THE UNITY – L’unione fa la forza!

Pubblicato il 09/06/2020 da

Con la pubblicazioe di “Pride”, terzo capitolo targato The Unity, la band tedesca vuole consolidare il proprio ruolo all’interno della scena melodic rock e metal internazionale. Un lavoro maturo e piacevole che conferma le doti di questi musicisti e che ci rende anche un po’ orgogliosi visto che al microfono trova spazio un talento tutto italiano come Gianbattista ‘Jan’ Manenti. Siamo andati (virtualmente) proprio dal cordiale e simpatico singer bresciano – durante i giorni della quarantena – per testare la situazione in casa The Unity. La loro unione supererà anche questi momenti tosti?

CIAO JAN, STIAMO ATTRAVERSANDO UN PERIODO DAVVERO DIFFICILE, COME TE LA STAI PASSANDO? SPERO CHE PER TE, I RAGAZZI DELLA BAND E LE VOSTRE FAMIGLIE SIA TUTTO APPOSTO. COME STATE VIVENDO QUESTO MOMENTO DI INCERTEZZA CHE COLPISCE FORTE ANCHE IL MONDO DELLA MUSICA E DEGLI SPETTACOLI?
– Intanto vi ringrazio per avermi ospitato! Qui tutto bene per fortuna, parenti e amici sono tutti in salute che è la cosa più importante in questo particolare e strano momento… Non ho fatto un vero periodo di isolamento, perché il mio ‘ordinary job’, come si dice tra musicisti al giorno d’oggi (risate, ndr), fa parte dei settori necessari per la filiera produttiva. Quindi tutto sommato ho una vita regolare, mi sveglio presto, vado al lavoro e macino i miei soliti chilometri. Questo momento di incertezza ha colpito tutti, e ovviamente lo si vive con tanti pensieri e sensazioni mai provate prima. Di sicuro mi mancano i ragazzi, mi mancano i miei impegni musicali, i palchi, il backstage, il divertimento e la passione che tutto questo comporta.

PARLIAMO DI “PRIDE”, CHE HA VISTO LA LUCE IL TREDICI MARZO SCORSO, PROPRIO NEL MOMENTO IN CUI E’ SCOPPIATA LA BOMBA SANITARIA MONDIALE. QUANTO HA INCISO QUESTA SITUAZIONE SU TUTTO QUELLO CHE GIRA ATTORNO AD UNA NUOVA RELEASE, QUINDI VENDITE E PROGRAMMI RIGUARDO LA PROMOZIONE DEL DISCO CON LE VARIE DATE LIVE? SO CHE LE DUE SERATE DI PRESENTAZIONE CHE AVEVATE IN PROGRAMMA PROPRIO IN QUEI GIORNI IN GERMANIA CON I FREEDOM CALL SONO SALTATE.
– No, il periodo è decisamente sfigato! In merito alle vendite stendiamo un velo pietoso, ma non dovuto alla sfiga della situazione del momento, quanto al fatto che ormai puntare alle vendite al giorno d’oggi è un’utopia… In realtà le vendite, rapportate al mercato attuale, non stanno andando male. Ovviamente questa dannata pandemia ha scombussolato non poco la promozione che dovevamo fare: finito il tour coi Rhapsody Of Fire, avremmo dovuto farne un altro coi Freedom Call e poi le nostre due date di release party, che erano già entrambe sold-out! Purtroppo la tournée è saltata e le nostre due date sono rimandate a fine Agosto, visto che ad oggi sembra che in Germania si possano fare, vedremo. Difficile prevedere cosa succederà.

TU CHE HAI VISSUTO QUEL MOMENTO CON UN OCCHIO RIVOLTO ALLA GERMANIA COME HAI VISSUTO LA SITUAZIONE? CHE DIFFERENZE HAI NOTATO TRA LE DUE NAZIONI?
– Come ti dicevo eravamo in tour coi Rhapsody Of Fire. In realtà sia io che i miei compagni abbiamo appreso della notizia nello stesso momento, mentre eravamo on the road, quindi avevamo la stessa percezione. Ovvio che io ero quello più ‘colpito’ dalle informazioni in quanto italiano, ma abbiamo capito che davvero qualcosa non andava in maniera seria quando mia moglie mi ha chiamato per dirmi che l’asilo sarebbe rimasto chiuso e che si iniziava a parlare di quarantena… a quel punto, cosa vuoi che ti dica, ho pensato a finire i pochi concerti rimasti e tornare a casa. Avevo solo paura che iniziassero ad annullare i voli con il rischio di finire bloccato in aeroporto come Tom Hanks nel film “The Terminal” (risate, ndr). Per fortuna è andato tutto bene.

