UNDEATH – Chi muore si rivede

Pubblicato il 19/06/2022 da

Fra le nuove leve del panorama death metal, gli Undeath negli ultimi anni si sono fatti segnalare per il loro sound ispirato principalmente ai Cannibal Corpse degli anni Duemila, alla cui matrice il giovane gruppo statunitense ha aggiunto varie altre suggestioni, sempre tuttavia restando in un ambito tradizionale richiamante ora i Morbid Angel, ora i Carcass. “It’s Time…To Rise From The Grave”, il secondo full-length del quintetto di Rochester, New York, è uscito di recente per Prosthetic Records e dalla sua pubblicazione la band è stata particolarmente impegnata sul fronte concertistico, pur rimanendo sempre sul continente americano. In attesa che gli Undeath compiano la loro prima calata in Europa, abbiamo deciso di conoscerli meglio facendo due chiacchiere con Alexander Jones, cantante e simpatico portavoce del gruppo…

IL VOSTRO DEBUTTO “LESIONS OF A DIFFERENT KIND” È STATO ACCOLTO PIUTTOSTO BENE E NONOSTANTE LA PANDEMIA SIETE RIUSCITI ANCHE A PROMUOVERLO DAL VIVO, TENENDO PURE QUALCHE CONCERTO DI ALTO PROFILO. AVETE SENTITO QUALCHE PRESSIONE MENTRE LAVORAVATE AL SUO SUCCESSORE?
– In generale, penso che mettiamo sempre pressione su noi stessi nel processo di scrittura, a prescindere dai commenti e dai risultati ottenuti in precedenza. Tuttavia, questa volta ci siamo sentiti un po’ più rilassati, a dire la verità. Con “Lesions…” c’era molta pressione e nervosismo per avere il lavoro scritto, registrato e consegnato all’etichetta entro una data specifica, mentre con questo nuovo disco non abbiamo dovuto fare i conti con nulla di tutto ciò. Abbiamo avuto molto più tempo a disposizione, il che è stato un enorme sollievo.

QUALI SONO STATI I MOMENTI PIÙ STIMOLANTI DURANTE IL PROCESSO DI SCRITTURA DELLE CANZONI E LA CAMPAGNA PROMOZIONALE PER “LESIONS…”? COSA NE PENSI DEL VOSTRO DEBUT ALBUM OGGI?
– Direi che il tour che abbiamo fatto con i The Black Dahlia Murder nell’autunno del 2021 è stato il momento più esaltante. L’album era uscito da circa un anno a quel punto, ma quella è stata la prima volta che siamo riusciti a fare un vero tour a supporto di esso e a suonare quelle canzoni dal vivo per tante persone. Tenere quegli show, che sono stati davvero fantastici su tutta la linea, e parlare in seguito con persone che erano fan della nostra musica è stata una sensazione incredibile.

LA BAND ORA È COMPOSTA DA CINQUE ELEMENTI: IL NUOVO ASSETTO HA FORSE INFLUENZATO LA SCRITTURA DELLE CANZONI DI “IT’S TIME…”?
– Sicuramente ha aperto più strade nel processo di scrittura del materiale. Considero gli Undeath come una live band, prima di tutto, e quando operi con un solo chitarrista è estremamente difficile fare cose come assoli, armonie, ecc in concerto senza perdere in impatto complessivo. Una volta che aggiungi un secondo chitarrista e un bassista al mix, i margini di movimento per quanto concerne quello che puoi realizzare musicalmente diventano molto più ampi. Penso che questo cambio di line-up abbia quindi davvero influenzato l’intero processo in modo sostanziale.

UNA DELLE CARATTERISTICHE PRINCIPALI DI UNDEATH È L’APPROCCIO VAGAMENTE TECNICO MODELLATO SUL SOUND DEGLI ULTIMI CANNIBAL CORPSE, IL TUTTO OVVIAMENTE MESCOLATO CON ALTRI INPUT DI DEATH METAL TRADIZIONALE. COME SIETE ARRIVATI A QUESTO SOUND?
– È stato un processo abbastanza naturale. Quando abbiamo avviato la band, non ci siamo mai seduti e ci siamo detti: “Okay, gli Undeath devono suonare così e questo e questo…”. Abbiamo le nostre influenze, non c’è dubbio, e le mostriamo con orgoglio, ma al tempo stesso oggi non direi mai che gli Undeath siano una sorta di tributo ai Cannibal Corpse, ai Morbid Angel o qualcosa del genere. Adoriamo semplicemente quelle band e abbiamo un’intensa ammirazione per il modo in cui hanno fatto le cose negli anni, ma, a ben vedere, la loro influenza costituisce solo una piccola parte di ciò che stiamo cercando di fare musicalmente.

