TRESPASSER – Mistica della rivoluzione

Pubblicato il 15/04/2026 da

Capaci di far coesistere istanze rivoluzionarie, simbologie bibliche e black metal belligerante in una miscela esplosiva, i Trespasser hanno passato la prova del fuoco del terzo disco a gonfie vele, coniugando tutto ciò con un gusto melodico azzeccato, con vaghi sentori est-europei: il loro “יְהִי אוֹר”, uscito lo scorso febbraio, richiama sin dal titolo il versetto biblico che esorta la luce ad esistere per volontà divina, ma nelle intenzioni del duo svedese esso diventa metafora per un risveglio – ateo – di coscienze e spirito combattente, proseguendo idealmente il discorso, musicale e di intenti, cominciato con il precedente  “ἈΠΟΚΆΛΥΨΙΣ”.
Abbiamo raggiunto XVI, mente e braccio della band (con il sodale Dräparn a dare invece voce al tutto) per qualche domanda sull’ultimo lavoro, sulle tematiche che incarna e sul senso di esse nella quotidianità contingente: ne è nato uno scambio profondo, sincero tanto nel trasporto dell’artista nel raccontare il proprio spirito di lotta quanto nel non nascondere le contraddizioni e le dicotomie del portare quello stesso spirito (ed il messaggio ad esso veicolato) all’interno di un genere come il black metal.
Buona lettura, tra esortazioni a rispolverare “Il Manifesto” di Marx/Engels in nome della coscienza di classe, esegesi bibliche, ideologie punk e riflessioni apocalittiche.

CIAO E BENVENUTI SU METALITALIA! “יהְִי אוֹר” VEDE LA LUCE IN UN MONDO ANCORA PIÙ BUIO DEL 2023, QUANDO È USCITO IL PRECEDENTE “ἈΠΟΚΆΛΥΨΙΣ” . QUANTO LA VOSTRA MUSICA SI È NUTRITA DI QUESTI CAMBIAMENTI?
– Ciao! Grazie per l’opportunità di poter spiegare ed approfondire le tematiche del nostro nuovo album!
Sono ovviamente convinto che il messaggio che portiamo sia ancora più importante e valido. Cantiamo della liberazione dell’umanità e della strada da costruire per arrivarci, dell’organizzazione e le divisioni di classe.
Non sono sicuro del fatto che gli ultimi tre anni abbiano influenzato direttamente il mio lavoro di scrittura, ma al tempo stesso sono la dimostrazione di quanto sia necessario lottare contro la società attuale, di stampo classista e patriarcale.

AVETE PRESENTATO IL NUOVO ALBUM COME “TEMATICAMENTE, UN’APPENDICE DEL NOSTRO ULTIMO LAVORO. UN VANGELO DELL’APOCALISSE. UN SECONDO AVVENTO. DOOM II”. PUOI DIRCI DI PIÙ SUL LEGAME TRA QUESTI DUE LAVORI, MUSICALMENTE E A LIVELLO DI TEMATICHE?
– Due delle canzoni di questo disco sono state scritte nelle sessioni che poi hanno portato ad “ἈΠΟΚΆΛΥΨΙΣ”, quindi stavano solo aspettando di essere registrate. Un’altra canzone era lì, mezza pronta, e mentre lavoravamo al disco ha trovato la sua forma finale.
A livello di testi, ho comunque continuato ad indagare passaggi dell’”Apocalisse” biblica per ispirazione, esattamente come l’album precedente.
Sia per liriche che per musica, quindi, abbiamo mantenuto le stesse suggestioni escatologiche, ed in questo caso ci siamo concentrati sulle dicotomie distruzione/creazione o potere dei lavoratori/cataclisma politico, cercando di mettere in correlazione certi aspetti della spiritualità cristiana come la conoscenza profonda di sé, l’illuminazione interiore e l’ispirazione divina con l’idea socialista di coscienza di classe, come tramite per trasformare masse disorganizzate in forze rivoluzionarie.

