WAGOOBA – Intervista a Stefania

Pubblicato il 05/07/2001 da

I Wagooba sono una realtà italiana come non se ne
vedevano in giro da un po’. Il loro suono sporco e sudato unisce il puzzo di tabacco di certo rock’n roll alle atmosfere italiane della lounge, fino a straripare nel garage; tutto ciò confluisce nel loro bellissimo e mostruosamente fisico “Total Emotion”, davvero una rara dimostrazione di come si fa un ottimo album in purissimo rockarolla style…
Cominciamo con una breve biografia dei Wagooba…
La band nasce tra il ’96 e il ’97 dall’incontro di amici che già in passato avevano fatto parte di formazioni di zona e avevano condiviso esperienze musicali (Glomming Geek in particolare, che possono essere considerati a tutti gli effetti l’incubatrice da cui sono nati i Wagooba) per sessions all’insegna del feeling e della voglia di suonare, con una line-up allargata che comprendeva anche un percussionista, un tastierista e un saxofonista. Poi fu la volta della voce, all’indomani dello split di un altro gruppo, e solo da poco è entrato Lorenzo, che aveva in ogni caso già collaborato durante le registrazioni di “Total Emotion”. Nel corso degli anni ci siamo dedicati più che altro alla stesura dei pezzi e al consolidamento dell’organico, senza contare che abbiamo dovuto far fronte, come tutti, ai soliti inconvenienti: sale prove introvabili, lavoro…

Tante influenze musicali e tanti idiomi (addirittura il creolo), da dove nasce la necessità di “mescolare”?
Nei Wagooba confluiscono elementi con un background alle spalle piuttosto eterogeneo. Spartaco, il nostro chitarrista (che poi si è occupato anche della produzione artistica dell’album), ha da anni un suo side-project di un certo spessore, Yellowcake, con cui ha già dato alle stampe alcuni lavori e si dedica all’esplorazione e alla manipolazione di sonorità electro. Daniele (basso) è in forze in una formazione piuttosto anomala e “zorniana” come i Nando Meet Corrosion. Lorenzo è un estimatore del garage e del suono 60s. Gaz (batteria), forse il più versatile e “musicista” in senso stretto di tutti noi visto il bagaglio di esperienze, continua tuttora a esibirsi in compagnia di combos jazz e blues come ha sempre fatto e credo si senta anche nel disco… E’ chiaro a questo punto come il crogiolo di generi e la mescolanza rappresenti una dimensione naturale e non una vera e propria necessità. A tutto c’è poi da aggiungere che i nostri ascolti sono vastissimi e spaziano dal primo punk (sia statunitense che anglosassone) fino alla new wave più cruda, toccando anche garage, elettronica, rock più canonico e old style, psichedelia e via discorrendo… Per quanto concerne l’utilizzo di diversi idiomi è una scelta che si basa più che altro sul rispetto delle atmosfere di ogni singolo pezzo…

“Obséssion Magnifique” è dedicata a Boyd Rice, perchè?
Rice rappresenta fisicamente il mio ideale e “Obséssion” canta quella particolare icona maschile. E’ il “pezzo collaborazionista”. Più che altro è imperniato sul fetish della divisa e su un certo sottogenere filmico di cui “Il Portiere Di Notte” della Cavani o il “Salon Kitty” di Brass sono gli esempi più “alti” (e magari “La Bestia In Calore” o la saga di Ilsa quelli più divertenti e stimolanti), da leggersi senza alcuna implicazione politica, ovvio… La cosa buffa è che contiene anche una palese citazione baudelairiana di cui nessuno si è accorto (tanto per ribadire il concetto che non bisogna necessariamente appartenere alla scena goth per omaggiare il Poeta) e un sottotitolo, “Mon Homme”, che richiama un cavallo di battaglia di Edith Piaf… Comunque “Obséssion” è uno dei brani che più ha incontrato ottimi riscontri in certi ambienti, a causa del suo pseudo-loungy sound molto grezzo…

Il disco ha un suono molto “analogico”, addirittura alcune cose sono registrate in presa diretta, la vostra è tecnofobia o c’è una scelta artistica dietro a questo tipo di produzione?
Si tratta semplicemente di aver riportato su CD ciò che realmente sono i Wagooba, facendo uso dei mezzi e della strumentazione a nostra disposizione, che poi è quella che usiamo di solito in sala prove… Molti hanno definito questa scelta “coraggiosa” e forse lo è. Da parte mia credo che il suono per alcuni risulti inusuale semplicemente perché in questi anni non ci si è più abituati…

Quali sono le influenze musicali dei Wagooba?
Potremmo citare nomi su nomi che stupirebbero per la loro apparente inconciliabilità. Per ribadire quanto detto, abbiamo ascoltato sempre di tutto: punk, post-punk, glam, discomusic, jazz, rockaccio, chansonniers francesi, interpreti dal grande carisma, new wave, elettronica, lounge… E tutto questo è stato sistematicamente assorbito, rielaborato e metabolizzato fino a dar vita a quello strano amalgama che è il nostro suono.

