UNISONIC – Di Nuovo Insieme!

Pubblicato il 28/04/2012 da

Visto il martellamento pubblicitario e promozionale effettuato dalla Edel sul nome degli Unisonic, è abbastanza impossibile che non ne abbiate sentito parlare. Si tratta infatti della nuova band (non chiamatelo progetto!) di Michael Kiske con i suoi amici di lunga data Kosta Zafiriou e Dennis Ward, già in compagnia dell’ex biondo singer sul progetto melodico Place Vendome. Ma forse il vero scossone alla popolarità crescente della band l’ha dato l’innesto del folletto Kai Hansen alla chitarra, ex compagno proprio di Kiske negli Helloween del periodo d’oro! L’occasione per saperne qualcosa di più era ghiotta e così noi di Metalitalia abbiamo raggiunto telefonicamente proprio il bravo cantante per capirne di piiù su questo nuovo, stellare, sodalizio. Ed è così che un davvero loquacissimo Michael Kiske ci ha guidato per quasi trenta minuti attraverso le varie fasi di formazione della band, parlando anche di songwriting, delle idee per i prossimi concerti e del suo odio per il music business…

PARLIAMO DELLA FORMAZIONE DI QUESTA NUOVA BAND, GLI UNISONIC… CI RACCONTI COME È PARTITO IL TUTTO E COME SI È ARRIVATI ALL’INSERIMENTO DI KAI HANSEN?
“Be’, tutto è iniziato nel 2009, sono stati Dannis (Ward, ndR) e Kosta (Zafiriou, ndR), a suggerirmi per primi questa idea. Avevo già lavorato con loro per il progetto Place Vendome e mi è sempre piaciuto il lavoro di Dennis come produttore e compositore, ma questa volta l’idea era quella di fare una band vera, non solo un progetto. Sai, abbiamo lavorato e suonato assieme per anni, ma mai formato una vera e propria band! Così, in un batter d’occhio, a noi si è unito anche Mandy (Meyer, ndR), e ci siamo ritrovati con una band di quattro elementi, pronta a partire. Abbiamo quindi suonato a due festival nel 2010, allo Sweden Rock e il Masters Of Rock. Contemporaneamente, hanno ovviamente cominciato ad arrivare le idee per i vari pezzi e quando ci siamo sentiti finalmente pronti per registrare, ci siamo accorti che l’inizio di album che avevamo in mano richiedeva sia due chitarre che un po’ di forza creativa in più. Dovevamo trovare qualcuno che suonasse e componesse… ma ti confesso che non pensavo a Kai in quel momento! Nel dicembre del 2010 c’è stato il tour con Avantasia, ed è stato lì che ho incontrato Kai dopo tanti anni. Ho sempre avuto un buon rapporto con lui, anche dopo i fatti degli Helloween. Questo non tutti lo sanno, ma le canzoni che ho suonato su un paio dei suoi album con i Gamma Ray lo dimostrano ampiamente! Comunque, anche se eravamo amici, le nostre strade non si erano più avvicinate al di fuori di qualche collaborazione sporadica… Io ho avuto dei rancori con il metal in genere e mi sentivo attratto da forme di musica più rock che metal, mentre Kai aveva proseguito con la strada che riteneva allora opportuna. Avantasia è stato un punto di incontro, abbiamo entrambi suonato su quel progetto e quindi, nel 2010, stando infine sul palco assieme, ci siamo accorti della scintilla che c’era ancora tra di noi. Credo che abbiamo pensato entrambi: ‘dobbiamo fare qualcosa assieme? Od ora o mai più!’. Abbiamo così cominciato a pensare a qualche progetto su cui poter collaborare, ma Kai è stato chiaro fin da subito che non intendeva in alcun modo imbarcarsi in progetti. Lui pensava ad una band vera e propria, tanto che mi ha addirittura chiesto di entrare nei Gamma Ray come vocalist! Qui sono stato io però ad oppormi, perché non volevo entrare in una band con vent’anni di storia pregressa. Ancora adesso penso che i Gamma Ray sarebbero stati un po’ troppo per me. Anche un po’ troppo metal, forse… oramai non ho niente contro il metal, sono cresciuto ascoltando cose come Iron Maiden o Judas Priest, e forse più che la musica era stata la scena in se stessa ad avermi stufato… ma fatto sta che, ti ripeto, quella che mi proponeva Kai non mi sembrava del tutto una buona idea. Volevo qualcosa di nuovo, di fresco. E lui non voleva saperne di nuovi progetti… così gli ho fatto il punto sugli Unisonic, una vera band che cercava un secondo chitarrista. Kai era perfetto per quel ruolo, lo capii subito! Sapevo che doveva essere lui! Kai è diverso dagli altri ragazzi, ha un approccio creativo completamente differente e sapevo che avrebbe apportato quella ventata di novità e creatività che noi volevamo per gli Unisonic”.

