TRAGODIA – Quando le definizioni vanno strette

Pubblicato il 25/03/2014 da

Guardando passato e presente, possiamo dire che la tradizione italiana prog/power è decisamente consolidata. Nelle fila di questa scena prendono un posto di rilievo i bresciani Tragodia che, ai classici elementi del genere, aggiungono un approccio gothic che rende il loro sound particolarmente originale. Così, grazie ad un nuovo disco (“Mythmaker”)  e ad un’ottima esposizione e promozione a livello europeo, i cinque ragazzi sono decisamente pronti al grande salto. La band ha tutte le carte in regola ed è, quindi, con piacere che abbiamo parlato con Riccardo (chitarrista della band) del nuovo disco e dei progetti per il futuro. Buona lettura ! 

tragodia 2013

INIZIAMO PARLANDO DELLA BAND. COME NASCONO I TRAGODIA E QUALI SONO LE VOSTRE PRINCIPALI INFLUENZE ?
“I Tragodia nascono nel 1996; dopo un demo su audiocassetta ed un EP, abbiamo pubblicato il nostro primo full length album ‘The Promethean Legacy’ nel 2007 per l’etichetta olandese Dark Balance; nei tre anni successivi abbiamo suonato molto in giro ma nello stesso tempo abbiamo avuto anche alcuni cambi di line up, cosa che ha notevolmente ritardato la produzione del secondo lavoro ‘Theomachy’, uscito nel 2012 per My Graveyard Productions. Anche quest’ultimo disco è stato promosso con date sia in Italia che all’estero, e nel frattempo abbiamo deciso di non far intercorrere troppo tempo tra ‘Theomachy’ ed il successivo lavoro, così abbiamo iniziato a lavorare subito su del nuovo materiale, il quale ha attirato l’attenzione della nostra attuale etichetta discografica, la Kolony Records, che ha iniziato subito a lavorare a stretto contatto con noi e ha fatto si che tutto si risolvesse in tempistiche brevi e ben stabilite; dalla produzione, alla promozione, alla distribuzione, alle release a livello internazionale… e così ‘Mythmaker’ ha preso forma. Principali influenze credo siano ovviamente i nostri background musicali; i continui cambi di line up che ci son stati nel periodo 2007-2010 hanno influenzato molto la direzione che ha preso ‘Theomachy’ sia dal punto di vista compositivo, che di espressione musicale; ognuno porta le proprie emozioni, la musica che l’ha cresciuto; posso citare alcuni nomi, ma sarebbero così tanti; alcuni di noi son grandi fan dei Nevermore, altri di artisti come Jorn Lande e Russel Allen, ascoltiamo dal black metal al doom, gruppi come My Dying Bride, Katatonia, Paradise Lost; c’è così tanto che può volontariamente ed inconsciamente influenzare il modo di suonare, la composizione di ognuno che le variabili sono veramente tantissime”.

PARLARE DI GENERI È SEMPRE RIDUTTIVO, MA – NEL VOSTRO CASO – ESISTONO DUE ANIME ABBASTANZA DISTINTE. UNA PROG ED UNA PIÙ “GOTHIC” (PER USARE DUE TERMINI IL PIÙ GENERICO POSSIBILE). COME SIETE ARRIVATI A QUESTO TIPO DI SOUND ?
“Il ‘gothic’ è la matrice che ha fatto nascere i Tragodia, quindi sì, chiaramente le atmosfere, certe melodie e soluzioni, rispecchiano appieno le sue caratteristiche; si possono sentire inoltre influenze di compositori esterni al mondo metal; io e l’altro chitarrista Francesco siamo appassionati di film sci-fi, fantasy, e le colonne sonore maestose, imponenti, ci affascinano da sempre. Ma poi ci si vuole rinnovare, modernizzarsi, si incontrano nuove persone che propongono cose nuove e allora si tenta, si sperimenta, finché la soluzione finale non soddisfa tutti e questo credo sia come i Tragodia si approcciano alla composizione, e di riflesso ci si rispecchia in generi come il prog o il gothic ma che non son stati decisi a priori. Io stesso personalmente, quando qualcuno mi chiede ‘ma che genere fanno i Tragodia?’ mi trovo un po’ disorientato, perché non saprei dare una risposta univoca, come succederà a tanti altri gruppi giovani ed emergenti… la musica sta cambiando, e quest’evoluzione tende ad intrecciare una miriade di espressioni che ad oggi sono molto difficili da definire… forse servono nuove ‘definizioni’? Chissà”.

