THUNDERSTORM – Let There Be Doom

Pubblicato il 23/05/2007 da


Giunti ormai al quarto album i Thunderstorm probabilmente raggiungono quella maturità compositiva a lungo cercata e lo fanno sviluppando un discorso intrapreso sin dal primo album. Il fatto che su questo “As We Die Alone” vengano prepotentemente alla ribalta sonorità maggiormente votate al rock non deve stupire: anche questo fa parte della crescita dei ragazzi e certamente del loro background. I nostri interlocutori in questa chiacchierata sono il cantante e chitarrista Fabio “Thunder” e il suo degno compare Omar, da sempre sue facce della stessa medaglia: Thunder, come risulterà evidente anche dall’intervista, è l’animaccia doom della band, nonchè un personaggio conscio delle proprie possibilità. Omar invece sembra rappresentare il lato rock, più vigoroso, meno misterioso e maggiormente voglioso di comunicare e più adatto alle “public relations”. Entrambi comunque, senza dimenticarsi il portentoso Attilio con il quale purtroppo non abbiamo parlato, trasudano passione da tutti i pori e questo risulta più evidente che mai assistendo ad un loro show. Chi crede che il doom dal vivo sia una rottura di scatole dovrebbe assistere ad un’esibizione del trio! Detto questo lasciamo la parola a Fabio e Omar…


CIAO RAGAZZI, INNANZITUTTO COMPLIMENTI PER IL NUOVO ALBUM…

Fabio: “Grazie mille!”.

COMINCIAMO PROPRIO A PARLARE DI “AS WE DIE ALONE”: E’ UN ALBUM A TRATTI DIVERSO DAI SUOI PREDECESSORI: POTETE SPIEGARE COME SI E’ EVOLUTO IL VOSTRO SOUND?
Fabio: “Non saprei spiegarti esattamente come si sia evoluto, è successo tutto in maniera molto naturale: adesso siamo un pochino più melodici, un po’ più ‘profondi’ in certe atmosfere, forse. Siamo del giudizio che questo sia una sorta di nuovo corso per la band e siamo anche noi curiosi di vedere cosa succederà con il prossimo album!”.

QUAL E’ LA PRASSI SECONDO LA QUALE UN BRANO DEI THUNDERSTORM VIENE COMPOSTO?
Fabio: “Di solito nasce tutto da un riff di chitarra o una melodia vocale: se in sala prove vediamo che può funzionare si prova a sviluppare con Omar e Attilio una parte ritmica e man mano la canzone va avanti vediamo se è il caso di tenerla: in caso contrario si ricomincia tutto da capo e via!”.

PER LE REGISTRAZIONI VI SIETE AVVALSI ANCORA DEI NEW SIN STUDIO, MA STAVOLTA IL VOSTRO SOUND E’ MENO PULITO E MAGGIORMENTE SEVENTIES: E’ STATA UNA SCELTA VOSTRA O DEL PRODUTTORE?
Omar: “Diciamo che non c’è stata una vera e propria scelta, i pezzi erano quelli e il sound gli si è ‘appiccicato’ da solo, anche se devo dirti che io non vedo tutta questa ‘settantianità’… non che ci dispiaccia, ma ce ne siamo accorti anche noi alla fine delle registrazioni. Deve essere anche un basso più presente che richiama questo tipo di sonorità, ma alla fine siamo ancora gli stessi Thunderstom di sempre”.

ANALIZZANDO L’ALBUM POSSIAMO VEDERE CHE ALLA MATRICE DOOM SI E’ AGGIUNTA PREPOTENTEMENTE L’INFLUENZA DEL ROCK SETTANTIANO: COME MAI QUESTA SCELTA?
Omar: “Come di ti dicevo prima, siamo sempre gli stessi Thunderstom di sempre e se vai ad analizzare bene gli altri tre album l’influenza dei seventies c’è sempre stata, forse è solo il tipo di suono per quest’album che accentua il tutto. Noi abbiamo sempre amato il Rock con la ‘R’ maiuscola, specialmente quello targato ‘60-’70, perciò essendo questo, a mio avviso, l’album più ‘personale’ dei Thunderstom, queste sonorità sono uscite inconsciamente. Anche se devo dirti che le influenze in quest’album spaziano anche dagli 80’s e i 90’s, prendi per esempio il riff della strofa di ‘Mad Monk’, io l’ho soprannominato il ‘riff ignorante’, perché è stupidissimo, però ha un incedere da paura; seguito da un altro riff ‘incazzato’, proprio degli anni ‘80-’90”.