QUINDI KAI HA AGGIUNTO QUALCOSA ALLA BAND FIN DAL SUO ARRIVO?
“Certo! Ha portato energia, entusiasmo, delle nuove idee ed un tiro maggiore. Ha anche portato un suono più metal, ma, come ti dicevo, questo a me andava più che bene! Io credo nel destino, sai, fortemente. Penso che ognuno possa dare una direzione alla propria vita e scegliere dei binari, ma che comunque, alcune volte, la vita metta sempre davanti strade che si devono percorrere, perché così è stabilito. E’ come una porta aperta, è lì per te, e in cuor tuo sai che devi varcarla. Kai era la nostra porta aperta. Ti dirò di più, credo che il disco ‘Unisonic’ ci abbia messo tanto ad uscire perché il destino voleva che io risuonassi con Kai durante il tour di Avantasia e gli parlassi della band! Tutto questo è dovuto succedere per fare sì che lui entrasse nella band e che la completasse”.     

COME AVETE DECISO DI CHIAMARE LA BAND CON IL NOME UNISONIC?
“E’ stato difficilissimo trovare il nome della band! Stavamo cazzeggiando da un bel po’ intorno ad una serie di nomi più o meno belli, e stavo cominciando quasi a dubitare che potessimo trovarne uno che potesse piacere a tutti. E’ qualcosa di così stupido… come se tutti i nomi che piacevano agli altri io li odiassi o viceversa… sai, pensavo che non ne saremmo veramente più venuti a capo! Mi ricordo però che alla fine ci siamo ritrovati con due radici di nomi proposte, ma che non ci convincevano. Una doveva essere ‘Unison-qualcosa’, che rappresentava l’idea di fare qualcosa assieme, e l’altra era tipo ‘Sonic qualcos’altro’, che dava un’idea di potenza, di qualcosa di musicale. Alla fine è stato Kosta a mettere assieme le due cose e a creare la parola ‘Unisonic’. Ha un significato molto aperto e carino per me… sai, come creare qualcosa di sonico tutti assieme, fare della musica che appartiene a tutti contemporaneamente, cose così. Ci siamo trovati subito bene con quell’idea. Ha un bel suono, è facile da ricordare e ha pure con un bel significato. Poi c’è stato da pensare anche al logo, ma quello per fortuna è stato più facile. Diciamo però che arrivare al risultato finale di avere un bel monicker non è stato certo una passeggiata (ride, ndR)!”.

