VOID – Surreale divertimento

Pubblicato il 12/01/2024 da

Dalle parti del black metal avanguardistico e sperimentale, i tempi sono particolarmente propizi, e non certo da oggi.
Nel turbine di accostamenti stravaganti e miscugli arditi, viaggiano in parallelo correnti di pensiero molto differenti tra loro, innestando anche in questo caso, per paradosso, un virtuale confronto tra ‘vecchia’ e ‘nuova’ scuola. Gli inglesi Void, vuoi per anni di militanza, vuoi soprattutto per tipologia di suono, stanno tra i portavoce dell’old-school, in materia avant-garde black metal.
“Jadjow” li riporta sotto i nostri riflettori, con una line-up che è in pratica una costola degli ultimi, favolosi Dødheimsgard: il quarto disco della formazione capitanata da Matt Jarman carpisce cuore e intelletto, attraverso una serie di canzoni frenetiche, tecniche e intricate, altisonanti per come concentrano innumerevoli sapori in uno spazio ristretto.
Si richiama in modo specifico e poco fraintendibile la stagione dei primi Arcturus, Ved Buens Ende, Solefald. Metal estroso e sorprendente, fuori dai canoni e dalle linee consolidate, con addosso però una veemenza e una foga da metallari veri, appassionati, svincolati dai formalismi, ebbri di creatività. Per quanto l’effetto generato da “Jadjow” non sia proprio quello, almeno non fino in fondo, rimane un lavoro di ottima fattura e veicolante delle splendide idee.
Torrenziale e molto approfondito nelle sue analisi, il leader Matt Jarman ci ha raccontato un po’ tutto quello che avremmo voluto sapere sulla sua band e la sua idea di black metal.

“JADJOW” È IL VOSTRO QUARTO ALBUM, A DUE ANNI DA “THE HOLLOW MAN”. TRA QUESTI DUE DISCHI CI SONO GROSSE DIFFERENZE, NEL SUONO E NELLA LINE-UP, DAVVERO PROFONDE CONSIDERATO CHE È PASSATO UN PERIODO DI TEMPO NEMMENO COSÌ LUNGO TRA I DUE LAVORI. PUOI RACCONTARCI COSA È SUCCESSO EFFETTIVAMENTE NEGLI ULTIMI TEMPI PER IL GRUPPO?
– È un piacere parlare con te dei Void, grazie per averci contattato, innanzitutto. Sì, è cambiato molto per la band in questi due anni e gli ultimi due album sono innegabilmente molto diversi, anche se penso che abbiano alcuni punti in comune.
Sono accadute tante cose alla band negli ultimi anni, la pandemia sopra ogni cosa: il 2020 ci ha forzato a una forte transizione. Avremmo dovuto suonare alcuni show a supporto di “The Hollow Man” prima che quest’ultimo uscisse, ma la pandemia ci ha impedito di dargli effettivo risalto suonando dal vivo, una volta che “The Hollow Man” è diventato disponibile. Dopo il lockdown è diventato difficile incontrarsi per lavorare assieme su nuovo materiale, alcuni membri del gruppo se n’erano andati da Londra o erano impegnati in altri progetti per loro più importanti. Nelle poche occasioni in cui ci siamo incontrati siamo riusciti solamente a provare il materiale che avremmo dovuto suonare dal vivo. Considerato che non stavamo lavorando da remoto su nuove idee, parlare di nuovo album con quella formazione era qualcosa di impossibile, ai tempi.
Nel 2019 avevo incontrato durante il “Void Dancers” tour dei Dødheimsgard Lars e George (rispettivamente Måløy e Anagnostopoulos, ai tempi bassista e ingegnere del suono della band di Vicotnik per le date live, ndr). Decidemmo di collaborare e, durante la pandemia, questi ragazzi erano veramente affamati di creare nuova musica e, inoltre, erano in grado di lavorare bene ognuno per conto suo. Quando a noi tre si è aggiunto Camille Giraudeau alla chitarra, mi sono accorto che stava nascendo qualcosa di magico.
In origine il frutto della collaborazione tra noi quattro non sarebbe dovuto diventare il nuovo album dei Void. Ero intenzionato a proseguire con la precedente line-up per nuovi concerti legati alla promozione dell’album in uscita. Per varie problematiche logistiche, quei concerti non sono mai avvenuti. Nel frattempo le canzoni di “Jadjow” prendevano forma e richiedevano la massima attenzione. Adesso che “Jadjow” è uscito vogliamo portarlo in giro il più possibile e non vediamo l’ora di esibirci dal vivo.