SPESSO SI LEGGE LA DEFINIZIONE “MODERN EPIC METAL” ASSOCIATA AI TRAGODIA. COSA INTENDETE CON QUESTA DEFINIZIONE ED IN CHE MODO IL VOSTRO SOUND È RICONDUCIBILE ALL’EPIC METAL NON MODERNO (VENGONO IN MENTE OVVIAMENTE MANOWAR, MANILLA ROAD, VIRGIN STEELE, ETC.) ?
“Secondo me il termine ‘Modern Epic’ racchiude il significato che pur essendo i Tragodia un gruppo dal sospiro e dalle tematiche epiche, si differenzia molto, per quanto riguarda atmosfere e sound, dai gruppi epici classici; a mio personalissimo parere infatti non trovo analogie con i mitici gruppi che hai citato se non per le tematiche dell’epicità in sé; i Tragodia tentano di proporre qualcosa di ‘nuovo’ che fonda le proprie radici in quei gruppi che han fatto la storia mantenendo però un qualcosa di personale. Le stesse melodie ‘epiche’ dei Tragodia hanno un sentore di decadenza, di melanconia, di declino, rispetto alle melodie vittoriose o ‘guerriere’ come quelle dei Manowar, ecc.. ma entrambe hanno spirito ‘epico’”.

NEL VOSTRO ULTIMO DISCO, LEGGIAMO TITOLI COME “THE ORACLE AND THE MUSE”, “ONCE IN ARCADIA”, “BORN UNDER NIOBE” E “THE WEEPING ROCK OF SERPHUS”. LO STESSO TITOLO (“MYTHMAKER”) FA PENSARE AD UNA SORTA DI CONCEPT CHE SI DIPANA ANCHE ATTRAVERSO I VOSTRI LAVORI PRECEDENTI. CHE IMPORTANZA HA, NEI VOSTRI TESTI, LA MITOLOGIA CLASSICA ?
“In ‘Mythmaker’ sia i testi che i temi sono ‘epici’: narrano di tempi passati, epoche classiche, e soprattutto dell’antico universo greco con i suoi miti, e la letteratura gioca un ruolo fondamentale che si sposa benissimo con la musica che le fa da guida. All’interno dei nostri testi, non solo in ‘Mythmaker’ ma come dicevi tu anche nei lavori precedenti, ricorrono spesso le tematiche del declino, della decadenza, del crollo delle società umane attraverso i secoli. Pur non essendo un ‘concept album’ possiamo dire che esiste un filo conduttore che lega le canzoni, e anche gli album, tra loro”.

PARLIAMO ANCORA DI “MYTHMAKER”. MI PARE CHE IL RISCONTRO DELLA CRITICA SIA STATO DECISAMENTE POSITIVO. SIETE SODDISFATTI ?
“SÌ, siamo molto soddisfatti; abbiamo avuto recensioni, mi sembra di ricordare, tutte positive, molte delle quali con voti molto alti che non ci aspettavamo; top album su Metallus.it, hot album con voi su MetalItalia.com e per questo vi ringraziamo tantissimo! Un ringraziamento doveroso va anche a Lorenzo di Kolony Records che ha fatto veramente un lavoro egregio con le agenzie, la promozione e la distribuzione”.

