THE PROVENANCE – Angoscia & Paranoia

Pubblicato il 06/03/2005 da


Gruppo piuttosto ermetico ed atipico nella scena gothic mondiale, i The Provenance sembrano essere usciti definitivamente alla scoperta con il nuovo “How Would You Like To Be Spat At”, accolto bene un po’ ovunque, pur essendo un disco di difficile assimilazione. Abbiamo contattato, per il nostro e vostro interesse, il batterista, nonché scrittore delle lyrics, Joel Lindell…un personaggio con qualche problemino all’altezza della calotta cranica, poco ma sicuro, e con una divertente ed alquanto fuorviante passione: il tè. Una schizzata seconda parte d’intervista è fortunatamente stata anticipata da risposte esaurienti. Leggete un po’…


ED INFINE IL VOSTRO NUOVO ALBUM E’ NEI NEGOZI: COME AL SOLITO, SI TRATTA DI UN DISCO DIVERSO DAL PRECEDENTE. TI VA DI PRESENTARLO AI LETTORI?
“Be’, cos’altro poter dire di questa nostra nuova creazione se non che sia la musica più onesta che potevamo comporre in questo periodo? E’ straziante, violentemente arrabbiata ed amara, ma porta con sé anche un oscuro sense of humour. A mio parere, questo album fra vent’anni avrà posto tra i grandi classici del dark…e non lo dico perché sono solo un orgoglioso bastardo egoista, ma perché davvero ci credo. Le dieci canzoni del disco sono troppo belle per cadere facilmente nell’oblio”.

PARLIAMO BREVEMENTE DEL TITOLO E DELLA COVER: COM’E’ NATA LA SCELTA DI UN TITOLO QUALE “HOW WOULD YOU LIKE TO BE SPAT AT”? E COSA RAPPRESENTA L’UOMO NUDO DELLA COVER?
“Sputare a qualcuno è probabilmente uno dei gesti più vili che si possano rivolgere ad un’altra persona. Personalmente, in questo ultimo periodo, avevo molta rabbia interiore con la quale fare a pugni, la quale è sfociata in esaurimento nervoso durante i cinque giorni trascorsi a scrivere i testi per il disco. Non ho mangiato, ho dormito a fatica e semplicemente non riuscivo a smettere di piangere. Fortuna ha voluto che Tobias (Martinsson, voce e chitarra, ndR) è venuto a trovarmi e mi ha trovato rannicchiato in un angolo del mio appartamento; ero totalmente privo di forze e sono stato portato in ospedale per delle cure. Lentamente ho cominciato a riprendermi e, come simbolo di pura ed onesta rabbia, ho tirato fuori questo titolo. L’uomo emaciato della cover è proprio la rappresentazione grafica dell’’essere in difficoltà’. Mi chiedo piuttosto cosa stia a significare il quadrato bianco nella mano dell’uomo…(e dirlo magari, no?, ndR)”.

NEL NUOVO DISCO, NON ABBIAMO LA POSSIBILITA’ DI ASCOLTARE NE’ PARTI DI FLAUTO, NE’ GROWLING VOCALS. CHE COSA VI HA SPINTO AD ELIMINARE QUESTE CARATTERISTICHE DAL VOSTRO SOUND?
“Per non rimanere ancorati ad uno stesso suono per sempre, bisogna cambiare alcuni elementi della propria musica; ciò porta a pensare in modo differente, nel momento in cui si deve mettere assieme le canzoni. Quando abbiamo iniziato a scrivere il materiale per l’album, non ci siamo assolutamente detti che non avremmo usato il flauto o il growl, ma quello che poi ne è scaturito semplicemente non ne richiedeva l’utilizzo”.

UNA DELLE COSE CHE PIU’ HO APPREZZATO E’ STATA LA CURA DEDICATA ALLE LINEE VOCALI, MOLTO PIU’ INCISIVE CHE IN PASSATO. SEI D’ACCORDO?
“Sì, questa volta abbiamo lavorato davvero duro sulle voci. Se ascolti attentamente, in alcuni pezzi puoi trovare cori discordanti e soluzioni simili in sottofondo. Inoltre, abbiamo provato ad utilizzare le voci come se fossero degli strumenti e ci siamo sforzati di rendere le ‘storie’ più chiare possibile. Come risultato, ne esce che l’impatto emozionale della musica uguaglia quello dei testi, sicuramente meglio che nei dischi antecedenti”.

MA SIETE ENTRATI IN STUDIO CON LE IDEE CHIARE E GIA’ PRONTE, OPPURE TUTTO E’ NATO IN MODO SPONTANEO?
“Quando siamo entrati nei Gesperrt Studios, praticamente nulla era pronto, almeno non in versione definitiva. Ci siamo fidati di noi stessi, sperando fossimo capaci di completare tutto in studio…quindi, come hai detto, la spontaneità ci è stata di grande aiuto. E’ stato incredibilmente stimolante lavorare in questo modo, seppur abbia voluto dire una notevole mole di straordinari, specialmente quando ci si bloccava su qualche idea”.

