“By The Shadows…”, ovvero il ritorno dei Trelldom, è un disco divisivo, almeno a leggere le prime opinioni in calce alle varie recensioni. D’altronde, è molto lontano dalla trilogia originale pubblicata negli anni ’90 (con un capitolo conclusivo nel 2007) e, soprattutto, indulge in territori abbastanza avantgarde, infilando nelle composizioni sassofono, partiture noise rock e molto altro.
Gaahl – che abbiamo incontrato via Zoom per un’intervista – si è tuttavia rivelato molto sicuro della nuova direzione della band.
Oltre a questo, abbiamo chiacchierato di presente e passato, con il nostro Kristian che ha mantenuto sempre un atteggiamento molto cordiale, ma anche molto fermo su determinati concetti: insomma si è posto – come spesso fa – utilizzando una dialettica asciutta (ma non sgradevole) e con una semplicità molto lontana da un certo tipo di contegno black metal, ma allo stesso tempo ha mostrato come il suo personaggio di ‘artista’ un po’ misterioso sia ancora molto importante per lui.
PERCHE’ ADESSO E PERCHE’ ORA? IL PROGETTO TRELLDOM E’ RIMASTO DORMIENTE PER UN BEL PO’, SE PENSIAMO CHE L’ULTIMO ALBUM, “TILL MINNE”, E’ DEL 2007…
– Riguardo alla questione del tempo, questo è il momento perfetto sia per me che per Stian (Kårstad, l’altro membro ormai storico della band, entrato nel 1997, ndr) per organizzare un ritorno. Siamo stati entrambi occupati con altre esperienze musicali, ma era arrivato davvero il momento.
Posso già dirti che stiamo già componendo e registrando il prossimo disco dei Trelldom.
MOLTO BENE! SE POSSO PERO’, PERCHE’ ALLORA NON NEL 2012 O NEL 2016? POSSO CAPIRE I VARI IMPEGNI, MA DICIASSETTE ANNI NON SONO PROPRIO POCHI…
– Capisco per il punto di vista dell’ascoltatore, ma io sono sempre al lavoro sulla mia musica (ride, ndr). Per me il tempo non ha molta importanza!
MUSICALMENTE QUESTO E’ UN DISCO MOLTO DIVERSO, SIA CONFRONTANDO I VARI PEZZI MA SOPRATTUTTO PARAGONANDOLO A QUANTO FATTO IN PASSATO. C’E’ UNA QUALCHE SPIEGAZIONE O E’ SEMPLICEMENTE SUCCESSO COSI’?
– Allora, non è così semplice: in parte il rinnovamento è voluto, ma non del tutto.
Molti elementi sono semplicemente nati quando abbiamo chiesto a Kenneth di entrare nel gruppo (Kapstad, altro turnista ‘di lusso’ di mille progetti norvegesi e non, in un ventaglio da Ihsahn ai Motorpsycho, ndr). Lo conosciamo dai tempi dei God Seed, ma come ben sai l’alchimia fra i vari musicisti influenza molto il risultato e così è stato. E’ così che dovrebbe essere, d’altronde!
L’album è risultato più oscuro di quanto pensassi e anche il contributo del sassofono è nato in itinere: abbiamo spedito alcune tracce a Kjetil (Møster, che già ha contribuito a registrazioni degli Enslaved, ndr) e sentito il risultato, abbiamo deciso che la sua presenza avrebbe dovuto essere molto più ampia e riguardare praticamente tutto l’album. E’ stato un evento un po’ inaspettato ma che ci ha soddisfatto tantissimo.
ANCHE IO DEFINIREI “BY THE SHADOWS” COME ‘OSCURO’. E’ ESATTAMENTE LA PRIMA PAROLA CHE MI E’ VENUTA IN MENTE, DOPO AVERLO ASCOLTATO. PERO’ E’ SI’ OSCURO, MA DIREI CHE DI BLACK METAL NON C’E’ TANTISSIMO… CHE NE DICI?
– (Ride,ndr) Ah, io suono semplicemente musica. Questi sono i Trelldom e il genere specifico non ha grossa importanza per me (ride ancora).
PERSONALMENTE LO RITENGO UN BEL PRODOTTO, MA COME LA METTIAMO CON CHI SI ASPETTA DA TE IL ‘CARO VECCHIO BLACK METAL’?
– Beh, io spero sinceramente che le persone abbiano uno spettro di gusti più ampio del black metal classico e di una sola forma di musica, ma se si aspettano quello che facevamo negli anni Novanta potrebbero rimanere delusi, questo è vero.
In quel senso però, non ho interesse a soddisfare gli ascoltatori dando loro ciò che vogliono. Infine, credo che ognuno possa decidere personalmente di che tipo di musica si tratta e cosa vogliono farci. Noi d’altronde non decidiamo nulla, semplicemente incanaliamo uno spirito musicale che è in qualche modo autonomo e superiore a noi.
VISTO CHE SIETE RITORNATI SULLA SCENA, RITORNERANNO ANCHE I VECCHI TITOLI?
– Sì, ristamperemo i vecchi dischi, ce ne stiamo occupando in questo periodo. Soprattutto la parte più oscura e sconosciuta in archivio.
