UNWISE – Una scriteriata razionalità

Pubblicato il 15/02/2014 da

Gli Unwise sono stati una bella novità dell’anno scorso. Pur non inventando nulla di nuovo, il loro progressive è palesemente influenzato da gruppi quali Fates Warning e Pain Of Salvation, la forza compositiva ed emozionale presente nell’autoprodotto debutto “One” non ci ha lasciato dubbi nell’inserirli nella nostra zona hot album qualche settimana fa. Abbiamo intervistato tre membri di questi quattro ragazzi milanesi, per approfondire la loro visione ‘scriteriata’ della musica, e per capire come le giovani band tricolori senza ancora contratto si muovono nel difficile compito della promozione e realizzazione del proprio debutto…

Unwise  - Band - 2013

ESSENDO UNA BAND ALL’ESORDIO, POTRESTE RACCONTARCI LA VOSTRA STORIA FINO A QUESTO PUNTO, MAGARI PRESENTANDOCI LA LINE-UP ATTUALE?
Alessandro Codazzi (AC): “Il piacere è nostro, la storia degli Unwise è quella di un progetto musicale che ha visto i propri inizi oramai un po’ di anni fa. Come spesso succede abbiamo attraversato diverse fasi di instabilità della line-up, fino ad arrivare alla fortunatamente granitica formazione attuale. Niente di strano, alla fine penso sia necessario scremare quando si crea una band dal nulla: per essere membro degli Unwise attuali si devono di fatto condividere alcuni valori,  che per noi sono specificamente l’emozione e il sogno. Se non ci fosse una condivisione su argomenti importanti a nostro avviso non si starebbe parlando di gruppo ‘vero’. Per la line-up attuale è presto detto: abbiamo Luca Zontini alla voce, Roberto Pintus alla batteria, Mauro Colombo al basso ed il sottoscritto, Alessandro Codazzi, alle chitarre”.

“ONE” CI HA COLPITO MOLTO, COME AVRETE LETTO NELLA RECENSIONE. DA QUANTO TEMPO CI STAVATE LAVORANDO? E’ STATO COMPOSTO IN MANIERA CONTINUATIVA  O ALCUNI PEZZI PROVENIVANO DA IDEE E SPUNTI CHE MAGARI OGNUNO DI VOI PORTAVA CON SE DA ESPERIENZE PRECEDENTI?
AC: “Siamo contenti che l’album sia piaciuto e vi ringraziamo per la recensione! Per completare ‘One’ ci abbiamo messo circa due anni lavorando insieme, ma io avevo già scritto la maggior parte delle canzoni prima, e avevo quindi ben in mente il progetto nella sua interezza. Con Mauro (Colombo, basso, ndR) abbiamo passato lunghe nottate a lavorare, nelle quali in genere io suonavo e lui scriveva i testi. Con Luca (Zontini, voce, ndR) invece ho passato altre serate a definire ogni dettaglio che riguardasse la voce, mentre nel frattempo il batterista Pintus studiava e provava le proprie parti in sala. Come band ci siamo occupati di ogni aspetto della produzione del disco, grafiche comprese, e direi quindi che questi due anni erano il tempo minimo necessario a raggiungere il risultato…”.
Mauro Colombo (MC): “Per quanto riguarda i testi, ogni lirica è però stata scritto appositamente per il concept di ‘One’. Trattandosi di un album con una storia e una trama definite, avevamo proprio la necessità di concepire l’impianto lirico in maniera organica, senza ‘trapianti’ di sorta, o liriche composte in precedenza, come chiedevi tu”.

IL VOSTRO GENERE NON È CERTO ATIPICO, MA DOBBIAMO AMMETTERE CHE COMUNQUE VI DISTANZIATE DAI SOLITI NOMI QUALI DREAM THEATER O SYMPHONY X… A QUALI BAND FATE RIFERIMENTO COME INFLUENZA? QUALI NOMI PENSATE ABBIANO TRACCIATO UN SOLCO PIÙ PROFONDO NELLA VOSTRA PREPARAZIONE MUSICALE?
AC: “Le influenze dei Queensryche di DeGarmo e dei vari Fates Warning sono sicuramente presenti, e molto importanti. Per quanto riguarda me personalmente, se dovessi pensare chi ha mi condizionato musicalmente come ‘gusto’, non posso non citare oltre ai gruppi di cui sopra anche Pink Floyd ed Iron Maiden, così come tutti quegli artisti che hanno la capacità di emozionarmi nel profondo”.
MC: “Personalmente mi ritengo influenzato da tutto il rock classico anni ‘60/’80 come The Who, Doors, Led Zeppelin, Yes e Jethro Tull”.
Luca Zontini (LZ): “Come band che mi hanno influenzato cito principalmente Queensryche, Fates Warning, Pink Floyd, Beatles e Iron Maiden. Sicuramente queste hanno tracciato un anche bel solco nella mia persona, non solo nel mio stile vocale”.

