VORBID – Cigni solitari

Pubblicato il 15/12/2022 da

Quando quattro anni fa i Vorbid pubblicarono il primo disco “Mind” era impossibile immaginare che il loro secondo album sarebbe stato qualcosa di così fragoroso, fantasioso, avveniristico come “A Swan By The Edge Of Mandala”. Quest’ultimo spazza completamente via le pubblicazioni precedenti dei ragazzi norvegesi, facendoli passare dallo status di band volonterosa, con qualche talento ma ancora parecchio acerba, a una formazione con una visione dettagliatissima e personale della musica, e che soprattutto sa come realizzare al massimo delle proprie possibilità quanto ha in mente. Tecnici, intricati, carichi di enfasi e sentimento, atmosferici e brillanti, colti ma concreti, i Vorbid del secondo album sono una delle cose più impressionanti e inattese capitate nel metal estremo nel corso del 2022. Da qualsiasi lato si guardi a “A Swan By The Edge Of Mandal”, si fatica a trovare qualcosa che non scorra per il verso giusto, tanto che a parere di chi scrive stiamo parlando del disco dell’anno. Era a questo punto impossibile limitarsi ai contenuti musicali e siamo andati a sentire cosa potessero raccontarci questi giovani strumentisti: sono quindi virtualmente con noi per spiegare come si è arrivati a tali lusinghieri risultati il chitarrista solista Daniel Emanuelsen e il cantante/chitarrista ritmico Michael Eriksen.

“A SWAN BY EDGE OF MANDALA” È UN TITOLO CHE RICHIAMA QUALCHE SIGNIFICATO FILOSOFICO: CI SPIEGHERESTI COSA INTENDETE CON QUESTA ESPRESSIONE E COME SI RICOLLEGA COL TEMA CENTRALE DEL DISCO, OVVERO LA PAURA, PIÙ NELLO SPECIFICO QUELLA DELLA MANCANZA DI SPERANZA DOVUTA AL RIMANERE INTRAPPOLATI NEL PROPRIO CORPO?
Daniel Emanuelsen: – Qualche anno fa mi sono ritrovato ad avere forti problemi psichici, una specie di psicosi. Mi capitava spesso di trovarmi in quella che è definita come ‘allegoria della caverna’. Avevo il terrore di svegliarmi e di accorgermi di aver dimenticato tutto quello che sapevo. Può suonare stupido, ma è una sensazione che mi ha segnato nel profondo, di forte disagio, che ho faticato molto anche solo a raccontare, ad esprimere all’esterno. Quindi, la sensazione di terrore esistenziale, la solitudine per non essere in grado di esprimere le mie emozioni e la disperazione di non essere in grado di scrollarsi di dosso quella sensazione sono diventate le ispirazioni per i testi di “A Swan By The Edge Of Mandala”. Ci è voluto del tempo per riuscire a scrivere cose davvero personali in una storia immaginaria, ma fortunatamente avevamo circa metà dell’album completato a livello strumentale, questo mi ha aiutato a costruire una storia che riflettesse quello che sentivo.

IL NUOVO ALBUM DENOTA UN’INCREDIBILE PROGRESSIONE RISPETTO ALLE VOSTRE USCITE PRECEDENTI: SIETE PASSATI DA UN PRIMO DISCO DI TECHNO-THRASH ABBASTANZA RUVIDO A UN DISCO CHE RIMANE NEL SOLCO DEL THRASH PROGRESSIVO, MA VI AGGIUNGE UN TOCCO AVANT-GARDE, GRANDE ATTENZIONE PER DINAMICHE E MELODIE, UN VASTO USO DI VOCI PULITE, E UNA SPINTA ALLA SPERIMENTAZIONE E A STRUTTURE COMPLESSE. QUANDO AVETE COMINCIATO A CAMBIARE, A MUOVERVI IN AVANTI VERSO CIÒ CHE SI È INFINE CONCRETIZZATO IN “A SWAN BY THE EDGE OF MANDALA”?
Michael Eriksen: – Non saprei dire quale sia il momento esatto in cui abbiamo iniziato a cambiare. Nonostante i Vorbid di oggi siano molto diversi da quelli degli esordi, non si è trattato di un cambiamento consapevole. Non ci siamo mai seduti a pensare: “Da oggi si cambia!”. È accaduto tutto con grande naturalezza. Siamo invecchiati e maturati come musicisti. Band come i Genesis e gli Opeth, oppure cose più orientate al pop come Susanne Sundfør sono entrate stabilmente nei nostri ascolti e questo ci ha inevitabilmente orientato nel songwriting. I Vorbid sono fan della musica in generale, non solo del metal. Ci piace l’idea di espandere il nostro orizzonte per rimanere interessanti per chi ci ascolta.
Daniel Emanuelsen: – Posso parlare solo per me stesso, per quanto mi riguarda Genesis degli anni ’70, Steven Wilson e Jethro Tull sono stati probabilmente le mie principali fonti di ispirazione quando ho scritto le canzoni del nuovo disco. Per la struttura e per come fluisce l’album nella sua interezza, mi vengono in mente richiami a Pink Floyd, Genesis e Opeth. Dischi come “Animals”, “Lamb Lies Down on Broadway” e “Still Life” sono stati tra i miei ascolti preferiti durante la pandemia. Non posso affermare che una canzone mi indirizzi esplicitamente nello scrivere nuova musica e raramente accade nell’immediato. È qualcosa che deve fermentare dentro di me. Un giorno posso sentirmi ispirato, prendere la mia chitarra e scrivere un riff, una sezione o una melodia della canzone. Solo in un secondo tempo, riascoltando quanto prodotto e riflettendoci, potrei arrivare a una conclusione del tipo: “Oh sì, in quel momento ero molto coinvolto dai Gentle Giants”.