Noto una buona quantità di citazioni cinematografiche nei testi, me ne parli? Qual’è il potere del cinema secondo te? Vi piacerebbe scrivere una colonna sonora?
I Wagooba si nutrono di cinema… Anzi, di un certo cinema. I sottogeneri rappresentano linfa vitale per le nostre composizioni: poliziotteschi, blaxploitation, blue movies, mondo, trip movies… Tutto quanto nel corso dei decenni ribolliva nel calderone del cinema considerato di serie “b”. Si tratta di pellicole dal potenziale evocativo enorme che solo da poco sono entrati nelle grazie del gusto comune, dopo anni di ingiusto oblio. Ci siamo sempre ispirati al cinema di genere e credo sia palese per chiunque si avvicini all’immaginario iconografico e musicale della band. Per le citazioni si ha l’imbarazzo della scelta: c’è l’omaggio manifesto a Ed Wood di “Ed Hollywood”, il nominare un personaggio assurdo e assolutamente di culto come Zé Do Caixao in “Fangs’n’Claws” (il cui mellotron del refrain richiama da vicino certi themes del filone cannibal), le atmosfere da “Shaft” di “Zoomers”, i tarantinismi di “Malhombre”, il misterioso sonoro porno d’annata che si può ascoltare alla fine di “Mirrorball Love”, brano che già di per sé potrebbe riportare a travoltismi all’italiana come “American Fever”… Per “Total Emotion” molti hanno tirato in ballo la definizione di disco-colonna sonora, e ne siamo stati lieti. Ci piacerebbe infatti cimentarci nella sonorizzazione di un vero film (Spartaco lo fa abitualmente per alcuni lavori teatrali). Ma purtroppo le pellicole che potrebbero essere adatte al Wagooba-sound sono da tempo scomparse dagli schermi italiani, con nostro profondo rammarico. Nell’attesa di un comin’ back del migliore Umberto Lenzi (quello di “Milano Odia” o “Napoli Violenta”, per intenderci) ci consoliamo ogni notte con lo zapping selvaggio sui canali satellitari dell’Estremo Oriente. I film turchi, arabi e soprattutto indiani ci affascinano in modo stupefacente… Siamo però pronti ad accorrere al richiamo di un regista sui generis, se richiedesse il nostro aiuto…

Il mio pezzo preferito è “HLM”, di che (chi) parla? Parlamene…
“HLM” è lo spleen che ti coglie alle quattro del mattino in un semivuoto night club di terz’ordine… Come “Malhombre”, è la celebrazione in musica da un’ottica prettamente femminile di una certa tipologia ben definita: l’uomo di malaffare, crudele e cinico, che circuisce dolcemente con bugie ben congegnate, sfrutta i sentimenti altrui per i propri fini e poi si allontana non appena ha avuto e ha preso quanto più poteva, lasciando dietro di sé scie di cuori spezzati… Nel brano la cosa viene trattata da un punto di vista strettamente sentimentale, nonostante non abbia mai avuto – per fortuna – il “piacere” di aver a che fare con un uomo così. Ma la cosa è applicabile anche nel campo dell’amicizia; e là credo che purtroppo tutti ci siamo ritrovati a fare i conti nel corso degli anni con individui simili. Nessuno è immune… Alla fine, in ogni caso, uomini del genere hanno sempre quanto meritano e il tempo presenta sempre il conto (a tal proposito vedi l’epilogo di “Malhombre”)…

Come si svolge il processo compositivo all’interno dei Wagooba? Come avviene la genesi di una vostra canzone?
Di solito tutto nasce in sala da spunti nati per caso, jammando su un giro di basso o su un particolare tempo di batteria. A volte è anche capitato che qualcuno avesse già pronto qualcosa e gli altri contribuissero a costruire il brano aggiungendo la propria parte, o che ci si ritrovasse a casa di uno di noi con chitarra acustica a portata di mano. Si tratta di un processo molto democratico, in cui ogni singolo componente ricopre un ruolo importantissimo.

