THE RESISTANCE – Via alla rappresaglia

Pubblicato il 20/07/2013 da

Abbiamo già avuto modo di parlare dei The Resistance tramite le recensioni dell’EP “Rise From Treason” e dell’album di debutto “Scars”, ma ora è il momento di lasciare la parola al loro fondatore e leader Jesper Strömblad, che ci ha recentemente rilasciato un’intervista. L’ex chitarrista degli In Flames è reduce da un periodo difficile, causato sia dalla separazione dalla band che lui stesso ha fondato, sia da ormai noti problemi di alcohol e tossicodipendenza. “Scars”, composto e registrato di getto con l’appoggio dei vecchi amici Marco Aro e Glenn Ljungström, è una risposta a tutto questo, un energico moto di rivalsa che vede i Nostri riscoprire il loro lato più crudo e brutale. Assolutamente non privo di difetti, ma senza dubbio genuino, il disco ci riconsegna un musicista che ha lasciato un marchio indelebile sulla scena metal degli ultimi quindici/venti anni e che sta cercando di ritrovare la sua strada e di recuperare il terreno perduto. Il tempo ci dirà se si è trattato solo di un exploit isolato o se Jesper Strömblad è effettivamente tornato per restare. Nel mentre, non si può fare altro che contare sulle sue dichiarazioni, mai così concise e schiette.

the resistance - band - 2013

BENTORNATO, JESPER! PRIMA DI TUTTO, COME STAI? ABBIAMO SAPUTO DEI TUOI PROBLEMI DI SALUTE…
“Grazie mille! A dire il vero, non me ne sono mai davvero andato, mi sono solo preso una pausa per pianificare il mio futuro a livello musicale. Mi sento bene, tutti i problemi che ho avuto sono stati in gran parte superati non appena ho lasciato gli In Flames”.

I THE RESISTANCE TI VEDONO RISCOPRIRE LE TUE ORIGINI THRASH E DEATH, ANCHE SE NON MANCA UNA SPRUZZATA DI HARDCORE. QUESTO FA SORGERE LA SEGUENTE DOMANDA: LA SEPARAZIONE DAGLI IN FLAMES È STATA EFFETTIVAMENTE CAUSATA DAI TUOI PROBLEMI PERSONALI O DA DIVERGENZE STILISTICHE? SEI SODDISFATTO DELLA MUSICA CHE HAI PUBBLICATO NEGLI ULTIMI ANNI CON IL GRUPPO?
“Lo split è stato causato da entrambe le cose. Non mi sentivo più a mio agio nella band: avevo vari problemi personali a cui non riuscivo a prestare la dovuta attenzione e… sì, la musica che stavamo proponendo era un po’ troppo lontana dai miei gusti. Non stavo facendo del mio meglio come compositore in quel periodo e stavo rallentando gli altri ragazzi, così ho deciso di prendermi una pausa per rimettermi in sesto. Tuttavia, una volta fuori, gli altri non si sono affatto preoccupati della mia situazione e ciò mi ha portato a prendere la decisione di lasciare gli In Flames definitivamente”.

PERCHÈ HAI DECISO DI AVVIARE UN NUOVO PROGETTO ANZICHÈ CONCENTRARTI SUI CEREMONIAL OATH, ULTIMAMENTE TORNATI IN VITA, O SUI DIMENSION ZERO, CHE NON SONO ATTIVI DA DIVERSO TEMPO? TRA L’ALTRO, GLENN FACEVA PARTE ANCHE DI QUESTI ULTIMI…
“I The Resistance sono una band, non un progetto. Volevo cominciare da zero, fare qualcosa di diverso rispetto al passato, anche se la musica in sè certamente non suona nuova. I Dimension Zero sono finiti, e in ogni caso vi sono decine di gruppi che suonano in quel modo. Volevo essere più aggressivo, volevo realizzare un album che fosse alfiere di tutta l’amarezza e l’odio che nutro verso alcune persone, l’alcohol, le droghe…”.

COME SEI ENTRATO IN CONTATTO CON GLI ALTRI MEMBRI DELLA BAND? HAI ORGANIZZATO AUDIZIONI O TI SEI SEMPLICEMENTE RIVOLTO A DEGLI AMICI?
“Nessuna audizione. Conosco Marco da tempo e, siccome anche lui si era preso una pausa dalla musica, abbiamo deciso di tornare insieme e di spaccare il culo a certi giovincelli (risate, ndR). Glenn si è unito poco dopo, così come Chris, che aveva già suonato con Marco in passato”.