NELLA PRESENTAZIONE DELL’ALBUM HO LETTO CHE È STATO MOLTO IMPORTANTE IL VOSTRO PRODUTTORE ENDRE KIRKESOLA. IL SUONO DI “A SWAN BY THE EDGE OF MANDALA” È EFFETTIVAMENTE NOTEVOLE, VOLEVO SAPERE SE PENSAVATE DI POTER OTTENERE GIÀ IN PARTENZA UN SUONO COSÌ CRISTALLINO, POTENTE E DETTAGLIATO COME POI È AVVENUTO.
Michael Eriksen: – Le intense prove effettuate prima di entrare in studio di registrazione hanno aiutato in tal senso. Ma un’idea precisa di come avrebbe dovuto suonare il disco non ce l’avevamo, prima di varcare le porte dello studio e iniziare a mettere assieme i pezzi tutti assieme. Avevamo realizzato alcune demo e avevamo un’idea di massima degli arrangiamenti, ma suono e produzione sono il risultato del lavoro compiuto assieme ad Endre.

OGNI CANZONE POSSIEDE UN CARATTERE FORTE, ALCUNE SONO PIÙ ATMOSFERICHE, ALTRE PIÙ FURIOSE E VIOLENTE, MA VI È UNA PERCETTIBILE CONTINUITÀ NELLE DINAMICHE E LA MUSICA FLUISCE IN UN MOTO ININTERROTTO LUNGO L’INTERO CORSO DEL DISCO. QUALE È STATO IL BRANO PIÙ DIFFICILE DA SCRIVERE E QUELLO CHE INVECE È SCATURITO IN MODO ABBASTANZA SEMPLICE?
Michael Eriksen: – “By The Edge Of Mandala” è stata scritta da me e Daniel nel corso di un fine settimana del 2020. Ho scritto prima la struttura base di metà pezzo, quindi abbiamo lavorato assieme sull’altra metà. È stato facile e divertente in questo caso. Altra faccia della medaglia è “Paradigm”, di cui abbiamo realizzato due differenti versioni prima di decidere quale delle due dovesse comparire sull’album. Non riuscivamo a trovare un bridge che fosse adatto, dopo un paio di riscritture siamo approdati a qualcosa che ci andava bene. “Paradigm” tra l’altro è una delle mie canzoni preferite del disco, ne è valsa la pena spenderci del tempo!

ANALIZZANDO LE SINGOLE TRACCE, LA PIÙ AMBIZIOSA E ARTICOLATA È PROPRIO LA TRACCIA FINALE, “SELF”, DOVE AMPLIATE LE VOSTRE INFLUENZE, INSERENDO RICHIAMI AL JAZZ E AL VECCHIO PROGRESSIVE ROCK, UTILIZZANDO ALCUNI STRUMENTI CHE NON COMPAIONO IN ALTRI PUNTI DELL’ALBUM. COME AVETE IMMAGINATO QUESTA CANZONE E COME VI SIETE MOSSI PER RAGGIUNGERE IL RISULTATO FINALE?
Daniel Emanuelsen: – Michael si è trasferito nel 2020, così abbiamo lavorato separati sulla maggior parte dell’album. Abbiamo ancora canzoni dove ci siamo divisi equamente il lavoro, mentre ce ne sono altre, come “Ecotone”, dove è stato scritto tutto da Michael, e altre come “Self” dove il songwriting è interamente mio. Se avessimo scritto insieme queste due canzoni non avrebbero avuto probabilmente tutte le differenze che invece in effetti posseggono. Siamo entrambi molto affezionati al progressive rock settantiano, penso sia stato Marcus che abbia proposto di utilizzare il sax all’interno di “Self”. E sono dell’idea che questo strumento abbia elevato lo spessore del brano, gli abbia dato un climax particolare. Scrivere musica come facciamo noi due a volte può essere un po’ traumatico e rischioso; potremmo aver composto due metà di album che non dialogano l’una con l’altra, per cui siamo stati molto attenti a questo aspetto, al mantenere coesione e fluidità all’interno del disco. Insomma, lavoriamo molto ognuno per conto proprio, ma cerchiamo di ragionare su come le parti dell’uno e dell’altro possano alla fine combaciare e non contrastino tra di loro.

