Un gruppo italiano che non ha paura di sperimentare soluzioni inedite. Un nuovo album che non delude le aspettative e conferma la qualità delle precedenti uscite. Un futuro promettente e un cammino artistico per nulla rettilineo e assolutamente imprevedibile.
Stiamo parlando dei Void Of Sleep da Ravenna, ormai vecchie conoscenze delle pagine di Metalitalia.com, freschi autori di un nuovo disco di inediti – il quarto della loro carriera – che prosegue la particolare ricerca, fresca e personale, della band nei meandri del progressive sludge.
Abbiamo raggiunto il chitarrista e membro fondatore Gale, al secolo Marco Galeotti, che ha risposto in maniera competente, genuina ed esauriente ai nostri quesiti sull’ultimo album “The Abyss Into Which We All Have To Stare”, sui precedenti lavori e su tutto quanto ruota attorno ai Void Of Sleep.
CIAO E BENVENUTI! QUANDO AVETE INIZIATO A SCRIVERE IL NUOVO ALBUM “THE ABYSS INTO WHICH WE ALL HAVE TO STARE”? C’È STATO QUALCOSA IN PARTICOLARE CHE HA INNESCATO L’ISPIRAZIONE?
– Ciao, non ricordo esattamente ma probabilmente le prime cose finite su questo album sono del 2021; “Metaphora” è uscito a marzo 2020, in piena pandemia, purtroppo non abbiamo potuto suonare live come avremmo voluto, e quindi nel 2022 abbiamo cominciato a buttare giù del materiale che poi abbiamo sviluppato per circa tre anni; abbiamo riarrangiato varie volte alcuni pezzi e fatto un grande lavoro di pre-produzione, e a primavera 2024 abbiamo finito il lavoro che poi è stato registrato a novembre 2024.
Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, semplicemente abbiamo raccolto un po’ di idee personali su tutto questo periodo che abbiamo e stiamo attraversando nell’ultimo lustro, la pandemia e la reazione che ha causato nelle persone, la negatività e la psicosi degli uni, l’indifferenza e l’asocialità degli altri… poi quello che accade oggi, che ci ha ormai portato ad una totale caduta dell’etica, della morale, questa de-umanizzazione autodistruttiva che si respira credo abbia ispirato sia il mood musicale che i testi.
Non direi che ci sia stato qualcosa di particolare ad ispirarci, semplicemente abbiamo raccolto un po’ di idee personali ed abbiamo cominciato a lavorarci assieme in sala prove, alcuni pezzi sono venuti fuori abbastanza in fretta, altri ci hanno impegnato per mesi prima di arrivare a un risultato finale che ci soddisfacesse appieno.
QUALI SONO SECONDO VOI LE PRINCIPALI DIFFERENZE RISPETTO AI PRECEDENTI ALBUM? SEGUITE UN PRECISO PERCORSO EVOLUTIVO O SEMPLICEMENTE VI ABBANDONATE ALL’ISPIRAZIONE DEL MOMENTO?
– Le differenze ci sono, sicuramente tanti fattori hanno inciso in questo processo; il cambio di formazione innegabilmente ha portato dei cambiamenti, due album sono stati composti dalla prima formazione; Metaphora è stato un album di transizione, in quanto il cambio di line-up è avvenuto circa a metà della scrittura dell’album e questo invece è il primo scritto interamente dai Void of Sleep attuali.
Per quanto riguarda il tipo di scrittura, posso dirti che il processo non è sempre lo stesso, alcuni brani sono nati da idee di uno, altri da idee di un altro, alcuni sono stati portati in sala già ampiamente composti e poi smembrati e riassemblati anche più volte e altri sono nati da improvvisazioni; certamente non c’è mai stato niente di premeditato, nel senso che non si mai detto “il prossimo album/pezzo deve suonare così”.
PER LA PRIMA VOLTA I SINTETIZZATORI SONO STATI PARTE INTEGRANTE DEL PROCESSO COMPOSITIVO, VI RITENETE SODDISFATTI DEL RISULTATO?