CHE COSA AVEVI IN MENTE DI PRECISO QUANDO HAI AVVIATO IL GRUPPO? CHE TIPO DI SOUND INTENDEVI OTTENERE?
“Volevo che la musica fosse essenzialmente semplice, cruda e sporca. Niente tastiere, niente urletti emo e altra robaccia sentimentale. Volevo soltanto scrivere un album death/hardcore tradizionale. Niente di nuovo. Qualcosa per divertirci, senza scendere a compromessi”.

CHE GENERE DI ASPETTATIVE NUTRIVI SU TE STESSO MENTRE COMPONEVI “SCARS”? HAI MAI DOVUTO FARE I CONTI CON UN CALO DI ISPIRAZIONE O UN BLOCCO CREATIVO?
“No, l’intero processo è stato molto spontaneo. Ho scritto liberamente ed è stato bellissimo ritrovare il feeling di un tempo e ricordarsi perchè alla fine ho sempre fatto tutto questo. Sono qui per l’amore per la musica”.

QUALE ASPETTO DEL COMPORRE MUSICA TI ESALTA DI PIÙ IN QUESTO MOMENTO?
“Il fatto di suonare con persone che mi vogliono bene e che apprezzano ciò che faccio”.

INVECE, QUALE ASPETTO DEL COMPORRE MUSICA TI SCORAGGIA?
“Al momento, praticamente nulla. Non devo preoccuparmi di niente, devo solo essere creativo e suonare”.

VI È UN BRANO O UN ALBUM NELLA TUA CARRIERA DI MUSICISTA DEL QUALE TI SENTI PARTICOLARMENTE ORGOGLIOSO O CHE TI RICORDA SOLO MOMENTI POSTIVI?
“Penso sia il primo album dei Ceremonial Oath. La prima volta in un vero studio, le prime registrazioni, il non sapere cosa succederà… bei ricordi!”.

CHE COS’È IL “SUCCESSO” PER I THE RESISTANCE? CHE OBIETTIVI VI SIETE POSTI COME BAND?
“Per quanto mi riguarda, abbiamo già conseguito il vero successo una volta completato ‘Scars’. Il solo fatto di avere una band in cui tutti sono amici e a proprio agio è una grandissima cosa. Tutto il resto è un bonus”.

PENSI CHE I FAN DEGLI IN FLAMES APPREZZERANNO I THE RESISTANCE?
“Non ne ho idea, ma se si aspettano un ‘The Jester Race Pt. 2’ sono destinati a rimanere delusi (risate, ndR)!”.

ANDRETE IN TOUR CON I THE RESISTANCE?
“Vedremo. Gli altri ragazzi hanno famiglia e figli, ma cercheremo di tenere qualche show e di prendere parte a più festival possibile. Valuteremo le opzioni di volta in volta”.

PENSI CHE UNA REUNION CON GLI IN FLAMES SIA FUORI DISCUSSIONE? DOPO TUTTO, TU SEI IL MEMBRO FONDATORE DEL GRUPPO. SEI IN CONTATTO CON LORO?
“No, una reunion non accadrà mai. Quello è un capitolo chiuso per me”.

COME VEDI LA SCENA METAL DI OGGI? QUALI CONSIGLI TI SENTI DI DARE A DEGLI ASPIRANTI MUSICISTI?
“Credo che la scena metal sia in ottima salute, con tante nuove band talentuose e una vasta gamma di sonorità da cui attingere. A livello di consigli, mi limito a dire di suonare, suonare suonare… tutto comincia da lì. Io mi rintanavo nella mia stanza e suonavo sui miei album preferiti, sino a quando avevo imparato ogni passaggio”.

COME VORRESTI ESSERE RICORDATO IN VENT’ANNI O PIÙ DA ORA?
“Mi piacerebbe essere ricordato come qualcuno di influente, che magari ha portato delle persone ad imbracciare una chitarra e a suonare. E anche come un bellissimo figlio di puttana (risate, ndR)!”.

GRAZIE JESPER! UN ULTIMO COMMENTO?
“Suonerò sino alla morte!”.

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