THUNDERSTORM – I Signori del Destino

Pubblicato il 17/12/2004 da
 
Terzo disco per i bergamaschi Thunderstorm, incontrastati signori del doom made in Italy. Il doom è sicuramente un genere “antico”, con oltre trent’anni di vita sulle spalle, essendo nato per mano dei grandi Black Sabbath di Tony Iommi ed Ozzy Osbourne. Nonostante tutti questi anni di vita, la musica del destino non ha mai goduto dell’attenzione del grande pubblico, che si è mostrato ricettivo solo nei confronti di gruppi come Candlemass e Black Sabbath, appunto. Forse, il fatto di essere un genere di nicchia ha contribuito ad aumentare il fascino di questo immortale sound e a tenerlo vivo nel tempo, facendogli superare indenne ogni sorta di moda e rivoluzione musicale. Di questo e di altro abbiamo parlato con i disponibili Fabio e Omar, sottoposti ad un duro interrogatorio!
 
 

TANTO PER COMINCIARE, VOLEVO CHIEDERVI QUALI VANTAGGI HA MATURATO PER VOI IL PASSAGGIO DALLA NORTHWIND ALLA DRAGONHEART.
Fabio: “Sono convinto che la Dragonheart sia una delle migiori etichette italiane, in quanto è in grado di assicurarti un’ottima promozione e distribuzione. Sicuramente è stata la miglior scelta che potessimo fare; avremmo potuto optare anche per qualche casa discografica tedesca, ma essendo italiani preferiamo beneficiare di una promozione più forte nel nostro paese e poi vorrei ricordare che la Dragonheart, essendo appoggiata dalla tedesca SPV, ci garantisce una promozione molto curata anche in Germania, un mercato che, inutile farne mistero, è molto importante per noi”.

COME MAI AVETE SCELTO UN TITOLO FORTE COME “FAITHLESS SOULS”? QUALI SONO LE ANIME SENZA FEDE DEL MONDO DI OGGI?
Fabio: “All’interno della band nessuno ha una fede profonda, ognuno cerca di attaccarsi ad un qualcosa che sia una fede religiosa o un ideale politico, ma senza ottenere grossi risultati. Siamo tutti molto più portati a credere nelle cose materiali e non ci prendiamo cura del nostro spirito nel migliore dei modi… Notiamo una certa piattezza in tutto, gente che si interessa a tante cose, ma che in realtà non ha addosso nulla. E’ un concetto che tutti e tre ci sentiamo dentro, difficile da spiegare rispondendo ad una semplice domanda”.

I TESTI DEL DISCO SONO QUINDI MOLTO INFLUENZATI DA QUESTO VOSTRO SENTIMENTO?
Fabio: “Per rispondere a questa domanda, cedo volentieri la parola allo scrittore!”.
Omar: “Partirei rispondendo alla domanda precedente, sottolinenado il fatto che la scelta del titolo è dipesa dal fascino di mettere vicine due parole che, apparentemente, non dovrebbero andare a braccetto. Dire anima senza fede è un po’ come dire un sole senza luce, un qualcosa che non esiste insomma… Secondo me le anime senza fede sono tutte quelle persone che, in un determinato periodo della loro vita, non hanno nulla su cui appoggiarsi, nessun credo col quale farsi forza. I testi derivano tutti da questa pesante incertezza del vivere, che rappresenta l’idea di fondo del disco”.

