VERWOED – Negli abissi dell’anima

Pubblicato il 25/09/2019 da

Le innumerevoli ramificazioni del black metal non devono per forza portare a sonorità criptiche, di ardua comprensione. A volte per creare qualcosa di interessante basta introdurre piccole deviazioni, flettere le chitarre verso suoni classici ma con un piccolo tocco di straniamento, inventarsi un incedere inflessibile eppure aperto alla sperimentazione. È quanto puntualmente accade nel primo album di “De Val”, che nella sua asciuttezza e nel variopinto fluire delle singole tracce va a toccare sensazioni non comuni, pur mantenendosi abbastanza vicino a una concezione classica del black metal. Erik B., unica persona dietro Verwoed, è personaggio schivo e poco incline ad aprirsi quando c’è da raccontare il suo operato. Ciò nonostante, dalle sue parole si percepisce che dietro un’idea sonora non ancora, secondo noi, pienamente rifinita, vi sia un’ispirazione unica, un guardarsi dentro se stessi sincero e che si traduce in una musica personale e nient’affatto studiata a tavolino, oppure suonata per assomigliare a qualcun altro e inserirsi in un determinato filone.

“DE VAL” È UN TITOLO CHE SIGNIFICA “LA CADUTA”, TERMINE CHE SINTETIZZA IL MODO IN CUI LA TUA MUSICA SA CATTURARE L’ANIMO DELL’ASCOLTATORE E PORTARLO VERSO L’ABISSO, MENTALMENTE E PSICOLOGICAMENTE. QUALI SONO LE SENSAZIONI, I PENSIERI, CHE TI HANNO CONDOTTO ALL’IDEA ORIGINARIA E QUINDI ALLA REALIZZAZIONE DEL DISCO?
– Non avevo un obiettivo ben definito in testa quando ho iniziato a lavorare sul progetto “Verwoed”. Tutto è iniziato da un forte istinto che covava dentro di me, potremmo definirlo un urlo primordiale. Mentre il lavoro procedeva, scrivevo nuova musica e suonavo dal vivo, mi è divenuto sempre più chiaro che natura avesse ciò che percepivo dentro di me. Condividere le mie sensazioni ed emozioni personali riguardo al disco sarebbe, come dire, insano… Non so nemmeno da dove iniziare per descrivere cosa provo nei confronti di “De Val”. È ciò che di più personale e strano allo stesso tempo che abbia mai prodotto, sotto ogni punto di vista. Non vi è alcun processo di pianificazione e scrittura ben definito nel modo in cui lavoro. Semplicemente, accade quel che deve accadere. L’ispirazione può arrivare da qualsiasi cosa. Dal profondo della mia anima, dall’arte, da vita, morte, filosofia, amore, odio…

NELLA TUA MUSICA SI SENTE UNA TENSIONE VERSO LA SPERIMENTAZIONE E FORME MUSICALI LIBERE E CANGIANTI, CARATTERSTICA CHE APPARE CENTRALE IN MOLTE PUBBLICAZIONI METAL RECENTI PROVENIENTI DAI PAESI BASSI. NON È COSÌ SORPRENDENTE QUINDI LA COLLABORAZIONE CON RYANNE VAN DORST, CHE COI DOOL ESPRIME IL DESIDERIO DI VALORIZZARE NUOVI LINGUAGGI MUSICALI, UN PO’ COME AVVIENE NEI VERWOED. COSA PENSI DI AVERE IN COMUNE COI DOOL E CON ALTRE FORMAZIONI TUE CONNAZIONALI DAL FORTE ACCENTO SPERIMENTALE?
– Ryanne è una cara amica e, non c’è bisogno di ribadirlo, una musicista di grande talento. Il mio istinto mi diceva che avrebbe dovuto cantare sul disco. Per mia fortuna, anche lei era più che entusiasta all’idea. Quel che ci accomuna è il cantare e suonare una musica che arriva direttamente dal profondo nei nostri cuori e delle nostre anime.

LEGGENDO I TITOLI, MI PARE CHE TU ABBIA SCELTO DI UTILIZZARE LA TUA MADRELINGUA PER I TESTI, AL POSTO DELL’INGLESE, C’È QUALCHE RAGIONE PARTICOLARE DIETRO QUESTA SCELTA?
– A dire il vero, a parte le parole pronunciate da Ryanne van Dorst in “Verder van het Licht”, ho cantato tutti i testi in inglese.

