VOID OF SILENCE – Capitani coraggiosi

Pubblicato il 11/08/2018 da

Un concept interessante e originale e delle trame strumentali curatissime fanno di “The Sky Over”, il ritorno dei Void Of Silence, uno degli album doom metal più avvincenti degli ultimi tempi. Il gruppo italiano non è certo nuovo a simili exploit – basti pensare a capitoli come “Human Antithesis” o all’ancora più datato “Criteria Ov 666” – ma non era scontato che il trio riuscisse a confezionare un’opera tanto solida e coerente dopo ben otto anni di assenza dalle scene. Invece, è evidente che questo lungo lasso di tempo abbia fatto bene ai Void Of Silence, tornati con un album che celebra tanto il loro stile ormai inconfondibile – dove doom metal ed elementi ambient/drone danno vita ad una miscela sonora assai suggestiva – quanto una maturità compositiva sempre più sviluppata. Parliamo di questo e altro con uno dei membri fondatori del progetto, il batterista/tastierista Riccardo Conforti.


VI SIETE PRESI UNA PAUSA DURATA BEN OTTO ANNI. IL GRUPPO SI È MAI EFFETTIVAMENTE SCIOLTO O AVETE SEMPLICEMENTE SENTITO LA NECESSITÀ DI RICARICARE LE BATTERIE E DI DEDICARVI AD ALTRO? CHE COSA AVETE FATTO IN QUESTO LASSO DI TEMPO?
– No, non ci siamo sciolti. Semplicemente ci siamo dedicati ad altro. Io nel frattempo ho messo su famiglia, quindi il tempo per scrivere un nuovo album è drasticamente diminuito. Poi nel 2016 un po’ di cose si sono sistemate e mi hanno permesso di dedicare un po’ più di tempo alla musica; contattai Ivan, che nel frattempo era impegnato con un suo progetto, e abbiamo deciso di rimetterci in moto.

QUANDO E COME AVETE INIZIATO A LAVORARE SU “THE SKY OVER”? QUAL È IL PRIMO BRANO CHE AVETE COMPOSTO PER QUESTO NUOVO ALBUM?
– Iniziai a metter giù il primo brano “The Void Beyond” tra gennaio e febbraio 2017. A marzo la parte musicale era completa.

UN ASPETTO DEL DISCO CHE MI HA COLPITO QUASI SUBITO È LA SCORREVOLEZZA DELLA TRACKLIST. QUANTA VALUTAZIONE VI È DIETRO L’ORDINE DEI BRANI?
– Io considero il primo e l’ultimo brano come i più importanti di ogni lavoro. L’opener deve essere un brano rappresentativo, il biglietto da visita e deve descrivere il progetto nel miglior modo possibile, permettendo anche all’appassionato di calarsi immediatamente nel mood del disco e permettere inoltre all’ascoltatore “distratto” o allo “scaricatore seriale” di capire di che tipo di lavoro si tratti. Così anche il brano conclusivo deve chiudere l’album nel modo migliore, equivale alla fine di un libro e deve saperlo fare con la giusta atmosfera.

IL CONCEPT DEL DISCO È MOLTO CURATO E INTERESSANTE: CREDO CHE LA VOSTRA PROPOSTA MUSICALE SIA PERFETTA PER NARRARE LE GESTA DI UMBERTO NOBILE E ALTRE SIMILI VICENDE. E’ VENUTO PRIMA IL CONCEPT O LA MUSICA? O I DUE ELEMENTI SI SONO CHIAMATI E INFLUENZATI A VICENDA?
– Proposi questo concept agli altri all’inizio delle lavorazioni perché ho sempre ritenuto importante che debba essere la base da cui iniziare e attorno alla quale suoni, atmosfere, liriche e grafiche devono ruotare e loro hanno condiviso con me questa decisione. Fatto questo, a mano a mano che sviluppavamo le musiche, Luca veniva aggiornato continuamente in modo da preparare testi e linee vocali che hanno richiesto molto lavoro, studio e fatica.