QUAL È IL SIGNIFICATO DI UN TITOLO COME “JADJOW”? COSA VOLETE EVOCARE NEGLI ASCOLTATORI CON UN TITOLO SIMILE?
– “Jadjow” significa ‘terreno di gioco’. All’inizio era un titolo provvisorio, affermava che questo progetto era un contesto che incentivava espressioni musicali molto libere. Era anche diventata una dichiarazione del fatto che non ci si dovesse prendere troppo sul serio, non doveva diventare qualcosa di troppo cupo o ‘cattivo’.
Era inteso come un mezzo per divertirci, come doveva essere a sua volta divertente quanto andavamo a scrivere. Abbiamo cercato di rimpiazzare il titolo con qualcosa che potesse essere più ponderato, più adatto ad essere il titolo di un album, ma quella parola è rimasta lì, sembrava si fosse proprio bloccata, non se ne volesse andare.
Abbiamo pensato a una serie di concept e altre idee sulle connessioni tra i personaggi di Jad e Jow, qualcosa è emerso nei testi di “Interdaementional”, ma in fondo perché cercare di coprire la verità? “Jadjow” è un bambino che parla perché vuole divertirsi, non si può farlo tacere!

NELL’ULTIMO DISCO CI SONO DEI FORTI INFLUSSI DELL’AVANT-GARDE BLACK METAL DEGLI ANNI ’90 DI ARCTURUS, SOLEFALD, VED BUENS ENDE, COME CI SONO DEI RIMANDI AL MATERIALE PIÙ RECENTE DI DØDHEIMSGARD E VIRUS.
QUALI SONO EFFETTIVAMENTE LE VOSTRE FONTI DI ISPIRAZIONE PER “JADJOW” E PERCHÉ SIETE COSÌ APPASSIONATI DELL’AVANT-GARDE METAL NOVANTIANO?

– Sono d’accordo sui parallelismi tra quanto contenuto in “Jadjow” e l’avant-garde black metal di fine anni ‘90/primi 2000, probabilmente se all’epoca fossimo esistiti il nostro ultimo disco sarebbe stato inserito in quel filone. Anche se non affermerei che siamo così ‘devoti’ a quei suoni da volerli emulare per forza: le influenze dei gruppi citati non sono qualcosa di consapevole, ormai, piuttosto qualcosa insito nel nostro DNA di band.
Scrivo riff di quel tipo da circa vent’anni, è qualcosa che mi viene naturale, le mie influenze principali non sono cambiate in questo lasso di tempo, anche se magari adesso non ascolto più certi dischi con la frequenza di una volta.
Certamente Camille, Lars, Tariq (Zulficar, batterista su “Jadjow”, ndr) e George hanno le loro personali influenze, visto che l’album è stato composto un po’ da tutti, potrai sentire su “Jadjow” influssi più ampi di quelli riscontrabili nelle pubblicazioni precedenti dei Void (escludo Tariq dal discorso, perché ha suonato sulle partiture di George).
Avendo in line-up lo stesso bassista dei Dødheimsgard, inevitabilmente qualcosa di quel gruppo lo si sente, mentre ad esempio Camille ama far fluire nella musica che scrive l’influenza dei Voivod, ed è questo uno dei principali motivi per cui suona nei Void attualmente.
Nella domanda mi chiedi probabilmente perchè riteniamo quell’era del black metal così interessante, in qualsiasi modo la si voglia denominare, se ‘post-black metal’ oppure ‘avant-garde black metal’ o altro ancora.
In quel momento storico mi accorsi che il black metal stava prendendo una deriva progressiva e sperimentale come quasi nessun altro genere metal in circolazione. Perfino i Mayhem stavano provando a fare cose diverse, con gli influssi elettronici di “Grand Declaration Of War”. È uscito il disco dei Thorns, i Satyricon stavano a loro volta inserendo sonorità elettroniche, la Moonfog dava spazio a realtà molto estroverse. C’erano i Fleurety che stavano andando verso il post rock/jazz, i Solefald emergevano con le loro eccentricità. “666 International” dei Dødheimsgard mi aveva fatto impazzire, il nostro “Posthum” si inseriva perfettamente in quella corrente, assieme alle uscite di altre formazioni internazionali come Aborym e Havoc Unit, con le quali tra l’altro ho lavorato, essendomi fatto un nome nelle produzioni discografiche legate al post-black metal. Non è durata a lungo questa situazione, noi stessi ci siamo fermati nel 2003 e, quando siamo tornati operativi nel 2008, l’ambiente musicale attorno a noi era cambiato.
Per ‘post-black metal’ si intendono ora cose diverse da quelle che intendevamo solo pochi anni addietro, cose a mio parere molto meno interessanti. Successivamente sono usciti ottimi dischi ascrivibili a quella nuova interpretazione del genere, ad esempio “Blackjazz” degli Shining norvegesi nel 2010, ma si tratta di casi isolati, il grosso delle band di questo filone non attrae più di tanto la mia attenzione.
Intendiamoci, è un genere vitale, in molti stanno continuando a far uscire dischi e ad avere successo, ma rimpiango un poco i tempi della Jester Records (casa discografica fondata da Garm degli Ulver nel 1998, ndr) e di tutti quegli esperimenti pazzi che fiorivano tra fine anni ’90 e primi 2000. Forse potremmo definire quelle pubblicazioni ‘black metal rainbow’? Ci potrebbe stare, ancora non l’ho sentita un’etichetta simile per dei suoni metal…

