TOXIK – Rinnovati ed entusiasti

Pubblicato il 10/09/2022 da

Col nuovo album dei Toxik risentiamo in lontananza il profumo del techno-thrash ottantiano. Musica seminale per quanto riguarda l’esplorazione di possibilità strumentali inedite, la concordanza di violenza e complessità, l’incastonare meravigliose melodie e costruzioni elaborate in un panorama di furibonda tempesta thrash. I Toxik hanno alle spalle, nella loro prima era, un periodo di operatività abbastanza ristretto, culminato nell’exploit di “Think This”, album di eccellente fattura ancora oggi tra i massimi punti di riferimento per il thrash progressivo. Di fatto il gruppo è nuovamente attivo da quasi un decennio, tutto sommato intenso sotto il punto di vista delle uscite live, con qualche aggiunta discografica sotto forma di EP. Frequenti cambi di formazione hanno impedito di dare continuità alla formazione di Josh Christian, funambolico chitarrista ad oggi unico rimato tra le fila dei Toxik di quella che era la line-up ottantiana. Sorprendentemente, il terzo disco “Dis Morta” si stacca parecchio dai predecessori, andando alla ricerca di un suono se possibile ancora più composito, teatrale e sfaccettato, che ha qualcosa di thrash ma finisce per sconfinare nell’ampio calderone del power/progressive. Un’uscita coraggiosa e ben poco stantia, che ci dice molto della volontà di questi musicisti di gettarsi all’avventura senza stare troppo a pensare all’identità precedente associata al nome Toxik. Un’idea che troviamo confermata nelle parole dello stesso Christian, ben lontano dalla figura del ‘vecchio’ musicista intento a ricordare il tempo che fu, piuttosto protesto con entusiasmo a vivere al meglio il presente e guardare con ottimismo al futuro.


TRENTATRÈ ANNI SEPARANO “THINK THIS” DA “DIS MORTA”. NEL FRATTEMPO, VI SONO STATI DIVERSI TENTATIVI DI REUNION E CONTRATTEMPI CHE NON HANNO PERMESSO DI PUBBLICARE QUESTO ALBUM. PUOI RACCONTARCI COSA È ACCADUTO AI TOXIK IN QUESTI ANNI E QUALI SONO LE RAGIONI CHE HANNO CONDOTTO, FINALMENTE, A UN NUOVO DISCO?
– Cosa vuoi che ti dica, a volte la vita gira così! La prima versione di Toxik è stata attiva di fatto solo per sei anni. Certo, possiamo aggiungerci anche qualche anno precedente, i tempi in cui eravamo proprio giovani, ma dall’inizio alla fine della loro attività ‘seria’ i Toxik sono durati cinque anni, forse sei se contiamo il tempo appena prima che ci sciogliessimo ufficialmente. Per quanto riguarda il tempo necessario per tornare a suonare insieme, è dipeso dalla nostra capacità di essere pronti a creare qualcosa di buono, che avesse senso registrare, alla sensazione di avere per le mani della musica davvero all’altezza. Questa formazione è incredibile e abbiamo così tanta sinergia tra di noi che a quel punto un nuovo album non poteva più essere rimandato. Gli EP e il boxset che abbiamo fatto uscire negli ultimi anni mostrano i percorsi che abbiamo intrapreso per arrivare fin qui. Per ora siamo soddisfatti dell’album e della risposta ricevuta finora, è fantastico ricevere questo supporto.