IL VOSTRO PRIMO DISCO “SAD SYMPHONY” MI SEMBRAVA ABBASTANZA LEGATO AGLI ANNI OTTANTA, MENTRE CON “WITCHUNTER TALES” AVETE DATO L’IMPRESSIONE DI VOLER TORNARE ALLE ORIGINI DEL DOOM, AFFIANCANDO ALLO STILE DEGLI EIGHTIES QUELLO DEI BLACK SABBATH. “FAITHLESS SOULS” PARE RIPARTIRE PROPRIO DA QUI, CON DALLA SUA UNA FORTE DOSE DI PERSONALITA’ E MATURITA’ ARTISTICA. PENSATE DI ESSERE D’ACCORDO CON LA MIA ANALISI?
Fabio: “D’accordissimo! Direi che questa è una cosa che ci hai fatto notare tu, non ci avevamo mai pensato prima! E’ vero, il primo album è molto ottantiano, mentre il secondo guarda anche ai seventies; ‘Faithless Souls’ invece, comai ha appena detto, è un po’ la somma dei primi due dischi, con una forte dose di originalità dalla sua. Sicuramente con questo nuovo album affermiamo definitivamente il nostro stile personale, con una decisa e marcata linea di songwriting. Questa è indubbiamente una buona cosa, perché è la dimostrazione del fatto che abbiamo ormai preso una nostra direzione, cosa estremamente difficile, soprattutto in un genere derivativo come il nostro”.

A PROPOSITO DEL GENERE DA VOI SUONATO, VORREI FARVI I MIEI COMPLIMENTI, POICHE’ ESSENDO ITALIANI SAREBBE STATO PIU’ FACILE SALTARE SUL CARROZZONE DEL POWER METAL. COME VEDETE LA SCENA DOOM INTERNAZIONALE?
Fabio: “Hai ragione (ride, ndR)! Effettivamente all’inizio è stata dura, e dobbiamo ringraziare tutte le webzine e le riviste che ci hanno supportato. Sai, all’inizio l’attenzione del pubblico nei nostri confronti era quasi nulla, è stato molto difficile iniziare a farci notare e ritagliarci uno spazio. Adesso le cose iniziano a girare meglio, la gente ha cominciato a togliersi un po’ di pregiudizi nei confronti del doom, smettendola di considerarlo solamente un genere lento e noioso”.

MOLTI HANNO EFFETTIVAMENTE UN’IDEA SBAGLIATA DEL DOOM, MA VOI DIMOSTRATE COME NEL DOOM POSSANO TROVARE POSTO CANZONI CLASSICAMENTE METAL COME “FORBIDDEN GATES” E “HIDDEN FACE”. IN CHE MODO POTETE SPIEGARE ALLE GIOVANI LEVE L’ESSENZA DI QUESTO GENERE?
Fabio: “Ti posso garantire che tanti giovani che ho conosciuto, sono più informati di tanti ‘vecchioni’! Comunque posso dire che il doom è un genere che ha forti radici settantiane e nasce con i Black Sabbath, che io considero anche come gli assoluti creatori dell’heavy metal. E’ un genere che ha quindi alle spalle già ben tre decadi, nel corso delle quali si evolve a livello stilistico con iniezioni di epic e death metal. In questo modo ho fornito un quadro generale, ma ci tengo a ricordare che il doom ha parecchie diramazioni”.

COSA VI HA SPINTO AD INCIDERE UNA COVER STORICA COME “IN A GADDA DA VIDA” DEGLI IRON BUTTERFLY?
Fabio: “A questa ti risponde Omar!”.
Omar: “Mi passa sempre questa patata bollente (risate, ndR) e ora ti spiego perché! Era nostra intenzione coverizzare un pezzo degli anni Sessanta/Settanta, ma non sapevamo quale scegliere. Una sera io e Fabio eravamo in un pub seduti ad un tavolo, tutti e due completamente ubriachi; ad un certo punto ho iniziato a cantichiarre il riff di una canzone, ma non riuscivo a ricordare il suo titolo. Ho chiesto a Fabio se riusciva a ricordare il titolo di questa canzone degli Iron Butterfly, e lui mi ha risposto che si trattava di ‘In A Gadda Da Vida’. Alla prima occasione in cui ci siamo trovati in sala prove, l’abbiamo suonata per scherzo ma, essendoci piaciuto molto il modo in cui veniva fuori, abbiamo deciso di inserirla nel disco. Anche se il suo testo al giorno d’oggi può sembrare un po’ ‘freak’, il riff al contrario è molto attuale e cattivo, nonostante i suoi trentacinque anni d’età”.

