TRICK OR TREAT – Tra spavento e risate

Pubblicato il 22/07/2025 da

Dopo aver parlato con entusiasmo del nuovo lavoro in studio ad opera dei power metaller emiliani Trick Or Treat, siamo qui oggi per riportarvi qualche breve testimonianza da parte del loro frontman e fondatore Alessandro Conti, divenuto già da tempo una figura piuttosto importante all’interno della scena power internazionale, non solo grazie alla sua militanza nella band di cui parliamo oggi, ma anche per via della sua presenza in pianta stabile negli svedesi Twilight Force, nonché del suo trascorso come cantante della versione dei Rhapsody di Luca Turilli.
Ovviamente, il tono dell’intervista è risultato sempre molto scherzoso e positivo, complici anche i numerosi riferimenti di stampo nerd volti a colorare non solo il recentissimo “Ghosted”, ma anche tutte le argomentazioni ad esso associate. Buona lettura!

CIAO ALESSANDRO, PRIMA DI ENTRARE NELLO SPECIFICO DI “GHOSTED”, TI FACCIO PRESENTE CHE CHI SCRIVE VI HA VISTO LA PRIMA VOLTA DAL VIVO DI SPALLA AD HELLOWEEN E STRATOVARIUS, NEL TOUR DI “TIN SOLDIERS”. PER QUESTO, VEDERVI OGGI AL SETTIMO ALBUM (OTTAVO, SE CONTIAMO RE-ANIMATED) FA UN CERTO EFFETTO.
CON CHE PAROLE DESCRIVERESTI IL PERCORSO DI MATURAZIONE CHE AVETE SVOLTO, COME BAND, NEL LASSO DI TEMPO INTERCORSO?
– Ciao! Fa un certi effetto pensare che son passati tantissimi anni da quando ci siamo formati, e quello con Helloween e Stratovarius fu il nostro primo tour europeo. In vent’anni abbiamo capito come muoverci un po’ meglio nel music business, a rendere quella che è una passione non solo divertente, ma anche professionale e sostenibile economicamente.

SONO IN TANTI A ETICHETTARE GLI ULTIMI DUE ALBUM COME I MIGLIORI CHE AVETE MAI PRODOTTO, ANCHE PER VIA DI QUEL TONO ‘SPOOKY’.
NATURALMENTE SUBENTRANO I GUSTI, MA TU, PERSONALMENTE, COME LI COLLOCHERESTI ALL’INTERNO DELLA DISCOGRAFIA, SECONDO LE TUE PREFERENZE E L’ESPERIENZA VISSUTA CON ESSI?
– Sono molto felice di questo! In ogni album cerchiamo di fare del nostro meglio, il che significa che abbiamo sicuramente accumulato esperienza, ma abbiamo ancora una buona dose di ispirazione spontanea; soprattutto con “Ghosted”, abbiamo voluto aumentare i riferimenti e le atmosfere spooky che sono proprie anche del nome e del tono della band.
Questo ci permette di avvertire il nostro sound come più personale e identificativo, rispetto magari ad altre band del nostro genere, e credo sia un plus che porteremo avanti.

PARLANDO DI “GHOSTED”, HO APPREZZATO PARTICOLARMENTE IL COMPARTO MUSICALE, MA ANCHE LA VOLONTÀ DI DOTARE OGNI BRANO DI UN TEMA SPECIFICO DI DERIVAZIONE VIDEOLUDICA, CINEMATOGRAFICA E QUANT’ALTRO, COME ANCHE SCRITTO IN SEDE DI RECENSIONE. COME AVETE SCELTO GLI ARGOMENTI DI CUI PARLARE?
– Sì, diciamo che, a parte un paio di casi, è una raccolta di tributi alle tematiche che ci hanno appassionato di più nel corso della vita, soprattutto da adolescenti, e quindi i nostri film, fumetti o videogiochi preferiti.
Nel caso di “Ghosted” ha tutto una declinazione tendente all’horror, ma non vuole discostarsi troppo da quello che abbiamo sempre fatto, ripensando anche a quanto fatto con l’anime de “I Cavalieri Dello Zodiaco” o al doppio album sul romanzo “La Collina Dei Conigli”, anch’essi nati come autentici tributi a grandi opere che ci hanno appassionato.

A COROLLARIO DELLA DOMANDA PRECEDENTE, COME AVETE ADATTATO IL SONGWRITING ALLE SUDDETTE TEMATICHE?
– Sicuramente enfatizzando le tematiche dei testi e trasponendole in musica, mettendo al centro delle soluzioni musicali le atmosfere horror di cui parlavamo poco fa, senza lesinare su qualche easter egg volto a condire il tutto, come ad esempio il tema del celebre film degli anni ’80 “Nightmare On Elm Street” in “Bitter Dreams” con la filastrocca delle bambine, e tanti altri che non svelo, in quanto abbiamo piacere vengano scovati spontaneamente dagli ascoltatori.

SE TU DOVESSI SELEZIONARE UNO O PIÙ PUNTI SALIENTI DELL’ALBUM, QUALI SAREBBERO?
– Senza dubbio “Ghosted” per la tematica centrale e per l’incipit che ha dato all’album, “Dance With The Dancing Clown” per le atmosfere allegre e, nel contempo, spaventose che si sposano benissimo con questa fase della nostra carriera, e aggiungerei anche “Make A Difference”, la canzone più old-school dell’album, che vuole fungere anche da connessione tra il vecchio e il nuovo, per quel che ci riguarda.