SOLO UN MEMBRO FONDATORE, IL CHITARRISTA JOSH CHRISTIAN, È RIMASTO DI QUELLA CHE ERA LA LINE-UP ORIGINALE. DOPO LA REUNION DEL 2013, DIVERSI MUSICISTI HANNO FATTO PARTE DEI TOXIK, FINO ALLA REGISTRAZIONE DI “DIS MORTA”. QUANTO È STATO DIFFICILE TROVARE I MUSICISTI ADATTI PER COMPLETARE LA FORMAZIONE, TROVARE UNA BUONA ALCHIMIA, E INFINE REGISTRARE NUOVA MUSICA?
– Tutti quelli che sono entrati e usciti dalla band sono stati benvoluti e rispettati per il loro lavoro nel gruppo, e la maggior parte di loro è entrata e poi uscita dalla formazione di sua spontanea volontà, senza che ci fossero contrasti tra le parti. Non ho mai cacciato nessuno, ma sono la forza originaria dietro i Toxik sin dall’inizio. Porto continuità con la scrittura, non perché sono spinto a essere una rockstar o a provare chissà cosa, ma perché scrivo molta musica e l’ho sempre fatto. Toxik è uno sfogo naturale per ciò che volevo essere all’epoca dei primi lavori, e lo è di nuovo adesso. È un po’ come essere ritornati al punto di partenza: sono in grado di scrivere e suonare su queste cose meglio che mai e sono circondato da persone davvero affamate e talentuose che corrono alla stessa velocità, vogliono suonare questa musica e ci mettono il massimo impegno per farlo. È come un treno merci, una volta che parte non puoi fermarci. Le nostre prove sono brutali (risate, ndR). Per essere una progressive metal band, siamo molto heavy, davvero violenti. Shane (Boulos, bassista, ndR) e James (Jim DeMaria, batterista, ndR) sono ragazzi della scuola hardcore di New York e portano una pesantezza che mette fine a tutta quella merda da nerd della musica, e la combinazione è assassina! Con Ron (Iglesias, cantante, ndR) ed Eric (van Druten, chitarrista, ndR), poi, è come essere sempre a una festa. Sorridiamo tutto il tempo, l’intesa tra di noi è una meraviglia.

DALLA REUNION AD OGGI, PRIMA DI “DIS MORTA”, AVETE PUBBLICATO DUE EP, “IN HUMANITY” E “BREAKING CLASS”. COME GIUDICI OGGI QUESTI LAVORI E COME VI HANNO AIUTATO A TROVARE IL SUONO DI “DIS MORTA”?
– Come ho già accennato prima, illustrano diversi percorsi intrapresi prima di arrivare dove siamo oggi. “In Humanity” in particolare è un ascolto veramente appagante. Mi piace anche “Breaking Class”, ma sono più legato a “In Humanity”. “Kinetic Closure” rappresenta invece il debutto di Ron alla voce ed è un grande esordio da parte sua; la titletrack è una delle nostre migliori canzoni di sempre. Quando abbiamo terminato il lavoro per “Kinetic Closure”, mi sono reso conto che era giunto il momento di andare oltre e pensare a un nuovo disco e così ci siamo messi al lavoro per “Dis Morta”.

CON “’DIS MORTA” MI PARE ABBIATE OPERATO UN CERTO ALLONTAMENTO DAL TECHNO-THRASH DI “THINK THIS”, SUONANDO UNA FORMA DI METAL PIÙ ECCENTRICA E TEATRALE, SPOSTATA VERSO IL PROGRESSIVE/POWER METAL, DOVE IL THRASH È SOLO UN ELEMENTO DI UNO SCENARIO PIÙ AMPIO. IN ALCUNI MOMENTI “DIS MORTA” SEMBRA UNA METAL OPERA! CHE TIPO DI SOUND VOLEVATE CREARE, QUANDO AVETE INIZIATO A LAVORARE SUL NUOVO ALBUM?
– Ti ringrazio della domanda, perché centra un punto importante di quello che sono i Toxik odierni. La band si sente estremamente onorata di essere considerata una band thrash classica, che sia poi etichettabili come progressive-thrash o techno-thrash, o altre catalogazioni, poco importa. Io, ovviamente, che sono nella band da sempre, sono consapevole di queste definizioni, ma penso anche che dobbiamo andare avanti per quello che ci sentiamo di essere oggi, senza rimanere incollati al passato. Questo non significa voltare le spalle alla nostra ‘chimica’ e ai nostri fan/amici ma, come band, è importante rimanere fedeli alla tua visione attuale, non vivere di ricordi. Mi piace molto il metal orchestrale, il death e il black metal più del power, ma sono anche un fan del progressive, quindi questa mia passione emerge nella scrittura. Ron e l’intera band, ma soprattutto Ron in particolare, hanno una forte predisposizione tecnica per le sonorità progressive e variegate di questa nuova fase, e Ron ha una voce che è perfetta per questo contesto. È come Freddie Mercury, letteralmente, penso che potrebbe cantare qualsiasi cosa. Gli ho lasciato fare quello che sentiva su “Dis Morta”, in alcuni frangenti si possono udire arrangiamenti vocali in stile Queen. La title-track ha un’atmosfera da operistica, felice che tu abbia colto questo aspetto e attenditi un’evoluzione in questo senso per il futuro.

