THE PROVENANCE – Voci dalle barricate

Pubblicato il 21/01/2007 da
 
Intervistare Joel Lindell, batterista dei The Provenance, è sempre una mezza avventura, vuoi per l’intrinseca stranezza del personaggio, vuoi per l’originalità della band svedese, vuoi per alcune insane passioni che il drummer mostra di avere. Questa volta è toccato al tofu affumicato essere protagonista del botta-e-risposta riportato qui sotto! Il combo scandinavo, nel 2006 approdato alla Peaceville con il bellissimo “Red Flags”, ha confermato dunque di essere una realtà ormai accostabile a tutti gli effetti a quel ristretto novero di gruppi che caratterizzano così bene il pregiato roster dell’etichetta britannica. Ma lasciamo ora la parola a Joel, ben disposto a narrarci un po’ tutto il ‘backstage’ dell’ultimo nato…

 
CIAO JOEL, BENTORNATO SU METALITALIA.COM! PRIMA DI ADDENTRARCI NELLA SCOPERTA DI “RED FLAGS”, SONO CURIOSO DI CONOSCERE IL TUO PARERE SUI VOSTRI TRE DISCHI PASSATI… IL VOSTRO STILE E’ SEMPRE ANDATO CAMBIANDO, MA SIETE ANCORA SODDISFATTI DI CIO’ CHE AVETE COMPOSTO?
“Ciao a te! Ad essere sincero, se mi chiedi di guardare al passato, non riesco davvero a trovare qualcosa di particolare che desidererei cambiare. Tutte le band hanno una propria storia e la nostra è prima di tutto una di quelle di cui andare fieri, senza ombra di dubbio! In ciò che abbiamo fatto, abbiamo sempre dato retta al nostro cuore e i cambiamenti avvenuti nel corso degli anni sono stati spontanei, proprio a causa della loro natura emotiva. Onestamente, ti posso dire che apprezzo tutti i nostri lavori per ciò che rappresentano ed il fatto che essi siano sintomo di non-appartenenza a nessuna precisa scena mi rende ancora più orgoglioso!”.

DOPO TRE DISCHI, IL VOSTRO RAPPORTO CON LA SCARLET E’ TERMINATO; ORA SIETE APPRODATI ALLA PEACEVILLE. COME MAI QUESTA SCELTA?
“Guarda, tutti noi abbiamo sentito che fosse giunto il tempo di lasciare la Scarlet – questo per varie ragioni – ma in generale la Peaceville è un’etichetta che abbiamo sempre tenuto in alta considerazione, perciò, quando loro ci hanno offerto di entrare nel loro roster, davvero non abbiamo esitato a farlo. La Peaceville è un’etichetta genuina e affidabile, che offre grosse opportunità alle poche band che sceglie di mettere sotto contratto. Vedendo la situazione in retrospettiva, era l’unica cosa sensata da fare”.

APPUNTO: LA PEACEVILLE E’ UNA DELLE ETICHETTE PIU’ RISPETTATE D’EUROPA, SIA PER LA SUA STORIA CHE PER IL SUO ATTUALE ROSTER (KATATONIA, MY DYING BRIDE, MADDER MORTEM, NOVEMBRE). COSA VI ASPETTATE DAL LORO LAVORO PROMOZIONALE?
“Ebbene, già abbiamo notato un grosso cambiamento nell’attenzione che ‘Red Flags’ ha suscitato alla sua uscita, e questo è stato anche causato dal fatto che sia stato pubblicato dalla Peaceville, come dici tu ‘una delle etichette più rispettate d’Europa’. Per l’aspetto promozionale, ci aspettiamo molto di più di quanto non abbia fatto in passato la Scarlet e su questo punto non c’è nient’altro da dire: facendo parte del roster Peaceville, sappiamo che saremo più considerati”.

BENE, VENIAMO A “RED FLAGS” DUNQUE: IL NUOVO LAVORO E’ COME AL SOLITO DIVERSO DAL PRECEDENTE. COME VI SIETE APPROCCIATI ALLA SUA COMPOSIZIONE? QUAL E’ STATO IL MOOD DELLA BAND?
“Tutti quanti volevamo innanzitutto mostrare, su questo lavoro, una versione più ‘semplicistica’ dei The Provenance. A livello di arrangiamenti e sul piano strumentale, abbiamo eliminato diverse cosette, facendo in modo che tutto risultasse più diretto e in-your-face. Per quanto riguarda il mood della band, ti confesso che la band ha fatto spesso uso di tofu affumicato…(alè, cominciamo…, ndR)”.

