VOTUM – Un’inguaribile malinconia

Pubblicato il 31/07/2016 da

A piccoli ma decisi passi, i giovani polacchi Votum stanno prendendo piede nello scenario progressive metal continentale. Un’evoluzione costante nel segno di una misurata sperimentazione e di un certo appesantimento, oltre che di una concettualizzazione e stratificazione del suono che li ha portati a concepire trame non per forza immediate, permeate di un’insistente malinconia. L’ultimo full-length “:Ktonik:” entra in circolo impercettibilmente, nasconde dietro chitarroni severi un’anima intimista incantevole, seppure piuttosto amara; un’ambivalenza affascinante, che permette all’opera di inserirsi nei piani alti fra le uscite progressive del 2016. Uno dei principali fautori di questo raffinato disegno artistico, il tastierista Zbigniew Szatkowski, si presta volentieri a illustrarci i meccanismi che regolano l’attività della band e gli ideli che la guidano.

Votum - immagine band - 2016

CON “:KTONIK:” AVETE ESPLORATO IL LATO OSCURO DEL PROGRESSIVE METAL, SUONANDO PIÙ CUPI E MENO DIRETTI CHE IN PASSATO. COSA HA PROVOCATO QUESTO CAMBIAMENTO? CI SONO DETERMINATI EVENTI CHE HANNO INFLUENZATO IL MOOD DEL NUOVO ALBUM?
“’:Ktonik:’ è stato forgiato subito dopo un importante processo di cambiamento intervenuto all’interno della line-up. Ci siamo separati dal nostro chitarrista Alek Salamonik e dal nostro cantante Maciej Kos. Coloro li hanno sostituiti, Piotr Lniany alla sei corde e Bartosz Sobieraj alla voce, ci hanno permesso di andare più in profondità su aspetti del suono in passato solo sfiorati. La voce di Bartosz funziona benissimo sulle parti malinconiche, ma è anche dotata di un timbro sporco e aggressivo all’occorrenza, mentre Piotr ha portato un sound di chitarra più duro, che in passato non avevamo. Nonostante questa evoluzione, l’essenza della nostra musica è rimasta la stessa. Se ascolti ‘Time Must Have A Stop’, ‘Metafiction’ o ‘Harvest Moon’ e li metti a confronto con ’:Ktonik:’, troverai agevolmente un comune denominatore”.

“:KTONIK.” È UN ALBUM CHE NON RIVELA SE STESSO FACILMENTE, IN MOLTI PUNTI SI PERCEPISCE IL DESIDERIO DI RIFUGIARSI IN SE STESSI, DI RIMANERE ABBASTANZA DISTANTI DA UN APPREZZAMENTO IMMEDIATO, LASCIANDO INTENDERE COME LA COMPRENSIONE DEI MESSAGGI CONTENUTI IN MUSICA E TESTI POSSANO ARRIVARE SOLTANTO DOPO MOLTEPLICI ASCOLTI. HAI ANCHE TU QUESTA IMPRESSIONE RISENTENDO IL DISCO? QUALI SONO SECONDO TE LE RAGIONI DI QUESTO EFFETTO?
“Concordo sul fatto che vi siano molte cose nascoste ‘tra le pagine’ dell’album. Abbiamo ricercato un suono molto denso, stratificato, così che con gli ascolti puoi ‘sbucciare’ quegli strati e scoprire ogni volta qualcosa di cui prima non ti eri accorto. È importante che ‘:Ktonik:’ non si sveli interamente tutto in una volta, i testi sono costruiti attraverso molte metafore, riferimenti a mitologia e filosofia, ricorrendo a significati nascosti e messaggi subliminali. Nulla è accidentale o lasciato al caso, a partire dall’artwork, dai titoli delle canzoni e dei simboli disegnati all’interno delle immagini di copertina e del libretto”.

IN “:KTONIK” C’È UN FORTE CONTRASTO FRA CHITARRE MOLTO HEAVY E L’INSISTENZA SU MELODIE MALINCONICHE. PERCHÈ AVETE SCELTO QUESTO TIPO DI PRODUZIONE, COSÌ DURA NELLE CHITARRE RITMICHE, MA CHE CONCEDE ANCHE MOLTO SPAZIO A GIRI MELODICI ABBASTANZA SOFT?
“Abbiamo sempre suonato così. Penso che così permettiamo un’immersione più profonda dell’ascoltatore e siamo sicuri di ottenere una grande concentrazione per l’intera durata del disco. Non è agevole ottenere questo bilanciamento, è arduo avere un suono corposo e pesante che lasci allo stesso tempo adeguato spazio a melodie più leggere e atmosferiche. Credo che inizialmente siamo stati classificati come ‘progressive’ proprio per questi contrasti. A dire il vero non penso che apparteniamo a questa corrente, fin dall’inizio volevamo soltanto suonare musica che esprimesse appieno il sentire della nostra anima. Intendevamo creare un suono che avesse la nostra firma, distintivo, che permettesse all’ascoltatore di avere una percezione profonda della musica, qualcosa che andasse oltre il semplice ascolto della stessa. Noi proveremo sempre nuove soluzioni stilistiche tenendo ben presente questo concetto fondamentale”.