STUPISCE CHE IL DISCO SIA USCITO AD UN SOLO ANNO DI DISTANZA DAL PRECEDENTE. AVEVATE GIÀ DEL MATERIALE ALL’EPOCA DI “THEOMACHY” O È NATO TUTTO IN UN TEMPO COSÌ BREVE ?
“Il processo compositivo di ‘Mythmaker’ è stato veramente molto particolare; ai tempi di ‘Theomachy’ avevamo già qualche riff, che però, per come poi è stato approcciato ‘Mythmaker’, abbiamo accantonato e siam partiti da zero; volevamo un album dove le idee fossero fresche e fluissero senza costrizioni, senza inoltre far passare altri secoli tra un cd e l’altro; abbiamo iniziato la pre-produzione a fine novembre 2012 e siamo entrati in studio con buona parte dei pezzi quasi completi a inizio marzo 2013; durante la produzione abbiamo completato gli accorgimenti che mancavano, qualche arrangiamento; è stato molto interessante vedere come un album può nascere così naturalmente avendo liberato il terreno e avendo la spinta, la voglia e la pressione delle scadenze che ci eravamo prefissati. La mole di lavoro è stata molto consistente; lavoravamo sia in sala prove che a casa, i pezzi son stati tutti registrati una prima volta come pre-produzione nel nostro studio personale e poi ognuno da casa apportava le idee per completarlo sui file che avevamo in condivisione, dalle parti di voce, all’elettronica che Francesco ci spediva dal Sudafrica, essendo via per motivi di lavoro; successivamente i pezzi sono stati riregistrati in studio. Alla fine siamo molto soddisfatti perché anche se le tempistiche son state molto contratte, abbiamo raggiunto un risultato che ci appaga molto”.

SULLA VOSTRA PAGINA FACEBOOK C’È UNO STUDIO REPORT. NEGLI ULTIMI ANNI, IL MODO DI REGISTRARE È CAMBIATO MOLTO, DANDO ALL’INFORMATICA UN RUOLO DOMINANTE. QUANTO, SECONDO VOI, QUESTO PERMETTE PIÙ SPERIMENTAZIONI E FACILITA IL LAVORO E QUANTO, INVECE, RAPPRESENTA UNA “TENTAZIONE” AL CUT-AND-PASTE SELVAGGIO ?
“Sì, hai ragione, l’informatica ha ormai un ruolo dominante in tutto; e se vuoi correre al passo con gli altri, non puoi pensare di farne a meno, perché saresti automaticamente escluso e messo da parte. Considerando il lavoro in studio chiaramente può essere una risorsa enorme, che ha permesso e modificato sia il lavoro dei fonici, sia l’approccio alla registrazione da parte dei musicisti, sia il sound finale rispetto all’analogico e che ha sfornato migliaia di nuove sonorità; ma può anche essere un elemento penalizzante a discapito degli stessi studi di registrazione, perché ormai parte del lavoro lo si può fare a casa con i propri computer, e questo riduce le ore (e il guadagno) in studio sui lavori. Poi spezzo una lancia a favore ed una a sfavore del digitale; se un ritornello deve suonare uguale tre volte in una canzone, io dico ben venga il copia-e-incolla; ma non facciamoci prendere troppo la mano da far sì di farci suonare tutti come i Dream Theater e presentare dei prodotti che sembrano usciti più da una catena di montaggio, confezionati in lattine da robot, piuttosto che da cuore e passione”.

