UNAUSSPRECHLICHEN KULTEN – La malvagità al femminile

Pubblicato il 08/10/2017 da

Ci sono interviste che rimangono fredde, formali, scolastiche. Un po’ ingessate, dove i musicisti si raccontano, ma senza esprimere tutto quello che c’è da dire sulla loro musica e le idee che li guidano. Come se ci fosse della ritrosia a svelare di sé quello che il pubblico vuole conoscere, o semplicemente manca la capacità di spiegare se stessi se non attraverso la propria arte. Oppure, ancora, manca vero interesse ad approfondire quando si deve provare a diffondere il proprio verbo al di fuori di chi già ha che fare con quanto si propone. Poi arriva un gruppo come gli Unaussprechlichen Kulten e ci si ritrova ad avere a che fare con personaggi guidati da un entusiasmo inesauribile, che fanno entrare pienamente nel proprio mondo e racconterebbero il loro amore per il death metal, Lovecrat, tutto ciò che ruota attorno alla band, per una notte intera. Si viene travolti da una passione esagerata, positiva, che è poi il carburante più pregiato di chiunque si dedichi a una musica lontano dal successo commerciale e che poco può dare a chi la pratica in termini meramente economici. Vista la qualità, veramente alta, dell’ultimo “Keziah Lilith Medea (Chapter X)”, speriamo che questi barbari cileni, raffinatisi esponenzialmente nel loro ultimo album, riescano a entrare nelle orecchie di numerosi extreme metaller italiani: se lo meritano.

CON “KEZIAH LILITH MEDEA (CHAPTER X)” VI SIETE MOSSI VERSO UNA FORMA PIÙ COMPLESSA DI DEATH METAL, SENZA ABBANDONARE LA STRADA PRECEDENTE, NELLA VENA DELLE SONORITÀ OLD-SCHOOL. LE CANZONI SONO DIVENUTE PIÙ LUNGHE, IL RIFFING DI CHITARRA È MOLTO DETTAGLIATO, IL SUONO SI È RIPULITO E LE STRUTTURE APPAIONO PIUTTOSTO ELABORATE. CHE COSA HA PORTATO A QUESTA EVOLUZIONE?
-E’ molto difficile per me vedere i cambiamenti o l’evoluzione della band, per me è solo un nuovo album, so che siamo migliorati negli aspetti tecnici, ma siamo rimasti all’interno degli stretti margini che il death metal ci concede. Faccio due considerazioni. La prima, è che il suono di quest’ultimo album è più sporco, ma l’esecuzione è più pulita, le chitarre sono molto più ‘increspate’, anche se abbiamo mantenuto la tipica pesantezza del death metal americano. La seconda attiene alla composizione, c’è più densità, più particolari inseriti, ci vuole un tempo maggiore per digerire e capire alcuni passaggi.

IN PASSATO, SUONAVATE CANZONI BREVI E GLI ALBUM FINIVANO IN MENO DI MEZZ’ORA. ORA ARRIVATE ANCHE A SETTE MINUTI DI DURATA PER SINGOLO BRANO, COME ACCADE PER “FIRMA EL LIBRO DE LA MUERTE”. COME VI SENTIVATE QUANDO AVETE COMINCIATO AD ANDARE IN QUESTA DIREZIONE NEL PROCESSO DI SCRITTURA?
-Ciò è accaduto molto spontaneamente in sala prove, per la traccia che hai citato ci siamo trovati ad avere per le mani una lunga introduzioni, un finale prolungato, i minuti si sono aggiunti gli uni sugli altri senza che neanche ce ne accorgessimo. Alla fine, ci siamo accorti che avevamo bisogno di un finale così lungo e ipnotico e così si spiegano i sette minuti del pezzo!

UN GROSSO CONTRIBUTO ALLA COMPLESSITÀ E RICCHEZZA DEL SUONO LO DANNO LE LINEE DI BASSO. SPESSO IL BASSO EMERGE RISPETTO ALLE CHITARRE, PROPONENDOSI SU SCHEMI INUSUALI. COME È CAMBIATO L’USO E IL CONTRIBUTO DATO DA QUESTO STRUMENTO ALLA VOSTRA MUSICA?
-Di tutta la scrittura delle parti di basso si è occupato il nostro bassista Namru Impetradorum Mortem, una volta che gli ho presentato le linee melodiche delle chitarre lui ha proposto le sue per il basso, le abbiamo leggermente adattate in sala prove e siamo giunti al risultato finale. E’ un grande musicista e dà una forte impronta al nostro sound.

INOLTRE, LA PRODUZIONE E’ MOLTO MIGLIORATA RISPETTO AL PASSATO. CHE COSA AVETE CAMBIATO NEL LAVORO IN STUDIO DI REGISTRAZIONE?
-Abbiamo utilizzato strumentazione di migliore qualità, abbiamo curato meglio l’amplificazione dei singoli strumenti e ci siamo presi molto tempo per la composizione e le prove. Abbiamo lavorato di fino e con grande attenzione su ogni aspetto.