LAVORANDO DA SOLO SU TUTTI GLI STRUMENTI, MI SAPRESTI DIRE QUALI SONO QUELLI CHE PREFERISCI UTILIZZARE E CHE ESPRIMONO MEGLIO LA TUA VISIONE ARTISTICA, RISPESSO A QUELLI MENO IMPORTANTI E CHE SENTI MENO TUOI?
– Lo strumento con cui ho cominciato a suonare è la batteria, per cui il posto dove mi trovo maggiormente a mio agio è seduto dietro il drumkit. Quando si parla di Verwoed, però, la mia arma preferita è la chitarra. È lo strumento che ha dato origine a tutte le canzoni del progetto, è da lì che parte ogni volta la scrittura.

IN UN’EPOCA IN CUI MOLTI ALBUM DI METAL ESTREMO TENDONO AD AVERE DURATE NOTEVOLI, A IMMERGERE L’ASCOLTATORE IN LUNGHI E TORMENTATI VIAGGI, CON VERWOED TE NE SEI USCITO CON UN DISCO PIUTTOSTO BREVE, CIRCA TRENTADUUE MINUTI. AVEVI ALTRO MATERIALE DISPONIBILE, TENUTO FUORI PERCHÉ NON ALLINEATO CON LE ALTRE CANZONI, O SEI ARRIVATO ALLE CINQUE TRACCE FINALI COME UNA SINTESI DI TUTTO QUELLO CHE HAI SCRITTO?
– È uscito così e non vorrei che avesse neanche un secondo in più di durata, va benissimo com’è e non farei nulla di diverso.

NEL TEMPO TRASCORSO FRA IL PRIMO EP E “DE VAL” HAI MODIFICATO LA TUA VISIONE DI QUELLO CHE VERWOED DOVESSE ESPRIMERE, O HAI SOLTANTO ALLARGATO LO SPETTRO ESPRESSIVO DI QUALCOSA CHE ERA GIÀ PRESENTE NELL’EP?
– Non parlerei necessariamente di un cambiamento della mia visione artistica. Ma credo si possa avvertire una netta crescita e una maggiore consapevolezza di quello che vado cercando con Verwoed. Quando ho avviato il progetto nel 2014, non mi era ancora del tutto chiara l’essenza della musica che stavo scrivendo. All’epoca avvertivo quest’urgenza istintiva e incontrollabile di scrivere, ma la direzione precisa non la scorgevo. Il processo di continua creazione e il suonare dal vivo, tra le altre cose, hanno portato lentamente ma inesorabilmente a levigare quello che stavo facendo e a rivelare cosa significasse veramente la musica di Verwoed.

DI RECENTE HAI SUONATO AL ROADBURN: QUANDO SUONI DAL VIVO, PERCEPISCI QUALCHE DIFFERENZA NELLA TUA MUSICA, SENTI CHE ‘ESCE’ IN MODO DIVERSO DA QUELLO CHE SI SENTE SU DISCO? COME TI RELAZIONI CON GLI ALTRI MUSICISTI, HAI DELLE DIFFICOLTÀ NEL FAR SUONARE CORRETTAMENTE AD ALTRI MUSICISTI QUELLO CHE TU HAI SUONATO IN STUDIO?
– Suonare dal vivo ha dato una maggiore profondità al suono di Verwoed e una migliore percezione di cosa sia in grado di trasmettere. I live hanno sicuramente migliorato il modo in cui io mi rapporto alla mia musica, non saprei spiegartelo con parole più precise. Il costante scambio di energia e tensione tra me e la folla è una sensazione che non ha paragoni con nient’altro al mondo.

QUANTO È IMPORTANTE PER TE L’ASPETTO VISUALE PER COSTRUIRE L’IMMAGINARIO DI VERWOED? L’ARTWORK DI “DE VAL” È ABBASTANZA ASTRATTO, POTREBBE PORTARE A INFINITE INTERPRETAZIONI DEL SUO SIGNIFICATO…
– L’aspetto visuale per me è fondamentale. Il mio caro amico e collega musicista Joost Vervoort (suona nei Terzij de Horde) si è occupato dell’artwork di “De Val”, che accompagna e integra perfettamente la musica. Quel che può essere il soggetto che dipinge e quale sia il significato dell’artwork risiede soltanto nell’occhio di guarda.

IN QUESTI TEMPI DI CONTAMINAZIONI E TENDENZA A MISCHIARE MOLTI GENERI ANTITETICI, LA CUI COESISTENZA POTEVA POCO PRIMA SEMBRARE IMPOSSIBILE, QUALE PENSI POSSANO ESSERE DELLE POSSIBILI EVOLUZIONI PER IL BLACK METAL E QUALI OBIETTIVI DOVREBBE PERSEGUIRE UN MUSICISTA IN QUESTO CAMPO?
– Francamente non lo so. E a dirla tutta non mi importa nemmeno dove potrà arrivare il black metal in futuro.

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