THE RITUAL – Fiamme Ed Heavy Metal

Pubblicato il 30/12/2011 da

I nostrani The Ritual sono un‘altra valida realtà metallica che ha visto il proprio debutto uscire in questo ricco 2011 oramai alle sue battute finali. Caratterizzati da un interessante mix di melodia quasi pop e durezza presa di peso dal thrash o dal metal-core, i quattro ragazzi del novarese propongono dunque una musica fresca e interessante, perfettamente inquadrata nei suoni dell’heavy metal più moderno. Balzati all’attenzione della stampa anche grazie all’ottimo lavoro di produzione effettuato presso gli Authoma Studios da Federico Pennazzato( Secret Sphere, Odd Dimension) e Simone Mularoni (DGM, Empyrios), i The Ritual si preparano ad una lunga serie di date sul terreno tricolore per promuovere questo “Beyond The Fragile Horizon”. Prima che partano, noi di Metalitalia intercettiamo il chitarrista Marco Pastorino, per un’intervista con la quale presentarci la band, il disco e magari parlarci un po’ dei propositi per il futuro…

 

BENVENUTO MARCO! CI TROVIAMO QUI IN OCCASIONE DELL’APPENA PUBBLICATO DEBUTTO DEI THE RITUAL, VORRESTI RACCONTARCI QUALCOSA SULLE ORIGINI DELLA BAND E SUL SUO PERCORSO SINO AD ADESSO?
“Allora… il gruppo si è formato circa nel 2002, ovvero quasi una decina di anni fa. All’epoca si trattava comunque di una classica cover band, ma sono passati solo pochi anni prima che i membri allora facenti parte della band sentissero la necessità di spingersi verso lidi più personali, cercando dunque di scrivere qualcosa di proprio. Poi nel corso della storia, come spesso succede, la lineup è cambiata diverse volte, e nel 2008 sono entrato io nel ruolo di seconda chitarra assieme a Ljuk Abbot (Luca Negro, ndR) nel ruolo di bassista. Da li si è cominciato subito a lavorare duramente al disco e, dopo la pubblicazione di un paio di demo, eccoci qua con il prodotto finito. Guardando indietro credo che comunque questo sia il meglio che potevamo fare, in questo momento”.

HAI PARLATO DI CAMBI… CI PUOI PRESENTARE QUELLA CHE È LA LINE UP ATTUALE?
“Sì, certo. Cominciamo da Marco Obice, cantante e chitarrista, che insieme a me è il compositore principale dei pezzi dei The Ritual. Si occupa anche dell’aspetto grafico e della maggior parte degli argomenti ad esso collegati. Come detto prima l’attuale ruolo di bassista è ricoperto da Luca Negro, detto Ljuk Abbot, che al contrario di noi proviene da generi molto diversi e ascolta musica che va dai Periphery fino agli Anathema. Dietro alla batteria troviamo Luca De Vito, un vero fan del metal progressivo stile Empyrios o Dream Theater. Infine, beh, ci sono io, Marco Pastorino, alla chitarra solista e ai cori. Ma qui forse è meglio che mi presentino gli altri!”.

ATTORNO AL NOME DEI THE RITUAL GRAVITANO ANCHE I NOMI DI MEMBRI DI DIVERSE BAND MOLTO ATTIVE NELLA SCENA METAL NOSTRANA. FEDERICO PENNAZZATO, SIMONE MULARONI… E ANCHE TE STESSO CHE, RICORDIAMO, FAI PARTE PURE DI ALTRE DUE BAND. SECONDO TE L’AMICIZIA TRA MEMBRI DI DIVERSE BAND FAVORISCE LA CREAZIONE DI REALTÀ VALIDE?
“Beh, non saprei dirti, ma sicuramente penso che questa cosa sia molto bella. Certo è che queste collaborazioni e contatti fanno molto per un disco. Per esempio, il lavoro di Federico (Pennazzato, produttore, ndR) è stato importantissimo per il nostro debutto: ‘Beyond The Fragile Horizon’ suona indubbiamente bene anche e sopratutto grazie a lui. Il fatto che io e lui lavoriamo a stretto contatto anche in altre band ha sicuramente facilitato il dialogo tra noi durante la produzione e la stesura degli arrangiamenti, facendoci lavorare in maniera più sciolta e produttiva. E anche con Simone (Mularoni di DGM ed Empyrios, ndR) il discorso lavorativo è filato via decisamente liscio… Tornando alla tua domanda, secondo me l’amicizia che unisce le band è comunque una novità degli ultimi anni. Sono iniziative come l’Italian Headbangers Festival o altri eventi live simili che contribuiscono a saldare l’amicizia tra membri delle band, producendo indubbiamente qualcosa di nuovo e di buono. Da questa amicizia partono poi i presupposti per fare concerti assieme e farsi notare, oppure anche per delle comparsate sugli album delle band amiche… tutto questo in qualche modo promuove sicuramente l’attività di una band”.