NELL’ARTWORK SONO DIPINTI MOLTI SOGGETTI, TUTTI ASSIEME SEMBRANO COMPORRE UNA SPECIE DI ALLEGORIA. PUOI SPIEGARCI IL SIGNIFICATO RACCHIUSO NEL DIPINTO DI COPERTINA?
-Il quadro utilizzato per la copertina è un dipinto a olio dell’artista cileno Rodrigo Pereira Salvatierra, ha catturato l’essenza cupa e corrotta che volevamo dare alla parte grafica. L’immagine rappresenta la scena finale del racconto di Lovecraft “I Sogni Nella Casa Stregata”. Portati in una prospettiva più ampia, i due gufi sono una metafora di Lilith, le due streghe completano la trilogia.

NELL’ALBUM PARLATE DEGLI ABUSI E DELLE PERSECUZIONI SUBITE DA MOLTE DONNE DURANTE L’INQUISIZIONE. PERCHE’ AVETE SCELTO DI PARLARE DI QUESTO ARGOMENTO?
-E’ una tematica negativa ed oscura che si adatta perfettamente a un disco death metal. C’è molto marciume in quelle vicende, dovuto non solo al disprezzo che c’era all’epoca nei confronti delle donne (definite ‘animali impuri’ dai testi medievali). Come afferma la presentazione del disco nel booklet: “Questo capitolo è ispirato dalle donne, le persecuzioni contro di loro perpetrate dalla Santa Inquisizione, il loro ruolo essenziale nei miti e nelle leggende, il loro posto nel Sabba delle Streghe, la profonda paura che instillavano nell’umanità come streghe”. Gli antichi culti pagani attribuivano una forte rilevanza alle donne dal punto di vista spirituale, per quanto nell’Europa medievale, fra le altre cose, l’accento sulla divinità e castità delle donne, l’esaltazione di maternità e della verginità come uniche qualità consentite alle donne (in analogia alla Vergine Maria) creano un’ombra, un’immagine speculare, un principio opposto. La repressione della sessualità e la negazione della Sorella Mistica hanno tenuto in incubazione un’immagine sinistra, misteriosa e malvagia della donna. L’immagine della strega nella letteratura classica risponde sempre a un archetipo minaccioso: Circe la seduttrice, Medea l’assassina, Canidia e Sagana, narrate da Orazio. Queste ultime vagano ricoperte dai vermi presenti nel terreno utilizzato per le sepolture, si incontrano di notte in un luogo solitario, coi loro artigli dilaniano un agnello nero e mentre lo divorano invocano gli dei di Averno. Queste immagini letterarie hanno ispirato la figura delle streghe medievali. Pensa a Walpurga Hausmannin, giudicata colpevole di stregoneria e giustiziata nel 1587, che sotto tortura è arrivata a confessare di avere avuto rapporti sessuali con il Demonio, di aver stipulato un patto con lui e di aver commesso atroci crimine istigata dal Diavolo, nel suo lavoro come ostetrica, come l’aver schiacciato crani di bambini e bevuto sangue umano. Le streghe hanno ispirato tantissimo anche il lavoro di Lovecraft, molti sono i riferimenti nelle sue opere alle streghe di Salem, non manca di ricordare come per lungo tempo la stregoneria fosse considerata una minaccia reale. I tre assassini bambini che danno il titolo al disco, la Keziah (Nahab) di Lovecraft, la Lilith mesopotamica e la greca Medea sono solo un esempio della tradizione oscura connessa alla figura femminile. I nomi di ciascuna canzone rimandano alle formule che nei racconti di Lovecraft servivano per diventare delle streghe, descritte nel Compendium Maleficarum e coerenti con quanto scritto nei Malleus Maleficarum.

CHE COSA VI RICORDATE DEL VOSTRO PRIMO TOUR EUROPEO NEL 2014, QUANDO SUONASTE ANCHE AL RINOMATO KILL-TOWN DEATH FEST?
-A dire il vero era il nostro secondo tour europeo, ci eravamo recati in Europa anche nel 2011. Il tour del 2014 fu possibile grazie a Roadmaster Booking e Fornikator Prod., che collaborarono assieme in quella occasione. Riuscimmo a non spendere nulla per gli alloggi e i viaggi, vendemmo molta roba in merchandise, riuscimmo a ricavare parecchio denaro da quel tour. La prima parte del tour comprese quindici date assieme a Incarceration e Zombiefication. Suonammo a Firenze, Milano, Praga, Szczecin in Polonia, Berlino Kiel, Amburgo e Wermelskirchen in Germania, Tilburg nei Paesi Bassi, Deinze in Belgio, Oslo, Umea, Stoccolma e Goteborg in Svezia e Copenaghen. In alcuni paesi abbiamo diviso il palco con band molto interessanti, come gli italiani Voids Of Vomit, che hanno un bel suono americano ma sono più marci e dal vivo hanno un’energia devastante! A Copenaghen siamo rimasti ammirati dallo show dei Dead Congregation, inoltre abbiamo suonato assieme ai Purgatory e due volte in Germania con gli Incantation. La seconda parte del tour ci ha visto esibirci per sette date nella penisola iberica, con i Decapitated Christ. Abbiamo toccato Barcellona, Bilbao, Vigo, Salamanca, Madrid, Valencia e infine Benavente, in Portogallo. I Decapitated Christ ve li raccomando, mischiano il Bolt Thrower-sound con il brutal death. La cosa più importante che abbiamo imparato in quel tour è che l’underground si regge sulla fiducia reciproca. Nessun contratto internazionale, garanzie o altre cose simili. Solo fiducia e rispetto fra tour manager, promoter e band. Devi avere il massimo rispetto di chi ti sta di fronte e pretenderlo tu a tua volta dai tuoi interlocutori.

