I friulani Unviâr sono un nome relativamente nuovo, nella piccola ma fiorente scena del black metal italiano ‘dialettale’ (anche se sarebbe più giusto definirlo ‘in lingua madre’), ma il loro ottimo album di debutto, intitolato “Disglaç”, ha già messo in mostra le notevoli potenzialità di un ensemble che fa nella maturità compositiva e della personalità le proprie armi migliori.
Abbiamo raggiunto il chitarrista e membro fondatore della band, Manuel Scapinello (un nome già noto all’interno della scena estrema, nostrana e non, per il suo lavoro di illustratore), per farci raccontare tutto su questa opera prima e sulle ambizioni di un progetto che promette di poter scrivere pagine importanti all’interno della scena atmospheric black metal nostrana e internazionale.
BENVENUTI SU METALITALIA.COM E COMPLIMENTI PER IL VOSTRO FULL-LENGTH DI DEBUTTO, “DISGLAÇ”, HOT ALBUM SULLE NOSTRE COLONNE. NONOSTANTE UN’ATTIVITÀ LIVE GIÀ PIUTTOSTO INTENSA, E NONOSTANTE LA MILITANZA DEI VARI MEMBRI IN ALTRI PROGETTI GIÀ FAMILIARI AL PUBBLICO METAL NOSTRANO (E NON), GLI UNVIÂR SONO UN’ENTITÀ RELATIVAMENTE NUOVA NELLA SCENA BLACK ITALIANA. CI PRESENTERESTI LA GENESI DELLA BAND? QUAL É STATO IL PERCORSO CHE VI HA PORTATI A QUESTO PRIMO LAVORO SULLA LUNGA DISTANZA?
– Buongiorno a te e a tutti i lettori di Metalitalia, e grazie per le belle parole e per l’interesse riservatoci! Gli Unviâr sono nati nel 2015 per mano mia e di Giulia come progetto da studio. Suonavamo entrambi in un gruppo melodic black-death metal chiamato Gates Of Doom, con tematiche legate alla storia della nostra terra natìa, il Friuli.
La volontà era quella di creare qualcosa di ancora più intimamente radicato nel territorio, con il friulano come unica lingua per i testi, e il medium scelto ovviamente fu quello del black metal nella sua veste più atmosferica. Negli anni che seguirono vi fu una frenetica gestazione di molte canzoni in una continua evoluzione, fino a quando nel 2022, dopo aver scremato molto materiale più vecchio, il progetto divenne una vera e propria band, con l’aggiunta di Luca al basso (Gates Of Doom, Solfar) e Daniele alla voce e seconda chitarra (Chronic Hate, Sepolcral).
Dopo solo cinque prove, dato che l’alchimia tra di noi era ottima, abbiamo deciso di registrare subito il primo Ep “Faliscjis” sottoforma di live in studio, per ottenere un’istantanea di quella che era la band in quel momento. Grazie all’attività live, fortunatamente fin da subito abbastanza intensa, abbiamo avuto la possibilità di consolidare ulteriormente la formazione e di arrangiare i pezzi del primo album, in modo da ottenere un approccio più ruvido e genuino.
Diego di ATMF ci aveva spronati fin dai primi giorni, dandoci anche la possibilità di debuttare dal vivo al suo festival, quindi per noi è stato naturale firmare per la sua etichetta, che da vent’anni ormai tiene viva la fiamma underground.
“DISGLAÇ” PRESENTA UNO STILE GIÀ MOLTO MATURO, NEL QUALE SEMBRANO CONVIVERE TANTO RIMANDI ALLA SCENA ATMOSPHERIC SCANDINAVA ED EST-EUROPEA (PRIMI ULVER, DRUDKH, NEGURA BUNGET E AFSKY, TANTO PER FARE QUALCHE NOME) QUANTO A QUELLA CASCADIAN/ATMOSPHERIC D’OLTREOCEANO (WOLVES LN THE THRONE ROOM, AGALLOCH, PANOPTICON E FORTERESSE).
VI RITROVATE IN QUESTI PARAMETRI STILISTICI? QUALI SONO LE INFLUENZE ALLA BASE DEL PROGETTO? SI TRATTA DI UNO STILE CHE RICERCAVATE FIN DALL’INIZIO, O IL TUTTO SI È SVILUPPATO CON NATURALEZZA NEL TEMPO?