QUALI SONO LE TUE ASPETTATIVE SUL FUTURO DEGLI UNISONIC AL MOMENTO?
“Be’, tutto dipende da come andranno le cose, ma diciamo che per adesso mi sto divertendo molto e quindi mi godo questo bel momento. Comunque, sono convinto che ci sia un grandissimo potenziale dietro questa band. Abbiamo un album pronto, stiamo per fare il nostro primo tour e ci stiamo poco a poco definendo come band. Stiamo guadagnando sicurezza, anche in noi stessi, e questo ci fa intravedere possibilità enormi per il futuro. Certo, poi tutto dipenderà anche da come verremo trattati. Adesso abbiamo un buon accordo di produzione discografica con una buona label, la quale non sta risparmiando soldi per permetterci di fare il nostro lavoro. Ci ha dato tutti i soldi che ci servivano per fare un buon prodotto e, ovviamente, volendo averne un ritorno economico, si sta impegnando molto anche ora nella promozione dello stesso, cercando di spingerlo verso un pubblico il più grande possibile. L’ultimo aspetto è proprio il pubblico… se la gente apprezzerà il lavoro ci darà buoni stimoli per continuare, e se non lo apprezzerà… be’, siamo una band giovane, con un storia molto corta alle spalle, e magari riusciremo comunque a conquistare la gente con dei dischi successivi. Sono molto positivo al momento, come vedi”.

L’ASCOLTO DI UNISONIC MI RICORDA SIA IL SUONO DEGLI HELLOWEEN CHE LE MELODIE PIÙ HARD ROCK DEI PLACE VENDOME. CI DIRESTI QUALCOSA DI PIÙ SUL PROCESSO DI SONGWRITING? AVETE LAVORATO SINGOLARMENTE O COME BAND ALLE COMPOSIZIONI?
“Un misto di entrambe. Abbiamo lavorato come band alla forma finita di ogni canzone, per poterla concludere. Nel senso che prima di registrare ogni brano, le idee di ognuno venivano rielaborate da tutti. Per le somiglianze che nominavi, io e Kai siamo tra i compositori, quindi è ovvio che la nostra musica suonerà un po’ come la mia e un po’ anche nello stile di Kai, è normale. Nessuno di noi deve cambiare se stesso, e quando Kai compone una canzone la compone nel suo stile, sia per gli Unisonic che per i Gamma Ray. Lo stesso per quanto riguarda me e la similarità con il sound dei Place Vendome. Ecco, magari in quel senso il legame è rafforzato perché le linee vocali derivano molto dal mio lavoro, e la presenza di Kosta e Dennis (già nei Place Vendome, ndR) fa sì che ci siano più elementi che avvicinino quel tipo di sound al nostro. Kai è il nostro legame al metal, agli Helloween, se proprio vuoi, ma insisto però che comunque gli Unisonic hanno un proprio suono, distintivo”.

AVETE PARTECIPATO TUTTI ALLA FASE DI SCRITTURA?
“Kai ha scritto quasi completamente ‘Never Too Late’, ‘Never Change Me’ e ‘King For A Day’, oltre che avere contribuito a pezzi di altre canzoni come ad esempio i cori di ‘Star Riders’. Dennis è il vero padre di ‘Renegade’, senza alcun dubbio. Io ho composto la maggior parte di ‘No One Ever Sees Me’ e mi sono occupato delle liriche di un paio di canzoni che finiranno su future bonus track. Mandy ha compiuto la maggior parte del lavoro per ‘Souls Alive’ e ha ideato il riff portante della canzone ‘Unisonic’, della quale però chorus e assolo sono esclusivamente opera di Kai. Molte delle linee vocali vengono infine da me e da Dennis… un vero lavoro di squadra”.