Tengo a precisare, comunque, che l’utilizzo del linguaggio e della dottrina cristiana è solo a livello tematico ed estetico: in nessun modo o forma voglio fare propaganda a certo ‘anarchismo cristiano’, o ritengo la religione cristiana ‘più anarchica’ di altre.
Semplicemente, sono nato e cresciuto nel clima religioso della Svezia (da cui poi mi sono distaccato), e di conseguenza sono sempre stato esposto, fin da piccolo, ad un certo tipo di narrazione o arte di tipo religioso: mi sento perciò pienamente in diritto – ed anche un po’ in dovere, a ben vedere – di rubare, dissacrare e re-interpretare questo tipo di immaginario fino a svuotarlo – perché no? – del proprio potere.
Un’altra cosa che mi sembra giusto specificare in questa sede è che l’apocalisse di cui parlo non è quella climatica: non sono tra quelli che pensano che la catastrofe climatica possa essere l’unica forza in grado di trascinare con sé aneliti rivoluzionari.
Il mio concetto di ‘apocalisse’ è più legato a quello di ‘rivelazione’ – un nuovo inizio, sociale e materiale: in questo senso per me l’apocalisse è l’alba della coscienza di classe e l’inizio di una rivoluzione sociale.

UNO DEGLI ASPETTI PIÙ AFFASCINANTI DI QUESTO ALBUM È, APPUNTO, LA SUA FORTE VENA MISTICA E SPIRITUALE, ED IL MODO IN CUI TEMATICHE RELIGIOSE E BIBLICHE DIVENTANO VEICOLO DI ISTANZE RIVOLUZIONARIE (MA IN UNA PROSPETTIVA ATEA), SPERANZA E LIBERTÀ, PUR RIMANENDO SEMPRE SALDAMENTE ANCORATE AL BLACK METAL. QUALI SONO STATE LE VOSTRE FONTI DI ISPIRAZIONE, PER MUSICA E LIRICHE?
– Beh, spero sia chiaro che pesco da un bacino ampio e variegato di risorse. Di solito le persone tendono a riconoscere, nella musica dei Trespasser, influenze di Marduk, Immortal, il melodic death svedese, ma anche Nile o varie band crust o hardcore.
Ovviamente ci sta, ma accanto a questo io ascolto anche un sacco di rap, pop, street punk – e anche tanta merda, a dire il vero.
Una buona canzone è una buona canzone punto e basta, e io ‘rubo’ l’ispirazione laddove trovo ci sia qualcosa interessante da prendere.
Certo, è semplice copiare un riff a una band metal, ma io trovo più interessante prendere una frase dal testo di una canzone pop, o trovare ispirazione in una barra rap o un intro punk rock: solitamente, la prova del fuoco per vedere se una parte di una canzone funzioni o meno, è capire se è divertente o meno da suonare. Se quella parte o quella canzone evoca ‘quel’ fuoco che fa bruciare il petto, accartocciare la faccia e battere forte il cuore.
Se, in nessun momento della fase compositiva, mi ritrovo a vagare per la stanza in preda a fomento rivoluzionario, vuol dire che non vale la pena lavorare su quella canzone.

Lo stesso vale per i testi: certo, è importante che siano coerenti e razionali, filosoficamente parlando… ma io direi che è più importante che possano suscitare ispirazione, che siano epici, vividi, evocativi.
Sta tutto nel trovare quella combinazione di parole che ti colpisce allo stomaco con meraviglia, stupore, consapevolezza e appunto ispirazione: ho scoperto che la Bibbia è piena di passaggi così, se uno si mette a cercarli.
La poetica biblica è stata usata, per troppo tempo e da un sacco di stronzi del sistema patriarcale, per mantenere le persone in riga, in soggezione e divise… E invece penso sia arrivato il momento di riprendersi quel potere e usarlo per qualcosa di migliore ed edificante, invece – insomma, addio e grazie per tutti quei passaggi lirici potentissimi!

IN TEMPI DIFFICILI E COMUNQUE BUI, È NECESSARIO CHE LA LUCE E LA SPERANZA BRILLINO PIÙ FORTI PER SOPRAVVIVERE ALL’OSCURITÀ. IL VOSTRO ALBUM HA IN SÉ QUESTA STESSA ESORTAZIONE, FIN DAL TITOLO.
COME MANTENETE QUELLA FIAMMA ACCESA NELLE VOSTRE VITE, E IN CHE MODO QUESTA ILLUMINA LA VOSTRA MUSICA, IL MODO IN CUI COMPONETE O LA PORTATE SU UN PALCO?
– Io vivo una vita privilegiata in uno stato dove il welfare funziona, e quindi ho tempo e spazio per creare bellissime fantasie su società utopiche in un futuro lontano.
Quindi, da una parte, la risposta su come faccio a tener viva quella fiamma di cui parli potrebbe essere l’escapismo: quando la realtà è troppo pesante, cerco di distaccarmene come posso attraverso l’arte e la letteratura, ma sinceramente in Svezia non vivo una situazione così difficile.
Le fondamenta del mio spirito rivoluzionario, in un certo senso, sono piuttosto nella solidarietà con chi è meno fortunato, ma se ci pensi bene è quasi offensivo che io sieda nella mia casa in Svezia e dica al resto del mondo “brillate e mantenete il vostro fuoco acceso”.