PARLIAMO DI MUSICA CHE E’ MEGLIO! PROBABILMENTE “PRIDE” E’ IL VOSTRO DISCO PIU’ VARIO, SEI D’ACCORDO? CHE DIFFERENZE CI SONO RISPETTO AI DISCHI PRECEDENTI?
– Che “Pride” sia l’album più vario della nostra carriera è un aspetto che tutti evidenziano: in realtà, dentro di me lo trovo semplicemente in linea con la natura della band. Ci siamo sempre ripromessi di registrare solo canzoni che ci piacessero e che fossero scritte in maniera naturale, cosa che in realtà è successo per tutti gli album. Poi forse si, analizzandolo e ascoltandolo a bocce ferme in effetti probabilmente è il più vario tra i nostri tre album, oltre che il più fruibile. Non saprei evidenziare differenze rispetto agli altri, proprio perché come ti dicevo è la semplice ‘fotografia’ della band in questo determinato periodo. Forse un aspetto che può venire alla luce è che sin dall’inizio siamo sempre stati molto coesi e affiatati – e più stai insieme, più ti conosci. Così possono uscire pian piano le varie sfaccettature dei componenti, aprendo lo spazio a nuove schemi stilistici, semplicemente perché riconosci che una determinata direzione musicale fa parte di una caratteristica musicale del compositore, affinata poi dall’amalgama generale della band.

COME SI SVOLGE IN CASA THE UNITY LA FASE DI SONGWRITING? CHI SI OCCUPA PRINCIPALMENTE DEI TESTI E DELLA LINEE VOCALI? NELLA MIA RECENSIONE HO CITATO “WE DON’T NEED THEM HERE” COME UNO DEI PEZZI PIU’ SCOPPIETTANTI DI QUESTA ANNATA METALLICA. PUOI DIRCI QUALCOSA SU QUESTO BRANO IN PARTICOLARE?
– La fase di songwriting è veramente semplice, come in tantissime band. Come puoi immaginare ci sono canzoni che nascono da un riff poi magari sviluppate da un’idea vocale, altre già ‘impacchettate’ dal compositore, altre stravolte in cui magari da una canzone fatta e finita si tiene solamente un riff… tutto nella norma insomma! Principalmente le melodie vocali sono mie; sono abbastanza schizzinoso in questo, così come i testi: finché posso li scrivo di persona per far suonare la melodia come voglio io! Ci sono casi dove gli altri ragazzi propongono canzoni ‘fatte e finite’ complete di melodia e testi talmente belle che non oso toccarle minimamente, cerco solo di interpretarle al meglio, “We Don’t Need Them Here” è uno di questi casi ed è proprio scoppiettante come dici tu (risate, ndr)! L’abbiamo anche suonata durante il tour coi Rhapsody Of Fire e non ti nego che aveva ogni sera un grande riscontro!

A TAL PROPOSITO CI SONO ALCUNI TESTI CHE LEGGENDOLI IN QUESTI GIORNI RISULTANO DECISAMENTE ATTUALI NON CREDI? MI RIFERISCO AD ESEMPIO AD “HANDS OF TIME”…
-E’ decisamente così! Effettivamente “Hands Of Time” ha un testo attualissimo, chissà fino a quando la terra tollererà la presenza dell’uomo? Mi viene sempre in mente un video che girava su YouTube anni fa, inquietante ma veritiero. Era un cartone animato dove si vedeva un uomo che camminava sulla terra sfruttando tutte le risorse, abusandone, distruggendo tutto e alla fine si ritrovava come un re sopra un trono di macerie e morte. Questo non è rock and roll.

LA TRACKLIST DI “PRIDE” PASSA ATTRAVERSO I MOMENTI RUVIDI E POTENTI DI “WE DON’T NEED THEM HERE” E “GUESS HOW I HATE YOU” A CANZONI PIU’ TIRATE (VEDI “SCENARY OF HATE”) DOVE DEVI PRENDERE NOTE ALTISSIME SENZA DIMENTICARE IL ROCK’N’ROLL DI “RUSTY CADILLAC” E LE SONORITA’ MODERNE DI “ANGEL OF DAWN”. E’ STATO DIFFICILE RIUSCIRE AD ADATTARE LA TUA VOCE ATTRAVERSO LE VARIE ATMOSFERE DEL DISCO?
– Come ti dicevo sono abbastanza schizzinoso su tutto ciò che riguarda le melodie e tutte le linee vocali devono essere ‘promosse’, se non scritte da me in prima persona. Penso che cercare di essere versatile sia uno degli aspetti più importanti, se non il più importante, che un cantante deve cercare di sviluppare, sia per se stesso che per l’ascoltatore.

QUANDO E’ NATA LA BAND AVETE DISCUSSO E PARLATO DI QUANTO POTEVA DURARE LA PAUSA DEI GAMMA RAY A CUI OVVIAMENTE SONO LEGATE LE CARRIERE PROFESSIONALI DI HENJO E MICHAEL (RISPETTIVAMENTE CHITARRISTA E BATTERISTA DEI GAMMA RAY, NDR) E DI COME VI SARESTE COMPORTATI NEL CASO KAI HANSEN E SOCI TORNASSERO AL LAVORO?
– Semplicemente no. Non ne abbiamo parlato. In ogni situazione cerchiamo solo di spingere al livello successivo i The Unity e fare quanto più possibile per la band, per stare insieme, fare musica, suonare live e divertirci!
Pensiamo a noi senza preoccuparci di fattori esterni e questo è molto bello, genuino e sincero.