NELLA VOSTRA MUSICA COESISTONO MOLTI ELEMENTI, STRAVAGANZA E STRANEZZA SONO MEDIATE DA UN GUSTO MELODICO CHE PUÒ PORTARVI A TRAME MOLTO ORECCHIABILI E LUMINOSE. QUANDO COMPONETE UN NUOVO BRANO QUAL È L’IDEA PRINCIPALE CHE VI GUIDA E DIRIGE I VOSTRI SFORZI?
– ‘Stravaganza e stranezza mediate da gusto melodico’, questi siamo proprio io e Camille in “Only For You”! Parleremo più approfonditamente di quella canzone più avanti, ma è certamente quello che stavo cercando di fare in quel pezzo, temperare l’intensità e dare sia all’ascoltatore che all’esecutore un filo melodico da seguire, in una che iniziava con i riff intricati di Camille.
“Interdaemential” inizia con il basso di Lars e la mia intenzione in quella canzone era quella di aggiungere un’influenza post-punk/noise per stemperare la sua identità metallica. George ha scritto “Swamp Dog” in uno stile black metal molto tradizionale, influenzato dai Cradle Of Filth tra gli altri, mentre io ho aggiunto alcune parti che trascinavano il brano, intenzionalmente, in un ambiente più vicino al progressive, più orientato verso la normale identità-Void: Camille, con la chitarra, ha aggiunto alcune vibrazioni vicine a quelle emanate dallo stesso strumento di Chuck Shuldiner.
In canzoni come “Oduduwa’s Chain” puoi sentire la chitarra di Camille lavorare in contrasto alla mia, così da creare un un paesaggio sonoro simile al rumore, in questo ispirandoci a quanto fatto da Geordie Walker nei Killing Joke.
D’altro canto, “Self-Isolation” e “Fables…” sono esempi di chitarre che lavorano quasi in sincronia, intrecciandosi tra loro piuttosto che spingendosi a vicenda in nuovi territori. Questo procedimento è quanto di più emozionante abbiamo provato nello scrivere “Jadjow”. Non sapevi mai cosa avresti ottenuto, una volta che la musica era stata elaborata attraverso la mente degli altri membri.
Pensavo che i miei riff in “Iniquitous Owl” fossero abbastanza standard e poco originali, ma le contromelodie di Lars e gli armonici di Camille, oltre alla complessità ritmica di Tariq, lo hanno trasformato in qualcos’altro. È passata dall’essere la canzone peggiore alla migliore in pochi giorni.