Al tempo stesso, per me lo ‘spirito rivoluzionario’ di cui parlavo è quasi come un atto di fede: non c’è nessuna prova che le teorie anarchiche funzionino, che l’uguaglianza su scala internazionale sia fattibile o che l’umanità possa coesistere in pace, no? Eppure ho scelto di credere nel fatto che quella stessa umanità abbia il potenziale per poter mettere in pratica tutto questo, prima o poi, e di conseguenza scelgo di credere che sia questa la via migliore per sopravvivere e prosperare.
Sono convinto che il capitalismo e la struttura gerarchica della società siano una sentenza di morte applicata in maniera solo più lenta del normale, e se vogliamo andare avanti prima o poi una società più giusta e uguale dovrà esistere – se vuoi, ci credo quasi in prospettiva teologica, come se l’empatia e la solidarietà, innate nell’umanità, siano le forze più potenti di essa.
Anche guardare tutto questo da una prospettiva storica mi aiuta: so che molte rivoluzioni hanno fallito, ma per esempio la Rivoluzione francese ci ha donato il bellissimo assioma della democrazia come valore supremo, quella russa ci ha regalato incredibili prodigi industriali e una velocità di sviluppo del tenore di vita mai visto prima, e così via… si tratta di continuare a camminare e lottare, un piccolo passo per volta, diffondendo questi ideali, avendoli ben saldi in noi stessi e accettando l’onore e l’onere di continuare a portarli avanti in nome di una rivoluzione sociale vera e possibile. Siate forti e orgogliosi di questo!

NEGLI SCORSI DECENNI, C’È STATO UN CONSIDEREVOLE AUMENTO DI TEMATICHE SPIRITUALI, MISTICHE O LEGATE ALLE FILOSOFIE ORIENTALI ALL’INTERNO DEL PANORAMA BLACK METAL, MESCOLANDOSI CON IL NICHILISMO, SATANISMO O ESISTENZIALISMO PROPRI DEL GENERE – QUASI COME SE CI FOSSE UNA TENSIONE VERSO ‘LA LUCE’ PERSINO IN UN GENERE COSÌ PROFONDAMENTE DEVOTO ALL’OSCURITÀ. QUAL È IL TUO PUNTO DI VISTA IN MERITO?
– Non è che abbia proprio un’opinione definita in proposito, perché non è che mi senta parte di quella determinata scena o abbia davvero il polso di cosa succede all’interno di essa.
Ma forse, in linea generale, questo tipo di scene musicali sembra si stia sviluppando, con il tempo, in maniera più eclettica man mano che si va avanti: vengono inglobate nuove influenze, nuovi contenuti tematici, nuove estetiche – si evolve, come succede per la maggior parte delle sottoculture.
Detto questo, io credo che un certo tipo di spiritualità e misticismo (anche nelle loro varianti più orientali) siano parte della musica black metal fin dal principio.
Quando si parla della scena ‘true’ black metal , penso che sia uno dei generi più conservatori, ipocriti e rigidi in circolazione, e non posso dire di aver notato una tendenza verso una ‘nuova illuminazione spirituale’, ultimamente. Quello che vedo è invece la solita roba da ‘aspiranti cattivi’ mescolata a un miscuglio pacchiano e un po’ imbarazzante di estetica bellica e machista. Che noia…

Almeno sembra che, invece, la parte più ‘di sinistra’ se la stia cavando abbastanza bene: sento parlare di nuovi festival, di nuovi podcast e di nuovi blog che mi contattano per interviste, quindi è davvero incoraggiante vedere che sembra ci sia ancora slancio nella comunità metal estrema di sinistra (quello che viene definito RABM, ‘Red and Anarchic Black Metal’, ndr).
Ma anche nella ‘mia’ parte della scena metal sembra esserci una buona dose di rigurgito di vecchi cliché e slogan. E anche, di solito, una distanza ironica: si cerca di dare una svolta satirica o un umorismo autoironico alla propria visione politica, cosa che mi stanca molto.
Invece vorrei dire a quelle persone: osate essere seri, osate essere innovativi, osate essere irriverenti. Cercate di sfidare voi stessi e il vostro pubblico, almeno un po’.