“DIS MORTA” È UNA SPECIE DI CONCEPT ALBUM, ANCHE SE NELLA PRESENTAZIONE AFFERMATE CHE NON SI TRATTA DI UN CONCEPT ALBUM ‘IN SENSO TRADIZIONALE’. PUOI SPIEGARCI COSA INTENDETE CON QUESTA AFFERMAZIONE E COSA VI SIA AL CENTRO DELLA NARRAZIONE?
– Non raccontiamo una storia vera e propria, il titolo e le liriche servono piuttosto a porre degli interrogativi a chi ci ascolta. Ogni canzone tratta soggettivamente una particolare problematica che tutti noi potremmo affrontare. “Dis Morta” tira un colpo al ‘grande quadro’ del mondo attuale e chiede all’ascoltatore di assumersi la responsabilità di fare la propria parte, sia che sia attivamente coinvolto in una stronzata o semplicemente la accetti. Creiamo e accettiamo questa realtà nella quale siamo immersi: “Dis Morta” significa ‘questa morte’, un titolo credo abbastanza macabro ed esplicativo del clima del disco.

COME AVETE LAVORATO PER LA COMPOSIZIONE E LA REGISTRAZIONE DELL’ALBUM? LEGGO CHE AVETE AVUTO UNA COLLABORAZIONE CON UN PRODUTTORE ESTERNO, MARTIN FURIA, QUALCOSA DI NUOVO NELLA STORIA DEL GRUPPO.
– Abbiamo registrato l’intero disco da soli, con una sola sessione vocale in uno studio esterno. Ho lavorato su tutte le tracce per un mix approssimativo, poi abbiamo chiesto a Martin Furia (Bark, Destruction, Nervosa), col quale avevamo già collaborato per i live, di darci una mano nel mixaggio. Abbiamo lavorato a stretto contatto io e lui seguendo l’orario europeo, questo significava sessioni di mixaggio alle quattro del mattino assieme a Martin. Se non l’avessi amato tanto quanto lo amo sarebbe stato difficile, ma è stato fantastico e siamo riusciti a far scorrere il lavoro senza renderlo troppo pesante. La menzione d’onore va anche agli altri ragazzi per come hanno contribuito a portare nuove idee, James in particolare ha avuto ci ha dato ottimi suggerimenti. I ragazzi con cui lavoro attualmente nei Toxik sono eccezionali!

IL VOSTRO ATTUALE CANTANTE RON IGLESIAS POSSIEDE UNA VOCE POTENTE E CARISMATICA. CI SONO INOLTRE DIVERSE SECONDE VOCI E PARTI CORALI IN “DIS MORTA”, RITENGO CHE LE VOCI SIANO CENTRALI NELLO SVILUPPARE IL COMPLESSO CONCEPT. PERCHÉ AVETE SCELTO DI UTILIZZARE UN COSÌ AMPIO VENTAGLIO DI VOCI, CREANDO UN INSIEME MOLTO INTRICATO DI VOCALIZZI DI DIVERSA TIPOLOGIA?
– Come già accennato, ritengo Ron un cantante straordinario e, guardando all’album da produttore, a un certo mi sono reso conto che non dovevamo mettere dei confini alla sua creatività, preoccupandosi costantemente di come i brani sarebbero stati riproducibili dal vivo. Quindi gli abbiamo lasciato piena libertà di azione. Ha molto carattere e profondo nel cercare di comprendere come deve cantare e adattarsi alla musica. Le sessioni di registrazione sono state magiche, eravamo molto ispirati e il lavoro è stato molto scorrevole.

