WASTE OF SPACE ORCHESTRA – Alla ricerca di una conoscenza superiore

Pubblicato il 09/06/2019 da

Quando squilla il telefono, spesso sai chi risponde dall’altra parte; quello che deve dirti invece potrebbe spiazzarti. Così sul finire del 2017 a Juho Vahanen è arrivata la proposta di scrivere una composizione completamente nuova e di suonarla per la prima volta direttamente al Roadburn dell’anno successivo. Nell’avventura si sono imbarcati la sua band, gli Oranssi Pazuzu, e i loro amici Dark Buddha Rising. Una line-up allargata andata a formare una vera e propria orchestra, la Waste Of Space Orchestra, che in seguito all’apparizione live è andata a incidere in studio di registrazione questo dettagliato affresco di psichedelia e metal estremo avanguardistico. Un album che non teme confronti con i singoli capitoli discografici degli stessi Oranssi Pazuzu e Dark Buddha Rising, testimonianza di un manipolo di musicisti in stato di grazia e che ad ogni pubblicazione sa inventarsi ignote mirabilie. “Syntheosis” rappresenta uno dei dischi di riferimento del 2019, non potevamo che sentire direttamente dai suoi autori come si sia arrivati a questo eccellente risultato, rappresentati dal bassista Toni Hietamäki (bassista degli Oranssi Pazuzu), il cantante/chitarrista dei Dark Buddha Rising, Vesa Ajomo, e Marko Neuman, anche lui impegnato dietro al microfono nei Dark Buddha Rising.

I WASTE OF SPACE ORCHESTRA NASCONO IN MANIERA INUSUALE: NEL NOVEMBRE DEL 2017 WALTER HOEIJMAKERS, UNO DEGLI ORGANIZZATORI DEL ROADBURN, CONTATTA JUHO VAHANEN PROPONENDOGLI DI COMPORRE NUOVA MUSICA, DA SUONARE LIVE IN ANTEPRIMA AL ROADBURN DEL 2018. COME AVETE REAGITO A QUESTA PROPOSTA E QUALE PERCORSO AVETE INTRAPRESO PER GIUNGERE ALL’IDEA DI WASTE OF SPACE ORCHESTRA?
Toni Hietamäki: – All’interno degli Oranssi Pazuzu avevamo già parlato dell’ipotesi di realizzare un progetto sperimentale, con una line-up estesa a membri esterni alla band, qualcosa che andasse al di là del sound abituale. Quando Walter se n’è uscito con questa idea, abbiamo pensato che andasse colta al volo. Arrivava in un momento perfetto per noi, appena terminato il tour di Värähtelijä e anche i Dark Buddha Rising erano in una buona situazione per scrivere nuovo materiale. Penso che l’idea iniziale di Walter fosse quella di una suite creata dal collettivo Wastement (un collettivo di musicisti che prova nella stessa sala prove di Nekala, vicino Tampere, dove provano abitualmente Oranssi Pazuzu e Dark Buddha Rising, ndR), che combinasse una componente visuale molto forte. Dopo qualche discussione per mettere assieme le idee, abbiamo deciso di unire le due band in una sola formazione.

ORANSSI PAZUZU E DARK BUDDHA RISING AVEVANO GIÀ LAVORATO ASSIEME IN PASSATO. IN QUESTO CASO, COME AVETE ORGANIZZATO IL LAVORO? QUALI SONO STATE LE PROBLEMATICHE PIÙ IMPORTANTI DA AFFRONTARE, DOVENDOVI CONFRONTARE CON UNA LINE-UP ALLARGATA?
Vesa Ajomo: – A dire il vero non ci sono stati grossi problemi da risolvere. È stato facile e motivante lavorare tutti assieme. L’unica cosa che bisognava ricordarsi era avere ben chiaro dove volessimo andare con la nostra musica, quale fosse il disegno complessivo a cui tendere, e lasciare che crescesse da sé. Dietro “Syntheosis” c’è un’enorme mole di lavoro, riguardante la musica, l’artwork e la produzione, ma non vi sono state forzature sotto nessun punto di vista. È stata una collaborazione intesa nella forma più pura del termine.

NELLO STRUTTURARE LA STORIA, QUALE È STATA L’IDEA PRINCIPALE CHE VI HA GUIDATO? SIETE PARTITI DA UNA TRAMA ABBASTANZA DEFINITA, OPPURE AVETE COMPOSTO PRIMA LA MUSICA E LE LIRICHE SONO STATE MODELLATE SU DI ESSA?
Toni Hietamäki: – Volevamo avere una struttura predefinita per l’intera composizione, tenendo anche in considerazione i video che venivano girati nel frattempo per lo show; i visual dovevano completare la musica e il concept lirico, non dovevano sembrare un aspetto separato dello spettacolo. Avevo preparato una specie di copione dell’intera opera, nel quale si raccontava cosa avrebbe dovuto rappresentare nella sua interezza e la successione temporale delle varie parti, mettendo in risalto le parti più importanti, sia sotto l’aspetto sonoro che da quello visivo. Abbiamo iniziato a scrivere la musica solo in un secondo momento, il ‘copione’ che avevo scritto è servito da riferimento per posizionare tutte le idee al posto giusto. “Syntheosis” è strutturato come un dramma operistico, dove abbiamo il tema di apertura, quindi presentiamo ogni personaggio, infine gli eventi che portano a fondere le persone coinvolte in un’unica coscienza.

