THROUGH YOUR SILENCE – Voci dal silenzio

Pubblicato il 01/07/2008 da
 
Fra le giovani leve del metallo estremo italiano, in lenta ma costante crescita, si stanno mettendo parecchio in luce – anche all’estero, soprattutto in Germania – i milanesi Through Your Silence, combo dedito ad un death metal melodico dalle spiccate influenze hardcore, con in più una gustosa vena sperimentale che si spera faccia maturare ancor più in fretta la formazione meneghina. “Whispers To The Void” è il debutto edito da My Kingdom Music ed il chitarrista e principale compositore Marco Tafuri ce ne svela tutti i segreti. Altra nuova linfa a rinvigorire il metal tricolore!

 
CIAO E BENVENUTO SU METALITALIA.COM, MARCO! E’ QUASI D’OBBLIGO CHE TU CI FACCIA UNA SORTA DI CARTA D’IDENTITA’ DEI THROUGH YOUR SILENCE…
“Ciao a tutti. La band si è formata nel 2002 con una line-up ed un sound completamente diversi da quelli attuali: in quel periodo c’erano Fabry dei The Miracle alla batteria, Lou dei The End Of Six Thousand Years al basso, Taglia e Bacce dei Lack Of Love all’altra chitarra e al basso; quel primo capitolo del gruppo si concluse dopo qualche mese e dopo pochissimi live, credo un paio, non di più. Motivo per cui, probabilmente, nessuno degli ex-membri parla di questa esperienza vantandosene (ride, ndR)! Anzi, ne approfitto per salutarli e abbracciarli tutti: sono persone splendide e alle quali auguro il meglio in ambito artistico/personale. Dicevo…finita la ‘festa’, decisi di tenere il nome della band e di ricominciare tutto da zero, percorso decisamente difficile, soprattutto perché non è semplice recuperare nuovi compagni e farli ‘innamorare’ di ciò per cui tu vivi nel minor tempo possibile! I tempi di ripartenza non sono stati celeri (il primo live con questa nuova line-up risale all’ottobre 2004), ma diciamo che da metà 2005 ad oggi, abbiamo continuato a scrivere/suonare e crescere insieme senza troppe pause. Oggi i Through Your Silence sono una band composta da Massi alla voce, io e Fabio alle chitarre, Caru al basso e Biso alla batteria. Abbiamo un’età media di 24 anni – anche se li portiamo maluccio – e siamo pure brutti, cosa che aggrava il tutto…”.

“WHISPERS TO THE VOID” E’ IL VOSTRO PRIMO FULL-LENGTH. COSA VI ASPETTATE DA ESSO? DOVE VI PIACEREBBE ARRIVARE E QUALI SPERANZE AVETE?
“Be’, è un disco d’esordio e onestamente quando è uscito non ci aspettavamo grandi riscontri. Non voglio dire che stiamo facendo chissà quale successo, anzi…ma anche solo leggere recensioni con voti molto alti (soprattutto all’estero) e ricevere sempre più messaggi ed e-mail di supporto da ragazzi che hanno comprato/scaricato il disco, ci fa pensare che forse non siamo su una strada così sbagliata; e che anzi dobbiamo darci dentro, chinare la testa e premere sull’acceleratore, per tirar fuori un secondo disco che ci soddisfi ancor di più e che non tradisca le aspettative di chi sta cominciando a seguirci”.

PARTIAMO DALLA PRODUZIONE, UNO DEI PUNTI FORTI DEL LAVORO: COME SIETE ENTRATI IN CONTATTO CON ETTORE RIGOTTI E COME SONO ANDATE LE COSE CON LUI? IL SOUND E’ QUELLO CHE VOLEVATE OTTENERE?
“Ettore l’ho conosciuto via e-mail e telefonicamente nel 2005, perché ovviamente eravamo intenzionati ad andar oltre il semplice home-made del primissimo EP. Poi per vari motivi, siamo entrati nel vivo delle registrazioni con i Destrage (ai tempi, tre di noi suonavano anche in quest’altra band) ai primi del 2006 e qualche mese dopo si sono aggiunti pure i Through Your Silence. Ettore è una persona molto particolare, di una disponibilità e passione/dedizione uniche nei confronti dei progetti che decide di produrre: ciò magari fa sì che capiti di accendere il cellulare alle otto di mattina e vedere che ha provato a chiamarti alle quattro di notte, perché editando un determinato riff gli è venuta un’illuminazione per rendere il pezzo più efficace, e così via… Diciamo che è uno di quei produttori che mette molto cuore nei dischi e per i gruppi con i quali lavora, che in termini di sound equivale ad una sorta di firma ben riconoscibile”.