SO CHE QUEST’ESTATE AVETE SUONATO IN VARI FESTIVAL: COME SONO ANDATI?
Fabio: “Direi bene, soprattutto il Rock Hard Festival in Germania. Gli organizzatori ci hanno offerto la possibilità di suonare per ben tre quarti d’ora, tantissimo considerando il fatto che ci esibivamo con band importanti come Stratovarius, Gamma Ray, Exodus e Metal Church. Siamo convinti di aver prodotto la nostra migliore esibizione dal vivo di sempre, siamo anche soddisfatti del fatto di aver potuto proprre la nostra musica ad un pubblico così eterogeneo. Ci fosse già stato sul mercato ‘Faithless Souls’ sarebbe stato il massimo, ma dalla vita non si può avere tutto!”.

TORNANDO A PARLARE DELL’ALBUM, MI E’ PARSO D’AVER CAPITO CHE E’ OMAR AD OCCUPARSI DEI TESTI. COME LAVORATE INVECE PER LA MUSICA?
Fabio: “Parte tutto da un mio riff o da una mia melodia vocale; noi diamo molta importanzo alle melodie vocali in quanto, a nostro avviso, danno il ‘taglio’ alla canzone. Generalmente scrivo qualcosa a casa mia, poi quando ci troviamo in sala prove, costruiamo qualcosa tutti insieme sul mio spunto; se la cosa funziona nasce una canzone, altrimenti se non ci convince, buttiamo via tutto perché non è nostra intenzione registrare canzoni di serie A e di serie B”.

IL VOSTRO SOUND, PUR ESSENDO MOLTO LEGATO AL PASSATO, RISULTA MOLTO ATTUALE SPECIALMENTE PER QUEL CHE CONCERNE L’USO DELLA CHITARRA. COSA NE PENSATE?
Fabio: “Hai perfettamente ragione. Amiamo molto i suoni attuali, quindi ci teniamo che la nostra musica suoni ‘moderna’, pur mantenendo inalterate le proprie origini”.
Omar: “Il suono è per noi molto importante, tant’è che abbiamo puntato maggiormente su una sua approfondita ricerca, piuttosto che soffermarci troppo sugli arrangiamenti sinfonici”.

IL DISCO, COME NELLE PRECEDENTI OCCASIONI, E’ STATO REGISTRATO NEI NEW SINS STUDIO CON LA SUPERVISIONE DI STEFANINI, PRODUTTORE MOLTO AFFERMATO IN AMBITO POWER. COME SI TROVA A LAVORARE CON VOI?
Fabio: “Benissimo, ormai ci conosce bene!”.

COME VI TROVATE INVECE VOI CON LUI?
Fabio: “Direi altrettanto bene. Come hai detto tu, Luigi è abituato a lavoare con band diverse da noi, penso però che lavorare con noi sia per lui uno stimolo, perché ha la possibilità di provare cose nuove e di dare forma ad idee diverse. E’ molto bello lavorare con Stefanini perché ha una cultura musicale vastissima – oltre ad essere un abile polistrumentista, e queste sue qualità lo aiutano a tirare sempre fuori cose nuove”.

COME SIETE ORGANIZZATI PER LA PROMOZIONE DAL VIVO DI “FAITHLESS SOULS”?
Fabio: “Abbiamo in programma di suonare per tutto il mese di novembre, prendendoci una pausa a dicembre. Da gennaio ricominceremo a suonare in tutto il nord Italia e, probabilmente, suoneremo anche a Roma. Da aprile invece saremo in Austria e Germania”.

RAGAZZI, GRAZIE PER LA PIACEVOLE CHIACCHIERATA. VOLETE CHIUDERE CON UN UN MESSAGGIO AI NOSTRI LETTORI?
Fabio: “Grazie a te per il tempo concessoci. Ai vostri lettori vorremo dire di dare un’ascoltata al nostro disco, senza farsi influenzare da alcun pregiudizio”.

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