SE DOVESSI TRACCIARE UN BILANCIO DELLA VOSTRA CARRIERA FINO AD OGGI, QUALI PENSI SIANO STATI I RISULTATI RAGGIUNTI FINORA?
-Non parlerei di risultati o obiettivi raggiunti. Abbiamo conosciuto molti amici, viaggiato tanto, ma non vediamo la nostra attività come uno sport, dove miri a dei risultati precisi. Registrare e suonare la nostra musica significa già tantissimo per noi. Se dovessi dirti che cosa ci ha portato le maggiori soddisfazioni, nominerei l’aver suonato assieme ad alcuni dei nostri idoli, come Sadistic Intent, Immolation, Incantation, Mortem, Grave e ce ne sarebbero molti altri da elencare.

CHE COSA SIGNIFICA PER VOI IL TERMINE DEATH METAL? QUALI SONO LE QUALITÀ PIÙ IMPORTANTI CHE ASSOCI A QUESTA DEFINIZIONE?
-Il death metal è il mio genere di musica preferito, non saremmo capaci di comporre nient’altro che non fosse death metal. Per noi è il perfetto insieme di brutalità, oscurità e putrefazione, che non puoi trovare in nessun altro tipo di musica, o almeno non in questa quantità e nelle giuste proporzioni come avviene per il death metal!

QUAL È LA SITUAZIONE PER LA SCENA METAL IN CILE? QUALI SONO LE BAND CHE MERITANO LE MAGGIORI ATTENZIONI?
-C’è molta effervescenza, ci sono tante band, fan e magazine che si occupano di metal nel nostro paese. Certo, la sovrabbondanza di gruppi provoca la nascita di tante compagini mediocri, ma non è il caso che gli diamo attenzione, concentriamoci sulle band migliori! Andando in ordine cronologico, assieme a noi sono partiti Godless, Demonic Rage, Diabolical Messiah, Force of Darkness, Slaughtbbath, Ejecutor, che fin dal principio si sono dedicate a suoni molto oscuri senza rispondere ad alcun trend. Non dimentichiamoci Hades Archer, Atomicide, Miserycore, anche loro molto validi. Ma non è tutto, perché tra i ragazzi più giovani, direi un paio di generazioni dopo la nostra, c’è un fiorire di act di tutto rispetto. Te ne elenco alcuni: Ancient Crypts, Disembowel , Calvario, Infamovs, Invicible Force, Uttertomb, Necrobastard, Praise The Flame, Consumed, Worship Death, Oraculum, Ripper, Necrolatria, Pagan Funeral, Devotion, Black Beast, Septiembre Negro, Concatenatus, Invocation, Buried, Horrifing, Putrid Yell, Sanctum Sathanas, Sadistic, Perpetual Holocaust, Funeralis, Worms, Consecrate, Black Ceremonial Kult, Verbum, Putrefactio, Samoth, Putrid Evocation, Coffin Curse, Violent Scum, Myst, Feretro, Perpetual Holocaust, Excoriate. Insomma, a volte penso che in Cile ci siano più gruppi che fan o magazine che ne parlano!

AVETE REALIZZATO DUE ALBUM PER IRON BONEHEAD, UNA LABEL MOLTO IMPORTANTE E RISPETTATA NELL’UNDERGROUND EXTREME METAL. QUALI SONO LE BAND CHE PREFERITE DEL SUO ROSTER?
-Iron Bonehead è stata una scelta eccellente per noi, in nessun altro modo avremmo potuto avere la distribuzione e la promozione che ci hanno garantito loro. Per quanto riguarda le band, mi piacciono soprattutto Disharmony, Sacrocurse, Ithaqua, Cult Of Eibon, Necroblood, Temple Nightside e i bravissimi Possession. L’Iron Bonehead ormai sarebbe pronta per organizzare un suo festival.

QUALI PIANI AVETE PER IL FUTURO? SARÀ POSSIBILE VEDERVI A BREVE IN EUROPA?
-A breve ci metteremo a comporre nuove canzoni. Abbiamo alcune date fissate in Cile e Perù per promuovere il disco, speriamo di espandere a breve i nostri tentacoli anche in Europa, nel 2018, non sono sicuro che ce la faremo ma faremo il possibile per tornare a farvi visita.

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