Chi è LOA WAGOOBA?
Il termine Loa definisce in ambito voodoo una divinità. Anche noi abbiamo un loa che presiede alle attività e che “animava” con la sua presenza la nostra prima sala prove, letteralmente persa fra le paludi di alcune campagne del circondario. Wagooba è un loa molto carnale, ironico e deputato al godimento fisico (dal cibo al sesso), alla celebrazione dello stato estatico indotto dalle sonorità che ci ispira e ci regala di continuo. E noi gli siamo molto grati (non a caso la label per cui incidiamo si chiama Loa Rising)… Ma guai a farlo adirare…

Vi sentite in qualche modo legati alla tradizione Lounge/Soundtrack italiana? (Umiliani (RIP), Ortolani…)
Senza dubbio. Nutriamo un profondo rispetto per gli autori delle colonne sonore più belle, suggestive e innovative che la gente abbia mai avuto modo di ascoltare. Negli ultimi tempi pare se ne siano accorti anche all’estero, ove le soundtrack italiane stanno riscuotendo successi insperati e dove finalmente viene riconosciuto l’estro, l’originalità e la genialità dei nostri compositori. I Wagooba amano i Maestri italiani, da Pregadio a Umiliani, da Piccioni ai fratelli De Angelis, da Ortolani a Micalizzi e chi più ne ha più ne metta… Personalmente ho la fortuna di conoscere una persona che da più di trent’anni lavora fianco a fianco con alcuni di questi grandi nomi, grazie al quale ho avuto modo di stringere la mano a gente come Edda Dell’Orso (l’indimenticabile voce-musa di ogni film di Sergio Leone con commento musicale firmato Morricone) e il Maestro Alessandroni (il celeberrimo fischio e la chitarra di “Per Un Pugno Di Dollari”). Ma soprattutto adoro Bruno Nicolai, che reputo incredibile. Sue sono le musiche eccezionali di “Tutti I Colori Del Buio” e “La Dama Rossa Uccide Sette Volte”, alcune fra le mie OSTs preferite di sempre.

Che importanza riveste per voi il live, cosa succede ai Wagooba sul palco?
Il live è il momento catartico per eccellenza. Siamo essenzialmente una live band e questo credo che sia lampante. Si tratta di partire per un lungo viaggio, di imbracciare gli strumenti e prendere per mano l’audience e condurla assieme a noi fra le discoteche di quart’ordine, le foreste haitiane, il Mexico e i ghetti neri. Lasciarsi andare è la parola d’ordine, obbedire alle direttive del Loa Wagooba, lasciarsi possedere e non opporre resistenza…

Non pensi che in un periodo in cui il “vintage” è mooolto trendy la vostra proposta possa essere in qualche modo fraintesa ed i Wagooba possano essere assimilati al carrozzone delle bands che citano in modo piuttosto ignorante tutto un sistema culturale a cui voi vi riferite, a mio giudizio, con non poca cognizione di causa?
Purtroppo questo accade quando determinati aspetti vengono “scoperti” dall’industria del mainstream, da sempre deputata all’exploitation più becera di qualunque cosa le capiti a tiro. La purezza di intenti, la coerenza e la sincerità che pervade il debut sono state fortunatamente riconosciute da chiunque abbia ascoltato il nostro prodotto, fugando ogni lecito dubbio. I Wagooba sono una band “vergine” e onesta senza alcun tipo di posa o snobismo, laddove molti dei fulminati sulla Via di Damasco del cosiddetto “trash” o della neo-lounge (che citano a sproposito e propongono con ben poca cognizione di sorta, cosa alquanto normale per chi non è abituato a stare in contatto con certe realtà da molto tempo) hanno alle spalle trascorsi in altre scene e probabilmente veleggeranno in futuro verso altri lidi remunerativi. Succede così in ogni scena, anche se, a dire il vero, non so ancora a quale scena si possa appartenere… Se avessimo voluto essere realmente ancora più trendy probabilmente avremmo optato per altre proposte che attualmente in Italia sono molto apprezzate e richieste, come il nu metal per esempio. Ma in quel caso saremmo stati solo ridicoli perché il nostro approccio sarebbe stato falso. Non saremmo mai in grado di essere ciò che non siamo o fare quello che non ci appartiene…

