THE PROVENANCE – Intervista a Joel Lindell

Pubblicato il 19/01/2003 da

Il nuovo album dei The Provenance è senz’altro una delle prime sorprese di questo inizio di 2003. Il loro “Still At Arms Length” è davvero un pregevole esempio di metal decadente e sperimentale, reso particolarmente intrigante da grosse porzioni di prog rock e death metal, nella migliore tradizione dei loro connazionali Opeth. Non c’è che dire, la nostrana Scarlet ha messo a segno un gran bel colpo mettendoli sotto contratto, e probabilmente nemmeno loro si sarebbero aspettati un così marcato salto di qualità rispetto all’ancora acerbo debutto “25th Hour; Bleeding”. Se in futuro la band saprà riconfermare il proprio valore continuando su questa strada, si potrà sicuramente parlare di una delle formazioni cardine del genere in questione. Per ora i nostri rimangono una brillante promessa e credo proprio che faremo bene a tenerli d’occhio… intanto, godiamoci questo ottimo lavoro e lasciamo la parola al batterista Joel Lindell!
SIETE SODDISFATTI DEL RISULTATO FINALE DI “STILL AT ARMS LENGTH”?
“Sì, siamo contentissimi, il disco ci soddisfa moltissimo. E’ venuto meglio di quanto inizialmente ci aspettassimo, il suono non potrebbe essere migliore e ogni nota porta impressa su di sé il trademark della band. Siamo orgogliosi di aver registrato questo disco, abbiamo investito moltissimo in esso e non c’è proprio niente che avremmo potuto fare in più”.

COSA PUOI DIRMI RIGUARDO LE REGISTRAZIONI?
“Abbiamo trascorso un mese negli Oral Majority Recordings con il produttore Roberto Laghi e il suo assistente Hasse, due persone fantastiche. In un mese abbiamo fatto sì che tutto risultasse perfetto, ci eravamo preparati adeguatamente prima di entrare in studio e tutto è filato liscio. Credo di non essermi mai divertito così tanto nella mia vita, abbiamo anche scritto una specie di diario mentre eravamo laggiù, puoi leggerlo visitando il nostro sito www.theprovenance.com “.

QUALI RITIENI CHE SIANO LE PRINCIPALI DIFFERENZE TRA IL VOSTRO DEBUTTO E QUESTO SECONDO LAVORO? SECONDO ME VI SIETE DECISAMENTE SUPERATI, TROVO CHE “STILL AT ARMS LENGTH” SIA MOLTO PIU’ COMPLESSO E MATURO DEL SUO PREDECESSORE…
“Sì, sono completamente d’accordo con te. Siamo molto maturati dai tempi di ’25th…’ , abbiamo le idee molto più chiare rispetto ad allora, sappiamo che cosa fa bene ad un brano e cosa no, e sapevamo esattamente come ‘Still At Arms Length’ avrebbe dovuto venir fuori. Siamo ancora contenti del nostro debutto, ma ora suoniamo realmente ciò che avremmo sempre voluto suonare: abbiamo posto maggiore enfasi sulle ritmiche di chitarra e accantonato un pochino le melodie di flauto, cosa che ha contribuito a rendere il disco molto più triste ed oscuro. Durante l’ascolto si possono rintracciare stati d’animo come la rabbia, la frustrazione e la disperazione”.

MI HA MOLTO COLPITO LA COPERTINA…
“Penso che rifletta benissimo il concept del disco, si tratta di qualcosa di molto oscuro ma è ravvisabile anche una punta di speranza. Per me i due bambini rappresentano questa speranza: saranno insieme nonostante le difficoltà che incontreranno. Questo argomento, l’amicizia, viene trattato soprattutto nel testo del brano conclusivo, ‘At Arms Length'”.

PARLIAMO ALLORA DEI TESTI DEL DISCO…
“Mi piace pensare ai miei testi come a stralci della mia vita privata. Li scrivo in modo un po’ drammatico, ma si tratta di cose che vivo o che ho vissuto nella vita di tutti i giorni, sono lo specchio di cosa ho provato in certi episodi. Mi piace parlare di cose come la miseria, delle difficoltà che incontriamo quando c’è mancanza di fiducia nel prossimo, di quanto folli possono essere certe persone. Per me il futuro è totalmente nero e provo a godermi al massimo ogni secondo di questa vita”.

QUALI PENSI CHE SIANO LE VOSTRE PRINCIPALI INFLUENZE A LIVELLO MUSICALE? I PRIMI NOMI CHE MI VENGONO IN MENTE SONO OPETH E MY DYING BRIDE…
“Siamo ispirati dalle più disparate band e da un grosso numero di generi musicali. Ovviamente le due band che hai citato ci hanno influenzato ma non mi va di compilarti una lista, mi dispiacerebbe dimenticare qualcuno. Posso dirti che non ascoltiamo solo metal e che possiamo venire favorevolmente colpiti anche da rock o pop band e da formazioni come Portishead e Massive Attack”.

COME COMPONETE I VOSTRI BRANI?
“Tutto parte da una melodia o da un riff portato da qualcuno, poi cominciamo a lavorarci sopra provando ad accostare ad esso tutto ciò che ci passa per la mente. Alla fine, con tutte queste idee, siamo poi in grado di abbozzare il brano e di limarlo sino a renderlo compiuto. Questo è un processo che coinvolge l’intera band e ognuno ha modo di esprimersi come meglio crede”.

COME DESCRIVERESTI LA VOSTRA MUSICA A QUALCUNO CHE NON VI CONOSCE?
“Negli ultimi anni crediamo di aver creato un nostro stile personale ma se proprio dovessi descriverlo direi che suoniamo melancholic gothic metal con influenze progressive e parti acustiche a base di flauto e voce femminile”.

AVETE IN PROGRAMMA UN TOUR PER PROMUOVERE IL VOSTRO NUOVO ALBUM?
“Stiamo cercando di avere qualche conferma per alcuni festival estivi, al momento non c’è ancora nulla di certo ma ci stiamo lavorando. Ci piacerebbe inoltre andare in tour, ma sappiamo che ci vogliono molti soldi per questo genere di cose… noi però speriamo che qualcosa possa concretizzarsi”.

QUALI SONO I TUOI ASCOLTI ULTIMAMENTE?
“Ho da poco rispolverato la discografia dei My Dying Bride, poi sto ascoltando molto Tom Waits, Portishead e New Model Army. Considero gli album di questi artisti i miei ‘album invernali’, li ascolto sempre in questo periodo”.

COME CREDI CHE SI SVILUPPERA’ IL VOSTRO SOUND IN FUTURO?
“Non lo so proprio, siamo continuamente alle prese con del materiale nuovo, ma forse ora è un po’ presto per sbilanciarsi. Forse il nostro prossimo album sarà più melodico o forse sarà più grintoso… non lo so proprio… di sicuro lavoreremo ancora con Roberto Laghi, questa sinora è l’unica cosa certa!”.

SIAMO IN CHIUSURA, HAI QUALCOSA DA AGGIUNGERE?
“Voglio ricordare a tutti che il nostro nuovo album uscirà il 27 gennaio, fate in modo di procurarvene una copia. Grazie per l’intervista, e stammi bene!”.

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