DIMMI SE SBAGLIO; LA SENSAZIONE E’ CHE IN ITALIA NON ABBIATE ANCORA INCONTRATO LE ATTENZIONI CHE MERITERESTE E CHE AVETE INVECE RICEVUTO IN ALTRI PAESI COME LA GERMANIA. QUALI POSSONO ESSERE LE RAGIONI?
– Sono decisamente d’accordo! Non lo so, mi faccio mille seghe mentali perché in effetti questo aspetto mi rattrista molto. Oltre alla Germania abbiamo fantastici riscontri soprattutto in Repubblica Ceca, Svizzera, Spagna, Slovacchia, anche Danimarca e Paesi Bassi… però in Italia effettivamente non interessiamo un granchè; sarà il genere, sarà il cantante italiano, non saprei davvero darti un motivo valido! Spero solo di tornare a suonare live e di farlo in Italia quanto prima! Quindi questo è il mio messaggio: “Promoter italiani, ci siete? Ho voglia di suonare in Italia e fare assaggiare ai miei compagni un’amatriciana come si deve… altro che junk food europeo!” (Risate, ndr).

COME MAI SULLE VOSTRE COPERTINE AVETE SEMPRE SCELTO DI PUNTARE SUL LOGO IN PRIMO PIANO SENZA PARTICOLARI DISEGNI?
– A dire il vero non c’è un motivo o una logica. La tua domanda mi fa pensare e mi verrebbe da dire che anche questo aspetto è riconducibile al fatto che siamo orgogliosi e contenti di chi siamo, di come siamo nati, di come stiamo bene insieme, quindi anche mostrare sempre in primo piano il nostro logo probabilmente mostra quanto teniamo a questa squadra di cui facciamo parte, a questa nostra unità.

SE UN RAGAZZO VOLESSE AVVICINARSI ALLA VOSTRA MUSICA PER LA PRIMA VOLTA, MAGARI LEGGENDO QUESTE RIGHE, CON CHE DISCO GLI CONSIGLIERESTI DI PARTIRE PER SCOPRIRE IL VOSTRO SOUND?
– Tenendo conto delle recensioni ti dovrei rispondere “Pride”, anche se personalmente amo molto e sono legato tantissimo al nostro primo disco.

SE NON SBAGLIO SEI UN APPASSIONATO DI POWER METAL E DI BAND COME AVANTASIA, RHAPSODY, ETC.. COME E’ STATO SUONARE ACCANTO AL GRUPPO TRIESTINO IN FEBBRAIO? QUALCHE ANEDDOTO DA RACCONTARE?
– A dire il vero non sono proprio un fan sfegatato del genere power. Amo semplicemente, come tante persone, i molti album capolavori che band esponenti di questo genere hanno regalato negli anni a noi metalhead. Però sì in effetti di Avantasia sono un gran fan sin dai tempi del loro esordio!
Le date coi Rhapsody Of Fire sono andate alla grande: belle venue, bella organizzazione, tanto divertimento, rock and roll e cose sane! Insomma mi sono proprio divertito. Più che aneddoti mi viene da dirti che è stato piacevolissimo conoscere meglio Giacomo, il loro singer, e divertirmi con quei matti degli Skeletoon. Mi fa sorridere anche solo scrivere il loro nome (risate, ndr). E’ stato proprio un piacere conoscerli! Ecco, mi manca il “Buongiorno principessa” o il “Buongiorno raggio di sole” che mi diceva tutte le mattine il Cappe (Andy Cappellari, chitarrista dei power metaller Skeletoon, ndr), tra l’altro un grandissimo musicista, come tutto il resto della band.

VEDIAMO SE RIESCI A SVELARCI IL MISTERO RIGUARDANTE LA TUA CARRIERA; COME MAI SEI STATO SEMPRE LEGATO ALLA GERMANIA PRIMA CON I LOVE.MIGHT.KILL ED ORA COI THE UNITY? HAI MAI PENSATO DI TRASFERIRTI LI?
– Nel 2008 ho fatto un piccolo tour italiano con Kee Marcello, chitarrista che adoro. Nel 2009 aveva cambiato band, ma nel frattempo ci eravamo sempre tenuti in contatto, così quando tornò a suonare appunto con il nuovo gruppo mi invitò sul palco a cantare “Rock The Night” durante la serata. Alla batteria c’era il caro Michael Ehré il quale, tu guarda la casualità, stava cercando un cantante per il suo progetto personale che avrebbe poi preso il nome di Love.Might.Kill. Mi mandò delle demo da cantare e a Giugno del 2009 entrai nel progetto. Da qui l’inizio della mia vita musicale legata alla Germania. Se penso di trasferirmi lì? Come diciamo a Brescia: “Gna a moerer!“, nemmeno a morire (risate, ndr)! Sarà pure un po’ ‘sgarrupato’ ma l’Italia è il nostro Belpaese. Mi sento italiano fino al midollo, quindi viva l’Italia anche se non mi vogliono a suonar qui con i The Unity (risate, ndr).

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