IN ESTREMA SINTESI, SEMBRA CHE, AI BLACK SABBATH E AI CANDLEMASS, NEL VOSTRO SOUND, ABBIANO TROVATO SPAZIO ANCHE CATHEDRAL, TROUBLE E HIGH TIDE: CONCORDATE O HO DETTO UNA CAZZATA?
Fabio: “Ma no, non hai detto una cazzata! Effettivamente quest’album e’ molto più Trouble che Candlemass, facendo un paragone con due scuole di doom degli anni ‘80-’90. Anche Cathedral comunque, ci sono alcune influenze, sicuramente”.

NON TEMETE DI VENIRE IN QUALCHE MODO CONFUSI NEL GRANDE CALDERONE DELLO STONER?
Omar: “No non c’è timore, anche perchè noi comunque suoniamo metal e non rock, per quanto ci siano molte influenze. Lo stoner è un genere che io apprezzo, ma che non ha niente a che vedere con i Thunderstom, almeno come lo intendo io. Alla fine se tenti di fare un mix tra Stoner rock e Doom metal ne uscirà solo un casino, perchè anche se i due generi hanno radici pressochè identiche, il target è diverso. Poi sinceramente io odio tutte queste etichette che continuano ad appioppare ai gruppi: con la rete, al giorno d’oggi, è molto semplice riuscire ad ascoltare direttamente un brano di una band. Siccome i gusti sono veramente personali è meglio lasciare che la musica parli per sè. Per esempio quest’album è stato definito epico secondo alcuni, seventies secondo altri, alternative doom secondo altri ancora. Io rimango sempre dell’idea che gli Anthrax avessero ragione: ‘opinions are all contradictions’”.

DI COSA TRATTANO I TESTI? SE NE OCCUPA SEMPRE OMAR?
Omar: “Esatto! Possiamo dire che il titolo racchiude come al solito il filone tematico dei testi… il binomio vita-morte. Perdersi nei meandri dello spazio è facile come perdersi nelle anse della mente umana…qui ho usato il personaggio dello scienziato Stephen W. Hawking, per descrivere questa similitudine, poi questa cosa dello studiare qualcosa che non riesci a vedere ad occhio nudo mi affascinava. Sogneremo quando cadremo nel sonno eterno? Questa è la domanda che mi sono posto in ‘We Die As We Dream’…ti starai chiedendo il perchè di questo ‘Alone’. Nel nostro distacco o nel cammino verso chissà dove (chiamalo come vuoi), non ci sarà nessun altro che te stesso denudato di tutto quello che non serve e con un resoconto della tua vita… collegata. ‘I Wait’: la frase di Confucio dice tutto e rispecchia il mio modo di pensare. ‘S.L.O.W’ rappresenta il mio sfogo verso la nostra società, questa continua lotta per essere il migliore in tutti i campi è il vero cancro dell’umanità: ‘Smell Like Onoric World’. Chi non meglio del buon vecchio monaco Rasputin mi poteva ispirare per un bel pezzaccio doom? Attorniato da questo alone di misticità, con quel monito lasciato poco prima di morire (che poi si realizzò), il tutto condito da una spruzzata di alcol e donne! Altro che Ozzy! (ride ndR)”.

UN’ALTRA NOVITA’ RIGUARDA LA COPERTINA: COME MAI NON AVETE UTILIZZATO ANCORA QUALCHE IMMAGINE DI OPERE PITTORICHE COME IN PASSATO?
Omar: “Lo so che c’è gente che già si pregustava una collezione dei dischi dei Thundestorm tutta a tema, ma è proprio la prima cosa che ti capita sotto gli occhi e ti dà la prima impressione, perciò prima della recording session sapevamo già che il quadro non ci sarebbe andato…per il futuro non so dirti, vedremo, noi facciamo sempre un passo alla volta. Questa sorta di rottura con il passato non è un diniego delle cose fatte in precedenza, ma uno stimolo a fare qualcosa di diverso e qualcosa di sempre più personale. Abbiamo dato un po’ di input al fotografo e lo scatto che vedi in copertina è come ce l’ha presentato lui, non abbiamo cambiato niente perché è stato amore a prima vista. Se poi vai a guardare bene è anche un tipico soggetto di molti quadri”.

