VOIDCEREMONY – I portali dell’annientamento

Pubblicato il 16/08/2020 da

Tanto ricchi di idee su disco quanto poveri di parole in sede di intervista. Questi sono i VoidCeremony, progetto technical death metal di alcuni membri di Ascended Dead e Funebrarum (tra gli altri) giunti all’esordio su 20 Buck Spin con il notevole “Entropic Reflections Continuum: Dimensional Unravel”. Un disco che, come già sottolineato nella nostra recensione, si muove in una dimensione fondamentalmente senza tempo, fra rimandi ai titani degli anni Novanta e una presa di coscienza che ne colloca il contenuto sullo stesso terreno di gioco di Blood Incantation, Cerebral Rot e altri talenti contemporanei. Presupposti interessantissimi che non si può dire il cantante/chitarrista Garrett Johnson, personaggio assai schivo in controtendenza alle sue origini californiane, abbia sviscerato nell’intervista via mail di qualche settimana fa…

COME SONO NATI I VOIDCEREMONY? CHE IDEA AVEVATE QUANDO AVETE INIZIATO A PENSARE ALLA LORO MUSICA E ALLA DIREZIONE STILISTICA DA INTRAPRENDERE?
– I VoidCeremony sono stati fondati nel 2013 da me e Jon Reider degli Ascended Dead. Entrambi volevamo fondere varie influenze per ottenere un tipo di musica che ci appagasse, dal death melodico al black, passando per elementi più tecnici… avevamo davvero molte cose in mente.

SEMBRA CHE I VOSTRI PRIMI LAVORI SIANO STATI ACCOLTI MOLTO BENE NELLA SCENA UNDERGROUND. CHE ASPETTATIVE AVETE VERSO QUESTO ALBUM? COSA LO DIFFERENZIA DI PIÙ DAI SUDDETTI EP?
– Il feeling musicale è molto simile, anche se con questo disco abbiamo sicuramente rifinito il nostro suono. Il merito va anche alla produzione, che è più profonda e dinamica.

RIMANENDO IN TEMA, HO APPREZZATO MOLTISSIMO LA RESA SONORA. OGNI COSA È REALE, IL DISCO NON SUONA FREDDO O IPER-PRODOTTO… CHE IMPORTANZA DATE A QUESTO ASPETTO DELLA VOSTRA MUSICA?
– Diciamo che non è in cima alla nostra lista delle cose che contano, ma con il giusto budget si può davvero migliorare il proprio suono. Forse anche le prime release dei VoidCeremony avrebbero potuto suonare in questa maniera… la verità è che il songwriting ha sempre avuto la priorità sulla produzione.

UNO DEI PRIMI ELEMENTI A SPICCARE DURANTE L’ASCOLTO È IL BASSO FRETLESS: COME E PERCHÉ AVETE DECISO DI INSERIRLO NEL VOSTRO SUONO? MI HA SUBITO RICORDATO QUELLO DI ATHEIST E DEATH…
– Ho deciso di introdurlo semplicemente perché era qualcosa che desideravo da sempre nel suono della band. In particolare, gli StarGazer hanno le linee di basso più grandi e meravigliose che abbia mai sentito. Trovo si sposino bene anche alla nostra proposta, motivo per cui siamo stati fortunati ad avere Damon (bassista dei suddetti death metaller australiani, ndR) a bordo del progetto.

DA UN PUNTO DI VISTA LIRICO, QUALI ARGOMENTI AFFRONTA L’ALBUM?
– Tocca varie tematiche. Astratte, anti-religiose… non c’è un concept vero e proprio. I testi stessi ti forniranno l’interpretazione.

LA CALIFORNIA È NOTA PER LA SUA TRADIZIONE CULTURALE E ARTISTICA (MUSICALE, LETTERARIA, VISIVA, ECC.): PENSATE CHE VIVERE LÌ ABBIA IN QUALCHE MODO INFLUENZATO IL VOSTRO APPROCCIO E IL VOSTRO MODO DI COMPORRE?
– Affatto. Penso sarebbe accaduta la stessa cosa in qualsiasi altro luogo. La maggior parte delle intuizioni artistiche è rilevante solo nel mondo delle idee.

CHE PESO DATE ALL’ORIGINALITÀ MUSICALE? UNA BAND PUÒ ESSERE GRANDE ANCHE SENZA ESSERE TROPPO ORIGINALE?
– Credo sia importante. Ci sono gruppi che enfatizzano le loro influenze in modo originale, per quanto poi rimandi siano lì. Esiste una differenza tra ‘è stato fatto’ e distorcere un’idea o riutilizzare qualcosa di interessante. Se una proposta è davvero povera di originalità, non verrà notata o sarà fruita solo dagli ascoltatori più superficiali.

COME SIETE ENTRATI IN CONTATTO CON IL DEATH METAL E COSA SIGNIFICA PER VOI OGGIGIORNO?
– Ricordo che ai tempi del liceo entrò nella mia vita come una cosa autentica in un momento altrimenti molto buio e difficile. Oggi è una delle gioie della mia vita ed è qualcosa che mi farà stare sempre bene.

TROVATE DIFFICILE SCRIVERE NUOVI RIFF ED USCIRVENE FUORI CON IDEE INTERESSANTI IN UN GENERE COSÌ AFFOLLATO?
– Non direi. Ci sono un’infinità di cose ancora da creare. Alcune limitazioni possono frenare il processo, che però non cesserà mai.

CHE TIPO DI EMOZIONI VORRESTE SUSCITARE CON LA VOSTRA MUSICA?
– Non necessariamente emozioni, quanto piuttosto interesse, pensieri e introspezione.

BLOOD INCANTATION, CEREBRAL ROT, NECROT, SPECTRAL VOICE, VOI… LA SCENA DEATH METAL AMERICANA SEMBRA VIVERE UN OTTIMO STATO DI FORMA, FORSE IL MIGLIORE DAI PRIMI ANNI NOVANTA. COSA NE PENSATE?
– Sta decisamente attraversando un ottimo momento di forma. Forse, l’unica cosa che davvero manca è l’aura di mistero di quel periodo, ma si può dire che ci siano forza ed energia nelle band che hai citato. Le prove della cosa si hanno nelle vendite dei dischi, nell’affluenza delle persone ai concerti, nel supporto in generale… è un buon momento!

COMPATIBILMENTE CON LA PANDEMIA E LO STATO DI EMERGENZA, QUALI SONO I VOSTRI PIANI PER IL FUTURO?
– La pandemia ci ha influenzato per quanto riguarda i programmi live, ma della nuova musica è già in cantiere. Ci imbarcheremo in tour non appena sarà tutto riaperto, ma per ora ci concentreremo sull’idea di pubblicare una o più opere nell’immediato futuro. Grazie per l’interesse e le domande.

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