VIRCOLAC – Niente oltre la maschera

Pubblicato il 27/06/2019 da

Rimasti colpiti dall’attitudine straniante ed originale dei Vircolac mostrata nel loro recente “Masque”, non potevamo perdere l’occasione di informarci meglio circa i meccanismi interni di questa oppressiva macchina da guerra irlandese parlando con i suoi membri, rappresentati oggi perlopiù dal chitarrista BMC e per le tematiche dei testi, dal cantante Laoghaire. Crudi e diretti come la loro musica, i Vircolac reclamano senza vergogna la loro appartenenza al versante death metal più esplorativo, senza mai dimenticare però le solide, rocciose origini dei suoi albori. Tra leggende irlandesi, un odio dichiarato verso il riverbero ed un grande calore verso la scena metal del loro paese, non mancano motivi di spunto e riflessione tra le parole di questa giovane ma già saggia metal band e nella musica di “Masque”.

DIAMO IL BENVENUTO SU METALITALIA.COM AI VIRCOLAC. COME DI RITO, CHIEDIAMO ALLA BAND UNA RAPIDA PRESENTAZIONE DEI SUOI MEMBRI E DELLA SUA STORIA, FACENDO LUCE SULLE ORIGINI CHE NE HANNO DATO VITA FINO AI GIORNI NOSTRI.
– La band nasce nel 2013 e pubblica dopo poco tempo la demo “Codex Perfidia”, che viene ben ricevuta nel circuito. Dopo poco tempo la line-up si stabilizza con l’ingresso di BMC alla chitarra, con cui iniziamo a lavorare su “Cursed Travail Of The Demeter”, EP che vede la luce nel 2016. Di li a poco abbiamo partecipato a qualche festival in giro per l’Europa, aggiustando intanto ulteriormente la formazione fino ad arrivare a quella presente su “Masque”, che vede BMC alla chitarra, JK al basso, Laoghaire alla voce e NH alla batteria. La stesura del primo album è iniziata nei primi mesi del 2018, fino alla pubblicazione del disco nell’ottobre dello stesso anno.

CI SONO VOLUTI CIRCA SEI ANNI, A PARTIRE DALLA VOSTRA FORMAZIONE, PER ARRIVARE AL DEBUTTO “MASQUE”, PUR CON ALTRE USCITE PRIMA DI ESSO: è STATA UNA SCELTA PONDERATA, QUELLA DI LAVORARE CON COSI’ TANTA CURA AL MATERIALE DEL DEBUTTO, O DOVUTA A CAUSE DI ALTRA NATURA?
– Come ti dicevo, tra la prima pubblicazione ed il primo album abbiamo realizzato “The Cursed Travail Of The Demeter”, impegnandoci in seguito per la preparazione delle date live che avremmo dovuto affrontare nei mesi successivi. A quel punto, abbiamo impiegato circa dieci mesi nella composizione delle nuove canzoni, ‘perdendo’ poi altri sei mesi nella giusta messa a punto per la sua pubblicazione avvenuta finalmente ad Ottobre dello scorso anno. Il tempo è volato per noi e lo abbiamo sfruttato per svilupparci ed affinarci come band, motivo per cui sono certo che “Masque” non avrebbe affatto avuto lo stesso impatto se registrato prima di quanto accaduto: in questo senso, abbiamo fatto bene ad aspettare e non rilasciarlo con eccessiva fretta.

IL SUONO DEL NUOVO ALBUM RISULTA PARTICOLARMENTE INCISIVO ED ORIGINALE: CHE IDEA AVEVATE A RIGUARDO PRIMA DELLE REGISTRAZIONI? CREDETE CHE IL RISULTATO RAGGIUNTO COMBACI CON LA PRODUZIONE IDEALE CHE VI ERAVATE IMMAGINATI?
– La nostra intenzione primaria è stata quella di avere un sound il più possibile diretto, senza niente di nascosto e credo che in questo ci abbia aiutato enormemente Ola Ersfjord, che ha capito la nostra volontà e ci ha aiutato a realizzarla. Avevamo in mente in effetti qualcosa di molto differente da molte delle produzioni death metal attuali, così abbiamo deciso di abbassare drasticamente la manopola del reverbero ed incentrare il tutto invece sull’energia delle riprese live, lasciando alla ‘sola’ potenza degli strumenti il compito di creare atmosfere e sostenere il mood lugubre dei pezzi.