TE LO CHIEDEVO PERCHÈ QUESTA REALTÀ È VISTA IN MANIERA DIFFERENTE DA OGNI BAND… ALCUNE CONTANO APPUNTO MOLTO SULL’AMICIZIA CON ALTRI GRUPPI, ALTRE PREFERISCONO APPOGGIARSI A GROSSI NOMI COLLABORANDO CON LORO SU ALCUNE CANZONI, MENTRE ALTRE ANCORA LAMENTANO IL FATTO DI SENTIRSI SOLE NELLA SCENA ITALIANA. VOLEVAMO CAPIRE LA VOSTRA VISIONE SUL ‘GIOVANE’ PANORAMA METAL ITALIANO.
“Sì, beh, io ho detto questa cosa ma il mio scopo non era assolutamente quello di creare polemica… non è che avendo amici con altre band suoniamo sempre e facilmente senza avere nessun problema. Non è facile per nessuno trovare date live per promuoversi. E’ una cosa che richiede lavoro sia a noi che alle band con amicizie più ‘famose’ che ai gruppi che non hanno alcun contatto con la scena in generale. Possiamo tranquillamente dire che per tutti la promozione è sempre frutto di sinceri sforzi e tanto sbattimento. Certo, sul breve termine citare il nome altisonante nei credit può fare un po’ di differenza, ma alla lunga ogni band è la sola responsabile della propria pubblicità e del trovare le date per suonare”.

ABBANDONIAMO LA SCENA TRICOLORE E TORNIAMO AI THE RITUAL… UN PUNTO DI FORZA È SICURAMENTE L’USO DELLE RITMICHE VIOLENTE ASSOCIATO AD UN REGISTRO DEL CANTATO DECISAMENTE MELODICO E CATCHY. DA DOVE NASCE QUESTA RIUSCITA ALCHIMIA TRA APPROCCI E GENERI DIFFERENTI?
“Probabilmente la nostra varietà di stile deriva dai nostri ascolti… ognuno di noi ascolta generi molto diversi, e tutto questo si riflette ovviamente sul songwriting. Come puoi sentire nel disco, le vocals sono molto melodiche, quasi da pop americano, direi, mentre le chitarre sono simili a quelle che potresti sentire sull’album di un qualunque gruppo di death metal svedese. La batteria, d’altro canto, è di netta ispirazione progressive, secondo il classico modello Dream Theater. Secondo me la cosa bella è proprio questa, il fatto che quattro menti diverse siano riuscite a mantenere la propria personalità creando un risultano comunque omogeneo. Non so spiegarti come questo sia successo, ma per fortuna è andata così. Un processo naturale comunque, assolutamente niente di pensato a tavolino o previsto”.

ALCUNE RECENSIONI CITANO I TRIVIUM TRA LE VOSTRE INFLUENZE, E ANCHE IO PERSONALMENTE MI DICO D’ACCORDO. TU COME LA PENSI? SONO ANCHE LORO UNO DEI VOSTRI… NUMI ISPIRATORI?
“Guarda, ci è successo molte volte di essere paragonati ai Trivium, l’ultima in ordine temporale in una recensione in Germania… siamo tutti e quattro fissati con i Trivium. Si può notare la similitudine in alcuni usi delle ritmiche e nell’accostamento di vocals più aperte sulle basi serrate… ma questa è solo una influenza. Io, per dire, su alcune delle nostra canzoni ci sento molto gli In Flames, per dirti. Comunque hai ragione, i Trivium si notano nettamente, e piacciono a tutti noi”.

PUOI PARLARCI DEL PROCESSO COMPOSITIVO? COME NASCE UN PEZZO DEI THE RITUAL?
“Di solito, siamo io o Marco (Obice, ndR) ad arrivare in sala con un’ idea del pezzo nuovo, in genere già molto portato avanti e alle volte anche finito. Poi, la forgia del pezzo rimane comunque la sala prove, luogo nel quale lo rifiniamo tutti insieme e vediamo di arrangiarlo con la personalità di tutti. Ci capita spesso che su una canzone che per esempio scrivo io, magari il batterista riscriva completamente la sua parte proponendo qualcosa che io non avrei potuto pensare. In generale comunque, il processo cambia molto… alle volte un pezzo lo mettiamo a posto in una serata di prove, alle volte possono passare anche tre mesi prima che ne veniamo a capo. Comunque a grandi linee possiamo dire che io e Marco ci presentiamo con idee molto finalizzate, che poi però sviluppiamo tutti asssieme”.