PARLIAMO DI CANZONI, ALLORA… IN “NEVER CHANGE ME” E “NEVER TOO LATE” HO RILEVATO UNA SORTA DI SPIRITO MOLTO POSITIVO E ALLEGRO… QUESTA POSITIVITÀ VIENE RIFLESSA ANCHE A LIVELLO DEI TESTI?
“Be’…. insomma (fa un verso poco convinto, ndR). Diciamo che per quanto riguarda ‘Never Too Late’ hai ragione. E’ sicuramente una canzone con un tema positivo, perché parla del fatto che non è mai troppo tardi per fare ciò che si desidera, sia che tu abbia diciassette anni o che ne abbia settanta. Quando smetti di inseguire un sogno perché ‘oramai è scappato’ perdi solo un’opportunità, perché appunto nella vita non è mai troppo tardi per nessuna cosa. E’ un’esortazione ad essere produttivi, positivi, a capire che la vita è corta e che bisogna trarne subito il massimo. ‘Never Change Me’ è invece si una canzone con un vibe positivo, molto rock e allegra, ma le liriche sono tremendamente serie, direi! Parla di quando una persona cara, in questo  caso una fidanzata o una moglie, cerca di cambiare quello che sei, cerca di sopprimere il tuo vero io. Sai, come quando un tuo caro si lamenta di come sarebbero potute andare meglio le cose se tu avessi fatto questo o, peggio, se tu non avessi fatto quest’altra cosa… Sono eventi problematici, certo, ma molto comuni. Credo che ognuno di noi prima o poi nella vita abbia avuto problemi di questo tipo. E questa canzone che ti esorta a fare quello che vuoi veramente tu, a non cercare di modificare il tuo io solo per fare felice gli altri. Anche se questo porta magari qualche dolore…”.

“RENEGADE“ INVECE HA UN TIRO UN PO’ DIVERSO DALLE ALTRE CANZONI… UN APPROCCIO PIÙ MODERNO INNANZITUTTO, E POI UN RIFF CON MOLTO GROOVE… CI PARLI DI QUESTA CANZONE COSÌ PARTICOLARE?
“Be’, ‘Renegade’ è di figlia di Dennis, come ti dicevo. E’ molto carina da cantare, e questo posso dirtelo subito, ma entrare nel dettaglio… Ecco, penso che qui il suono forse ricordi un po’ alcuni momenti dei Place Vendome, perché è tipica del songwriting di Dennis, ma forse non è questo il punto della tua domanda. Ti dirò che io apprezzo molto il ‘vibe’, il senso generale dell’intero disco, non delle singole canzoni. Non analizzo tanto traccia per traccia, penso che insieme compongano un lavoro che funziona e questo è bello. Non che non abbia le mie preferite dentro l’album, ma trovo che nell’insieme tutte funzionino bene e questo è più importante, secondo me. Alla fine però, se proprio devo, ti posso anche dare ragione su ‘Renegade’. Forse questa canzone è un briciolo più progressiva delle altre, più moderna, come dici tu”.

PARLANDO DI ATTIVITÀ LIVE, SUONERETE DAL VIVO QUALCHE CANZONE COMPOSTA DA MICHAEL WEIKATH?
“Certamente ci sono delle canzoni scritte da Weikath che mi piacerebbe molto suonare. ‘Eagle Fly Free’ è un esempio. Dopo tutto, è una delle mie canzoni preferite del periodo Helloween, e credo anche che sia la miglior canzone che lui abbia mai composto! E’ semplicemente una traccia perfetta, che funziona dannatamente bene, e il successo enorme che ha avuto lo dimostra pienamente. Ma ti dico subito che non canterò mai più alcuna canzone composta da lui. Suoneremo solo quelle canzoni degli Helloween composte da me o Kai e questa non è una questione di diritti d’autore. E’ il mio orgoglio che me lo impone, giacché il mio rapporto con Weikath non è molto buono, questo credo che lo sappiano tutti. E questo non ha niente a che fare con le sue abilità da compositore, sia chiaro. Lui ha scritto grandi canzoni, lo ammetto, tra cui brani che adoro con tutto il cuore e che mi mancherà non cantare più, ma non lo farò lo stesso, è il mio orgoglio che non me lo permette”.

AVETE GIÀ UNA SETLIST DEFINITA PER I PROSSIMI SHOW?
“Be’, abbiamo solo un album da cui pescare… penso che lo suoneremo più o meno tutto. E poi faremo anche alcuni classici…”.