E’ IL MOMENTO DELLA DOMANDA STUPIDA: SE DOVESSI DESCRIVERE LA VOSTRA MUSICA AD UN POTENZIALE FAN, QUALI PAROLE USERESTI?
“Be’, è difficilissimo farlo quando fai parte della band di cui devi parlare. Probabilmente, direi che suoniamo un insieme di metal e rock con doppio cantato maschile/femminile. Credo che aggiungerei inoltre che ci piacciono un sacco gli abbracci…”.

A MIO PARERE, “RED FLAGS” E’ IL VOSTRO LAVORO PIU’ CATCHY IN ASSOLUTO: I PEZZI RESTANO PRESTO IN MENTE; MOLTI DI ESSI SONO VELOCI E NERVOSI, MA ANCHE INTROSPETTIVI. QUALCUNO DIREBBE CHE CI SONO UN SACCO DI ‘LUCI ED OMBRE’. AVETE VOLUTO SUONARE IN QUESTA MANIERA O TUTTO E’ CAMBIATO IN MODO SPONTANEO?
“Come già detto, volevamo che le canzoni avessero un maggior tiro ed è per questo che abbiamo leggermente esagerato con l’approccio up-tempo. Abbiamo semplificato molto il songwriting, mantenendo però gli aspetti cruciali della nostra musica. Dici ‘luci ed ombre’…ed io penso che i The Provenance abbiano fin dall’inizio avuto questa alternanza di umori. Siamo stati affascinati dalla diversità fin da subito”.

A DIFFERENZA DI “HOW WOULD YOU LIKE TO BE SPAT AT”, LA PRODUZIONE DEL NUOVO E’ MENO INDUSTRIALE E MALATA, PIU’ FLUIDA E PSICHEDELICA. COSA MI PUOI DIRE A RIGUARDO?
“Che ti posso dire? Roberto Laghi, il produttore con cui lavorammo già per ‘Still At Arms Length’, ha fatto un ottimo lavoro anche su ‘Red Flags’. Le registrazioni stesse, come per l’ultima volta, si sono svolte ai nostri studi privati Gesperrt Studios, cosa che ha reso semplice controllare tutti gli aspetti della produzione e ciò che volevamo ottenere. Insomma, abbiamo raggiunto proprio il suono che volevamo…non sto qui a descriverlo, forse è meglio che lo sentiate direttamente (ride, ndR)!”.

LE LINEE VOCALI, GIA’ SUPERLATIVE NEL DISCO PRECEDENTE, SONO ADDIRITTURA MIGLIORATE! DOVE TROVATE L’ISPIRAZIONE PER REALIZZARE MELODIE COSI’ INTRIGANTI?
“Questa domanda, ovvio, sarebbe meglio rivolgerla direttamente ad Emma e Tobias (Hellström e Martinsson, i due cantanti del gruppo, ndR). Io sono solo stupito almeno quanto te…e chissà quali patti con il Diavolo avranno fatto per riuscire a creare tali affascinanti melodie! Suppongo che Emma sia riuscita a riservarsi un bel posticino fresco all’Inferno per quando sarà morta; mentre Tobias…uhm…fossi in lui, non andrei laggiù…”.

IL TITOLO E LA COVER DI “RED FLAGS” NON SONO PROPRIAMENTE METAL (A DIRE IL VERO, NEANCHE LE VOSTRE PRECEDENTI COPERTINE, MA QUESTA E’ DAVVERO PARTICOLARE). PUOI SPIEGARCI COSA C’E’ DIETRO I LORO SIGNIFICATI?
“I The Provenance sono sempre andati oltre i cosiddetti cliché e standard, se mai ce ne sono stati, per quanto riguarda gli artwork. Tobias, responsabile della nostra parte grafica, è un talentuoso designer che, esattamente come il resto della band, crede che l’Arte debba parlare da sola, senza comprometterla con meri interessi commerciali. Questo è ciò che probabilmente rende la band così genuina e anche in un certo senso ‘rigida’. Per quanto riguarda il titolo: ‘Red Flags’ è decisamente ambiguo, in quanto se da una parte richiama l’idea dell’avvertimento di un pericolo o di un problema (la bandiera rossa, appunto), dall’altra dà un chiaro suggerimento su quello che la band crede serva a risolvere il medesimo problema (uhm…non ci abbiamo capito molto, in verità, ndR). Non dirmi che non ti piacciono le metafore creative…”.