DA DOVE DERIVA IL VOSTRO STRANO MONICKER? ‘UNWISE’ VUOLE DIRE SCRITERIATO, IRRAZIONALE… SEMBRA QUASI PIÙ UN NOME PUNK. CHE SIGNIFICATO C’È DIETRO?
MC: “Be’, diciamo che è un nome breve, e che non suona male! A parte gli scherzi, quello che il monicker vuole principalmente riflettere è proprio il carattere di spontaneità che caratterizza l’intero gruppo, tanto nel flusso di idee in fase creativa, quanto durante la stesura sistematica delle singole parti. L’affidarsi alla spontaneità, il fatto di pensare con la propria testa, può anche essere visto come qualcosa di ‘scriteriato’, specialmente al giorno d’oggi, dove tutto invece è calcolato e forzatamente razionale”.

LA COPERTINA È PURE MOLTO PARTICOLARE, COL SUO STILE ESSENZIALE, CHE RIMANDA UN PO’ AD ALCUNI ALBUM DEI FATES WARNING… CHE CONCETTO VOLEVATE TRASMETTERE CON ESSA? LA FARFALLA È SEMPRE MOLTO SIMBOLICA…
MC:  “Come accedeva già per i testi, anche le fonti di ispirazione per quanto riguarda le grafiche e l’artwork sono molteplici. La farfalla è però simbolo di trasformazione e mi è venuta in mente la prima volta pensando al film ‘Il Silenzio Degli Innocenti’, anche se specifico che il messaggio di ‘One’ non ha nulla a che vedere con argomenti quali gli omicidi seriali. Per quanto riguarda lo stile ‘essenziale’, hai colto nel segno! L’essenzialità è una cosa alla quale tengo particolarmente, e che si riflette anche nelle mie parti strumentali. Senza voler togliere nulla a nessuno, ho sempre provato ammirazione per coloro che, con pochi tratti e note, riescono a comunicare un messaggio, o anche solo a stimolare sensazione particolari in chi veda o senta la sua opera”.

ABBIAMO APPREZZATO LA PERFORMANCE VOCALE DI ZONTINI, CANTANTE GENUINAMENTE METAL MA CON UN APPROCCIO ANCHE MORBIDO E MELODICO. CHE TIPO DI FORMAZIONE MUSICALE HA?
LZ: “Ti ringrazio, il complimento mi fa piacere. Come formazione musicale sono partito studiando chitarra classica per otto anni tramite insegnati privati, ma successivamente ho iniziato a studiare canto moderno in una scuola. Lo studio approfondito di uno strumento classico mi è però servito soprattutto per sviluppare un senso dell’interpretazione che poi si è rivelato fondamentale nella preparazione delle linee vocali per ‘One’. A lezione di canto vado tutt’ora, e affronto con la mia insegnante brani di generi anche diversi dal metal, con l’obiettivo di sviluppare una certa versatilità fondamentale nella musica degli Unwise”.

CHI HA IN CARICO PERÒ TRA DI VOI LA STESURA DEI PEZZI? COME NASCE UN BRANO ALL’INTERNO DEI UNWISE? MI SEMBRA DI CAPIRE CHE OGNUNO SI OCCUPA DELLE SUE PARTI…
AC: “Per quanto concerne la musica, ‘One’ l’ho totalmente scritto io. Detto questo, non si può però prescindere del fondamentale apporto di tutta la band, senza la quale non si sarebbe certo raggiunto questo risultato. Non posso poi non citare l’intervento di Danilo Di Lorenzo dei Moonhouse Studios, persona con la quale ho condiviso l’intera produzione artistica del disco. Per quando riguarda la nascita di un brano nuovo, solitamente succede che io porto in sala le strutture portanti di chitarra e le linee vocali, di un brano nuovo cui ho lavorato nei giorni precedenti. Luca, che ha un’ottima preparazione musicale, riesce in fretta ad imparare la melodia e ad interpretarla con l’emozione necessaria. La sezione ritmica, a parte i normali vincoli strutturali del brano, ha invece praticamente carta bianca. Come denominatore comune direi che usiamo l’istinto, principalmente. Nulla viene pensato a tavolino, e se il risultato non ci emoziona, vuol dire che la strada è sbagliata!”.