– Le band da te citate sono state sicuramente grande fonte di ispirazione per noi, soprattutto Drudkh e Forteresse. Le prime composizioni erano sicuramente più stratificate dal punto di vista tecnico, con molte sovraincisioni che con il senno di poi abbiamo trovato, spesso, eccessive; d’altro canto inizialmente Unviâr era un progetto studio e la maturità era diversa essendo noi nemmeno ventenni.
Con il tempo, grazie ad un grande lavoro di arrangiamento fatto da tutta la band, si è preferito togliere invece che aggiungere, per dare vita a uno stile più vecchia scuola e diretto, con i riff di chitarra alla base di tutto, e questo ci ha permesso di esprimere al meglio, e in maniera molto più naturale, le immagini e le emozioni che volevamo evocare.
UNO DEGLI ASPETTI PIÙ CARATTERIZZANTI DELLA VOSTRA PROPOSTA È SENZA DUBBIO LA SCELTA DELLA LINGUA FRIULANA PER QUANTO RIGUARDA LA SCRITTURA DEI TESTI.
QUALI MOTIVAZIONI VI HANNO SPINTO A FARE QUESTA SCELTA? COSA NE PENSATE DELL’ATTENZIONE CHE LA SCENA STA RISERVANDO AI PROGETTI CHE HANNO SCELTO DI UTILIZZARE LA LORO LINGUA LOCALE (O IL LORO DIALETTO) NELLO SVILUPPO DELLA LORO VISIONE ARTISTICA? AVETE CONTATTI CON LE ALTRE BAND DELLA SCENA ? C’È QUALCUNO CHE SEGUITE IN MODO PARTICOLARE?
– L’idea di cantare in friulano è stata il vero e proprio soffio vitale che ha fatto nascere gli Unviâr. Semplicemente, essendo la nostra madrelingua, quella con la quale pensiamo, parliamo e ci relazioniamo con il mondo circostante, la scelta è stata tanto ovvia quanto naturale.
Inoltre, da un punto di vista meramente tecnico, ci ha permesso di sfruttarne le peculiarità fonetiche come potenzialità espressiva, alternando momenti di pura spigolosità e ruvidità (grazie alle molte consonanti, in particolare quelle palatali “cj” e “gj”) alla morbidezza più armoniosa delle vocali lunghe, e questo è stato possibile anche grazie all’intenso studio svolto proprio sulla lingua tramite la ricerca sui libri, i corsi di friulano presenti sul territorio, e il confronto con un paio di amici esperti in materia.
Fin dai suoi albori il black metal, soprattutto quello della seconda ondata, ha utilizzato idiomi ‘altri’ per esprimere al meglio determinate atmosfere. Si pensi agli Ulver, a Burzum, ai Darkthrone, ma anche alla scena dell’Est Europa o quella delle Légiones Noires francesi (con un forte bilinguismo dato dalla presenza del bretone e del gallo), quindi non lo abbiamo mai visto come un elemento troppo atipico, anzi.
Abbiamo instaurato buoni rapporti di amicizia e stima reciproca con diverse band suonando in giro, e la cosa ci fa davvero piacere. Rimanendo sempre sul black metal cantato con lingue particolari consiglieremmo i Lóstregos dalla Galizia, i Losa e i Vultur dalla Sardegna, gli Ildskær e gli Orm dalla Danimarca, i Srd dalla Slovenia, gli Anguana e i Brünndl dal Veneto, i Funestentur dal Friuli, gli Aorlhac dall’Occitania per menzionarne solo alcuni, ma ce ne sono davvero moltissimi, e lasciamo agli ascoltatori il piacere di scoprirli!
VISTA LA LIMITATA DIFFUSIONE DELLA LINGUA FRIULANA AL DI FUORI DEI CONFINI REGIONALI, LA COMPRENSIONE DEI TESTI POTREBBE RISULTARE OSTICA AI PIÙ. TI ANDREBBE DI ILLUSTRARCI IL CONTENUTO DELLE LIRICHE DELL’ALBUM? VI RIFATE A UN IMMAGINARIO SPECIFICO, O A UNO SPECIFICO CONCEPT?
– Renderemo sicuramente disponibili le traduzioni dei testi in inglese per i più curiosi. Ad ogni modo essi trattano generalmente del rapporto dell’uomo con la natura e con la vita, in una prospettiva di riscoperta, recupero e rielaborazione dell’identità culturale e spirituale friulana, in aperto contrasto con la sempre più imperante iper-globalizzazione.