“THE SKY OVER” SEGNA APPUNTO L’ESORDIO DEL NUOVO CANTANTE LUCA SOI: COME SIETE ARRIVATI A LUI E COSA HA PORTATO IN SENO AI VOID OF SILENCE? E’ SEMPRE STATA VOSTRA INTENZIONE CAMBIARE VOCE A QUASI OGNI APPUNTAMENTO?
– E’ sempre stata nostra intenzione avere il miglior cantante possibile, ma non sempre è facile e spesso entrano in ballo altri fattori che ti richiedono di mettere mano alla cosa. Probabilmente questa sarà una cosa definitiva perché ci siamo trovati molto bene con Luca, che tra le altre cose sarebbe dovuto essere il cantante anche del precedente “The Grave of Civilization”, ma impegni suoi ne hanno limitato la disponibilità. Ha una grande estensione vocale e una capacità interpretativa davvero notevole. Ha usato la voce come uno strumento, regalando alla parte musicale la maestosità che abbiamo sempre ricercato. E’ un uomo pignolo e pregno di cultura, quindi le cose o le fa bene o lascia stare.

IL VOSTRO VECCHIO CANTANTE ALAN AVERILL È DEFINITAMENTE “ESPLOSO” CON I SUOI PRIMORDIAL NEGLI ULTIMI ANNI: VI SARESTE MAI IMMAGINATI CHE LA SUA BAND POTESSE RAGGIUNGERE UNA SIMILE POPOLARITÀ?
– I Primordial erano già grandi quando Alan cantò per noi, spesso erano in giro per il mondo in tour. Sono una band meravigliosa e stanno raccogliendo quello che meritano.

NEL 2019 I VOID OF SILENCE RAGGIUNGERANNO I VENT’ANNI DI ATTIVITÀ. VI ANDREBBE DI TRACCIARE UN BILANCIO DELLA VOSTRA CARRIERA? AVETE RIMPIANTI AD OGGI?
– Personalmente sono molto soddisfatto della reputazione e del seguito che ci siamo costruiti con pochi ma importanti lavori. Abbiamo uno zoccolo duro di appassionati che ci segue da tutto il mondo e che ci ha supportato anche in questi anni di silenzio. Tecnicamente non suonavamo, ma quotidianamente ci trovavamo a parlare di Void of Silence con qualcuno nel mondo. Rimpianti? Non proprio, forse un paio di scelte le farei differentemente, ma ogni album che abbiamo prodotto mi ha regalato emozioni in ogni fase e tanti amici di tanti popoli con pelle e religioni diverse. La condivisione della propria forma d’arte ripaga dei mille problemi che comporta la sua creazione.

NEGLI ULTIMI ANNI IL DOOM E GENERI AFFINI SONO STATI (RI)SCOPERTI DA UNA NOTEVOLE FETTA DI PUBBLICO: SONO SPUNTATE MOLTE NUOVE BAND, ETICHETTE TOTALMENTE DEDICATE AL GENERE, FESTIVAL IN TUTTO IL MONDO. OGGI È EFFETTIVAMENTE PIÙ GRATIFICANTE PROPORRE QUESTO GENERE DI SONORITÀ? STATE NOTANDO UNA DIFFERENZA RISPETTO AI PRIMI ANNI DUEMILA?
– La gratitudine, come ho detto poco sopra e almeno per me, la ricavi dal feedback che ti torna dalle persone che hanno avuto la possibilità di ascoltare il tuo lavoro e che magari lo abbiano apprezzato per come tu lo hai immaginato e scritto. Nei primi anni 2000 c’erano dei progetti importanti, ma, tralasciando gli anni ’70, la fucina assoluta di capolavori del genere iniziò a partorire progetti da metà anni ’90. E quelli migliori sono rimasti eterni. Paradise Lost, Anathema, The Gathering, 3rd and the Mortal, My Dying Bride e decine di altre band hanno reso quel periodo unico e la mia età in quel lasso di tempo mi permise di godermelo appieno. Oggi si assiste ad una “new wave of doom metal” soprattutto da progetti europei, ma mi sento più legato al ciclo precedente.

PARLANDO INVECE ESCLUSIVAMENTE DEL MATERIALE VOID OF SILENCE, CON ORMAI CINQUE FULL-LENGTH NEL REPERTORIO, STA DIVENTANDO DIFFICILE COMPORRE E/O TROVARE SPUNTI ORIGINALI? VI È ANCORA SPAZIO PER L’INNOVAZIONE NEL DOOM, A DETTA VOSTRA?
– Premesso che ‘doom’ è una schematizzazione un po’ troppo restrittiva nel nostro caso, visto che suoniamo qualcosa di molto più complesso a mio parere, in passato non sono mai stato così produttivo come ora. Considera che “The Sky Over” era stato musicalmente completato a settembre 2017, dopo 8/9 mesi di lavoro neanche troppo intensivo; anzi, per nulla, se pensi che ho due figli piccoli che pensano bene di farti dei danni come ne hanno la possibilità. Lo spunto te lo dà solo la voglia che hai di suonare: quando sei stanco non riuscirai a mettere insieme due note, contrariamente è l’entusiasmo a muovere le tue mani.