È MOLTO INTERESSANTE L’USO CHE VIENE FATTO DEGLI ARRANGIAMENTI ELETTRONICI, ASSOLUTAMENTE NON INVASIVI, CALIBRATI PER ESSERE UN COMMENTO E UN ARRICCHIMENTO DELLA STRUTTURA PRINCIPALE DEL BRANO TUTTE LE VOLTE CHE SONO UTILIZZATI. MI RICORDA QUALCOSA DEI CULT OF LUNA DI “VERTIKAL”. COME AVETE LAVORATO SU QUESTO SPECIFICO ASPETTO PER OTTENERNE LA FORMA DESIDERATA IN “:KTONIK:”?
“Le tastiere nell’ultimo disco sono state inserite cercando di mantenerle sottili e ben bilanciate col resto della musica. Le parti elettroniche dovrebbero essere sempre consistenti e accuratamente intessute con gli altri elementi dell’album. Il loro scopo principale è di fondersi con la musica, sottolinearla, non di gravarla con dettagli inutili. Noi usiamo le tastiere in modi un po’ diversi da quelli normalmente associati al tipico utilizzo delle keyboard nel progressive, dove di norma aggiungono molto ‘ingredienti’ nel mix e tendono a prendere uno spazio per conto mio eccessivo. Penso che perchè le tastiere funzionino bene in questo tipo di musica ne dovrebbe essere fatto un uso parsimonioso”.

LA COPERTINA E I TITOLI DELLE CANZONI CONTENGONO MOLTI SIMBOLISMI E METAFORE, DANDO UN TONO QUASI ESISTENZIALISTA ALL’ALBUM. QUALI SONO I TEMI PIÙ IMPORTANTI TRATTATI IN “:KTONIK:”?
“I temi principali sono l’innocenza, la sottomissione, la crescente dipendenza della nostra società dalla tecnologia. Abbiamo questa specie di pigrizia nel nostro mondo che ci fa cadere vittima di quest’abuso, a cui stiamo soccombendo velocemente noi tutti. Abbiamo sempre voluto inserire una prospettiva filosofica nella nostra musica e il background culturale del nostro nuovo cantante ci consente di farlo con maggior precisione e profondità di quanto non facessimo in passato”.

ARRIVATI AL QUARTO ALBUM, QUALE TIPO DI PERCORSO PENSI ABBIATE INTRAPRESO FINO A QUESTO MOMENTO? COME DEFINIRESTI L’EVOLUZIONE AVUTA DA “TIME MUST HAVE A STOP” AD OGGI?
“La chiamerei un’evoluzione continua. Siamo più maturi, più sicuri, abbiamo rifinito alcune cose e siamo meno grezzi di quanto non fossimo all’inizio. Cerchiamo di suonare sempre interessanti e mi sento di dire che abbiamo imparato molto su come riuscirci. Nel 2007 ci affidavamo maggiormente all’istinto, adesso siamo in grado di capire chiaramente quale sia il sentiero davanti a noi da percorrere. Guardando più in profondità al nostro ambiente professionale, ti posso dire che l’industria musicale si basa fondamentalmente su tre aspetti: la sopravvivenza del più forte o comunque di chi si adatta meglio ai cambiamenti, resilienza e resistenza. Ci siamo ‘allenati’ molto in tutti e tre e ora siamo in una nuova era dei Votum. La prima fase è stata quella precedente a ‘Time Must Have A Stop’, la seconda inizia col nostro primo full-length e si chiude con ‘Harvest Moon’, la terza è cominciata con ‘:Ktonik:’: vedremo dove ci porterà”.

NEI PRIMI MESI DEL 2016 SIETE ANDATI IN TOUR COI KINGCROW, SUCCESSIVAMENTE AVETE ANNUNCIATO UNA SECONDA PARTE DEL TOUR EUROPEO PER LA FINE DI SETTEMBRE. SIETE SODDISFATTI DELLA VOSTRA ATTIVITÀ LIVE? COME VI PIACE COSTRUIRE I VOSTRI LIVE E CHE FEELING AVETE COI PEZZI RISPETTO ALLE LORO VERSIONI IN STUDIO?
“Non siamo ancora arrivati al punto da poterci dire completamente soddisfatti dei concerti tenuti quest’anno. C’è ancora molto che vorremmo fare da questo punto di vista. In autunno effettueremo sicuramente un tour nel nostro paese e avremo alcune apparizioni a diversi festival, tra cui il Maximum Rock in Romania. Nel frattempo lavoreremo anche ad altro e cercheremo già di scrivere nuova musica. In termini di costruzione di una nostra live performance, discutiamo molto tra di noi su quella che dovrebbe essere la forma finale del concerto. È importante avere un certo ritmo e una certa consequenzialità fra le diverse canzoni proposte. Discutiamo la setlist, mettendo ovviamente una certa enfasi sulla release che stiamo promuovendo in quel momento, ma è ancora più importante la ‘drammaturgia’ dell’evento, il mood che vogliamo ottenere durante il concerto. Lo studio di registrazione e il live sono due esperienze molto differenti, restiamo focalizzati in entrambi i casi per far arrivare le nostre emozioni all’ascoltatore senza perdere nulla. Alla fine, la riuscita di un’esibizione dipende da quello che uno spettatore è riuscito a portarsi a casa da essa”.