NON SEMPRE È FACILE RICREARE ATMOSFERE AVVOLGENTI E MALINCONICHE COME LE VOSTRE DAL VIVO. LE SOVRAINCISIONI SEMBRANO POI MOLTE SU “ONE”. FATE MOLTI CONCERTI? AVETE MAI RISCONTRATO DIFFICOLTÀ NEL RIPROPORRE LA VOSTRA MUSICA DAL VIVO?
AC: “Abbiamo iniziato da poco a promuovere il disco e stiamo cercando spazi per poterlo suonare il più possibile dal vivo. Abbiamo però fatto già alcuni concerti, ed effettivamente quello che dici sulla difficoltà nel ricreare le atmosfere del disco dal vivo devo darti ragione. ‘One’, essendo un concept, necessita di tutta la completezza sonora necessaria a descrivere al meglio le sensazioni di quanto viene raccontato e proprio per questo dal vivo integriamo il sound con basi registrate. E’ importante riprodurre pienamente il tutto, e senza pause, proprio come accade sul disco.
MC: “E’ vero, dal vivo usiamo alcune basi preregistrate che ci aiutano a creare la giusta atmosfera, fermo restando però che tutte le nostre parti sono comunque suonate. ‘One’ è proposto dal vivo come fosse un film, senza pause o interruzioni di sorta, in modo da coinvolgere l’ascoltatore per tutta la sua durata. Tecnicamente parlando ci vuole una certa precisione, anche perché il metronomo non perdona! La difficoltà principale dei live resta però sempre quella di trovare qualcuno disposto a farti suonare, visto che commercialmente parlando non abbiamo certo l’appeal di una tribute band di Springsteen”.

COME STATE PROMUOVENDO IL DISCO, OLTRE CHE CON I CONCERTI? COME AVETE INTENZIONE DI MUOVERVI NEI PROSSIMI PERIODI?
LZ: “Promuoviamo il disco tramite internet, le radio e, come già detto, tenendo concerti negli spazi che ce lo consentono. Nei prossimi mesi continueremo con questo tipo di promozione e stiamo preparando anche uno spettacolo da proporre in teatro, dove eseguiremo il disco per intero supportati da scenografie e da video live con l’obiettivo di coinvolgere maggiormente l’ascoltatore nella storia raccontata nel concept. Siamo molto entusiasti di quest’ultimo progetto, non vediamo l’ora che sia tutto pronto!”.

C’È UN SOGNO NEL CASSETTO (MUSICALE) CHE AVETE? UNA BAND PARTICOLARE PER LA QUALE APRIRE… CI RENDETE PARTECIPI DI QUESTO SOGNO?
LZ:  “Ho visto i Fates Warning di recente, al Colony di Brescia. Li adoro. Ray Alder è da sempre uno dei miei cantanti preferiti, oltre che uno dei miei riferimenti, come ti dicevo. Sarebbe davvero un sogno per me poter aprire un loro concerto”.
MC: “Non mi aspetto nulla di particolare, se non di continuare a suonare e comporre, magari facendo tesoro di quanto imparato. E voglio continuare ad imparare! Se dovessi scegliere invece una band per la quale vorrei aprire, nessun dubbio: i Marillion!”.

UNA DOMANDA CHE FACCIO SEMPRE… DOVE VI VEDETE TRA CINQUE ANNI A QUESTA PARTE?
LZ: “Ah, proprio non ne ho idea. Mi auguro solo che le cose più belle che abbiamo adesso, cioè la nostra amicizia e la voglia di emozionarci facendo musica assieme  non cambino mai col passare del tempo”.
MC: “Non riesco a vedere così lontano…”.
AC: “Devo dire che è difficile immaginare cosa possa accadere da qui a cinque anni, comunque sia, il piano è di rimanere fedeli ai nostri principi: nessun calcolo, solo istinto, emozioni e passione. E, comunque vada, sarà un successo!”.

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