A LIVELLO LIRICO, SAPPIAMO CHE I CONTENUTI DEI TESTI DEVONO MOLTO AL PASSATO E ALLE TRADIZIONI DELLE VOSTRE TERRE, INSISTENDO ANCHE SUGLI ASPETTI PIU’ RITUALISTICI E FOLKLORISTICI DELL’IRLANDA: COME SI EVOLVE QUESTO TEMA LUNGO LE TRACCE DELL’ALBUM, E QUALE SIGNIFICATO ASSUMONO NELLA LORO INTEREZZA?
– Certamente, ci sono aspetti della storia irlandese che hanno influenzato i testi e le liriche delle canzoni: “Tether & Wane” parla ad esempio dell’ultimo fiero atto di sfida da parte di Cú Chulainn che, legato morente ad una pietra, cercava con tutto se stesso di difendere il suo territorio fino allo stremo delle forze: la lotta continua, persino nella morte. O penso invece a “So I Hang From A Wretched Tree”, ispirata alle storie di un caro amico secondo cui alcuni suoi antenati sono stati giustiziati dalle forze di Cromwell proprio nella sua proprietà: in questo caso, lo storico si fonde con il mitologico! In definitiva comunque, il concetto generale dell’album indica che una volta che ce ne siamo andati e la maschera è stata brutalmente strappata via, rimaniamo solamente come cenere ed ossa. Non c’è nient’altro.

QUALE E’ IL SIGNIFICATO RECONDITO DI UNA COPERTINA COSI’ SEMPLICE E DIRETTA EPPURE EVOCATIVA E CRIPTICA COME QUELLA DI “MASQUE”?
– La fotografia che abbiamo utilizzato è stata scattata da Lea Purcell, con cui avevamo già collaborato in passato. Come per le liriche, sta a significare che una volta che abbiamo abbandonato la nostra effimera maschera di carne, quello che rimane è la nostra vera essenza, rappresentata dallo scheletro, senza niente altro. Sentivamo che si rifletteva tantissimo nella concezione stessa con cui abbiamo creato “Masque” e abbiamo ritenuto necessario sfruttare la sua potenza segnante ed emotiva come copertina. Allo stesso tempo, rappresenta un immagine di morte a Dublino, elemento fondamentale per mantenere l’estetica del gruppo iniziata con il lavoro grafico del precedente EP.

IN SEDE DI RECENSIONE, ABBIAMO EVIDENZIATO LA VOSTRA NATURALE PREDISPOSIZIONE A PORVI IN MANIERA PERSONALE, QUASI SOLITARIA, RISPETTO AL RESTO DELLA SCENA DEATH METAL DI OGGI: VI RITROVATE IN QUESTO? TRA INNOVAZIONE E TRADIZIONE, QUALE E’ IL GIUSTO POSTO IN CUI COLLOCARE I VIRCOLAC?
– Crediamo che questo sia la cosa più bella che una band possa sentir dire in proprio riguardo, e rappresenta senza dubbio ciò per cui ci sforziamo costantemente nella nostra musica. In realtà, non vediamo uno spettro che vede ai suoi opposti tradizione ed innovazione, visto che il suono tradizionale rappresenta la prima, solida base da cui partire per provare a fare qualcosa di diverso. Tutte le grandi band hanno avuto delle chiare influenze nella loro evoluzione, senza vergognarsi nell’ammetterlo e nel mostrarlo. Dal canto nostro, cerchiamo di mettere in pratica seriamente la lezione imparata, con le nostre influenze ben cucite addosso e cercando allo stesso tempo di guardare fuori dal mucchio il più possibile. Il problema sorge quando le band tentano solamente di imitare i loro idoli senza iniziative personali, appiattendo la creatività e risultando del tutto inutili.