SAPPIAMO CHE E’ PRESTO, MA, ALLA LUCE DELLA MOLTA CARNE AL FUOCO PRESENTE SULL’ULTIMO ALBUM, AVETE GIA’ INTENZIONE DI PRENDERE QUALCHE STRADA PARTICOLARE PER IL FUTURO?
Fabio: “No, non è presto: Abbiamo già prenotato lo studio con un anno e mezzo di anticipo (ride ndR)! A parte gli scherzi, non sappiamo ancora esattamente cosa faremo ma sicuramente enfatizzeremo certe atmosfere presenti in ‘As We Die Alone’ soprattutto per quanto riguarda canzoni come ad esempio la title track”.

LA LINE UP SEMBRA FINALMENTE STABILE: QUANTO HANNO INFLUITO IN PASSATO I PROBLEMI CON I BATTERISTI E IL PASSAGGIO DA TRE A QUATTRO CHITARRE E VICEVERSA?
Omar: “Ti posso dire che il rapporto che si è instaurato con Attilio è di amicizia vera, non te lo sto dicendo adesso solo per circostanza! Infatti nonostante la lontananza ci si becca spesso in giro. Siamo diventati un po’ come una piccola famiglia e chi ci conosce può assolutamente verificare questa cosa, non siamo certo i tipi che facciamo la band solo sul palco!! Ci troviamo bene in tre e per il momento non abbiamo nessuna intenzione di inserire nuovi componenti nella band!! Per quanto riguarda il passato devo dirti che il periodi di crisi nera io e Fabio l’abbiamo vissuta quando il vecchio batterista ci ha lasciato proprio nel bel mezzo della stesura dei brani di ‘Witchunter Tales’, eravamo nella cosiddetta merda, poi quando l’altro batterista ci ha mollato un mese prima dell’entrata in studio stavamo per annegare nella merda! Però come si dice: ‘quello che non ti uccide ti forgia!’. Per quanto riguarda la chitarra in più devo dirti che il distaccamento è stato consensuale e non abbiamo nessun rimorso, ognuno sceglie le strade che vuole noi non vogliamo obbligare nessuno…certo adesso che abbiamo quattro album alle spalle e un buon seguito, ti assicuro che le offerte non mancano, ma solo cinque anni fa nessuna avrebbe puntato un centesimo sui Thunderstom e la nostra rivincita ce la siamo già presa!”.

QUANTO INFLUISCE AVERE ON STAGE UNA SOLA CHITARRA INVECE CHE DUE? A MIO PARERE NON MOLTO, IN QUANTO SPESSO IL BASSO DI OMAR SOPPERISCE A QUESTA MANCANZA…
Omar: “Ti ringrazio del complimento e devo dire che la mancanza di una chitarra, vista dalla sezione ritmica, è un bene perchè ti permette di esprimerti al meglio e di far sentire l’importanza della batteria e del basso, che talvolta sono messe in secondo piano, quando hanno la stessa importanza degli altri strumenti: hai mai sentito una band metal senza basso che schifo di sound ha? Ormai il feeling sul palco è al top, anche quando hai dei piccoli problemi riesci a risolverli con un colpo d’occhio. Certo devi stare più concentrato, perchè alla più piccola sbavatura il pubblico ti becca subito!”.

QUALI SONO LE DIFFICOLTA’ MAGGIORI CHE TROVATE NEL SUONARE DOOM IN ITALIA?
Fabio: “Penso che siano le stesse difficoltà che si trovino a suonare hard’n’heavy, oramai siamo tutti nello stesso calderone! Quali sono? Beh, scarsità di locali e disinteresse dei maggiori media in rapporto al genere….
E adesso una mega tirata d’orecchi a tutti i ragazzi italiani che ascoltano il genere: basta esterofilia!”.

LA GERMANIA E’ UN PO’ LA VOSTRA PATRIA ADOTTIVA: CHE DIFFERENZE CI SONO TRA LORO E NOI, SIA A LIVELLO ORGANIZZATIVO CHE A LIVELLO DI AUDIENCE?
Omar: “Dobbiamo distinguere le due cose e faccio subito una premessa prima di essere frainteso: non sono il classico esterofilo, le cose che leggerete sono abbastanza oggettive e facilmente verificabili guardando un concerto all’estero. A livello organizzativo devo dire che c’è un abisso, ma dovuto al fatto che da noi non c’è ancora una cultura dell’organizzazione, per intenderci noi cerchiamo sempre il compromesso più che la precisione. Là arrivi, ti danno i tuoi pass, il tuo orario per suonare, il tempo reale, senza che nessuno sfori e rubi il tuo tempo perchè a lui è accaduto qualcosa, mangi e via dicendo. Questa è una cosa che io penso col tempo in Italia si risolverà, perchè nell’ultimo periodi vedi la vera passione per questa musica che sta riemergendo. In Germania inoltre, come del resto in tutta Europa danno molto spazio alle band locali, affiancandola magari a nomi più blasonati! Qui no e non capisco perchè! Per quanto riguarda il pubblico la cosa è un po’ strana, all’estero anche se ci sono poche persone le vedi fare lo stesso headbanging, mentre da noi la gente si guarda in giro, poi se qualcuno con qualche birra in più comincia, allora tutti lo seguono. Forse abbiamo bisogno di essere un po’ più coinvolti, oppure siamo un po’ timidi? Devo dire che alla fine se il pubblico si lasciasse veramente andare sarebbe uguale in tutto il mondo”.