QUALI SONO LE CARATTERISTICHE CHE UN BUON ALBUM PROGRESSIVE METAL DOVREBBE POSSEDERE?
“Caratteristiche precise non saprei indicartele. Dovrebbe perlomeno contenere una scintilla di genio, su quello non c’è dubbio. C’è una lista di cose che mi piace sentire quando ho a che fare con qualsiasi tipo di musica, indipendentemente dal genere. Deve avere qualcosa di speciale, è come descrivere una bella donna. Tu puoi sempre dire che hai in mente la tua tipologia di donna ideale, ma certamente puoi apprezzare la bellezza di una persona anche se è al di fuori dei canoni che hai in mente”.

IL PIÙ IMPORTANTE GRUPPO PROG POLACCO È QUELLO DEI RIVERSIDE. COME GIUDICHI QUESTA BAND E IN GENERALE LA SCENA METAL DEL TUO PAESE?
“La scena metal polacca è abbastanza varia, anche se siamo forti soprattutto sul versante estremo, rappresentato da gente come Behemoth, Vader, Decapitated. Ci sono molte band meno esperte sul mercato, ma essendo il nostro un paese freddo e cupo, alla fine la maggior parte di queste nuove formazioni ha vita breve e scompare dalla scena in fretta. Per quanto riguarda i Riverside, li considero più affini al prog rock che al progressive metal, ma probabilmente questa mia valutazione è influenzata dalla prossimità nella nostra terra con una moltitudine di band black e death metal. Siamo stati in tour coi Riverside, quindi conosciamo bene il loro stile e come gestiscono le loro performance. Hanno consolidato il loro status nel tempo e ora sono uno degli act prog più importanti della Polonia”.

LEGGENDO E GUARDANDO QUELLO CHE OFFRITE AI VOSTRI FAN TRAMITE I VOSTRI CANALI MEDIA UFFICIALI, SEMBRA CHE SIATE MOLTO INTERESSATI A MANTENERE UNA STRETTA RELAZIONE  CON CHI VI SEGUE, COMUNICANDO LORO QUALSIASI INFORMAZIONE UTILE SULLA VITA DELLA BAND. QUANTO È IMPORTANTE OGGIGIORNO AVERE QUESTO TIPO DI RAPPORTO CON CHI ASCOLTA LA VOSTRA MUSICA?  VI VIENE NATURALE QUESTO COMPORTAMENTO, OPPURE È PIÙ CHE ALTRO NECESSARIO PER SOPRAVVIVERE NELLO SCENARIO MUSICALE ODIERNO?
“Pensiamo sia importante parlare coi nostri fan, molti gruppi non danno peso a questo fatto, sono liberissimi di comportarsi così, per noi invece ci deve essere uno scambio continuo con chi ci segue, la comunicazione non deve essere affatto unilaterale. È importante parlare, è importante conoscere il nostro pubblico e come la musica influenza le persone che ci ascoltano, perché da questo anche noi siamo a nostra volta influenzati”.

QUAL È LA CORRENTE DELL’ATTUALE SCENA METAL A CUI SEI PIÙ INTERESSATO?
“Non seguo attentamente quello che sta accadendo attualmente nella scena metal. I miei interessi musicali sono piuttosto ampi e comprendente molti generi: le mie scoperte più recenti includono un paio di ensemble dark jazz, ad esempio. Non riesco a scovare alcun particolare spunto che mi stia colpendo in questo momento nel mondo metal. Potenza? Melodia? Credo che alla fine sia soprattutto l’originalità ciò che si va cercando quando si ascolta nuova musica, a prescindere dalla sua tipologia”.

QUALE TIPO DI ESPERIMENTI VORRESTI INSERIRE IN FUTURO NELLA MUSICA DEI VOTUM? HAI INTERESSI COMPOSITIVI ANCHE IN ALTRI GENERI?
“Dal mio punto di vista ci aspettiamo di avere un cambiamento nel nostro modo di approcciare l’elettronica, espandendo la strumentazione utilizzata. Abbiamo avuto fin dal 2007 il desiderio di essere molto sperimentali, anche se i primi tempi avevamo meno consapevolezza di cosa volesse dire essere un act progressive. È solo dopo le prime recensioni di ‘Time Must Have A Stop’ che siamo stati definiti in questo modo dai recensori. Di solito, comunque, non facciamo granché caso agli aggettivi che ci danno”.

FUORI DAL PROGRESSIVE METAL, QUAL È LA BAND CHE POTREBBE MEGLIO ESPRIMERE L’IDEA DI PROGRESSIVE NELLA PROPRIA MUSICA? SIA NEL METAL, CHE AL DI FUORI DI ESSO.
“Evito di rispondere a questa domanda. Lascio che siano i recensori a preoccuparsi di queste cose. Agli ascoltatori e agli artisti dico soltanto: cercate musica che vi dia grandi emozioni, lasciate perdere tutto il resto”.

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