UNEXPECT – Nevrosi collettiva

Pubblicato il 17/06/2008 da
 
Da Montréal, Canada francofono, provengono gli Unexpect, settetto stravagante e assolutamente lontano da catalogazioni, che con il loro “In A Flesh Aquarium” hanno stupito prima il Nord America e poi, di recente, l’Europa. Dotati di talento, tecnica, fantasia ed eclettismo, i ragazzi canadesi hanno anche ricevuto le pubbliche lodi di Mike Portnoy, un tale che siede dietro la batteria dei Dream Theater. In attesa di conoscere le prossime mosse di questa imprevedibile formazione, scopriamone le coordinate attraverso le parole del chitarrista-cantante, nonché fondatore, SyriaK…

 
BENE, SYRIAK, PRIMA DI ADDENTRARCI IN “IN A FLESH AQUARIUM”, CHE NE DICI DI RIASSUMERCI UN POCHETTINO DELLA VOSTRA STORIA?
“Dunque, è relativamente da poco che siamo usciti allo scoperto, però la nostra line-up è stabile fin dal 2003, cinque anni or sono. Da lì siamo partiti per esplorare tutte le molteplici possibilità di fusione musicale. Il nostro percorso è stato caratterizzato da numerosi cambiamenti e noi amiamo questo modus operandi. Abbiamo iniziato nel 1999 come quartetto proponente thrash metal…ora siamo finiti ad essere un settetto, composto da basso a nove corde, vocalist femminile, tastiere e samples, violino, due cantanti-chitarristi, un batterista ed un okapi (mammifero africano di dubbio interesse metallico, ndR). Il nostro tipo di metal si è mutato ora in un enorme agglomerato di qualsiasi stile musicale ci piaccia”.

“IN A FLESH AQUARIUM” ARRIVA IN EUROPA DOPO PIU’ DI UN ANNO DALLA SUA RELEASE NORDAMERICANA; HAI QUINDI POTUTO FARTI GIA’ UN’IDEA DEI RESPONSI OTTENUTI. SIETE SODDISFATTI DEL FEEDBACK? E COSA VI ASPETTATE DAI FAN EUROPEI?
“Il feedback americano è stato grandioso! Abbiamo girato il Nord America fino a qualche giorno fa e devo ammettere che la gente si è rivelata molto più open-minded di quanto mi aspettassi in partenza. Siamo consapevoli che la nostra musica non è di facile comprensione e che per molti ascoltatori può rappresentare una sfida…quindi le reazioni entusiaste che abbiamo generato un po’ ovunque sono state sorprendenti! Penso che in Europa possa essere eccitante in egual modo: saremo da voi per la prima volta verso fine anno e già trepidiamo dalla voglia di suonare lì!”.

VENENDO APPUNTO AL VOSTRO STILE, OVVIAMENTE NON LO SI RIESCE A DEFINIRE; MA SE TU DOVESSI DARE DEGLI INDIZI AD UN POSSIBILE NUOVO FAN, COSA GLI DIRESTI?
“Gli direi che noi suoniamo Experimental Progressive Mindfucking Metal. Un dolce miscuglio di tutti i generi metal e qualsiasi cosa possa venirti in mente: classica, noise, jazz, electro, musica gitana, prog e così via…”.

DA DOVE PROVENGONO LA VOSTRA FANTASIA E IL VOSTRO ECLETTISMO? QUALI SONO LE COSE CHE VI SPINGONO A SPERIMENTARE COSI’ TANTO NELLA CREAZIONE DI MUSICA?
“In verità da piccolo sono stato posseduto da un clown…credo sia stato quello a generare il tutto (uhm…, ndR). Quello ed il fatto che la maggior parte degli Unexpect ascolta musica completamente diversa e varia, che poi viene unita e frullata in un unico calderone. Non riesco proprio a concepire il fatto di rimanere sempre in uno stesso posto quando si ha la possibilità di girare tutto il mondo”.

COME NASCE UN PEZZO DEGLI UNEXPECT? E’ UN LAVORO DI GRUPPO, JAM SESSION OPPURE TUTTO PARTE DA IDEE INDIVIDUALI?
“Ognuna delle tre alternative. Non c’è un metodo standard ma in linea di massima accade un po’ in tutti e tre i modi da te descritti. Lavoro collettivo, jam in sala prove e composizione personale. La cosa fondamentale per noi è stare alla larga da qualsiasi forma di autocensura e lasciare che chiunque si possa esprimere liberamente”.

PER QUANTO RIGUARDA LE VOCI, IN QUALE MODO LAVORATE SU DI ESSE? COME LE PREPARATE E SCEGLIETE?
“Be’, innanzitutto la musica viene sempre creata prima, dopo aggiungiamo le voci. Agendo in questo modo, troviamo più divertente lavorare con le metriche e le intonazioni. Proviamo una marea di soluzioni in studio e ci lasciamo andare totalmente: liberare tutte le voci che ho nel cervello la trovo un’attività parecchio salutare! Al momento di comporre non consideriamo mai il fatto che poi dovremo suonare e cantare contemporaneamente on stage…e perciò qualche volta dal vivo ci troviamo in seria difficoltà. Ma il bello è esattamente questo!”.