ALTERNATE TANTI APPROCCI DIVERSI NEL VOSTRO AVANT-GARDE BLACK METAL, PASSANDO DA PARTI PIÙ VIOLENTE ED INTRICATE, AD AD ALTRE LENTE ED ENIGMATICHE. IN QUESTO MIX DI STILI E ATMOSFERE, UNO DEI BRANI MIGLIORI È DAL MIO PUNTO DI VISTA “ONLY FOR YOU”, CHE DÀ COLPISCE GIÀ NELLA PARTE INIZIALE, CON LA RIPETIZIONE DEL TITOLO IN MODO QUASI SUSSURRATO.
CHI È IL ‘TU’ (O ‘VOI’) RICHIAMATO NEL TITOLO? COSA SIGNIFICA IL CONTRASTO TRA IL MORBIDO INCIPIT E LA FURIBONDA ACCELERAZIONE CHE ARRIVA APPENA DOPO?

– Probabilmente quei momenti lenti possono suonare enigmatici solo nel contesto di una metal band come la nostra. L’introduzione di “Interdaemetional”, la chiusura di “Where Lucifer Dies”, l’interludio, momenti lenti non sono particolarmente intricati o progressivi di per sé. Sono essenziali, crudi e vanno dritti al punto.
L’’enigma’, se così lo vogliamo definire, è solo la loro inclusione all’interno di una più ampia struttura metallica. Ma se l’equilibrio tra queste sezioni venisse ribaltato, le parti metalliche rimarrebbero enigmatiche? Mi chiedo quanto contenuto metal debba avere un album per essere considerato un album metal. Se ci fosse meno del 40%, faccio un esempio, immagino che quelle sezioni sarebbero considerate semplicemente ‘la parte pesante’, come nel momento dell’headbanging di Beavis e Butthead in “Creep” dei Radiohead.
Ma qui sto perdendo il filo del discorso, perché mi stai chiedendo di “Only For You”, che è una canzone molto metal. La ripetizione della linea vocale del titolo più e più volte in tutto il pezzo è stato uno sforzo intenzionale, per collegare insieme i passaggi con un tema melodico chiaramente riconoscibile, dal momento che lo stile di Camille è quello di comporre canzoni con pochissima, se non nessuna, ripetizione. Il contenuto dei testi è rilevante per la storia della formazione di questo progetto. È stato l’unico testo scritto prima della canzone, prima ancora che si costituisse la formazione, e poi è stato modellato sulla musica scritta da Camille.
Solo per te, non tremerò prima di nessun altro” si riferisce al sentimento di ansia che ho provato quando mi sono esibito dal vivo con i Dødheimsgard nel dicembre 2019, quattro anni fa circa. “Only For You” inizia con l’idea di un regalo, poi decade rapidamente nella confusione e nel panico, facendo riferimento a una sindrome da impostore che provavo in quel momento. Vedi, non ascolto black metal neanche per la metà del tempo che ci dedicavo prima, non mi considero un musicista di grande talento, quindi l’idea di eseguire un’ora di black metal progressivo tutto d’un fiato era un po’ scoraggiante. Mentre la canzone si avvicina alla fine, ci si riconcilia con il fatto che una cosa straordinaria viene offerta e accettata con gratitudine (“afferrare le corna”, “l’intossicazione proposta”) e quindi chiude il cerchio e tutto finisce dove era iniziato.
Almeno, la linea vocale lo fa sembrare così. In realtà è un riff diverso in una chiave diversa, ora tematicamente collegato. Ricordo di aver imparato la canzone dei Dødheimsgard “Aphelion Void”, contando ventuno riff diversi, di cui solo uno si ripete! Camille e Yusaf (Parvez, meglio conosciuto per il suo nome d’arte Vicotnik, leader dei Dødheimsgard, ndr) hanno questo in comune, nel metodo di composizione.

PERCEPISCO UN ‘TOCCO NOVANTIANO’ NELLA VOSTRA MUSICA, UN’IDEA DI AVANT-GARDE BLACK METAL MODERNA MA STRETTAMENTE RADICATA NELL’EXTREME METAL DI VENTI-VENTICINQUE ANNI FA. SENTITE UNA MAGGIORE AFFINITÀ CON IL ‘VECCHIO’ EXTREME METAL RISPETTO A QUELLO CHE ODIERNO?
– Decisamente sì. Ti dico anche anche che c’è nel mio modo di suonare la chitarra la stessa influenza di album come “Heartwork” o “Individual Thought Patterns”, di quanta ce ne sia di black metal. Mentre ammetto di non ascoltare poi molto di quanto propone la scena metal attuale.

