVERCI IL TUO APPROCCIO ALLA COMPOSIZIONE DI NUOVA MUSICA? SEGUI UN PROCESSO SPECIFICO O TI DESCRIVERESTI COME UN ARTISTA PIÙ ESTEMPORANEO?
– Non seguo consapevolmente alcun processo specifico. In generale, tutto comincia con la chitarra acustica e, se sono in modalità scrittura, la lascio in giro per casa di proposito, così ogni volta che l’ispirazione colpisce, l’afferro e compongo qualcosa prima che svanisca.
Il primo brano, “Put It Right”, è nato proprio nel bel mezzo della pandemia: fortunatamente ho uno studio in giardino, quindi non mi sono accorto nemmeno che il mondo fosse in lockdown. Tutta l’Europa era chiusa in quel momento e io potevo entrare, stare lì, assorbire il silenzio inquietante, guardare il cielo senza nuvole e godermi momenti del genere. È stato un periodo strano per tutti noi, che mi ha spinto a riflettere sulla fragilità di questo pianeta e dell’umanità stessa, come qualcosa come una pandemia potesse fermare tutti da un giorno all’altro; da lì è iniziato tutto.
A causa del lockdown, abbiamo lavorato da remoto: ho inviato a Gavin (Harrison, ndr) alcune idee e lui le ha ampliate con le sue parti di batteria per poi rimandarmele. Ci sono voluti circa tre anni per completare l’intero album, abbiamo fatto una pausa perché Gavin era impegnato con la sua altra band, i Porcupine Tree.
All’inizio dello scorso anno, nel 2023, ci siamo riuniti e Gavin ha suggerito: “perché non vieni a casa mia per un paio di settimane, e facciamo delle sessioni di scrittura?” Ho pensato: “oh mio Dio, questo è vecchio stile, scrivere effettivamente nella stessa stanza. Questo è qualcosa che non ricordo di aver fatto con i Pineapple Thief“. Sono sempre stato io il generatore solitario di idee che venivano poi condivise immediatamente con l’intera band. Tuttavia, l’idea di essere effettivamente nella stessa stanza era piuttosto intimidatorio. Ricordo che stavo guidando verso casa sua e pensavo: “se questo non funziona e tutto ciò che otteniamo sono brutte improvvisazioni, sarà davvero, davvero una lunga settimana“. Fortunatamente, ce l’abbiamo fatta e quel periodo si è rivelato probabilmente il più produttivo: quattro canzoni sono nate infatti da quelle sessioni.
Quindi, per rispondere alla tua domanda: sì, abbiamo vari modi di scrivere, ma quella sessione faccia a faccia è stata la più produttiva ed intensa. A differenza della mia solita routine in studio, dove Gavin mi invia un’idea e rispondo: “suona bene, ci rifletto, ti invio qualcosa tra un paio di giorni“. Quando sei nella stessa stanza, non puoi farlo, il tuo cervello ti spinge e ti dice: “dai, devi trovare qualcosa. Forza!
È stato bello, è stato fruttuoso, ma è stato indubbiamente intenso.

IL VIDEO DI “EVERY TRACE OF US” È PARTICOLARE E INTRIGANTE, CARATTERIZZATO DA UNA PICCOLA CITTÀ DECADENTE IN CAMPAGNA E PERSONAGGI CHE RICORRONO IN TUTTO IL VIDEO. POTRESTI CONDIVIDERE LA NARRAZIONE CHE STA DIETRO ALLA CANZONE E AL VIDEO? INOLTRE, COSA HA MOTIVATO LA SCELTA DI QUESTO BRANO COME SECONDO SINGOLO?
– Un tempo gli artisti non erano soliti pubblicare tutto questo materiale prima dell’uscita dell’album, ma le cose sono cambiate. Noi abbiamo dovuto contrattare un po’ con la nostra casa discografica prima di decidere quanti singoli pubblicare.
Alla fine abbiamo cercato di trovare un brano in grado di riassumere in quattro o cinque minuti l’essenza stessa del disco e abbiamo pensato a “Every Trace Of Us” perché riassume perfettamente ciò che cercavamo di fare con questo album; volevamo realizzare un lavoro rock, non metal, in grado di colpire gli ascoltatori e creare una connessione con loro e questo singolo, secondo noi, è perfetto per questo scopo.
Ricordo di aver parlato con il direttore artistico della mia etichetta riguardo un nostro precedente lavoro, “Your Wilderness”, in cui sulla copertina ci sono una donna e una ragazza che osservano una regione montuosa e desertica dell’America centrale. Ho pensato: “sarebbe fantastico se potessimo avere qualche tipo di seguito di questa immagine, con queste persone che crescono” e questo ha ispirato tutta questa sorta di atmosfera americana del Midwest, come dici tu, un po’ distopica.