UNA CARATTERISTICA CHE MI HA SORPRESO È LA NOTEVOLE VARIETÀ CHE SI PUÒ RISCONTRARE ALL’INTERNO DELLA SCALETTA, IN QUANTO OGNI BRANO RISULTA RICONOSCIBILE E UNICO, ANCHE DAL PUNTO DI VISTA STILISTICO.
È UN DETTAGLIO CUI AVETE VOLUTO DARE IMPORTANZA O È VENUTO SEMPLICEMENTE SPONTANEO?
– Diamo grande importanza a questo, e abbiamo una regola non scritta che stabilisce che, al momento di comporre un nuovo album, tutti devono scrivere almeno una canzone, proprio per dare il giusto spazio a tutti e favorire una adeguata varietà nel songwriting.
Naturalmente, Dario (Capacci, batterista, ndr) è stato esentato da questa regola in quanto ultimo entrato, ma sul prossimo album si dovrà dare da fare!

LA MIA PREFERITA, PUR TENDENDO SOLITAMENTE A PREDILIGERE I BRANI PIÙ TIPICAMENTE POWER METAL, È “RETURN TO MONKEY ISLAND” CON OSPITE IL BUON CHRIS BOWES. IN RECENSIONE HO RICONOSCIUTO CHE SEMBRA QUASI CUCITA SU MISURA, COME SE SI TRATTASSE EFFETTIVAMENTE DI UN PEZZO DEGLI ALESTORM. IN QUESTO CASO SPECIFICO, QUALE È STATO IL PROCESSO CON CUI È STATA REALIZZATA?
– In effetti è proprio così! Ho pensato al pezzo in questione dopo molte date fatte in giro per l’Europa in compagnia degli Alestorm, con cui abbiamo avuto modo di legare molto, senza contare che “Monkey Island” della Lucasarts è una delle mie saghe videoludiche preferite di sempre: ho pensato quindi che potesse risultare un’ottima opportunità per coinvolgere Chris.
Abbiamo buttato giù una bozza della canzone su cui poi abbiamo avuto modo di lavorare; credo sia un pezzo un po’ diverso rispetto al nostro andamento, ma trovo possa essere un ottimo punto d’incontro tra il nostro sound e quello degli Alestorm.

AVETE AVUTO VARI OSPITI NEL CORSO DELLA CARRIERA, INCLUSA GENTE COME TONY KAKKO E IL COMPIANTO ANDRE MATOS, MA C’È QUALCUNO CON CUI ANCORA NON AVETE COLLABORATO E CHE VORRESTE UN GIORNO FAR FIGURARE ALL’INTERNO DI UN ALBUM?
– In passato abbiamo cercato di coinvolgere i nostri idoli, o comunque delle figure dalla forte influenza, per un fatto di gratificazione personale ma anche di promozione del disco: ricordo, per esempio, che “Tin Soldiers” ebbe un buon successo in Giappone grazie alla presenza di Michael Kiske, che cantava in due canzoni, peraltro in un momento storico in cui si era allontanato dal metal.
Ora il lato commerciale ha un peso molto minore e di fatto, quando c’è una guest, è perchè risulta funzionale alla riuscita del brano: per esempio Adrienne Cowan (Avantasia, Seven Spires, ndr), oltre ad essere un’amica, era perfetta per interpretare la moglie di Dracula in “Bloodmoon”, canzone dedicata a “Castlevania” (videogioco di lungo corso da cui è stata anche tratta una serie tv, ndr).
Quindi, non so a chi ci rivolgeremo in futuro per i nuovi brani, ma se ci sarà un ospite vorrà dire che era la persona giusta per impreziosire quello specifico pezzo.

IN TANTI LAMENTANO IL FATTO CHE, PER MOLTE FORMAZIONI POWER METAL, L’ELEMENTO GIMMICK SEMBRA AVER SUPERATO QUELLO MUSICALE. DISCORSO CHE NON VALE PER VOI, IN QUANTO È OPINIONE COMUNE CHE LA MUSICA VENGA SEMPRE AL PRIMO POSTO NEI VOSTRI ALBUM, A PRESCINDERE DAGLI ORPELLI ESTETICI E TEMATICI. TI CI RIVEDI IN QUESTE CONSIDERAZIONI?
– La musica deve essere al centro della stesura di un disco e sono dell’idea che più il lato prettamente gimmick è spinto, più la qualità della musica dovrà essere elevata e funzionale all’aspetto e alla lore della band per risultare credibile.
Purtroppo o per fortuna, la verità è che la musica da sola, senza un’identità precisa anche visiva da parte di una band, tende a fare tanta fatica in più ad emergere, rispetto a una ventina di anni fa, per esempio, ma sono abbastanza sicuro che nessuna band penosa diverrà esageratamente famosa perché magari indossa dei bei costumi, se poi la musica è pessima.

SECONDO TE, DA APPASSIONATO OLTRE CHE CANTANTE, È UN MOMENTO FLORIDO PER IL POWER METAL?
– Sì e no: ci sono nuove realtà  molto interessanti che stanno andando forte, come per esempio Beast In Black, Wind Rose e tanti altri, e mi ci metto anche io con i Twilight Force, tutte band relativamente giovani, che se non fanno passi falsi hanno speranza di diventare molto importanti.
Allo stesso tempo, tanti mostri sacri sono ancora ad alti livelli e producono ancora buoni dischi dopo decadi e quindi, in linea di massima, ti dico di sì.
Rimane però sempre un genere un po’ di nicchia rispetto ad altri; c’è però anche da dire che la musica rimane comunque sempre abbastanza ciclica, e dopo un certo numero di anni ci sono delle impennate di interesse.

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.