PARLANDO DI TE, PERÒ, POSSO CHIEDERTI CHE TIPO DI CHITARRISTA TI CONSIDERI? SEI PIÙ DENTRO ALLE RITMICHE FURIOSE DEI THE RITUAL, ALLE PARTITURE PROG DEI SECRET SPHERE O AL POWER DEI BEJELIT? Ti RITIENI PIU’ SOLISTA O RITMICO?
“Ma, ti dirò… ho deciso di suonare con queste tre band anche per avere la possibilità di esplorare qualcosa di sempre diverso, e poter suonare tutto ciò che mi piace. Da quando ho cominciato ad ascoltare questo genere, ho sempre adorato le progressioni power e le orchestrazioni di quel genere. Ma d’altra parte anche il solismo mi ha sempre attirato… sia nei frangenti più veloci e tecnici che su assoli magari più lenti e melodici. Non c’è una cosa che mi piace di più nella chitarra… Quello che mi piace davvero è avere tre band in cui posso essere me stesso, sperimentando tutto ciò che più mi piace in contesti così diversi!”.

SECONDO TE PER UNA BAND AL DEBUTTO E’ PIU’ IMPORTANTE PUNTARE SU UN SUONO PERFETTO ED UNA TECNICA INECCEPIBILE O SU UNA MARCATA ORIGINALITA’ COMPOSITIVA?
“Al giorno d’oggi e con i mezzi che ci sono adesso è indubbio che una band debba per forza arrivare al disco con una produzione ed un suono perfetti. Con la tecnologia di adesso non curare questo aspetto sarebbe sicuramente un delitto, o comunque un’arma a doppio taglio. L’originalità è comunque importante, anche se è chiaro che una band all’inizio magari non la mostrerà appieno visto che deve maturare. Diciamo che se una band è preparata dal punto di vista tecnico, da la giusta cura nella produzione e sui vari altri aspetti e possiede una manciata di buone canzoni può partire tranquillamente per questa avventura chiamata rock’n’roll!”.

COSA CI PUOI DIRE DEI THE RITUAL DAL PUNTO DI VISTA LIRICO? DA DOVE ARRIVA L’ISPIRAZIONE PER I VOSTRI TESTI?
“Su questo disco io e Marco ci siamo divisi equamente sui vari pezzi per quanto riguarda la stesura delle liriche. Non si parla di fantasy, non si parla di cose inventate, ma piuttosto è la vita quotidiana ad essere al centro dei nostri racconti. Una storia d’amore andata male, u’ amicizia tradita… argomenti sempre non facili e tantomeno leggeri, ma legati alla nostra quotidianità. Niente fronzoli o giri di fantasia, non è lo stile dei The Ritual”.

LA COPERTINA E’ UN MIX DI CLASSICO E MODERNO: UNA BASE INFUOCATA DIETRO AD UN IMMAGINE IN QUALCHE MODO PIÙ BRUTALE. C’E’ UN MESSAGGIO SPECIFICO O VI PIACEVA L’IMMAGINE IN SE?
“Insieme con Davide (grafico, ndR) abbiamo pensato da subito ad un immagine che catturasse l’occhio e l’attenzione. Anche qui niente fantasy, niente fronzoli, un’immagine diretta. Ci siamo orientati su qualcosa di moderno, sullo stile dei Converge, ma con le fiamme a rappresentare il legame con l’heavy metal classico, un po’ come un sinonimo di potenza. E’ un legame cui teniamo perché anche le nostra canzoni, che pure vengono spesso definite metalcore o addirittura thrash metal, sono però secondo noi sempre riconducibili all’heavy metal più classico. Con questa copertina volevamo proprio  mettere in chiaro questo concetto di legame con il mondo heavy”.

AVETE MOLTA ESPERIENZA LIVE? O IL LAVORO INIZIA ADESSO, DOPO LA PUBBLICAZIONE DEL DEBUTTO?
“Beh, nei anni abbiamo fatto sicuramente molte date, ma il vero lavoro di promozione live inizia adesso. Cercheremo di fare il più date possibili, adesso, perché è la maniera migliore di promuovere un lavoro come il nostro e cercare di raggiungere più gente possibile”.

MI RACCONTI UN PO’ DEI PIANI FUTURI DEI THE RITUAL? O DEI TUOI PERSONALI?
“Sì, per quanto riguarda The Ritual ora l’impegno è prevalentemente di tipo concertistico. Ora siamo impegnati con la promozione mediante interviste e dichiarazioni, ma poi ci sarà solo spazio per suonare. Vorremmo comunque non far passare troppo tempo tra ‘Beyond The Fragile Horizon’ ed un suo successore, quindi ci piacerebbe ora che siamo freschi di questa esperienza discografica di lavorare già ad un prossimo disco. Non vuol dire che usciremo tra due mesi… ma comunque vogliamo lavorarci presto. Con i Bejelit invece ho finito in questi giorni le registrazioni di tutto l’album! Pensiamo che il prodotto finito finirà sul mercato in primavera, ma cominceremo a promuoverlo da prima. Poi, come ovvio presuporre, ci saranno date in Italia e all’estero pure per loro. Chiudo parlando dei Secret Sphere, con i quali entreremo in studio nelle prossime settimane, sperando di pubblicare anche in quel caso per la primavera”.

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