QUESTO NUOVO ALBUM SEMBRA PUNTARE MAGGIORMENTE SU UN’AGGRESSIVITÀ PIÙ LINEARE E SU UN APPROCCIO PIÙ ’ORECCHIABILE’, CON ANCHE QUALCHE PARENTESI MELODICA ISPIRATA AI CARCASS, INVECE DI CONCENTRARSI SUGLI ASPETTI PIÙ TECNICI DELLA VOSTRA PROPOSTA. COSA VI HA SPINTO A MUOVERVI IN QUESTA DIREZIONE?
– Ci stavamo già muovendo un po’ verso questo tipo di sound in “Lesions…”: penso che fossimo tutti grandi fan di come le canzoni ‘orecchiabili’ di quel disco suonavano, quindi abbiamo deciso di raddoppiare questi elementi. Questo non vuol dire che non scriveremo mai più un pezzo più tecnico o più contorto, però; semplicemente, su questo nuovo album abbiamo preferito concentrarci sugli elementi più accattivanti della nostra musica. Queste canzoni sono particolarmente divertenti da suonare!

GLI ULTIMI ANNI HANNO VISTO UN BOOM DI USCITE DEATH E DOOM-DEATH METAL. PENSATE MAI ALLA COSIDDETTA CONCORRENZA QUANDO COMPONETE LA VOSTRA MUSICA?
– No, cerchiamo sempre di isolarci da tutto quando si tratta di comporre cose nuove, anche se poi certamente pensiamo un po’ a come sarà recepita la nostra musica una volta pubblicata. Penso che tutte le band che apertamente negano ciò stiano mentendo. Non abbiamo mai cercato di essere la band più malvagia o la band più depravata o la band più rumorosa, quindi siamo più che felici di concentrare i nostri sforzi sulla scrittura di buone canzoni che siano divertenti da suonare e da ascoltare dal vivo. Si tratta soltanto di restare sempre se stessi e di fare ciò che viene più naturale.

ULTIMAMENTE DA QUALI PERIODI O STILI MUSICALI TI SENTI PIÙ ATTRATTO COME ASCOLTATORE?
– Ultimamente ho ascoltato un sacco di hardcore giapponese. Bastard, Garze, Disclose, Kriegshog… cose del genere.

RICORDI I PRIMI DISCHI CHE HANNO ACCESO LA TUA PASSIONE PER IL LATO PIÙ ESTREMO DELLA MUSICA? COME SEI PASSATO DA FAN A CREATORE?
– Per me personalmente è stato un viaggio poco lineare, ma alcuni dischi che hanno sicuramente suscitato il mio interesse per la musica pesante sono stati “Blackwater Park” degli Opeth, “De Mysteriis Dom Sathanas” dei Mayhem e “None So Vile” dei Cryptopsy. Credo che nessuno di questi album mi sia subito piaciuto al primo ascolto, ma mi sono comunque sentito attratto da loro, e più mi ci immergevo, più interesse e apprezzamento per il metal estremo provavo. Band del genere mi hanno quindi ispirato a fare musica per conto mio.

L’ALTRO MESE VI SIETE RITROVATI AD ASSAGGIARE IL PRESUNTO DISPREZZO DEL FRONTMAN DEI SIX FEET UNDER, CHRIS BARNES (QUI QUANTO ACCADUTO). IMMAGINO CHE ALL’INIZIO SIA STATO UNA SORTA DI SHOCK, MA PROBABILMENTE L’INTERA FACCENDA ALLA FINE HA AIUTATO VOI RAGAZZI A OTTENERE PIÙ ATTENZIONE DA PARTE DEI MEDIA E DEI FAN PIÙ MAINSTREAM. ERI UN FAN DI BARNES?
– Sono un fan dei dischi dei Cannibal in cui ha cantato, ma non sono mai stato un fan dei Six Feet Under. Nemmeno un po’. Alla fine non ci siamo rimasti male, anzi, è stato piuttosto divertente vivere in prima persona quella sorta di scoop.

QUALI SONO I VOSTRI PROGRAMMI, ORA CHE IL DISCO È USCITO?
– Tour, tour e ancora tour. Ci vediamo là fuori!

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