LA VOSTRA BIOGRAFIA VI DESCRIVE, PIUTTOSTO BENE, COME UN INCROCIO TRA SONORITA’ EUROPEE ED AMERICANE; L’IMPRESSIONE E’ CHE PERO’ VOI SIATE ATTENTI ASCOLTATORI DI PIU’ GENERI, IN QUANTO NON TEMETE DI SPERIMENTARE COSE UN PO’ DIVERSE, AD ESEMPIO IL FINALE DI “WARCHILDREN”. QUALI SONO LE VOSTRE INFLUENZE PRINCIPALI?
“Nella nostra band si ascolta veramente tanta, tanta musica diversa: si spazia dal death/black/thrash e relative band veramente di nicchia (delle quali spesso ci accaparriamo una delle pochissime copie in circolazione!), soprattutto black e grind. C’è anche una discreta passione nei confronti del folk/folk black e non manca l’attenzione nei confronti di materiale più moderno e miscelato con l’hardcore europeo e non”.

L’USO DELLE FEMALE VOCALS RICORDA PARECCHIO QUELLO CHE PROPONGONO I TEDESCHI DEADLOCK. AVETE INTENZIONE DI FARNE ANCORA USO IN FUTURO O SONO STATE SOLO ESTEMPORANEE?
“Se mi avessi posto questa domanda mesi fa, probabilmente avrei esitato a risponderti, non tanto per Dalia – la ragazza che si occupa delle voci femminili e che adoriamo! –  ma proprio perché non sapevamo quanto spazio avrebbe potuto avere… Ora che stiamo scrivendo il secondo disco, posso dirti che non escludiamo nulla, anche perché il materiale nuovo è ben più ricco di quello presente su ‘Whispers To The Void’ e necessita ancora di forme precise. Siamo nel pieno del songwriting, sicuramente se riterremo opportuno l’inserimento di female vocals, chiameremo ancora lei!”.

CHI SI OCCUPA DELLA SCRITTURA DEI BRANI E COME LAVORATE IN TALE AMBITO? COME NASCE, IN PRATICA, UN VOSTRO PEZZO?
“Della composizione di ‘Whispers To The Void’ me ne sono occupato principalmente io: non certo per questioni di leadership, ma solo perché, essendo ancora una ‘casa in costruzione’, non volevo disperdere l’essenza per cui mi stavo sbattendo giorno e notte; insomma, volevo dare un imprinting alla band. Ora è un po’ diverso, anche perché vivo con due ragazzi del gruppo ed è molto più semplice fondere idee, registrare riff al volo, scartare ciò che non ci convince e sviluppare il resto. E’ un processo molto, molto istintivo e questa cosa la adoro. E’ come scrivere un tema, lo si scrive di getto e di stomaco. Poi si butta giù la penna e si rilegge e corregge tutto”.

QUALE ASPETTO DELLA VOSTRA MUSICA RITENETE PIU’ IMPORTANTE? MELODIA, GROOVE, AGGRESSIVITA’, MALINCONIA? E QUALE PENSATE DI POTER MIGLIORARE IN FUTURO?
“Ritengo fondamentale la fusione degli aspetti sopra menzionati. Più scriviamo, più ci rendiamo conto che in questo periodo vogliamo dare spazio a momenti introspettivi e malinconici, motivo per cui stiamo lavorando sodo con Robi, il tastierista che appare nel finale di ‘Warchildren’, anche se nessuno di noi vuol perdere di vista l’aspetto aggressivo e il riffing tagliente tipico del death scandinavo”.