QUALI SONO LE BAND CHE VI HANNO INFLUENZATO E IN CHE MODO IL LORO INSEGNAMENTO HA CONTRIBUITO ALLO SVILUPPO DEI VIRCOLAC?
– Considerando i gusti individuali di tutti, abbiamo un range piuttosto largo di influenze e band fondamentali, ma ce ne sono alcune sicuramente su cui ci troviamo d’accordo all’unanimità: Morbid Angel, Deicide, Autopsy, Entombed, Bathory, Metallica e Slayer. Tutte queste band hanno il loro personalissimo sound, cosa da cui abbiamo sempre provato a prendere esempio con la nostra musica. La varietà di suoni e sfumature che tutte queste band hanno tra loro, anche solo all’interno di un solo sottogenere, è ciò che ci ispira ed entusiasma. Per cui, la prima regola che abbiamo imparato, è quella di non risultare mai noiosi o forzati e di mettere sempre grinta nella propria musica, perchè questo alla lunga saprà ripagarti. Al di fuori del metal, i nostri gusti spaziano dal rock degli anni ’70 fino al proto-metal, dal prog fino alle colonne sonore, tutti elementi del resto che abbiamo orgogliosamente inserito anche nelle nostre canzoni.

DAGLI ESORDI DI “CODEX PERFIDA” FINO AD OGGI, COME DESCRIVERESTE LO SVILUPPO CHE AVETE AFFRONTATO? QUANTO E’ VOLUTO E QUANTO INVECE E’ DOVUTO AD UNA NATURALE ESTENSIONE SUBITA DALLA BAND?
– Tutto ha ovviamente un effetto su come una band suona e forse niente più che i cambi di formazione, elemento che ha sicuramente contribuito a dare nuova forma alle cose per noi. Ma ci piace pensare che la vera causa che ha portato ad uno sviluppo nella nostra estetica, sia stato il fatto che ci piace suonare ciò che più ci gratifica al momento, cercando di dare sempre una rappresentazione veritiera dei Vircolac release dopo release. L’ultima cosa che vogliamo è sentirci incastrati da qualche rigido paletto imposto da settari sottogeneri ed essere costretti a scrivere quel determinato tipo di musica. Il nostro sound sarà sempre radicato nel death metal, ma fortunatamente si tratta di un genere che incoraggia e promuove una grande esplorazione.

QUALI SONO SECONDO VOI GLI ELEMENTI ESSENZIALI, A LIVELLO STRUMENTALE E CONCETTUALE, CHE NON POSSONO ASSOLUTAMENTE MANCARE NELLA VOSTRA MUSICA?
– Dando per scontata la presenza di due chitarre, un basso, una voce ed una batteria, un ingrediente cruciale per noi è la ricerca di sonorità strane e la volontà di sperimentare con idee bizzarre che possono persino apparire senza senso o sconclusionate all’inizio. Concettualmente, credo che la band possiederà per sempre un senso drammatico e di intensità raggiunto naturalmente, senza la necessità di coprire tutto con il riverbero per apparire più oscuri. Le prossime produzioni prenderanno spunto da quella diretta e cruda di “Masque” infatti, cercando di mantenere la stessa mentalità e , speriamo, rivelando nuove vie artistiche in cui potersi avventurare.

COME VALUTATE L’ATTUALE SITUAZIONE PER BAND UNDERGROUND A LIVELLO GLOBALE? CI SONO BAND A CUI VI SENTITE PARTICOLARMENTE VICINI O CON CUI CONDIVIDETE UN RAPPORTO DI AMICIZIA PARTICOLARE?
– La scena underground al momento sta chiaramente fiorendo: sono eccitato, perché è come se scovassi ogni settimana qualche band sensazionale che ha rilasciato magari solamente un demo o un album, ed è fantastico. La scena è piuttosto piccola in Irlanda, ma molto indaffarata e proprio per questo le band sono molto connesse tra loro. In particolare, siamo molto vicini ai Sacrilegia, in cui suona il ‘nostro’ JK e che hanno appena rilasciato il loro debut album o ai Malthusian, amici a cui siamo molto affezionati ed autori anche loro di un primo full-length: entrambi questi album sono grandiosi, nonché fiero esempio della grande diversità che abbiamo dalle nostre parti.

CHE INTENZIONI AVETE PER PROMUOVERE L’USCITA DI “MASQUE”? AVETE DATE LIVE IN PROGRAMMA PER IL 2019?
– Speriamo di poter confermare a breve alcune date per la fine di questo anno e diverse altre nel corso del prossimo. Sembra proprio che sarà un anno molto intenso per noi, e non vediamo l’ora di uscire allo scoperto e suonare il nuovo album girando l’Europa in lungo ed in largo!

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