LA TRACKLIST È MOLTO COMPATTA E TUTTE LE CANZONI HANNO UN RITMO ELEVATO, PARTITURE CHITARRISTICHE INTRICATE E UN DRUMMING INCALZANTE. PENSI CHE VI SIA UNA TRACCIA CHE SVETTA SULLE ALTRE E POTREBBE ESSERE PRESA COME IL SIMBOLO DELL’ALBUM?
– Potrebbe essere “The Radical”, “Straight Razor” lascia l’ascoltatore annichilito, mentre “Devil In The Mirror” ha un taglio schizofrenico che mi piace tantissimo!

COME PENSI CHE REAGIRANNO I FAN A “DIS MORTA”? PIACERÀ OPPURE IN MOLTI SARANNO DISORIENTATI DAL CAMBIAMENTO STILISTICO?
– Solo il tempo saprà dare una risposta. Io penso sia un ottimo album e nessuno potrebbe accusarci di aver realizzato un prodotto scadente o di aver sfregiato la nostra reputazione come Toxik. È un disco che colpisce duro, che non passa inosservato. E penso che al di là di tutte le altre considerazioni che potremmo fare su “Dis Morta”, credo che un nostro fan questa qualità sappia riconoscerla.

DI QUESTA SECONDA ERA DELLA BAND, QUELLA SUCCESSIVA ALLA REUNION DEL 2013, QUALI PENSI SIA STATO FINORA IL MOMENTO MIGLIORE VISSUTO?
– Recentemente abbiamo fatto un tour assieme agli Heathen e James, il nostro batterista, doveva suonare per entrambi i set. Sono state quattordici molto intense, ogni show è andato alla grande. Il disco era stato ultimato, era il nostro primo tour da quando l’avevamo finito, eravamo rilassati e ci siamo espressi al massimo per tutte le date. Forse è proprio questo il momento migliore vissuto dalla band dal 2013 ad oggi.

RIPENSANDO INVECE ALLA VOSTRA ATTIVITÀ NEGLI ANNI ’80, QUALI SONO STATI A TUO AVVISO I PROBLEMI CHE HANNO IMPEDITO AI TOXIK DI OTTENERE UN MAGGIORE SUCCESSO? COME VALUTI OGGI “WORLD CIRCUS” E “THINK THIS”?
– Ci mancò innanzitutto un vero supporto da parte della casa discografica. Eravamo una band giovane ma già sicura di sè, carismatica, con un songwriting di alto livello e tanto talento. Avrebbero dovuto affiancarci un management di alto profilo e darci i servizi che necessitavamo per competere al meglio. Ma oramai è passato tanto tempo, è inutile rivangare gli errori del passato. “World Circus” e “Think This” sono considerati dei punti di riferimento per molti fan e musicisti, questo è importante. Sono album che ancora oggi ritengo a mia volta molto validi e penso che “Dis Morta” renda loro onore e non sfiguri al loro cospetto.

QUAL È IL COLLEGAMENTO PIÙ FORTE TRA I TOXIK DEL 2022 E QUELLI DEGLI ANNI ’80?
– La nostra filosofia è rimasta la medesima e la musica lo riflette. Abbiamo tutt’ora un sound unico e non penso ci sia qualcun altro là fuori che suoni come noi. Ci sono influenze musicali, certo, le prendiamo e le rielaboriamo, in fondo però il suono dei Toxik non ce l’ha nessun altro. Finché avremo questo tipo di integrità credo che riusciremo ad andare avanti.

SEI ANCORA IN CONTATTO CON I VECCHI MEMBRI DELLA FORMAZIONE? COSA NE PENSANO DELL’INCARNAZIONE ATTUALE DELLA BAND?
– Con alcuni sono rimasto in contatto, ci seguono e ci supportano per quello che stiamo facendo attualmente.

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