NEL VOSTRO PRIMO ALBUM “MIND” L’ASPETTO PEGGIORE, A MIO AVVISO, ERA COSTITUITO DALLE LINEE VOCALI, POCO ESPRESSIVE E DEBOLI, INCAPACI DI INCREMENTARE IL POTENZIALE DELLA MUSICA. QUESTA VOLTA, SIA LO SCREAMING CHE LE VOCI PULITE HANNO TUTT’ALTRO IMPATTO, SONO MOLTO VARIE ED EVOCANO UN AMPIO SPETTRO EMOTIVO. COME AVETE LAVORATO SU QUESTO ASPETTO PER OTTENERE UN MIGLIORAMENTO COSÌ NETTO?
Michael Eriksen: – Per quanto riguarda le harsh vocals, ho faticato nel corso degli anni a trovare la mia strada. Nel primo EP la mia voce era più urlata, nel secondo sono passato a uno screaming più tradizionale, ma siamo rimasti più o meno su certi standard. Durante la pandemia ho provato a immaginare che tipo di cantante volessi essere e ho iniziato a fare un po’ di pratica per migliorarmi e trovare una nuova tecnica di canto. Scoprire Opeth ed Emperor mi è stato di grande ispirazione. Mikael Åkerfeldt ha uno dei migliori growl in circolazione, secondo me, mentre Ihsahn eccelle negli screaming acuti. Invecchiando, questo tipo di cantati hanno su di me un appeal decisamente maggiore di quello del cantato thrash che tentato di replicare nelle nostre prime uscite.

NELLA NOSTRA RECENSIONE ABBIAMO AFFERMATO CHE, NELLA REALIZZAZIONE DI “A SWAN BY THE EDGE OF MANDALA”, AVETE TRASCORSO UNO DI QUEI PERIODI DI ECCEZIONALE ISPIRAZIONE CHE RARAEMNTE ACCADONO NELLA CARRIERA DI UN ARTISTA. VI SIETE SENTITI REALMENTE IN UN MOMENTO ‘MAGICO’, MENTRE STAVATE LAVORANDO AL VOSTRO SECONDO DISCO?
Michael Eriksen: – Non saprei. Non ho finora riflettuto molto su quello che rappresenta il disco, al di là della convinzione che sia la cosa migliore realizzata finora dai Vorbid. La nostra discografia per adesso è piuttosto ristretta, spero che potremo sorpassare in futuro la qualità di “A Swan By The Edge Of Mandala”. Quest’album è stato realizzato nell’arco di due anni, la musica denota il nostro processo di maturazione come musicisti e compositori.
Daniel Emanuelsen: – Molte band che hanno creato un loro specifico sound sono arrivate a un certo punto al disco che li ha definiti, quello dove sono realmente diventati quello per cui sono noti e ricordati. Penso che per noi “A Swan By The Edge Of Mandala” sia qualcosa di simile. Abbiamo scovato qualcosa di originale e proveremo a svilupparlo ulteriormente in futuro.

RIASCOLTARE “A SWAN BY THE EDGE OF MANDALA, DOPO AVERCI LAVORATO COSÌ A LUNGO, CHE TIPO DI EMOZIONI VI SUSCITA?
Michael Eriksen: – Eccitazione, soddisfazione e vuoto allo stesso tempo. È una sensazione strana e difficile da esprimere.

LA NORVEGIA NON ABBONDA DI BAND CON UN APPROCCIO SIMILE AL VOSTRO: PROBABILMENTE IL NOME PIÙ FAMOSO, TRA QUELLE CHE VI SI POSSONO ACCOSTARE PER TIPOLOGIA DI SUONO, È QUELLO DEGLI EXTOL. AL MOMENTO IL VOSTRO PAESE PROPONE REALTÀ TECNICHE E SPERIMENTALI COME I VORBID, OPPURE SIETE UN PO’ UN CASO SINGOLO, IN NORVEGIA?
Michael Eriksen: – Ammetto di non essere molto attento a quello che accade nella scena musicale che ci circonda. Guardando a somiglianze strette con noi, possiamo dire di essere un caso abbastanza singolare. Mentre se allarghiamo il campo ad altri artisti che propongono stili piuttosto originali e sperimentali, ci sono certamente più nomi coi quali abbiamo dei punti in comune. I primi che mi vengono in mente sono Leprous, Wobbler, Ihsahn. Dipende dalla prospettiva a cui guardi a quello che gli artisti suonano.

QUALI SONO I VOSTRI OBIETTIVI NELL’IMMEDIATO? COSA STATE PIANIFICANDO PER I PROSSIMI MESI?
Michael Eriksen: – Sicuramente cercare di suonare qualche concerto in più fuori dalla Norvegia e in generale suonare dal vivo il più possibile, dopo essere rimasti fermi per due anni.

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.