VREDEHAMMER – Nel segno di Spawn

Pubblicato il 11/06/2016 da

I Vredehammer di certo non sono una band di prima grandezza del panorama extreme metal norvegese. Ma stanno crescendo. Il secondo album “Violator” ha messo in luce una band magari poco originale e incapace per il momento di fare il salto di qualità verso uno stile pienamente distintivo, però dura, concreta, capace di colpire al primo impatto e di non farsi dimenticare in fretta. Un gruppo dai pochi fronzoli e di molta sostanza, partito come progetto da studio del cantante/chitarrista Per Valla e diventato in seguito una band vera e propria. L’oggi quartetto ha potuto così accasarsi presso la prestigiosa Indie Recordings e guadagnare un minimo di visibilità. Abbiamo avuto occasione di esplorare un minimo quello che c’è dentro e attorno i Vredehammer proprio col mastermind, incontrato a margine del Blastfest di febbraio, quando i deathster di Bergen hanno dato vita a una granitica performance durante l’ultimo giorno della manifestazione.

Vredehammer - band - 2016
IL NUOVO DISCO HA UN SUONO MOLTO CARICO E POTENTE, CHE COLPISCE FIN DAI PRIMI ASCOLTI. SIETE SODDISFATTI DELLA RESA SONORA? L’ALBUM SUONA COME AVRESTE VOLUTO?
“”Violator’ ha il suono ideale per il nostro tipo di musica, siamo molto soddisfatti del lavoro fatto dal tecnico del suono. Abbiamo messo assieme tutto il materiale agli Stamos Koliousis, uno studio utilizzato spesso dalle band appartenenti alle Indie Recordings. Fisicamente abbiamo registrato le nostre parti ognuno a casa propria, fisicamente era presente negli studi menzionati soltanto il nostro batterista, scambiavamo file con lui intanto che assemblavamo il tutto”.

L’ALBUM HA UN SUONO EPICO E BRUTALE, SEMBRA DI VIVERE IN PRIMA PERSONA UNA GRANDE E CRUDELE BATTAGLIA. QUALI EMOZIONI PERCEPITE QUANDO RIASCOLTATE “VIOLATOR”? AVETE ANCHE VOI QUESTA IMPRESSIONE RISENTENDOLO?
“Per me suona semplicemente come un ottimo metal album. In passato eravamo più legati a una concezione di death metal giocata molto sui blast beat, ora suoniamo in modo più vario. Nel nuovo album puoi sentire molto groove, tanta potenza, il disco suona bene, carico di energia. L’importante è questo, che sia interessante dall’inizio alla fine”.

COSA AVETE CERCATO DI MODIFICARE FRA IL PRIMO E IL SECONDO DISCO? QUALI ERANO GLI ELEMENTI CHE VOLEVATE AGGIUNGERE E QUELLI CHE VOLEVATE EVITARE DI RIPETERE?
“’Vinteroffer’ era formato da materiale molto vecchio, pesantemente influenzato dal black metal. L’ultimo risente invece dei nostri ascolti di band come Six Feet Under e Satyricon, entrambe accomunate dal forte groove. Che è poi l’elemento di differenza col passato, ci siamo accorti che ci piaceva sentirlo nella nostra musica e suonare così è anche molto divertente! Quando immetti parti più ritmiche in quello che suoni credo si riesca a ottenere un feeling più ‘metal’ a tutto tondo. Un disco diventa più ‘attraente’, diciamo”.

IN EFFETTI “VIOLATOR” SUONA MOLTO CATCHY, NONOSTANTE SIA MOLTO BRUTALE…
“Sì, il piano era quello, avere canzoni di maggiore presa, più accessibili. Non mi vergogno a dire che ‘Violator’ è un poco più commerciale di quanto facevamo prima (risate, ndR)”.

ALCUNE CANZONI DI “VIOLATOR” RICHIAMANO I PRIMI AMON AMARTH E I THYRFING. COSA NE PENSI? SENTI ANCHE TU QUESTE SOMIGLIANZE NELLA VOSTRA MUSICA?
“A dire il vero, i Thyrfing non li ho mai ascoltati in vita mia! So chi sono, il nome non mi è nuovo, intendiamoci, ma non conosco nulla della loro produzione. Diverso il discorso per gli Amon Amarth, ora non girano più di frequente nella mia playlist, ma alcune parti sono effettivamente ispirate dai loro primi album”.

QUEST’ARTWORK DAI COLORI GRIGIASTRI E L’IMMAGINE INDEFINITA CHE VI È RITRATTA COSA RAPPRESENTANO? AVEVATE IN MENTE UNA PARTICOLARE ATMOSFERA QUANDO AVETE ASSOCIATO QUEST’IMMAGINE ALLA VOSTRA MUSICA?
“L’artwork non rappresenta quello che avevamo in mente, abbiamo avuto difficoltà nel trovare un’immagine adatta a quello che avevamo scritto e purtroppo i tempi per la scelta stavano diventando molto stretti. Quindi, anche se non ci convinceva del tutto, abbiamo ripiegato rispetto alle idee che ci frullavano in testa sulla cover che puoi vedere adesso. Abbiamo lavorato a stretto contatto con l’artista che se n’è occupato e devo dire che ha fatto un ottimo lavoro. Solo, c’entra poco con le tematiche dei testi. Alcuni parlano di ‘Spawn’, hai presente? Il personaggio dei fumetti, poi diventato anche film. Alcune lyrics di ‘Violator’ sono dedicate a lui e volevamo un disegno che lo ricordasse”.