ALCUNE DELLE SONG (“HEROINE”, “CATCHING SCARLET IN THE SUN”) HANNO QUASI UN FEELING INDUSTRIALE, CREDO IN PREVALENZA PROVENIENTE DALLA PRODUZIONE: E’ GIUSTO PARLARE DI INFLUENZA INDUSTRIAL?
“Credo si possa parlare di produzione industrial, più che altro. E’ molto fredda, con suoni metallici atti ad identificare le movenze della ‘macchina uomo’. Ad essere onesti, questa interazione tra esplosioni metalliche e ciò che rende una musica fredda e programmata si rileva soprattutto nei particolari e negli arrangiamenti. Personalmente, adoro i lavori di Nine Inch Nails, Fear Factory o, per dire i miei favoriti, Einsturzende Neubauten”.

IN PIU’, TUTTO IL DISCO E’ PERMEATO DA UN MOOD SINISTRO ED ANGOSCIANTE: E’ CIO’ CHE VOLEVATE OTTENERE?
“Volevamo certamente ottenere un suono più grezzo, duro e deciso; e sì, anche più sinistro ed angosciante, soprattutto. Penso che mai come questa volta ci siamo avvicinati a quella che era la nostra mira iniziale. C’è voluto parecchio lavoro in studio, prima di raggiungere tale risultato”.

COME NASCE DI SOLITO UN BRANO DEI THE PROVENANCE?
“Il processo di composizione nasce con l’introduzione di un’idea chitarristica di base da parte di Tobias o Joakim (Rosén, chitarra solista, ndR); di seguito, insieme sperimentiamo diversi approcci a questa idea, la quale ne genera altre, ovviamente. Solitamente lavoriamo tutti assieme, con ognuno attento a creare partiture originali nell’area che gli compete. Il contributo finale ai pezzi, diciamo, è piuttosto equo per tutti”.

DISCORSO LYRICS: SEI TU AD OCCUPARTENE…NELLA BIO VENGONO INDICATE “AVVENTURE SESSUALI, STORIE MISERABILI E SUICIDI…”. CHE MI DICI?
“Che ti dico, che ti dico… Ti andrebbe del tè? Non sono del tutto sicuro che tu voglia parlare di tè…non ha alcuna attinenza alla domanda, credo. Comunque, sì, ho avuto esperienze sessuali e solo Dio sa per quante storie miserabili sono passato. A proposito, Dio è morto. L’ho sentito dire ieri, fuori dal supermercato. Suona strano pensarci, no? Per quel tè, allora?”.

OK, OK…RIUSCIRO’ ALMENO AD ESTORCERTI IL SIGNIFICATO DI UN TITOLO QUALE “WOH II TSC”…OPPURE QUELLO DELLE LYRICS DI “CONSIDERING THE GAWK, THE DROOL, THE BITCH AND THE FOOL”?
“Mmm…sono spiacente di informarti che non riuscirai. Sono sicuro che avrai sicuramente immaginato che la traccia d’apertura, ‘WoH II Tsc’, stia per ‘World Of Hurt II’ (come non capirlo al volo…, ndR), mentre il ‘Tsc’ sta per…mmm…grande segreto, enorme segreto. In ‘Considering The Gawk, The Drool, The Bitch And The Fool’, invece, proclamo di essere stato ucciso in modo spettacolare. Contesto fortemente il fatto per cui uno dovrebbe essere avvisato che possano accadere certe cose, invece di viverle sulla propria pelle (questa è carina, ndR)”.

UN’OCCHIATA ALL’ULTIMO ANNO METALLICO LA VOGLIAMO DARE? QUALCHE INTERESSANTE SCOPERTA MUSICALE?
“Non ho la più pallida idea di quello di cui tu stai parlando…pasticcini o biscotti, forse (aridajje con il tè!!, ndR). Non ascolto più metal ormai. Sono totalmente appagato dai vecchi e storici gruppi della scena. Ci sono per caso nuove band a cui prestare attenzione? Oh, aspetta, il nuovo The Haunted è carino ed intrigante…con loro ci troviamo ogni tanto per il tè delle cinque. Oltre a ciò, ho scoperto i Mars Volta, davvero bravi, ma non penso che piaccia loro il tè (fermatelooo!!, ndR)”.

SIETE IN PROCINTO DI SUONARE DAL VIVO? QUALCHE TOUR GIA’ IN PROGRAMMA?
“Be’, lo si spera…ma ancora non abbiamo date fissate. Attualmente non sappiamo proprio niente, in quanto non abbiamo né supporto finanziario, né una booking agency…siamo come morti che galleggiano nell’acqua. Oh, il crudele sapore dell’acqua…scaldata con erbe…”.

(la domanda di congedo e, più precisamente, la risposta sono intraducibili, in quanto il simpatico Joel ha giochicchiato con i termini inglesi…per cui, ci tocca riportarvi entrambe nella versione originale, almeno per dare un senso…)

OK, THAT’S ALL! THANK YOU FOR YOUR KINDNESS. END THE INTERVIEW AS YOU WISH…
“OK, that’s a ball! Spank you for my blindness and the pay-per-view as I fish…”.

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