CLASSICI? INTENDI PEZZI PRESI DA GAMMA RAY, PLACE VENDOME O PINK CREAM 69?
“No, no, proprio classici degli Helloween! Io e Kai che ci ritroviamo è un evento che riporta ovviamente al periodo Helloween, e quindi suoneremo anche canzoni come ‘Future World’. Abbiamo tutti i diritti di farlo! E’ una canzone che abbiamo composto noi, e che io e Kai eseguivamo dal vivo con naturalezza. E, con tutto il rispetto con gli Helloween attuali, la nostra versione somiglia di più all’originale su disco perché la canto io! Non è una questione di voler essere meglio degli Helloween, semplicemente la voce e gli assoli sono emotivamente legati a chi l’ha composta, e quindi riescono più naturali a noi che a loro. Spero però che tutto ciò non venga frainteso. Non vogliamo indire alcuna guerra contro gli Helloween e non vogliamo che lo facciano nemmeno i fan delle due band! Non c’è nessuna guerra in corso, questo sia chiaro. E’ solo una questione di essere se stessi. Io sono me stesso on stage e sono me stesso su disco, ed è chiaro che mi viene facile suonare come me stesso, anche e soprattutto quando faccio una ‘cover’ di ‘Future World’ con gli Unisonic! Questo è perché noi siamo parte di quella canzone”.

KAI PROPONE SPESSO COVER DURANTE I CONCERTI DEI GAMMA RAY. ANCHE GLI UNISONIC LO FARANNO?
“Beh sì, già le canzoni degli Helloween sono considerabili cover, no? Comunque, faremo ‘A Little Time’, che avevo composto io ai tempi, e suoneremo anche ‘Victim Of Change’ dei Judas Priest. Al di fuori dei classici che ti ho detto e delle canzoni degli Unisonic non suoneremo però altre cose”.

COSA TI RICORDI DELLA DATA SPECIALE CON GLI AVANTASIA AL WACKEN FESTIVAL DELL’ESTATE SCORSA?
“Beh, è stata una gran serata, anche io se avevo le mie preoccupazioni. Il Wacken è un evento per l’heavy metal, e il progetto Avantasia è molto complesso, quindi non sapevo che cosa potevo aspettarmi. Ma alla fine è stato tutto splendido. Era tutto organizzato alla perfezione, abbiamo anche prodotto un filmato e l’evento è stato infine trasmesso su di una televisione tedesca. Ma la cosa più importante è che io e Kai ci siamo incontrati nuovamente e che quindi tutto questo è partito… Se non ci fosse stata quella serata magari ora non staremmo nemmeno facendo questa intervista.”

QUALI SONO GLI ASPETTI DELLA MUSICA CHE TI PIACCIONO DI PIÙ E QUELLI CHE INVECE ODI?
“La cosa che amo di più nella musica è cantare. Io amo cantare e amo sentirmi libero di farlo quando voglio e nei modi in cui mi trovo a mio agio a farlo. La cosa che mi piace di più quindi è cantare. Poi ovviamente mi piace anche viaggiare, incontrare persone… La cosa che odio invece è la pressione, i meccanismi del mercato che ti obbligano a fare una musica che non ti piace, o a copiare quello che hai fatto nel passato solo per ragioni di marketing. Sai, quando hai fatto un album bellissimo e qualcuno dall’esterno ti obbliga a rifarlo il più simile possibile… e questo è sbagliato. E’ sempre più difficile essere un artista, almeno per il mercato: devi essere più un manager. E quando non potrò più fare la musica che voglio, perché qualcuno me lo impedirà, lascerò tutto e diventerò un artista nel privato. Posso sempre comporre canzoni per me e non venderle, inciderle e farle ascoltare la sera agli amici… non devo per forza sfornare dischi sul mercato per divertirmi cantando, e quindi non lo farò, anche se comunque ancora adesso trovo gioia nel fare anche questo. La mia sola speranza è che le persone si accorgano del valore della musica e capiscano che soldi e calcoli economici non si sposano con l’idea della musica e con il motivo per cui essa è nata.”.

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