– Direi decisamente di si! Ci eravamo promessi di sfruttare la parte elettronica in maniera più massiccia in questo album, cosa che non avevamo potuto fare per “Metaphora”, in quanto la maggior parte delle strutture erano già pronte all’arrivo di Momo (Mohammed Ashraf, tastierista della band, ndr), che ha poi aggiunto le sue idee; direi che questa è una delle poche linee guida, tornando alla precedente domanda, che ci eravamo posti sin da prima di iniziare a comporre per questo album!
Momo ha fatto un lavoro eccezionale producendo parecchie tracce tra partiture vere e proprie, droni, arpeggiatori, samples ecc., in più ha suonato anche delle chitarre su alcune parti, poi è stato fatto un lavoro molto puntiglioso di pre-produzione, che è servito per far collimare e legare per bene il tutto con la parte più ritmica e organica dei pezzi. A nostro parere, il risultato si sente soprattutto nella maggiore profondità dei pezzi, nelle dinamiche e negli arrangiamenti.
LE VARIE INFLUENZE CHE VI CONTRADDISTINGUONO SONO LO SPECCHIO DELLE VOSTRE PREFERENZE STILISTICHE? ASCOLTATE PARECCHIA MUSICA? AVETE GUSTI DIFFERENTI IN SENO AL GRUPPO?
– Sicuramente siamo influenzati da ciò che ascoltiamo, credo sia qualcosa di naturale e sicuramente alcune cose che ascoltiamo si riflettono in quello che suoniamo; abbiamo gusti molto eterogenei, ognuno di noi ha gusti molto differenti ma abbiamo anche artisti che piacciono a tutti e che magari influiscono più direttamente nel nostro sound, ma ascoltiamo anche cose che non c’entrano niente con i Void of Sleep.
COSA VI ISPIRA MAGGIORMENTE NELLA VOSTRA CARRIERA DI MUSICISTI? QUALI OBIETTIVI VI PONETE DI FRONTE? QUALI ASPETTI DEL FARE MUSICA CONTINUANO A STIMOLARVI E VI SPINGONO A CONTINUARE E QUALI INVECE VI SCORAGGIANO?
– Personalmente, faccio musica perché ne sento il bisogno e credo di parlare anche a nome degli altri: ritrovarci in sala, provare, creare nuova musica, cercare di evolversi sempre è una cosa stimolante a cui farei fatica a rinunciare.
Gli obiettivi sono appunto quelli appena scritti, creare nuova musica, sperimentare, ricercare, fare album che siano appaganti in primis per noi, poi sicuramente vedere la risposta del pubblico ai nostri dischi e nei live è una cosa che non nego essere gratificante.
Tutto questo è il lato stimolante, quello che invece è scoraggiante è la situazione live in Italia, ci sono sempre meno posti e sempre meno occasioni per suonare, da quando abbiamo iniziato sono molti i i club, i circoli e gli spazi in generale ad aver chiuso, significa che c’è sempre meno interesse in questo ambito; fortunatamente qualcosa è ancora possibile fare, c’è ancora qualcuno che si sbatte per organizzare concerti underground e un piccolo pubblico è rimasto.
IL TERRITORIO IN CUI SIETE NATI E VIVETE INFLUENZA IN QUALCHE MANIERA LA VOSTRA MUSICA? È POSSIBILE TROVARNE TRACCIA NELLE VOSTRE CANZONI?
– Abbiamo certamente sfruttato l’ambiente che ci circonda a livello visivo; per esempio sul vecchio “New World Order” abbiamo girato il video omonimo in diversi posti caratteristici della nostra città base, che è Ravenna e anche il teaser di “The Abyss Into Which We All Have To Stare” è girato sulle nostre spiagge; credo che immancabilmente l’ambiente dove sei finisca per influenzarti in qualche modo, probabilmente anche musicalmente… questo è un album che anche simbolicamente è molto legato al mare, anche se più in senso metaforico.
QUALI SONO INVECE I VOSTRI RAPPORTI CON LA SCENA METAL NAZIONALE? VI SENTITE PIÙ STONER-SLUDGE O PROGRESSIVE METAL? C’È QUALCHE GRUPPO CON CUI VI SENTITE MAGGIORMENTE IN SINTONIA?