ASCOLTANDO IL TUO ULTIMO ALBUM SI NOTA CHE STATE FACENDO UN PO’ MENO AFFIDAMENTO SUGLI EFFETTI ELETTRICI. C’È UNA RAGIONE DIETRO A QUESTA DECISIONE?
– È un’ottima osservazione!
Quando stavamo componendo l’album, avevo una chitarra baritona a sei corde. Questo è uno strumento insolito perché è più basso di una chitarra normale e puoi abbassarla ulteriormente volendo, creando un effetto ancora più particolare.
Stavo suonando questa chitarra e scrivendo molte canzoni con questo suono basso e abbastanza sinistro, effettato da un distorsore non troppo saturo. Ecco, solo usando un bel drive o un crunch il suono era enorme e tracce come “The Frost” sono state ispirate proprio da queste sonorità.
Quindi penso che probabilmente ho preso una decisione consapevole di mettere la chitarra al centro, soprattutto nell’ottica di un concerto dal vivo. Parliamoci chiaramente, siamo una band rock e vogliamo mettere le chitarre di nuovo sotto i riflettori, dove dovrebbero essere (risate, ndr).

I PINEAPPLE THIEF SONO COMPOSTI DA MUSICISTI DI TALENTO, TRA CUI MOSTRI SACRI COME GAVIN HARRISON. QUANTO È IMPORTANTE IL LORO CONTRIBUTO CREATIVO DURANTE LA FASE DI COMPOSIZIONE DI UN NUOVO ALBUM?
– Concedo ai musicisti intorno a me quanto più spazio possibile, quindi sono abbastanza fortunato quando siamo tutti insieme.
Se prendiamo ad esempio “Every Trace Of Us”, una delle cose importanti di quella canzone è il gancio del basso nei ritornelli, è davvero efficace. Ricordo di aver scritto il ritornello senza aggiungere nessuna linea di basso, e quando l’ho mandato al nostro bassista Jon Sykes, lui mi ha rimandato qualcosa completamente cambiato. Il ritornello aveva preso una direzione che non avrei mai immaginato, sono rimasto letteralmente sconvolto.
Quindi questa collaborazione è davvero bella, questa è un po’ l’essenza di avere una band di livello, un gruppo in cui puoi dare a tutti completa libertà di fare quello che vogliono. Un’altra cosa importante è avere una mente aperta e saper lasciare andare; questa è una cosa che ho imparato con gli anni, se hai la fortuna di essere attorno a persone davvero brave e di fiducia, devi lasciarli liberi, lasciarli fare.

OLTRE AD ESSERE IL CANTANTE DEI THE PINEAPPLE THIEF, TU HAI ANCHE UNA CARRIERA DI SUCCESSO COME INGEGNERE DEL SUONO E POSSIEDI UNO STUDIO DI REGISTRAZIONE. PUI PARLARE DELL’INTERAZIONE E DELL’INFLUENZA TRA QUESTI DUE RUOLI PROFESSIONALI?
– Per me è importantissimo avere due diversi ‘lavori’ creativi e portarli avanti allo stesso tempo; essere un ingegnere del suono è una fondamentale valvola di sfogo e penso che impazzirei se il mio unico lavoro fosse scrivere canzoni e suonare nella band.
Ricordo che prima di poter fare il musicista a tempo pieno avevo un lavoro fuori dall’industria musicale e cercavo disperatamente il tempo per scrivere canzoni e fare concerti. Questo non era facile ed è un percorso abbastanza normale per un musicista ma ricordo che comunque avevo un equilibrio. Anche se odiavo il mio lavoro diurno, c’era un equilibrio, potevo tornare a casa e scrivere musica.
Poi improvvisamente, quando il tuo lavoro si focalizza esclusivamente sulla musica, tutto diventa molto strano. Inizio la mattina e torno a casa dopo dieci ore passate a comporre e il mio cervello è completamente fritto.
Per me è bello avere questo equilibrio e mettere le mani su mixaggi di altri artisti. In questo modo riesco ad immergermi profondamente negli album delle altre persone; mi calo nel multitraccia e sento come hanno costruito le loro canzoni, come hanno strutturato le loro parti. Questa è un’esperienza di apprendimento abbastanza interessante; adoro scrivere la mia musica, ma è interessante vedere come lo fanno gli altri.