COSA VI AFFASCINA COSÌ TANTO DELLO SPAZIO, DELL’IDEA DI ESPLORAZIONE DELLE GALASSIE E DELLA FANTASCIENZA IN GENERALE, DA SPINGERVI A SCRIVERE UNA STORIA AMBIENTATA IN QUESTO TIPO DI SCENARIO?
Vesa Ajomo: – Non possono pensare che qualcuno non sia affascinato da questi argomenti! Sono sopraffatto dai misteri dell’universo e dell’esistenza in generale. È naturale per me che questo senso di stupore e meraviglia abbia una grossa influenza nella mia attività di musicista.

COME SIETE RIUSCITI A UNIRE GLI STILE DI ORANSSI PAZUZU E DARK BUDDHA RISING? COSA AVETE DOVUTO SACRIFICARE DELLE CARATTERISTICHE DEI DUE GRUPPI, PER ARRIVARE AL SOUND DI “SYNTHEOSIS”?
Vesa Ajomo: – La fusione fra le due band è avvenuta senza troppa fatica. Ritengo che la musica di entrambi sia piuttosto simile, anche se ognuno opera su frequenze diverse e strati di suono differenti. Questi però hanno tanti punti di contatto nelle atmosfere e, una volta accostati gli uni altri, possono creare una potente tempesta sonora.

QUAL È L’ASPETTO DEL SUONO SUL QUALE AVETE SPERIMENTATO MAGGIORMENTE, RISPETTO A QUANTO SUONATE ABITUALMENTE NEGLI ORANSSI PAZUZU E DARK BUDDHA RISING?
Vesa Ajomo: – Penso che uno degli aspetti più importanti sia stato quello di chiarire perfettamente quello che ognuno di noi doveva suonare, sapere in quali parti per qualcuno fosse necessario stare fermo e quando dovesse rientrare. Una delle cose fondamentali nella musica sono le pause e i silenzi, specialmente quando si ha a che fare con tutta questa violenza sonora.
Toni Hietamäki: – Il concept ci ha consentito di inoltrarci in un’idea orchestrale della musica e di orientare la scrittura in quella direzione, così da avere numerose contromelodie e una sottolineatura orchestrale di alcune parti. Questa è stata una delle parti più interessanti del lavoro, un metodo impossibile da applicare su questa scala nelle nostre band principali. Volevamo che l’album fosse molto dinamico e colorato, con tante tipologie di suono a sovrapporsi e interagire, in quella direzione abbiamo esplorato il più possibile.

RIGUARDO AL TITOLO, POSSIAMO INTERPRETARLO COME UN SUGGERIMENTO A QUALE ELEMENTO MUSICALE – VALE A DIRE I SINTETIZZATORI – SIA IL PIÙ IMPORTANTE DEL DISCO? PENSO CHE I SYNTH DESCRIVANO SOUNDSCAPE SPETTACOLARI, CHE RISUONANO MAESTOSI, EPICI E COLOSSALI, ANDANDO IN UNA DIREZIONE ABBASTANZA DIFFERENTE DA QUELLA CHE POSSIAMO UDIRE NEGLI ORANSSI PAZUZU E NEI DARK BUDDHA RISING. COME AVETE LAVORATO SU QUESTO ASPETTO?
Toni Hietamäki: – Abbiamo messo moltissimi synth nell’album, ma non è la ragione per cui lo abbiamo chiamato “Syntheosis”. Noi abbiamo due tastieristi di ruolo, più Niko degli Oranssi Pazuzu che suona a sua volta alcune parti. Io stesso ho aggiunto strategicamente alcune parti di Moog in alcuni punti strategici. Volevamo un sound profondo e sfaccettato, i sintetizzatori erano un buon mezzo per raggiungere l’obiettivo prefisso. Richiamo inoltre i nostri album prog preferiti degli anni ’70, ciò rappresenta un motivo di soddisfazione per noi.

COME CI DESCRIVERESTE L’ESPERIENZA DI SUONARE “SYNTHEOSIS” AL ROADBURN 2018? QUALI SONO STATE LE DIFFERENZE RISPETTO ALLE ESIBIZIONI CHE TENETE CON ORANSSI PAZUZU E DARK BUDDHA RISING?
Vesa Ajomo: – È stato il coronamento di otto mesi di intenso lavoro. L’unica possibilità di suonare dal vivo “Syntheosis”. L’unica differenza con quello che facciamo di solito è che sul palco stavolta eravamo in dieci e ognuno aveva le sue parti assegnate da suonare.
Marko Neuman: – È stato stupendo. La folla era carica, noi pure. Abbiamo suonato bene, si sentiva che era un evento speciale ed è stato vissuto come tale da tutti i presenti. Ci eravamo preparati bene, non abbiamo sentito addosso alcuno stress. Personalmente è stata una serata magnifica.