PASSIAMO ALLE LYRICS… LA VOSTRA FONTE DI ISPIRAZIONE PRINCIPALE E’ ANCORA IL TRITTICO MORTE-DROGA-DISPERAZIONE?
“Per riassumere il contenuto lirico dell’album, si potrebbe dire che i testi trattano di problematiche sociali della società moderna viste da una prospettiva personale. Le lyrics includono temi quali i valori e gli ideali contemporanei, le lotte personali, la perdita degli amati e la debolezza umana. Tutto ciò che è alla base di esse, comunque, è la visione pessimistica e cinica di come il mondo vada oggi; devo dire che c’è anche però un briciolo di speranza, in quanto questo punto di vista credo sia assolutamente condivisibile da molte altre persone. Il fatto di considerare politici i miei testi dipende solo dalla volontà di chi ascolta di leggere tra le righe…diciamo che comunque ci sono diverse cose su cui si può riflettere a fondo. L’unica vera fonte di ispirazione, come avrai intuito, stavolta l’ho trovata nel tofu affumicato…davvero ottimo!”.

VA BENE, SENZA SPERANZA… DIMMI TRE PAROLE CHE METTERESTI IN STRETTA RELAZIONE CON I THE PROVENANCE!
“Cinismo: in quanto tutti noi lo siamo e stiamo meglio ad essere così. Solidarietà: in quanto crediamo fortemente nell’ugual condivisione (soprattutto quando c’è da dividere il tofu affumicato…). Modestia: dovuta al fatto che ovviamente ci troviamo ad essere membri della miglior band mai scesa sulla Terra”.

SO CHE AVETE GIRATO UN VIDEO PER “SECOND AND LAST BUT NOT ALWAYS”. PUOI RACCONTARCI QUALCOSA RIGUARDO ALLA SUA CREAZIONE E REALIZZAZIONE?
“Dobbiamo ringraziare Tobias per aver portato a termine il compito che si era prefissato! Ha filmato, diretto e partecipato al video, tutto contemporaneamente…e i crediti andrebbero concessi a lui solo! Noi altri ci siamo presentati all’appello solo un giorno, per registrare la nostra presenza, divertendoci un mondo a farlo: dovevamo stare stesi per un’ora, fingendoci morti, su di un pavimento ghiacciato…il bello è che Joakim (Rosén, chitarrista, ndR) ancora un po’ ci rimaneva sul serio! Un sacco di fumo grazie alla smoke-machine, un sacco di trucco grazie ad Emma ed un sacco di risate per la morte apparente di Joakim…”.

SIAMO PRATICAMENTE IN CHIUSURA… TOUR E SHOW IN PROGRAMMA?
“Attualmente ci stiamo occupando proprio di questo aspetto e si spera di riuscire a fare qualche data in primavera/estate. Essendo sotto Peaceville, ci sarà sicuramente l’opportunità di suonare più spesso e più di ogni cosa ci piacerebbe moltissimo aprire per i My Dying Bride o per i Katatonia…ma staremo a vedere cosa succederà!”.

BENE JOEL, TI RINGRAZIO MOLTO! CONCLUDI PURE TU…DI’ UNA PAROLA PER I TUOI DISCENDENTI…
“Una parola per i tuoi discendenti (il redattore, dopo essersi piegato in due dal ridere, piange per la disperazione, ndR)”.

SI’…ALLORA UN’ULTIMISSIMA DOMANDA, CHE SI RIFA’ ALL’ULTIMA INTERVISTA: SEI ANCORA DROGATO DI TE’?
“Ovviamente no! Di recente l’ho abbandonato, per dedicarmi al tofu affumicato…ci eri arrivato? Pace a tutti voi! State buoni e belli! Lunga vita alla rivoluzione dei cinici!”.
 
 
 
 
 
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