RIGUARDO ALLE LYRICS, HO NOTATO COME TRATTINO PREVALENTEMENTE DI TEMATICHE SOCIALI, D’ATTUALITA’ O DI VIOLENZA, AD ESEMPIO I BIMBI-KAMIKAZE IN “THE GROOM”, LA SPARATUTTO-DIPENDENZA IN “WARCHILDREN” O LE STRAGI NELLE SCUOLE AMERICANE IN “MASS KILLER”… SPERO DI AVERCI PRESO NELL’INTERPRETAZIONE…
“Sì, è principalmente di matrice sociale il nostro messaggio e ti ringrazio per aver letto attentamente i nostri testi. E’ difficile spiegare tutto il contenuto del disco in pochissime righe, sicuramente questo concept-album si concentra sul rappresentare diverse situazioni e protagonisti che vivono in condizioni di disagio estremo. Probabilmente alla base di ciò c’è una carenza di equilibrio interiore, ma riteniamo che se alcune persone arrivano poi a compiere atti così estremi e spesso così poco interpretabili, sia anche perché viviamo in un mondo in cui si è troppo attenti a guardare avanti e verso il futuro, perdendo così contatto con la vera essenza e le vere esigenze dell’Uomo, tra queste il bisogno di sentirsi ascoltati e considerati. Tendenzialmente ‘Whispers To The Void’ vuol portare l’ascoltatore a riflettere sul violento bisogno di riscatto nei confronti di tacite regole imposte”.

COME GIUDICATE IL FENOMENO MYSPACE? PENSATE POSSA ESSERE UN VERO AIUTO PER EMERGERE OPPURE PIU’ CHE ALTRO UNO SPECCHIO IN CUI RIMIRARSI FRA POCHI INTIMI?
“Non lo so…ultimamente MySpace lo uso solo per mandare commenti e messaggi ‘cazzuti’ agli amici. Non ho più voglia di star dietro a questa cosa, soprattutto per scopi artistici. Sicuramente ci aiuta per suonare un po’ in giro e per far conoscere la nostra musica, non lo nego…ma non credo sia un vero aiuto per farsi notare. Voglio dire, non ci rendiamo conto che anche nella musica basta apparire con un MySpace cool e una maglia con la grafica cool per diventare qualcuno (ovviamente qualcuno tra i nessuno)? Siamo nell’era in cui la musica può aspettare: anche in ambito musicale – sembra un paradosso – l’importante è il merchandise”.

PER QUANTO RIGUARDA L’ATTIVITA’ LIVE, INVECE, COME SIETE ORGANIZZATI? SO CHE VI SIETE GIA’ ESIBITI DIVERSE VOLTE ALL’ESTERO…
“Ultimamente stiamo suonando grazie ad amici che ci invitano in Germania o a qualche festival in Trentino. A tal proposito, ringrazio Stefano dei Graveworm, un amico che ci sta dando una gran mano in questi mesi. Lo scambio date comunque funziona sempre ed è un’ottima cosa!”.

C’E’ QUALCHE BAND CON CUI VI PIACEREBBE ESIBIRVI IN PARTICOLARE? IL VOSTRO FESTIVAL DA SOGNO…
“Be’, perché no? Con i Graveworm, dato che sono almeno sei anni che ci diciamo ‘ok, allora si organizza!’. Guarda, vorrei esibirmi con i Dimmu Borgir, con i Behemoth, ma anche con Amon Amarth, Heaven Shall Burn, Unearth! Boh, ci sono veramente tantissime band con le quali vorrei condividere un palco, potrei star qui tutto il giorno ad elencarle!”.

BENE, MARCO, GRAZIE MILLE! ABBIAMO FINITO, CONCLUDI A TUO PIACERE…
“Grazie a voi per questa bella intervista e un saluto a tutta la redazione di Metalitalia.com! Ah: se avete modo, venite a vederci live e scaricate il nostro disco! Poi ovvio, se vedete che vi prende benissimo, allora compratelo pure, non ci offendiamo!”.
 
 
 
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