VOI AVETE GIÀ AVUTO MODO DI PORTARE LA VOSTRA MUSICA SIA SUI PALCHI ITALIANI CHE SU QUELLI ESTERI, TOCCANDO CON MANO LO ‘STATO DELL’ARTE’ DELLA SCENA NOSTRANA E NON; QUALI SONO LE VOSTRE IMPRESSIONI SULLA SCENA BLACK METAL ATTUALE?
SECONDO VOI L’ADAGIO ‘IL BLACK METAL È MORTO NEGLI ANNI NOVANTA’ HA UN SUO FONDAMENTO DI VERITÀ, OPPURE TROVATE CHE LA SCENA SIA ANCORA VIVA E VITALE, ANCHE DAL PUNTO DI VISTA DELL’ATTITUDINE? QUAL È IL VOSTRO RAPPORTO CON LA SCENA BLACK METAL PRIMIGENIA?
– Solo Daniele, per motivi puramente anagrafici, ha potuto vivere una parte di quella che era la scena black metal degli anni ’90. Per noi tre rimanenti, tutti sotto i trent’anni, queste frasi sono avvincente folcklore che si traduce in racconti di aneddoti che avidamente ascoltiamo.
Molte cose sono cambiate: dalla fruizione della musica e delle notizie ad essa legate a svariati aspetti tecnici, culturali e comunicativi che ne hanno rimodellato i canoni. Per quanto ci riguarda, però, il black metal rimarrà sempre visceralità, devozione e libertà creativa a discapito di tutto, e possiamo dire che sulla nostra strada abbiamo incontrato in più occasioni quello zoccolo duro che resiste, tra gruppi, addetti ai lavori e semplici appassionati.
La scena black primigenia è tuttora per noi una fonte inesauribile di ispirazione, e sempre lo sarà.
NONOSTANTE L’EVIDENTE CONNESSIONE CHE SUSSISTE FRA IL VOSTRO OPERATO ARTISTICO E IL CONTESTO AUTOCTONO DEI VOSTRI LUOGHI DI ORIGINE, A PARTIRE DALLE SUE SUGGESTIONI NATURALISTICHE, LA VOSTRA MUSICA NON CONTIENE PARTICOLARI RIMANDI ALLA MUSICA FOLK E TRADIZIONALE, PREFERENDO STILEMI DI PIÙ AMPIO RESPIRO.
SI TRATTA DI UNA SCELTA DETTATA DAL DESIDERIO DI DARE AL PROGETTO UNA DIREZIONE PIÙ CONCRETA E TRADIZIONALMENTE BLACK METAL, O SEMPLICEMENTE DEL DESIDERIO DI DARE VITA A DETERMINATE SUGGESTIONI SEGUENDO ALTRE VIE?
– Fin dal principio l’idea era quella di suonare semplicemente black metal, quindi il rimando alla musica folk nel senso stretto del termine non c’è mai stato. Piuttosto l’intento è sempre stato quello di prendere a piene mani dall’identità friulana, dalle sue storie, dalle sue genti e dai suoi mutevoli paesaggi, per tradurli poi in musica, e in questo senso sicuramente ci avviciniamo concettualmente a quello che fa la musica folk. Questo è semplicemente il modo con il quale ci viene più naturale trasmettere determinate sensazioni, un po’ come hanno sempre fatto i Primordial con l’identità irlandese.
LINGUA A PARTE, QUAL È IL VOSTRO RAPPORTO CON LA CULTURA, LA MUSICA E L’ARTE FRIULANA, E IN CHE MODO QUESTA HANNO INFLUITO SULLO SVILUPPO DEL VOSTRO PERCORSO ARTISTICO?
– Come accade ovunque, attorno a una lingua si sviluppano una cultura, una letteratura e dell’arte. ln Friuli, da sempre crocevia di una gran moltitudine di genti, la si può trovare con facilità e con una grande stratificazione storico-territoriale, per quanto spesso si tenda a dimenticarsene, soprattutto a causa della forte italianizzazione che queste terre hanno subito negli ultimi duecento anni.
Osservare e godere dell’operato di chi ci ha preceduti, imbevuto di vicende umane, paure e desideri spesso simili ai nostri, crea ovviamente un senso di appartenenza e identità, rimodellato poi con la nostra sensibilità moderna.
Dopo il terribile terremoto del ’76, una parte della comunità friulana ha riscoperto la propria identità assopita e così hanno fatto molti letterati ed artisti (in realtà spesso in anticipo sui tempi, come per esempio Pasolini). Questi hanno cominciato a reinterpretare l’identità friulana in maniera moderna e orientata al futuro, creando un ponte ideale tra tradizione ed innovazione, e valorizzando le differenze a discapito del centralismo. Ne è perfetto esempio il festival musicale chiamato Suns Europe che ogni anno a Udine porta artisti che cantano in lingue minoritarie da tutto il mondo.