LE RAFFIGURAZIONI PRESENTI NELL’ARTWORK SONO ISPIRATE A UN LUOGO REALE, A UNO SCENARIO NATURALE DEL VOSTRO PAESE?
“Non saprei, non credo ma non ne sono sicuro, dovrei chiederlo a chi le ha dipinte! Però mi piace, anche se non alcuna attinenza col concept generale di ‘Violator’ il lavoro grafico è molto buono”.

VISTO CHE HAI PARLATO DI “SPAWN”, POSSIAMO CONSIDERARE “VIOLATOR” UN CONCEPT ALBUM?
“No, perché poi parliamo anche di altri soggetti, un paio di canzoni, una è la title track, sono dedicate a Stephen King. Sviluppiamo pure altri temi, quindi no, ‘Violator’ non è un concept album”.

LA BAND NASCE COME UN TUO STUDIO-PROJECT E SOLO SUCCESSIVAMENTE SIETE DIVENTATI UN GRUPPO VERO E PROPRIO. CHE COSA HA CAUSATO QUESTO CAMBIAMENTO? QUALI SONO STATI GLI ASPETTI POSITIVI DI QUESTA EVOLUZIONE?
“Quando ho preso contatti per la prima volta con la Indie Recordings, mi dissero che ci avrebbero messo sotto contratto solo se fossimo diventati una live band. Quindi ho dovuto per forza di cose trovare qualcun altro che suonasse con me. Mi sono guardato attorno e ho chiesto a un mio amico di lunga data di unirsi a me per provare. Poi ho cominciato a cercare altri musicisti per completare la line-up. All’inizio c’erano anche alcuni ragazzi che arrivavano fuori da Bergen, adesso siamo tutti della stessa città e questo ci facilita molto negli spostamenti. In definitiva, anche se all’inizio è stata una scelta forzata, inserire altre persone nel progetto ha portato solo degli effetti positivi. È bello suonare assieme, si è creato un clima di fratellanza tra di noi e le cose funzionano alla grande. Sono contento di non essere più da solo nei Vredehammer. Non avevo difficoltà a mettermi a scrivere la musica da solo e a suonarla, ma sicuramente era qualcosa di più limitato, con minori possibilità espressive di quante ne possiamo avere ora”.

AVETE PREPARATO QUALCOSA DI SPECIALE PER IL BLASTFEST (L’INTERVISTA SI è TENUTA POCHE ORE PRIMA DEL CONCERTO AL FESTIVAL DI BERGEN, ndR) O LO CONSIDERATE UN CONCERTO COME GLI ALTRI?
“È un concerto come tutti gli altri, non abbiamo pensato a nulla di diverso dal solito. Cercheremo di mettere in scena il nostro spettacolo mettendoci tutta l’energia e la cattiveria che abbiamo in corpo, senza risparmiarci”.

HO APPREZZATO L’EQUILIBRIO NEL MIX FRA CHITARRE, BATTERIA E TASTIERE. È STATO DIFFICILE VALORIZZARE QUESTE ULTIME SENZA CHE PRENDESSERO TROPPO SPAZIO?
“Le tastiere sono state utilizzate per essere da sottofondo, con note lunghe che dessero il particolare feeling epico che permea tutto il disco. Non doveva essere nulla di invadente. Nel mix sono state tenute abbastanza basse, si sente che non siamo una band sinfonica e anche per questo motivo non è necessario avere un tastierista dal vivo. Le keyoboards ci servono per dare atmosfera sugli album, ma nei concerti non riteniamo necessario il loro utilizzo”.

LE LINEE VOCALI SONO MOLTO ESTREME, QUEST’APPROCCIO DERIVA DALL’ASCOLTO DI MOLTO DEATH METAL OLD-SCHOOL?
“Non per forza, anche se alcuni ascolti recenti mi hanno portato in effetti a cantare più profondo di quanto non facessi all’inizio. Non mi considero un cantante, se non mi esercito apposta quando è il momento di andare in studio o di suonare dal vivo rimango senza voce in un attimo! Pensa che quando ho registrato i primi tre ep, e i Vredehammer erano ancora una one-man band, dovevo fermarmi dopo aver registrato una canzone e prendere del tè, riposarmi, perché perdevo la voce e dovevo recuperare. Quindi sì, mi sono esercitato molto negli anni per avere una maggiore tenuta e non trovarmi in difficoltà troppo presto. Prima di un concerto o di una registrazione devo porre molta attenzione al riscaldamento. Quando rimango tre mesi senza cantare e poi mi metto a farlo, in cinque minuti sono afono se non sto attento!”.

AVETE TOUR IN PROGRAMMA?
“Al momento no, ci stiamo lavorando, ma per il momento non abbiamo nulla di programmato”.

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