OLTRE AL TUO LAVORO CON I THE PINEAPPLE THIEF, HAI UN PROGETTO PERSONALE CON CUI HAI RECENTEMENTE RILASCIATO L’ALBUM “LUMINESCENCE”. PUOI DARCI QUALCHE INFORMAZIONE SU QUESTO PROGETTO?
– Stiamo per partire per il tour e sto pianificando di iniziare a scrivere un altro album solista. La cosa che adoro del mio progetto solista è che praticamente tutto è lecito. Con i The Pineapple Thief devo pensare alla band, alle dinamiche tra i membri, alle loro idee ma con il lavoro da solista no, sono io al 100% e posso fare davvero quello che voglio. Per questo motivo sto pensando di fare un album davvero sperimentale, in cui poter esprimere liberamente me stesso.
A volte trovo interessante come riesco a gestire entrambi i progetti, è un po’ come indossare il cappello del solista per un paio di mesi poi toglierlo e mettere quello del frontman della band.
Il mondo da solista è molto solitario, può essere difficile da vivere se sei abituato a stare in una band dove puoi condividere idee con tutti e ricevere un feedback immediato; c’è una sorta di meccanismo di supporto intrinseco in una band. Quando sei da solo può essere difficile, ma è gratificante in un modo diverso.

AVETE PUBBLICATO DUE ALBUM DURANTE LA PANDEMIA (“THE VERSIONS OF THE TRUTH” E “GIVE IT BACK”), È STATA DURA PER IL GRUPPO DURANTE TEMPI COSÌ DIFFICILI? HAI OSSERVATO DIFFERENZE EVIDENTI NELL’INDUSTRIA MUSICALE PRIMA E DOPO IL COVID-19?
– Beh, per cominciare, è diventato tutto molto costoso, quindi, fare un tour è davvero molto difficile. Voglio dire, sono appena tornato da un tour da solista, che era come tornare indietro di quindici anni con i The Pineapple Thief, quando eravamo piuttosto piccoli e suonavamo in club davanti ad un centinaio di persone. Fare la stessa cosa con i costi di oggi e cercare di farlo funzionare è difficile, ora; per non parlare della Brexit, c’è da considerare anche quella adesso.
Però devo anche considerare che siamo stati abbastanza fortunati da fare un tour nel bel mezzo della pandemia, perché sai, in quel periodo c’è stata una piccola riapertura momentanea e siamo riusciti a sgattaiolare fuori e a mettere in piedi un tour in un’atmosfera piuttosto strana, perché le persone non erano pronte a ritornare a vedere concerti live.
Il problema è che se le persone non comprano i biglietti, è la band che rischia il fallimento, quindi è tutta una grande scommessa. Quando abbiamo ricevuto i dati delle vendite dal nostro agente, è stato un enorme sollievo vedere che abbiamo già venduto più biglietti rispetto al nostro ultimo tour, pur non essendo ancora partiti.
Quindi, per quanto riguarda l’industria, parlando con i promoter, noto che stiamo tornando più o meno alla situazione pre-pandemia. Alcuni promoter dicono che non sono ancora del tutto tornati allo stesso livello ma noi non possiamo lamentarci, soprattutto per quanto riguarda le persone che vengono ai nostri concerti.
Una cosa che noto è che molte band stanno facendo tour in questo momento, quindi gli spettatori si trovano a decidere quale musicista andare a vedere, quali biglietti comprare e su quali band ‘investire’. Quindi sì, ci sono molte cose che sono cambiate e stanno cambiando ma alla fine dei giochi rimane sempre e solo un tradizionale tour rock: saliamo sul palco, suoniamo e la gente viene a vederci. Semplice!

L’ITALIA HA AVUTO UNA SCENA DI ROCK PROGRESSIVO MOLTO FLORIDA CON ARTISTI DI SPICCO COME LE ORME, BANCO DEL MUTUO SOCCORSO E PFM, SOPRATTUTTO NEGLI ANNI OTTANTA. CI SONO ARTISTI ITALIANI CHE SUSCITANO IL VOSTRO INTERESSE? IMMAGINATE LA POSSIBILITÀ DI ANDARE IN TOUR O DI COLLABORARE QUALCHE BAND NOSTRANA?
– Questa è una bella domanda. Tutta la nostra equipe è italiana, le nostre attrezzature sono fornite da un’azienda romana e il nostro tecnico delle chitarre viene da vicino Firenze, quindi c’è un forte legame con l’Italia. Oltre a questo Gavin ci riporta sempre un sacco di belle storie dal vostro paese, perché lui collabora con molti artisti italiani come Mario Biondi, Fiorella Mannoia o Claudio Baglioni.
Ad essere sincero non mi vengono in mente band italiane con cui potremmo collaborare ma se voi di Metalitalia.COM avete qualche proposta, non esitate a farmi un fischio (ridiamo, ndr)!

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.