Negli ultimi anni nessuno come Massimo Silverio ha saputo rendersi interprete di questo sentimento, sfornando due dischi eccezionali che sono stati ottimamente recensiti da realtà come Rumore, Onda Rock e Rolling Stone, venendo trasmesso da lggy Pop sul suo programma radio “Slow Sunday” e permettendogli di calcare molti prestigiosi palchi sia sul suolo nazionale che estero.
Per “Disglaç” abbiamo avuto il piacere e l’orgoglio di avere Massimo come ospite, che ha realizzato tre stupendi inserti con il violoncello donandogli quel qualcosa in più che solo lui avrebbe potuto dare, e gliene saremo sempre grati.
I VOSTRI BRANI HANNO COME DENOMINATORE COMUNE IL FATTO DI ESSERE MEDIAMENTE PIUTTOSTO LUNGHI E RICCHI DI ‘CAMBI DI SCENA’, IL CHE BEN SI SPOSA CON LA NATURA IMMAGINIFICA DELLA VOSTRA PROPOSTA.
COME SI SVILUPPA IL VOSTRO PROCESSO DI SONGWRITING? PARTITE DA UNA PARTICOLARE SENSAZIONE O IMMAGINE E VI COSTRUITE ATTORNO LA MUSICA, O È LA MUSICA A EVOCARE DA SÈ LE IMMAGINI DI CUI SI FARÀ PORTATRICE?
– Il processo creativo avviene sempre nella maniera più istintiva possibile, e vede la sua origine (spesso inconscia) in momenti apparentemente casuali.
Questo si manifesta sotto forma di un’immagine, di parole, o di una sequenza di note che mi rimangono stampate in testa, e il tutto viene sempre immediatamente fermato sulla carta o con un semplice audio del telefono, in modo da mantenerne memoria.
Da queste piccole e frammentate suggestioni avviene poi una rielaborazione nel mio studio casalingo che le trasforma in riff, testi e canzoni, che poi vengono suonate in sala prove e riarrangiate dalla band al completo, in un processo dove ognuno mette al servizio del gruppo le proprie competenze per trovare una quadra finale che ci soddisfi. A volte mi capita di non avere nessuna idea per mesi e poi, dal nulla, nascono invece intere canzoni in poche ore o giorni.
Questo processo è per me tuttora la cosa più bella e magica del fare musica.
QUALI SARANNO LE FUTURE MOSSE DALLA BAND, ORA CHE IL FULL-LENGTH È FINALMENTE FUORI? AVETE GIÀ PIANIFICATO LA SUA PROMOZIONE IN SEDE LIVE?
– Stiamo programmando l’attività live che supporterà l’uscita del disco con Tito di Death Over Rome, agenzia di booking con la quale collaboriamo da tempo. Ci saranno diverse date sul suolo nazionale ed estero e non vediamo l’ora di portare il nuovo lavoro dal vivo nella sua interezza!
Per il 20 dicembre abbiamo inoltre organizzato qui in Friuli la seconda edizione di un piccolo festival underground chiamato “Di Muart, Sanc E Fûc”, con Brünndl, Blutsauger, Ellereve e Srd, dove presenteremo “Disglaç” al pubblico per la prima volta. Non mancate!
QUALI SONO, A VOSTRO AVVISO, I PUNTI DI FORZA DI “DISGLAÇ”, E PERCHÈ UN ASCOLTATORE CHE ANCORA NON VI CONOSCESSE DOVREBBE SCEGLIERE DI DARGLI UN’OPPORTUNITÀ? QUALE APPORTO POTREBBE DARE QUESTO ALBUM ALLA SCENA ITALIANA E NON? C’È, A VOSTRO AVVISO, UN VUOTO CHE QUESTO ALBUM POTREBBE COLMARE?
– Ci sentiamo solo di dire che “Disglaç” è un album di black metal atmosferico fatto con passione e devozione verso quello in qui crediamo, e nel quale sono stati riversati tanta fatica e tanto lavoro, e che questa è sicuramente la miglior stagione per ascoltarlo ed assaporarlo al meglio, magari davanti ad un caminetto acceso sorseggiando del buon vino o della grappa.
Starà agli ascoltatori capire se questo album avrà riempito qualche vuoto. Grazie ancora per l’intervista!