COME GIÀ DETTO IN PRECEDENZA, TU E ALTRI TRE ATTUALI MEMBRI DEI VOID AVETE COLLABORATO CON I DØDHEIMSGARD, PER LE DATE DAL VIVO.
COSA AVETE ASSIMILATO DI IMPORTANTE E UTILE PER VOI DA QUESTA ESPERIENZA E PERCHÉ, DAL VOSTRO PUNTO DI VISTA, QUESTA BAND È COSÌ UNICA E SPECIALE NEL MODO IN CUI INTERPRETA IL BLACK METAL?

– I Dødheimsgard mi hanno indicato che la porta è aperta, ognuno può suonare la sua musica, far uscire le sue influenze senza alcuna restrizione. Suonare con loro mi ha insegnato che bisogna fregarsene del pensiero degli altri e concentrarsi unicamente su quello che ci si sente di suonare.
Per i Void, come per i Dødheimsgard, ogni album ha una sua identità e ha una storia sua distinta dagli altri, mentre è possibile rintracciare abbastanza facilmente una radice comune, un punto di convergenza. Si sente che arrivano dalla stessa band.
Suonare dal vivo con Vicotnik e gli altri ragazzi del gruppo mi ha richiesto di allenare le mie capacità di chitarrista, perché il loro materiale è davvero difficile da suonare! Il tremolo picking di Vicotnik non è semplice da riprodurre ed è del resto la più forte influenza che i Void hanno ricevuto per il loro indirizzo stilistico. Il riff di “Trace Of Reality” (canzone contenuta nell’EP “Satanic Art” dei Dødheimsgard, ndr) ancora regna supremo!

DURANTE GLI ANNI I VOID HANNO FREQUENTATO DIVERSE DECLINAZIONI DEL METAL ESTREMO, ATTRAVERSO QUATTRO ALBUM E ALTRE PUBBLICAZIONI MINORI. QUAL È IL PUNTO IN COMUNE TRA TUTTE QUESTE USCITE E QUALI SONO LE RAGIONI DIETRO LE VARIE MUTAZIONI STILISTICHE INTERVENUTE?
– Proprio la presenza di tanti generi al loro interno, in ognuna di esse, è il punto in comune tra tutto il materiale uscito sotto il nome di Void. Contengono riff black, death e thrash metal, ma di nessuno dei nostri album od EP diresti che siano chiaramente black, death o thrash metal. C’è un album più indirizzato all’elettronica, un EP virato al grind, un album definibile come molto ‘cinematico’, adesso, con “Jadjow”, abbiamo quello che potrebbe essere chiamato un ‘prog album’. Al loro interno ci sono anche momenti folk, influenzati dalla musica classica, dal pop, persino un paio di interventi funk da qualche parte.
Nonostante le forti differenziazioni, i dischi dei Void sono molto più simili tra di loro di quanto lo possano essere con delle uscite di altri gruppi.

NEI VOID, COME NELLE ALTRE BAND CON LE QUALI HAI COLLABORATO, HAI INCONTRATO MOLTI MUSICISTI.
QUALI SONO QUELLI CHE TI HANNO
PIÙ IMPRESSIONATO E TI HANNO INSEGNATO QUALCOSA DI IMPORTANTE PER IL TUO PERCORSO ARTISTICO? TRA QUESTI ANNOVERIAMO ANCHE KVOHST, ORA CONOSCIUTO PER IL SUO RUOLO DI CANTANTE IN GRAVE PLEASURES ED HEXVESSEL, IN PASSATO CANTANTE ANCHE DEI VOID.
COSA RICORDI DEL SUO CONTRIBUTO AL GRUPPO, DA LUI LASCIATO NEL 2003?