PUOI SPIEGARCI IL SIGNIFICATO DI UN TITOLO QUALE “IN A FLESH AQUARIUM”?
“L’’acquario di carne’ altro non è che il corpo umano: nomade ricettacolo di idee, sentimenti, sensazioni e correnti interne (in che senso ‘correnti interne’?!?, ndR con naso tappato). Credo che questo titolo calzi a pennello sulla musica proposta nel disco. In movimento perpetuo e molto introspettiva. Una fantasia caotica ma organizzata”.

E RIGUARDO AI TESTI? DI COSA TI PIACE PARLARE?
“Di zombi, torte e biscotti! No, in verità no… Ci sono un paio di denuncie sociali mascherate a guisa di storielle metaforiche e poi una serie di immagini assurde e più o meno veritiere. Non mi piace andare dritto al sodo e preferisco che sia la gente ad immaginarsi la propria storia e ad interpretare i testi secondo la sua ottica. L’importante è smuovere il pensiero e divertirsi a decifrare il messaggio…anche se non è quello che intendevo io (ride, ndR). Altri testi ancora trattano dell’immaginazione e di come essa viaggi all’interno della mente umana: esperienze personali raccontate in modalità astratta”.

IN UNA CANZONE CONSIDERI PIU’ IMPORTANTE LA TECNICA O IL FEELING?
“Senza ombra di dubbio il feeling! La tecnica è solo lo strumento atto a raggiungere una determinata sensazione; e sensazione è una parola con cui si possono intendere milioni di sentimenti e atmosfere diversi. Una persona può ascoltare una parte di brano e notare solo l’aspetto tecnico, mentre un’altra persona potrà essere colpita più a fondo a livello emotivo da quella stessa sezione di musica. E’ solo una questione di percezione e non credo che si escludano a vicenda…anzi, assieme lavorano proprio alla grande!”.

SUPPONGO IN MOLTI VI CHIEDERANNO LUMI RIGUARDO IL BASSO A NOVE CORDE DI CHAOTH… NON ERANO ABBASTANZA CINQUE O SEI CORDE? PERCHE’ E’ ARRIVATO FINO A NOVE?
 
“E’ un tipo che non si soddisfa mai… Fra l’altro, se continua a farsi aggiungere corde, finirà col suonare un’astronave (ride, ndR)! In realtà è sempre stato un devoto fan dei bassisti multicorda e delle tecniche necessarie a suonare uno strumento così complesso. Sebbene ancora si diverta a suonare con quattro, cinque o sei corde, moltissime linee che ora crea non potrebbero venir suonate con dei bassi così limitati (se un basso a sei corde si può definire limitato…, ndR). Ovviamente il suono prende un feeling completamente diverso. Questo specifico basso a nove corde è stato creato da un ragazzo di nome Frederick Bolton: si chiamano Bee Basses. Credo che a questo ragazzo debbano piacere le api…oppure il miele…”.

SIETE STATI PUBBLICAMENTE APPREZZATI DA MIKE PORTNOY DEI DREAM THEATER. COME CI SI SENTE AD ESSERE ELOGIATI DA UN MUSICISTA COSI’ PREPARATO E FAMOSO?
“Naturalmente è un onore per noi ricevere i suoi complimenti. Il fatto che ci abbia nominati comporta un notevole aumento di interesse nei nostri confronti anche da gente non usa ad ascoltare metal estremo. Inutile rimarcare come gli Unexpect se la godano di questa esposizione gratuita”.

AVETE PROVATO AD ASCOLTARE I VOSTRI LABELMATE PIN-UP WENT DOWN? VI PIACCIONO?
“Sì, li ho ascoltati. Il nostro violinista (Le Bateleur, ndR) mi ha parlato di loro e mi ha fatto ascoltare un loro pezzo. Mi è sembrato ottimo e carico di fantasia. Credo che cercherò di recuperare tutto il disco”.

LIVE PERFORMANCE: RIUSCITE A SUONARE SUL PALCO TUTTO QUELLO CHE POSSIAMO ASCOLTARE SU DISCO? QUAL E’ LA VOSTRA ATTITUDINE ON STAGE?
“On stage siamo molto impulsivi e diffidiamo totalmente dai cosiddetti ‘automi da palco’. Lasciamo che la musica scorra attraverso i nostri corpi ed esploda in un’orgia di movimenti. Ogni spettacolo è leggermente differente dagli altri, in quanto il nostro umore della giornata di solito si riflette sul nostro modo di affrontare l’esibizione live. Per quanto concerne la musica, noi eseguiamo i brani esattamente come sono su CD. Sinceramente non riusciamo ad improvvisare, dato che i pezzi hanno già una moltitudine di strati e sottostrati ed ogni nota è messa al suo posto non a caso…”.

PERFETTO, E’ TUTTO! NON RESTA CHE RINGRAZIARTI E LASCIARTI TERMINARE COME PREFERISCI…
“Stiamo arrivando da voi per la fine del 2008! Tenetevi pronti a…uhm…a fare…qualcosa…sì, insomma…ci spero! Cheers and respect!”.

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