– Sinceramente non ci sentiamo parte di nessuna scena in particolare, siamo anche cambiati parecchio in quindici anni di ‘carriera’, all’inizio eravamo più inquadrati (dagli altri) dentro al filone stoner-sludge anche se credo che siamo sempre stati abbastanza diversi da altri gruppi più ‘canonici’, poi ci siamo spostati verso altre sonorità; ogni album ha sempre portato novità al nostro suono e questo ibridarsi continuamente non ci ha permesso una facile collocazione in un determinato genere, questo però non significa che non siamo in buoni rapporti con altre band, anzi, abbiamo legato con diverse band anche a livello umano, negli anni ci siamo divertiti a suonare più volte assieme ai Nero di Marte, ai Three Eyes Left, ai Sunpocrisy, agli Zippo per dirne alcuni.
AVETE MAI PENSATO DI SCRIVERE DEI TESTI IN ITALIANO PER LE VOSTRE CANZONI? QUALI SONO LE RAGIONI PRINCIPALI CHE VI SPINGONO A ESPRIMERVI IN INGLESE?
– So che Burdo (Andrea Burdisso, cantante, ndr) preferisce scrivere in inglese in genere, diciamo che in linea di massima ci siamo sempre rapportati all’inglese fin dall’inizio e non abbiamo mai sentito l’esigenza di cambiare da questo punto di vista, ma non si sa mai.
CREDETE CHE LA SCENA METAL ITALIANA CONTEMPORANEA SIA ALL’ALTEZZA DELLA PROPRIA STORIA? QUALI SONO OGGI GLI ASPETTI POSITIVI E QUALI QUELLI NEGATIVI?
– Credo semplicemente che attualmente ci siano grandi band in Italia, che non so se si possano sempre definire metal e che comunque ci sano sempre state. Purtroppo nei trend odierni non c’è molto spazio per un determinato genere, diciamo un po’ meno ‘easy-listening’ quindi forse, la sostanziale differenza è che oggi queste band rimangono più di prima nel ‘sottobosco’.
COME SONO I VOSTRI LIVE? COME LI DESCRIVERESTE A QUALCUNO CHE NON HA MAI ASSISTITO A UN VOSTRO CONCERTO?
– Anche su questo aspetto ci sono un po’ di differenze rispetto ad anni fa: quando siamo partiti sicuramente puntavamo molto sull’energia, sul tiro e sul groove, poi, man mano che i nostri pezzi hanno preso altre direzioni, abbiamo lavorato di più sui suoni e sulle dinamiche; per i prossimi concerti la grossa novità sarà che suoneremo a metronomo, e ciò ci permetterà di poter inserire anche negli show alcune tracce presenti nell’album che consideriamo importanti nei pezzi e che diversamente sarebbe impossibile riprodurre live in quanto, come detto, Momo suonerà anche la chitarra su alcuni brani; niente di troppo invasivo, però avremo alcuni synth in sottofondo che ci aiuteranno a stratificare il sound come nel disco; naturalmente batteria, basso, chitarre e voci saranno al 100% live. I prossimi concerti saranno molto immersivi, dinamici e catartici.
QUALI SARANNO I VOSTRO PROSSIMI IMPEGNI? POTETE SVELARCI QUALCOSA SUL FUTURO PROSSIMO DEI VOID OF SLEEP?
– Per prima cosa avremo il release show al Bronson il 14 novembre (l’intervista è stata raccolta il 30 ottobre, ndr): è nostra tradizione presentare il nuovo album nel club della nostra città, e suoneremo tutto l’album. Poi abbiamo un paio di date a dicembre e stiamo lavorando per altre date nei primi mesi del 2026. Sicuramente nei prossimi mesi la priorità sarà quella di portare live il nuovo album e promuoverlo il più possibile.
GRAZIE MILLE PER IL VOSTRO TEMPO.
– Grazie a voi per averci concesso questo spazio per parlare di noi e grazie per le belle parole spese nella recensione di “Abyss”, è il nostro quarto album e per la quarta volta siamo stati inseriti tra gli Hot Album del momento e con tre recensori diversi, è una bella soddisfazione constatare che ogni diversa incarnazione dei Void of Sleep riscontri un così bel riconoscimento.