LA MUSICA DEI TRESPASSER POTREBBE ESSERE DESCRITTA COME UN BEL MIX DI BLACK METAL, ATTITUDINE PUNK E BLACK’N’ROLL, TENDENZE MISTICHEGGIANTI E UNA FORTE VOCAZIONE POLITICA. DOVE COLLOCHERESTI LA TUA BAND ALL’INTERNO DELLA SCENA BLACK METAL DI CUI PARLAVAMO POCO FA E ALL’INTERNO DEL CIRCUITO UNDERGROUND ESTREMO IN SENSO PIÙ AMPIO?
– Considero la comunità black metal di sinistra separata dal ‘mondo black metal’ di una volta.
Nella nuova scena black metal/punk di sinistra, i Trespasser hanno un loro spazio, e ci sembra di essere abbastanza apprezzati per quello che facciamo, abbiamo una nicchia, un pubblico che capisce quello che facciamo – per esempio, le campagne di beneficenza per la situazione in Rojava hanno generato effettivamente un buon risultato.
Nella ‘vecchia’ scena black metal, quella se vuoi più rivolta a tematiche sataniche, credo che invece siamo totalmente sconosciuti: non credo che un fan qualsiasi degli Arckanum sappia nemmeno che esistiamo.
Se stai ascoltando i nuovi brani dei Wagner Ödegård, è praticamente impossibile che tu possa ascoltare subito dopo un pezzo dei Trespasser. Credo che ci sia una barriera quasi invalicabile tra la vecchia scena black metal e quella nuova di sinistra, almeno da una parte verso l’altra.
La maggior parte dei black metaller della vecchia scuola è piuttosto allergica a qualsiasi cosa venga considerata – o etichettata – come politica, quindi non ci provano nemmeno ad approfondire un gruppo come il nostro. Quello che viene definito come ‘true’ black metal è un gusto così raffinato e delicato che anche il più sottile cambiamento di sfumatura può sconvolgere completamente il palato.

Dall’altro lato, invece, abbiamo la perenne domanda “è fascista?”, che è comunque divisiva e può essere anche piuttosto aggressiva ed esclusiva. Credo che si diventi piuttosto ignoranti e ristretti di vedute se si consuma solo la cultura con cui si è d’accordo. Se si vuole andare oltre, e se l’obiettivo è quello di arrivare anche nella scena black metal old-school ‘apolitica’ o anche di destra, dobbiamo imparare meglio il modo in cui farlo, ma non credo che sia questo ciò che la maggior parte delle band e delle persone nella scena RABM stia cercando di fare.
Penso solo che la maggior parte delle persone che si avvicinano alla scena black metal dichiaratamente antifascista abbiano trovato un nuovo strumento interessante da sperimentare e, come bonus, far incazzare qualche idiota di destra.
I Trespasser cercano di fare entrambe le cose: vogliamo sia essere considerati ‘black metal’ mentre facciamo a pezzi i testi sacri, e allo stesso tempo vogliamo forgiare nuove connessioni neurali nel cervello di amici e nemici.

IL MONDO, AL GIORNO D’OGGI, È SEMPRE PIÙ POLARIZZATO – NELLE OPINIONI, NELLE PAROLE E NELLE AZIONI – SIA A LIVELLO GEOPOLITICO MONDIALE, MA ANCHE ALL’INTERNO DEL MONDO METAL. COME LA VEDI TU? IN CHE MODO QUESTO INFLUENZA LA VOSTRA MUSICA O IL VOSTRO ESSERE MUSICISTI?
– A proposito di questo, personalmente non credo che la provocazione diretta e senza fronzoli sia una buona strada politica: nessuno cambierà la propria posizione o le proprie azioni, se viene intimidito dalla satira o dalla provocazione; non si può costringere qualcuno a pensare come vuoi tu.
Detto questo, la polarizzazione a livello politico è un bene! C’è un nemico, chiaramente, e quel nemico non rinuncerà al suo potere di sua spontanea volontà. Quindi la polarizzazione non è una scelta, è un dato di fatto.
Ma… Molti lavoratori oggigiorno si attestano, in termini di adesione politica e polarizzazione, lungo linee sbagliate e fantasiose. Rileggete “Il Manifesto” (del Partito Comunista, di Karl Marx e Friedrich Engels, ndr) e per favore, rendetevi conto di chi è il vero nemico, compagni!