VISTA L’ANIMA PROG PRESENTE NELLA VOSTRA MUSICA, VOLETE PARLARCI DI QUALCHE DETTAGLIO TECNICO DI “MYTHMAKER”? STRUMENTAZIONE, EFFETTI, ARRANGIAMENTI…
“Molto volentieri; per quanto riguarda il suono finale della batteria abbiamo utilizzato un ibrido di due modelli, una Sonor ed una Yamaha 9000 recording custom (mi sembra, io sono il chitarrista, è comunque spiegato nei video dello studio diary su YouTube); per le chitarre ho usato due Gibson Les Paul custom, amplificate ognuna con due testate nei rispettivi cabinet; quindi per ogni canale destro e sinistro dell’album suonano insieme una Mesa Boogie Royal Atlantic RA 100W ed una Peavey 5150. Basso Fender Jazz American Deluxe amplificato con testata e cassa Ampeg; voci registrate in studio con microfoni che travalicano le mie conoscenze. Diciamo che a parte qualche effetto sulle voci e sulle chitarre melodiche, siamo un gruppo abbastanza essenziale riguardo ai suoni; infatti, anche avendo un sound da low tuned guitar e la batteria in-your-face, abbiamo cercato di mantenere i suoni molto naturali. All’elettronica ha pensato Francesco; agli arrangiamenti orchestrali abbiamo lavorato io e Francesco, poi li ho programmati con un plug in per il risultato finale. Lavoro non da meno importante va attribuito al nostro fonico e produttore, ormai nostro caro amico, Daniele Mandelli (Forgotten Tomb, Dark Horizon, ecc.) con cui collaboriamo dal primo EP, per il lavoro di mix che ha saputo fare. Ultimo passaggio effettuato agli Sterling Sound studio di New York dove Mr UE Nastasi ha effettuato il mastering donando a ‘Mythmaker’ l’impatto sonoro che ha”.

NEL VOSTRO PRECEDENTE LAVORO ERA PRESENTE LA COLLABORAZIONE DI UN QUARTETTO D’ARCHI. COME AVETE OVVIATO SUONANDO DAL VIVO ?
“Sin dai tempi di ‘The Promethean Legacy’ suoniamo dal vivo con tutte le parti orchestrali ed elettroniche in base; il batterista ha un sequencer con il famoso ‘click’ in cuffia e ci guida ‘per la diritta via’ e le basi entrano ed escono quando devono; per le parti orchestrali, diciamo vere, di ‘Theomachy’ allo stesso modo abbiamo smaterializzato il quartetto d’archi e lo abbiamo inglobato all’interno delle sequenze, tutto qui”.

UNA BUONA ESPOSIZIONE IN GERMANIA PUÒ RAPPRESENTARE LA CHIAVE PER FARE UN GRANDE SALTO IN AVANTI E, SICURAMENTE, IL VOSTRO SOUND HA LE CARTE IN REGOLA PER RISULTARE APPETIBILE A LIVELLO INTERNAZIONALE. COSA VI ASPETTATE PER IL FUTURO ?
“Ti ringrazio dell’osservazione; quello che abbiamo fatto dall’inizio della promozione di ‘Mythmaker’ per quanto riguarda i live, è stato cercare di riuscire ad avere delle possibilità di suonare in Germania ed in Europa in generale, staccandosi da quello che è l’etichetta di ‘gruppo locale’ in primis, e cercando di raggiungere un ambiente che sembra adatto alla nostra proposta musicale. Fino a dicembre abbiamo avuto diversi live, sia nazionali che internazionali (Germania, Austria) e alcuni nuovi devono essere confermati ma in cantiere; quello che ci aspettiamo è di avere la possibilità di poter suonare più possibile per promuovere ‘Mythmaker’ riuscendo ad organizzare date in maniera un po’ più semplice di come è successo finora, perché per adesso sembra un’impresa quasi impossibile. Inoltre è in cantiere anche nuovo materiale per un nuovo album, ma per ora nessuna scadenza”.

ULTIMA DOMANDA DI RITO: C’È QUALCOSA CHE NON VI ABBIAMO CHIESTO E CHE VORRESTE DIRE AI LETTORI DI METALITALIA.COM?
“Ringrazio di cuore MetalItalia.com per averci dato la possibilità di presentare ‘Mythmaker’ e per tutto quello che avete fatto e fate. Se chi sta leggendo avrà modo di dare un ascolto a Mythmaker e magari lo trovasse interessante, non esiti a contattarci per qualsiasi motivo, anche per un semplice saluto, lo apprezzeremo tantissimo”.

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.