So che gestisci un portale di weird culture, ce ne vuoi parlare?
Con molto piacere. “Mondo Culto” (http://www.mondoculto.com) ha aperto i suoi battenti virtuali nel gennaio scorso ed è già diventato, con nostra grande soddisfazione, una bella realtà fra gli appassionati di cinema di genere rigorosamente made in Italy e un frequentatissimo punto di ritrovo per quanti nutrono passioni insane per tutto ciò che è cultura arbitrariamente considerata di “serie B” (quando non di serie Z). In questa avventura ho il piacere e l’onore di essere accompagnata e supportata da persone e amici che stimo moltissimo e che, come nel caso di esperti come Luca Rea o Antonio Bruschini, hanno già alle spalle pubblicazioni di rinomanza internazionale e di tutto rispetto. Su “Mondo Culto” non ci fermiamo in superficie, alla solita trimurti Alvaro/Bombolo/Milian, ma ci divertiamo a riscoprire e a riportare alla luce aspetti e branche con cui spesso molti non osano neppure “sporcarsi le mani”; vedi il caso della cinesceneggiata partenopea da noi letteralmente adorata, specie quando implica la presenza di personaggi culto incredibili, a torto ritenuti di secondo piano, come il grandissimo Pino Mauro (il Danzig dei Bassi napoletani); o l’amore sfegatato per attori-icone come il mio feticcio Ivan Rassimov, Biagio Pelligra o Gordon Mitchell… Decisamente è una passione irrefrenabile che persiste da anni…

Nell’album l’argomento “sesso” viene trattato, a quanto ho capito, con due ottiche diverse: una più goliardica/giocosa (come in “Mirrorball Love”) e un’altra più seria, con riferimenti a pratiche di tipo S/M (come in “Black Dahlia”), che importanza riveste il sesso nei testi dei Wagooba? Pensi che il legame Wagooba/sesso sia rafforzato dal fatto che suonate musica prevalentemente “fisica”?
Affermazione interessante. E’ vero, esiste un legame indissolubile e fortissimo tra i Wagooba e il sesso. Suoniamo musica sudata, calda, insinuante, sulfurea, viziosa, passionale… Per quanto riguarda “Black Dahlia”, posso dirti che è un brano che colpisce l’immaginario comune, tutti sono molto intrigati da quel “bloodstained panties”… Ho scritto il testo, chiaramente ispirato al caso Short da cui James Ellroy ha tratto uno splendido libro, con una domanda ben precisa in mente: “E se il killer della Dalia fosse stato una donna?”… Il tema del sesso nell’album è trattato sotto vari aspetti e sfaccettature: c’è la dipendenza da un uomo che può portare a risvolti negativi (“Malhombre”) o alla libertà riconquistata (“(Set Me) Free”); lo squallore degli incontri del weekend che lasciano l’amaro in bocca (“Mirrorball Love”); l’estasi carnale (“Overload Jesus”, “Voodoo Wagon”); la devianza (“Black Dahlia”, appunto, o l’uniform fetish di “Obséssion Magnifique”). Di certo “Total Emotion” è perfetto come sottofondo per serate particolari…

Parlami della (bellissima) grafica dell’album… Chi l’ha curata e come è stata concepita?
Ti ringrazio per gli apprezzamenti. Ne siamo effettivamente piuttosto soddisfatti. L’autore è Stefano Piacenti, caro amico nonché grafico di professione che, come tutte le persone a noi molto vicine, è stato coinvolto nel progetto Wagooba sin dagli inizi. Tutto è partito dalla voglia di porre in retrocopertina un’arma-simbolo come la Beretta 7.65, utilizzata principalmente nei poliziotteschi italiani (non a caso in Germania hanno dedicato un’intera compilation di grande successo alle colonne sonore del genere intitolandola proprio “Beretta 70”). Il resto è venuto da sé, sfogliando alcune pubblicazioni sul cinema psicotronico da cui è saltata fuori una vecchia locandina di un film argentino della fine dei ’60, “Humo De Marijuana”. A quel punto Stefano ha rielaborato tutto a modo suo, aiutato dai ritratti in bianco e nero di un’altra cara amica fotografa, Antonella Bianchi, e da alcune immagini scattate dal nostro Gaz nelle sue scorribande per il mondo. Il risultato è ottimo, come hai potuto constatare, e dà l’idea perfetta di quanto l’ascoltatore potrà trovare fra i solchi dell’album.

Progetti per il futuro? Idee per il prossimo album?
Al momento siamo naturalmente impegnati nella promozione di “Total Emotion” che di certo si protrarrà per un bel po’, pur con un occhio alla composizione di nuovi pezzi. Ci sono in ponte un paio di gustosi progetti, di cui uno davvero divertente, che ci auguriamo si concretizzino al più presto e dei quali non parlo per scaramanzia. E poi dopo l’estate di certo il tour, per portare nei club il nostro Loa… A Lui piace moltissimo incontrare nuovi potenziali seguaci… Allora, “… come and meet Wagooba”…

Contatti: http://www.wagooba.net

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