NON AVETE MAI RICEVUTO OFFERTE DA PARTE DI QUALCHE GRANDE ETICHETTA TEDESCA?
Fabio: “Per il momento no, anche perchè siamo ancora sotto Dragonheart e siamo soddisfattissimi del lavoro che sta facendo. Chissà, quando non saremo più sotto questa etichetta….tutto potrà succedere!”.

FINO AD OGGI QUAL E’ STATA LA SODDISFAZIONE MAGGIORE CHE VI SITE PRESI? E LO SMACCO PIU’ GRANDE?
Fabio: “La soddisfazione maggiore è quando finisci di registrare un album: è’ come partorire! Non che abbia mai partorito in via mia…(ride ndR)
Smacco? No, per il momento non abbiamo mai avuto smacchi, per fortuna!”.

LA SCENA DOOM STA VIVENDO UN PERIODO DI GROSSO FERMENTO: VOI LA SEGUITE IN MODO APPROFONDITO O SIETE LEGATI SOLO AI CLASSICI?
Fabio: “Seguo entrambi: purtroppo per mancanza di tempo non riesco a seguire tutto l’evolversi della scena, comunque la seguo, anche se sinceramente non conosco tutte le band esordienti di sicuro!”.

QUALI NUOVI GRUPPI SENTITE DI CONSIGLIARE AGLI APPASSIONATI?
Fabio: “Ci sono diversi buoni gruppi da seguire ma per non andare sull’esterofilo io consiglierei Doomraiser, Midryasi, Trinakrius e tanti altri che al momento non mi vengono in mente…”.

COSA SIGNIFICA PER VOI SUONARE DOOM?
Omar: “Il doom è un genere che ti dà tante soddisfazioni e molti spunti per costruire grandi cose partendo dalla base. Quando abbiamo iniziato, non avevamo nessuna aspettativa, volevamo suonare solo qualcosa che ci piacesse e fosse lontano dai trend che giravano all’epoca. Solo dopo abbiamo scoperto che molte persone la pensavano come noi, sia in Italia che all’estero! Come ti dicevo prima se non fossimo convinti in quello che suoniamo ci saremmo già sciolti dieci anni fa! La gente che all’inizio ti diceva ‘ma che genere è?’, ‘Sono tutti capaci di suonare quella roba, Ah! Ma andate piano’…Vorrei rispondere questo: non siamo noi a suonare piano, siete voi ad ascoltare veloce! Ti assicuro che vedere la strada che abbiamo fatto in questi anni è la mia più grossa rivincita. Non perchè volgiamo tirarcela, ma perchè in Italia purtroppo ci sono troppi sapientoni (o almeno credono di esserlo, ma sono l’esatto contrario) che tentano di falciare ogni piccolo tentativo di fare qualcosa di diverso, poi, quando vedono che la realtà che avevano criticato non è poi così male, vengono a leccare, facendo i filosofi del doom. Lì tu godi!! Alla fine il doom è un genere come un altro, solo che talvolta viene snobbato, perchè non è veloce…il doom è come una scopata te la deve gustare fino in fondo, lentamente (ride ndR)!”.

SIETE COINVOLTI IN ALTRI PROGETTI PARALLELI O VI DEDICATE SOLAMENTE AI THUNDERSTORM?
Fabio: “Attilio, il batterista ha dei progetti paralleli. Io invece visto che mi occupo della band a livello manageriale, non avrei proprio il tempo di un’altra band parallela!”.

OK, ABBIAMO FINITO: SE VOLETE DARE QUALCHE APPUNTAMENTO UTILIZZATE PURE QUESTO SPAZIO…
Fabio: “Un appuntamento fresco fresco di conferma: Domine,White Skull e Thunderstorm al Marea festival a Fucecchio (Firenze). Vi aspettiamo!”.

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