ANCHE PER COLORO CHE SI SONO AVVICINATI AI VOID OF SILENCE SOLO DI RECENTE, VI ANDREBBE DI COMMENTARE OGNI CAPITOLO DELLA VOSTRA DISCOGRAFIA?
– Il cambio di stile vocale può delineare in modo netto i diversi capitoli della nostra vita artistica.

“Toward the Dusk”: è stato ristampato da poco dalla GSP Prod in digipack. E’ un album a cui sono molto legato, ci lavorammo di notte quando non avevamo neanche il cantante, ma sapevamo che sarebbe stato davvero coinvolgente. Basato sulla Seconda Guerra Mondiale, come i successivi due, è colmo di atmosfere decadenti. Lento, dilatato ed oscuro.

“Criteria ov 666”: il fronte estremo dei Void of Silence. Inizialmente fu composto in parte per un mio progetto dark ambient, ma poi decidemmo di ri-arrangiare quanto già preparato per farne dei pezzi per un nuovo album. E’ nerissimo, l’influenza apocalittica è davvero importante anche grazie all’uso massiccio di droni e sampler che rispetto al precedente ne hanno marchiato indelebilmente la caratura. I suoni sono freddi e riverberati, la voce estrema, il risultato letteralmente glaciale.

“Human Antithesis”: Considerato da molti il capolavoro dei Void of Silence (finora). Disco intensissimo e pregno di atmosfere drammatiche, chiude la trilogia sulla Seconda Guerra Mondiale con l’apporto vocale di Alan Averill, irlandese dei Primordial che offre una prestazione fenomenale. Un lavoro molto più maturo dei precedenti basato su un concept studiato in ogni sua parte, con sampler ricercati e affascinanti. E un artwork fantastico di Francesco Gemelli.

“The Grave of Civilization”: Segna un cambio di direzione verso sonorità più sinfoniche e progressive. Lo considero migliore di “Human Antithesis” proprio per la complessità della struttura delle canzoni che risente di influenze meno estreme, ma pur sempre apocalittiche. All’inizio doveva esserci ancora Alan alla voce, poi ebbe seri problemi e con grande rammarico decidemmo di continuare senza di lui. Lo sostituì Brooke Johnson, inglese già con Axis of Perdition, che usò un metodo più epico.

“The Sky Over”: L’album totale, elegante e un passo avanti in tutto a partire dal concept di base che è quanto di più affascinante ci sia. La musica è epica, sinfonica e le atmosfere solenni e progressive. Gli strumenti e i suoni sono più moderni. L’entrata in pianta stabile di Luca Soi alla voce è stata la ciliegina sulla torta per un capitolo davvero importante della nostra esperienza musicale. E’ una colonna sonora in ogni sua parte. E l’artwork è impressionante. Mi sento appagato come non mai.

RICOLLEGANDOSI AL DISCORSO SULLA MAGGIORE POPOLARITÀ DEL DOOM E GENERI AFFINI, STATE CONSIDERANDO L’OPZIONE DI ESIBIRVI LIVE?
– No, non è in programma nessun live. Non ne faremo.

UNA COSA CHE HO NOTATO NEGLI ANNI È CHE LE VOSTRE COPERTINE SONO SEMPRE STATE BASATE SU COLORI FREDDI: POSSIAMO VEDERLA COME UNA SORTA DI MARCHIO DI FABBRICA PER LA BAND? QUANTA IMPORTANZA DATE ALL’ASPETTO GRAFICO DEI VOSTRI LAVORI?
– Abbiamo sempre scelto il blu e le sue varie sfumature per la parte grafica di nostri lavori perché come un buon piatto che si inizia a mangiare con gli occhi, un album con una confezione che ne risalti le caratteristiche è molto importante. Lavoriamo sempre su una base comunque sia con caratteristiche apocalittiche e l’aspetto grafico ne è parte integrante.

HO L’IMPRESSIONE CHE SIATE DEGLI ASCOLTATORI ECLETTICI: COSA STA GIRANDO NEL VOSTRO STEREO ULTIMAMENTE?
– Ascolto maggiormente ambient, musica elettronica, colonne sonore e rock progressivo. Ma anche doom e metal, se ne valgono la pena. Quello che cerco è l’atmosfera notturna, non per forza negativa, ma qualcosa che sappia trasportarmi in un limbo sterile da tutte le preoccupazioni contemporanee.

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.