AVETE CAMBIATO QUALCOSA NELLA VERSIONE IN STUDIO DI “SYNTHEOSIS”, RISPETTO AL CONCERTO DEL ROADBURN? SENTIVATE UN’ATMOSFERA DIVERSA DURANTE LE REGISTRAZIONI?
Toni Hietamäki: – Le modifiche sono state marginali, abbiamo cercato di dare più profondità ad alcune parti e rifinito il suono perché nella sua interezza suonasse il più maestoso possibile. Julius Mauranen – che si è occupato di registrazione e missaggio – ci ha aiutato molto da questo punto di vista.

IL MANIFESTO DELL’ALBUM POTREBBE ESSERE “WAKE UP THE POSSESSOR”, CON LE VOCI FEMMINILI E I CORI PULITI, IN ANTITESI ALLA FEROCIA DELLO SCREAMING BLACK METAL. CHI È LA CANTANTE DONNA COINVOLTA E COME AVETE COSTRUITO QUESTA CANZONE?
Marko Neuman: – Mi sono occupato di tutte le voci nel pezzo, comprese quelle che sembrano voci femminili. La band ha scritto note e ritmiche, io alcune linee vocali e tutte le liriche. Toni e Juho hanno a loro volta contribuito nel disegnare le linee vocali, tirandomi fuori tutta la malvagità che avevo dentro.

IN CONTRASTO ALLA RICCHEZZA DELLA MUSICA, LA COPERTINA È ABBASTANZA MINIMALE, ORIENTATA ALL’ARANCIONE, IL COLORE DISTINTIVO DEGLI ORANSSI PAZUZU. CHE SIGNIFICATO POSSIAMO ATTRIBUIRE ALLA COVER DI “SYNTHEOSIS”? MI RICORDA L’IMMAGINARIO DELLE DISCOTECHE DEGLI ANNI OTTANTA-NOVANTA.
Vesa Ajomo: – L’artwork deriva dai visual, una parte fondamentale dell’esperienza live di “Syntheosis”. Se la copertina può sembrare minimale, ciò che è raffigurato all’interno del booklet non può certo definirsi tale! Penso che si possa comprendere meglio cosa rappresenti la cover se si era presenti al concerto del Roadburn 2018.

“SYNTHEOSIS” POTREBBE RICHIAMARE ALTRI DISCHI METAL A TEMA COSMICO. SENTO UN FEELING SIMILE A QUELLO DI “2112” DEI RUSH, A “NOTHINGFACE” DEI VOIVOD, AL LORO ULTIMO “THE WAKE”, OPPURE ANALOGIE CON “TERMINAL REDUX” DEI VEKTOR. PER VOI, CI SONO DEI COLLEGAMENTI CON ALTRI ALBUM, SIA METAL O ROCK, O ADDIRITTURA MOLTO LONTANI DA VOI STILISTICAMENTE?
Toni Hietamäki: – Il collegamento più ovvio è con “Thrak” dei King Crimson, che hanno sperimentato con una simile line-up allargata alla metà degli anni ’90. Come usavano loro la doppia sezione ritmica è stato di forte ispirazione per noi, quando abbiamo pianificato come potesse inserirsi in una formazione di dieci persone. Nonostante la nostra band sia più psichedelica e meno tecnica, ci sono diverse analogie con loro. Un’altra progressive band che mi viene in mente sono i Magma, che hanno a loro volta un solido feeling operistico.

AVETE REALIZZATO UNA ROCK OPERA, INCASTONATA IN UN CONTESTO EXTREME METAL. VI PIACE QUESTO TIPO DI ALBUM, OPPURE PENSATE CHE “SYNTHEOSIS” SIA QUALCOSA DI DIVERSO E NON APPARTENGA A QUESTA CATEGORIA?
Toni Hietamäki: – Sono un fan del prog settantiano e ho sempre volute cimentarmi in sonorità avventurose, che andassero a sondare qualcosa di inesplorato. Ed è quello che abbiamo fatto con “Syntheosis”, da un certo punto di vista. Se devo essere onesto, però, l’idea di una metal opera mi suona abbastanza stupida. Ma se pensi alle idee concettuali che la musica operistica porta con sé, come il suo svilupparsi su un arco temporale più lungo della norma e la presenza di una moltitudine di musicisti, allora classificare il nostro disco una metal opera ha il suo significato. Al suo interno ci sono idee assimilabili al concetto di rock o metal opera, nonostante non si manifestino tutti i tipici cliché di questo tipo di pubblicazioni.

“SYNTHEOSIS” RIMARRÀ UN CAPITOLO UNICO NELLA VITA DELLA WASTE OF SPACE ORCHESTRA, OPPURE CI DOBBIAMO ASPETTARE UNA CONTINUAZIONE IN FUTURO?
Marko Neuman: – Solo il tempo potrà dirlo.
Toni Hietamäki: – Non ci sono piani al riguardo, ma non si può mai dire cosa potrebbe accadere più avanti.

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