TIAMAT – Intervista a Johan Edlund

Pubblicato il 20/11/2003 da

Gli svedesi Tiamat sono da poco tornati con il fenonemale “Prey”, album ispirato e particolarissimo che rilancia in alto le quotazioni della band dopo un paio di lavori, “Skeletron Skeleton” e “Judas Christ”, non del tutto accolti favorevolmente dai fan e dalla critica. Abbiamo incontrato lo storico mastermind Johan Edlund in quel di Milano, dove davanti ad una birra e a diversi esponenti della stampa italiana ci ha raccontato la genesi di questo disco e tantissime altre cose…

IL NUOVO “PREY” APPARE MOLTO PIU’ COMPATTO DEI SUOI PREDECESSORI, SEMBRA QUASI UN UNICO PEZZO…
“Sì, sono d’accordo, questa volta volevamo registrare un album omogeneo, non una semplice raccolta di canzoni. Abbiamo iniziato ad ascoltare le nuove composizioni e ci è sembrato che tutte avessero un’atmosfera comune, non come su ‘Judas Christ’, album nel quale avevamo messo tutto ciò che ci passava per la testa, addirittura brani country. Credo che ‘Prey’ abbia qualcosa in comune con alcuni dei nostri vecchi album, io lo vedo molto vicino a ‘A Deeper Kind Of Slumber'”.

PERCHE’ AVETE INTITOLATO L’ALBUM “PREY”?
“Perché mi sento come una preda! Sono sempre stato influenzato da qualcosa… l’amore, le droghe, la religione. Sembra sempre che qualcosa stia controllando la tua vita”.

SI TRATTA FORSE DI UN CONCEPT?
“Non si tratta di un concept album, non ne ho mai scritto uno anche se i testi dei nostri album hanno sempre avuto molto in comune l’uno con l’altro. Ma non credo che ciò basti a definirli dei concept…”.

C’E’ COMUNQUE UN TEMA PRINCIPALE…
“Sì, ma non si tratta di una storia o di qualcosa del genere”.

SULLA BIOGRAFIA ALLEGATA AL CD SI LEGGE CHE QUESTO E’ IL VOSTRO ALBUM PIU’ PERSONALE, CHE COSA SIGNIFICA?
“Non lo so, quella roba l’ha scritta la casa discografica (risate, nda)! L’ho letto anch’io… quelli scrivono ciò che vogliono. Trovo anch’io che ‘Prey’ sia molto personale, ma anche tutti i lavori precedenti lo sono. Forse questa volta il disco è un po’ più serio ma abbiamo fatto ciò che sentivamo, senza forzare”.

COSA CI DICI RIGUARDO ALLA COPERTINA?
“Penso che sia strettamente collegata al titolo, ma deve essere l’ascoltatore ad interpretare l’immagine. Non si sa chi sia la preda né chi sia a possedere gli artigli…”.

HAI SEMPRE CONDIVISO LE TUE EMOZIONI CON I FAN: TI SENTI FORSE UN FILOSOFO O UN POETA, OLTRE CHE UN MUSICISTA?
“No, mi sento solo una persona onesta che parla dei suoi sentimenti. I Tiamat hanno sempre rappresentato questo per me…”.

NEL DISCO E’ RAVVISABILE UN FORTE SENTORE DI SACRALITA’…
“Sono d’accordo, la religione è uno dei temi dell’album, così come la morte e l’amore. Argomenti davvero molto vasti…”.

AL COLLO PORTI UN PENTAGRAMMA, UN OGGETTO CHE DA’ ANCHE IL TITOLO ALL’ULTIMO BRANO DI “PREY”…
“E’ qualcosa che mi affascina molto. Ciò che significa questo simbolo è stato spiegato in un poema di Aleister Crowley, poema sul quale è basata l’intera canzone”.

TI SENTI VICINO ALLA FILOSOFIA DI CROWLEY?
“Certamente. Mi sento molto vicino al satanismo e alla filosofia di Crowley. Dovremmo prendere maggiormente in considerazione i suoi insegnamenti, ci gioverebbe davvero”.

SEI SOLITO SCRIVERE TUTTA LA MUSICA DEI TIAMAT E QUESTA VOLTA HAI ANCHE PRODOTTO IL DISCO. CREDI CHE I TIAMAT POSSANO ESSERE CONSIDERAT UNA VERA BAND O UN TUO PROGETTO?
“Non si tratta di un mio progetto, io scrivo la musica ma penso sempre a chi dovrà suonarla. Gli altri ragazzi sono molto importanti per me, so cosa piace loro suonare e io non li ho mai considerati dei session men”.

SU “JUDAS CHRIST” ERA PRESENTE “VOTE FOR LOVE”, UN BRANO CHE HA OTTENUTO UN GROSSO SUCCESSO COMMERCIALE. CREDI CHE CI SIA UNA CANZONE SIMILE SU “PREY”?
“Non lo so, non sono solito pensare a queste cose quando compongo. Non credo comunque che l’atmosfera di questo nuovo album possa essere definita commerciale, termine che tra l’altro detesto perché spesso utilizzato con un’accezione negativa. Spero solo che ‘Prey’ venga ascoltato e che contribuisca a farmi continuare a fare dischi”.

LA MUSICA DEI TIAMAT ULTIMAMENTE E’ MOLTO ISPIRATA DALLA DARK WAVE DEGLI ANNI OTTANTA. VI SENTITE ORA PARTE DELLA SCENA DARK-GOTHIC O ANCORA UNA METAL BAND?
” Ai tempi di ‘Wildhoney’ ci definirono una gothic metal band e, se dovessi citare le mie maggiori influenze, citerei Fields Of The Nephilim e Slayer. Quindi posso dire che costituiamo un ponte tra le due scene menzionate… e che possiamo essere annoverati tra i padri del cosiddetto gothic metal”.

CI SONO BAND COME I PARADISE LOST CHE PRATICAMENTE RINNEGANO IL LORO PASSATO, VOI COME GUARDATE AI VOSTRI VECCHI ALBUM?
“Mi piacciono tutti e sono molto affezionato a ‘Sumerian Cry’, il nostro primo album. E’ davvero qualcosa di primitivo, ricordo quelle registrazioni come un periodo molto eccitante. Oggi suoniamo in modo totalmente differente, ma alcune atmosfere sono rimaste e non rinnegherei mai ciò che è stato”.

CI SONO NEWS DAL FRONTE LUCYFIRE?
“No, al momento sono troppo impegnato con i Tiamat per pensare ad un nuovo lavoro. Lucyfire ha rappresentato una valvola di sfogo per me, mi ha dato la possibilità di scrivere musica rock con testi divertenti”.

COSA DOBBIAMO ASPETTARCI DA VOI PER IL PROSSIMO TOUR?
“Sicuramente verremo in Italia, anche se non so quando. Per quanto riguarda il tipo di show che proporremo, posso dire che sarà qualcosa di molto sofisticato, sulla scia del tour che svolgemmo di supporto a ‘A Deeper Kind Of Slumber'”.

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