Ma sì, una delle principali preoccupazioni dei Trespasser, oltre alle campagne di raccolta fondi e al sostegno economico a chi lotta, è ovviamente quella di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle differenze di classe. Il nostro album “ἈΠΟΚΆΛΥΨΙΣ” parla proprio di questo: apocalisse, quindi rivelazione, che diventa poi realizzazione e infine coscienza di classe.
Ed il nostro nuovo lavoro, “יהְִי אוֹר”, parla delle stesse cose: capire chi è il vero nemico e rendersi conto che è più debole di noi – mi riferisco ovviamente ai proprietari del capitale.
Noi siamo i lavoratori, e senza lavoro non c’è capitale, quindi abbiamo il potere di togliere loro il tappeto da sotto i piedi, se tiriamo tutti insieme.

LA VOSTRA MUSICA HA SEMPRE AVUTO QUESTA SORTA DI URGENZA NEL RISVEGLIARE MENTI E INCITARE ALLA RIVOLUZIONE CONTRO SISTEMI OPPRESSIVI, E PIÙ IL MONDO PEGGIORA (TRA PANDEMIE, GUERRE, DERIVE AUTORITARIE, SFRUTTAMENTO), PIÙ QUESTA URGENZA DIVENTA PRESSANTE. VI SENTITE MAI SOPRAFFATTI DA QUESTA SITUAZIONE, COME SE TUTTO FOSSE ‘TROPPO’?
– Sì, certo – ma allo stesso tempo: assolutamente no!
Ci si sente sopraffatti solo quando si pensa di dover fare tutto da sé, e che tutto debba essere pronto per il giorno dopo, metaforicamente parlando.
Quello che dico sempre è: trovate rifugio e conforto nei vostri compagni e nella famiglia che scegliete. Trovate rifugio e conforto nella vostra storia e nella storia della lotta di classe. Trovate rifugio e conforto anche nell’inevitabile, perché dobbiamo fare di meglio o presto staremo più qui a parlarne. Non c’è futuro per il genere umano senza una società equa ed attenta all’ambiente.
Unirsi alla lotta, anche nei più piccoli dettagli della vita quotidiana, vuol dire entrare a far parte di una lunga e gloriosa tradizione di resistenza contro l’oppressione dell’anima, della mente e del corpo umano.
Per citare una nostra canzone, “A Duty and an Honour”: “Know that you’re not alone / In this congregation we walk hand in hand / In this church every promise to god / Is overruled by a promise to man // Let us prepare! / To bring back our desire to fight / To accept this duty and honour / To accept this historical plight”.

ESSENDO UNA BAND DAL DICHIARATO MESSAGGIO POLITICO, AVETE MAI AVUTO PROBLEMI IN MERITO, PER ESEMPIO DURANTE I TOUR?
– No, e da una parte mi dispiace davvero per questo, perché significa solo che stiamo diffondendo il nostro messaggio a persone che già lo condividono. Il che, in teoria, è l’antitesi della politica.
In questi casi ci sembra di essere in una sorta di gruppo di riflessione o meditazione collettiva o gruppo di supporto, perché il ritrovarsi insieme serve a capire che non si è soli, ma al contrario si appartiene ad una comunità, e che solo insieme possiamo avere le forze per andare avanti: non è un male, anzi, ma in questo modo il nostro messaggio non arriva a nessuno di nuovo, no?
Forse un concerto non è il posto giusto per fare questo tipo di proseliti, non lo so – ma allora qual è il luogo ‘giusto’?
Sono sempre combattuto tra il desiderio che i nostri concerti siano comunque spazi ‘sicuri’ e la voglia che invece diventino, d’altra parte, campi di battaglia, ma non possono davvero essere entrambe le cose – oppure si?

A PROPOSITO DI CONCERTI E TOUR, AVETE QUALCOSA IN PROGRAMMA PER IL FUTURO?
– Seguiteci sui nostri canali social per questo tipo di aggiornamenti!

PER CONCLUDERE, SE CIASCUNO DEI VOSTRI IDEALI SI REALIZZASSE E DIVENTASSE IL FONDAMENTO PER LA SOCIETÀ IN CUI VIVIAMO, SE IL MONDO DIVENTASSE DAVVERO UN POSTO MIGLIORE, PENSI CHE UN GRUPPO COME I TRESPASSER CESSEREBBE DI AVERE SENSO?
– (Ride, ndr) Hai appena definito il fine ultimo del punk: in un mondo perfetto, non ce ne sarebbe alcuno. Grazie per l’intervista!

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