-Ho avuto la fortuna di avere a che fare con musicisti di grande talento, senza dubbio. Ognuno, in un gruppo, contribuisce con il proprio stile e il proprio gusto alla miscela sonora. Apprezzo e rispetto ogni individuo con il quale ho collaborato, quindi non li classificherò né li farò combattere in una specie di spazio immaginario per sancire chi sia il migliore. Anche se sembra divertente… Okay, facciamolo!
Non inserirò nessun membro attuale, perché non voglio che succeda qualcosa dopo che avrò detto cose su di loro (risate, ndr). La Void Royal Rumble sta per iniziare, signore e signori! Tenete forte i cappelli, per non farli volare via!
Allora, una volta che tutta la polvere si è posata e posso dare un giudizio ponderato sui musicisti che in passato hanno militato nei Void, ti posso dire questo:
McNerney (Kvohst, cantante dal 1999 al 2003, ndr) vince sugli altri per stile. Burwood (Joe, batterista in “Void” e “The Hollow Man”, ndr) prevale per tecnica e versatilità. Archibald (Rob, bassista nel corso degli anni ’10, ndr) vince il premio per il talento. Elliot (Parkin, chitarrista in “The Hollow Man”, ndr) era il migliore per professionalità e affidabilità, Weston (Laura, cantante in “The Hollow Man”, ndr) la più solidale, Leblanc il più passionale e positivo (Levi, cantante tra il 2011 e il 2016, ndR). Serra (Gerado, bassista tra il 2016 e il 2023, ndr) aveva un concettualismo erudito senza eguali, mentre Lowe (Ben, cantante in “Void”, ndr) primeggiava per potenza d’esecuzione. L’uno per l’altro, hanno dato un contributo notevole e avevano doti non comuni.
Con ognuno di loro ho avuto un rapporto molto intenso, fatto di un inizio emozionante, l’accendersi in un periodo di grande gioia, un’esplosione di creativa e produttività, prima dello spegnersi di questo fuoco in un fumo solitamente di sapore amabile, occasionalmente amaro.
Le band sono come famiglie e le partnership creative tra due uomini, una specie di fratellanza. Ma i fratelli combattono e si separano, e alla fine due ego possono finire per confondersi su cosa li abbia resi così vicini, in primo luogo. È facile dimenticare il significato delle collaborazioni, se il fuoco inizia a spegnersi nel fare musica, quando la produttività è incanalata più nella discussione che nell’arte.
Pensavo che le persone fossero difficili, le persone fossero un incubo, ma il filo conduttore tra tutte queste relazioni sono io, quindi immagino di essere io a essere distruttivo e mi scuso con chiunque abbia ferito con le mie parole ed azioni; ho incanalato le mie carenze in quest’arte che è la musica, insieme ai miei punti di forza. Speriamo che l’arte, alla fine, valga la pena di tutto quanto è stato fatto in suo nome.
Ogni volta che ho collaborato con qualcuno per creare musica dei Void, gran parte di ciò che ho creato è stato per compiacerlo, il che a sua volta mi ha reso felice. Quando mi ritrovo a lavorare troppo da solo, la band esce dai suoi binari e inevitabilmente va in pausa. Ogni membro aggiunge le proprie influenze al mix e, a sua volta, influenza me.
Kvohst è stato colui che mi ha fatto conoscere Dødheimsgard, Ved Buens Ende, Solefald, Fleurety. Avevamo anche un interesse comune per la musica elettronica, anche se all’epoca lui tendeva alla deep house e io alla techno e all’elettronica. Quando ho perso le registrazioni di “Process” a causa di un guasto al disco rigido e ho capito che dovevamo ri-registrare “Posthuman” da zero, è stato Mat McNerney a suggerirci di fare la batteria completamente elettronica.
Nel 2008, quando i Void si riformarono su consiglio di Joe Burwood, egli portò molta influenza death metal ed entrambi condividevamo l’amore per il punk, suonando anche insieme nella band hardcore Flowers of Flesh and Blood. L’influenza di Rob Archibald si vede nel deathcore, nei beatdown slam e nelle linee di basso rimbalzanti.
Ma qui mi ritrovo bloccato nel passato; torniamo quindi al presente, dove abbiamo una nuova formazione di musicisti eccezionali che hanno portato i Void ad un nuovo livello di musicalità progressiva. Non ho bisogno di dirti chi ha portato cosa nel mix di “Jadjow”, perché è chiaramente udibile nel disco. Andate ad ascoltarlo e vedrete, lettori. È il miglior album dei Void fino ad oggi!

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.