Questo preciso momento non è ancora quello giusto perché distoglierebbe l’attenzione dal nuovo album o quello che stiamo registrando. L’anno prossimo però qualcosa uscirà, ovviamente ripresa dal nostro vecchio catalogo.
I TRELLDOM SONO ANCORA UNA BAND DA SALA PROVE IN QUALCHE MODO? COME LO SONO STATI UN TEMPO MAGARI?
– Molto è cambiato, questo è vero, semplicemente perché non viviamo più tutti nella stessa città e abbiamo vite molto differenti: gli altri hanno tutti figli, per esempio. Quindi quel tipo di situazione non è ripetibile, ma lavoriamo a distanza piuttosto bene e appena possiamo ci troviamo per fare qualche prova prima di registrare, è sempre utile per entrare nel ritmo giusto.
CHE CI DICI DELLA COPERTINA? E’ ALTRETTANTO OSCURA… E SECONDO ME SI AVVICINA DI PIU’ A QUANTO PROPONI CON WYRD PIU’ CHE CON I VECCHI DISCHI DEI TRELLDOM…
– (Ride, ndr) Non voglio entrare nei dettagli perché preferisco che sia la copertina stessa a parlare.
E’ opera di uno dei miei artisti preferiti, Alex Rose, a cui ho dato un input iniziale. La definirei però una collaborazione artistica: Alex ad un certo punto mi ha dato la possibilità di contribuirvi liberamente. Non voglio analizzarla più di tanto e rivelare le mie scelte: vorrei invece che diventasse un’esperienza per chi ascolta o chi la osserva.
COME CONSIDERI OGGI I PRIMI TRE DISCHI DEI TRELLDOM? COME LI VALUTI?
– Non ascolto mai i miei lavori una volta che sono usciti. Posso considerarli come opere che potenzialmente possono piacermi, ma come detto, non ascolto mai la mia musica, una volta pubblicata.
Cerco di focalizzarmi sul futuro e su quello che in quel momento sto producendo, scrivendo e cosa succederà in seguito. Sono però molto affezionato a quegli album, non fraintendermi. Il modo in cui sono nati e il modo in cui li abbiamo proposti dal vivo nel tempo li ha modificati, ma è giusto così.
QUINDI SUONERAI DAL VIVO NUOVAMENTE, A QUANTO VEDO, SIA CON TRELLDOM MA ANCHE CON ALTRI TUOI PROGETTI COME QUESTO…
– Sì! Con Wyrd abbiamo quasi tutto pronto tra l’altro. Manca solo la copertina, poi deciderà la label quando sarà il momento di farlo uscire.
Con i Trelldom stiamo facendo già qualche data, ma non sarà mai un tour. Qualche show qua e là nei contesti giusti. Siamo stati a Londra poco tempo fa, per esempio. Siamo più per occasioni di questo tipo, non tour lunghi, come detto, almeno non con Trelldom.
CHE TIPO DI SETLIST PROPONETE? ORA CON IL MATERIALE DEL NUOVO DISCO COSI’ DIFFERENTE DALLE VECCHIE CANZONI, POTREBBE ESSERE UNA SFIDA INTERESSANTE…
– Per ora voglio mantenere il focus sulla nuova musica, ma dipende anche da quanto tempo avremo e i contesti.
SEI UN ARTISTA ORMAI IN GIRO DA UN SACCO DI TEMPO. HAI VISSUTO IL CAMBIO DEL SISTEMA DISCOGRAFICO, IL MERCATO DEL DIGITALE, I NUOVI METODI DI REGISTRAZIONE E MOLTE ALTRE RIVOLUZIONI. COME L’HAI VISSUTO E COME LO VIVI ORA?
– Ci sono sempre vantaggi e svantaggi, come in moltissime cose. Riguardo alle registrazioni e alla produzione dei dischi, sono ancora molto affezionato alla vecchia scuola e cerco di evitare troppa produzione digitale, ma è anche vero che la tecnologia ci ha aiutato molto a produrre dischi a distanza e ridurre i tempi. Non mi dispiace nemmeno il mondo del digitale, finché le canzoni escono con lo spirito con cui erano pensate all’inizio!
RIGUARDO AL PUBBLICO? CONSIDERI LA TUA MUSICA APPETIBILE PER LE NUOVE GENERAZIONI?
– Non ci penso molto a dir la verità. Non penso mai davvero al mio pubblico, o meglio, non nel senso di capire chi siano di preciso (ride, ndr).
UN’ULTIMA CURIOSITA’… E I GOD SEED? FRANCAMENTE NON MI ASPETTAVO UN RITORNO DEI TRELLDOM, QUINDI A QUESTO PUNTO…
– Chi lo sa! In questo momento no, ma davvero, non escludo nulla per il futuro! Trelldom a dir la verità sarebbe sicuramente tornato. Il progetto, fin dall’inizio, è stato di produrre nove dischi. E’ sempre stato così. Almeno nove, a dir la verità, magari anche di più! Non ho fretta comunque, le cose accadono quando devono accadere!


