WATAIN – La caccia è aperta

Pubblicato il 10/01/2018 da

Dopo l’intervista di qualche mese fa, uscita in concomitanza con la pubblicazione del singolo “Nuclear Alchemy”, torniamo ad ospitare sulle nostre pagine Erik Danielsson dei Watain, il leader dei black metaller svedesi. Ad ottobre avevamo scavato soprattutto nell’indole di questo famigerato artista, ma, visto che il nuovo, velenoso, “Trident Wolf Eclipse” è ormai sulla bocca di tutti, con questa breve chiacchierata partiamo invece dai contenuti del disco e sull’atmosfera in cui è nato. Ovviamente, non manca qualche frecciata, così come la solita ostentazione della fame e dell’irriverenza dei lupi, ma ormai conosciamo tutti il buon Danielsson, personaggio che tende ad appassionarsi molto quando chiamato in causa…

HO AVUTO MODO DI ASCOLTARE IL NUOVO ALBUM CON UNA CERTA CALMA E LA COSA CHE PIU’ SI NOTA E’ L’ASSENZA DI PASSAGGI PIU’ ATMOSFERICI E SOFT. SARAI GIA’ STANCO DI SENTIRTELO DIRE, MA CREDO CHE TANTA GENTE SI ASPETTASSE ALMENO UN PEZZO SULLA SCIA DI “THEY RODE ON”.
– “They Rode On” è stato il primo brano ad essere stato completato per “The Wild Hunt”. Credo che inconsciamente il fatto di avere quel pezzo pronto ben prima di iniziare a comporre il resto del disco mi abbia portato a dare a “The Wild Hunt” un taglio molto cupo e tenebroso. Non abbiamo mai fatto mistero di ascoltare artisti come i Fields Of The Nephilim o Nick Cave e su quel pezzo puoi sentire certe influenze. Detto questo, i Watain sono sempre stati una black metal band, sia su “The Wild Hunt” che, a maggior ragione, sul nuovo album. Non abbiamo mai visto ogni nostro album come il prevedibile seguito del precedente. Ognuno di essi è un capitolo a se stante nel nostro lungo viaggio e “Trident Wolf Eclipse” non fa eccezione. Questo è un nuovo tassello di un grande mosaico e come tale ha solo alcuni punti di contatto con l’opera che lo ha preceduto. La fase di composizione per questi brani è stata animata da tutt’altro spirito rispetto a quello che mi aveva guidato nella lavorazione di “The Wild Hunt”.

SOTTOLINEI SEMPRE COME TU TI SENTA LIBERO DI FARE QUELLO CHE VUOI…
– La libertà è una parte fondamentale del concept dei Watain. Quando abbiamo fondato questa band abbiamo deciso che non ci saremmo tirati indietro davanti a nulla e che ogni decisione sarebbe stata presa con la massima risolutezza e senza guardarsi attorno. Ci sentiamo liberi come individui e come artisti e con questo spirito affrontiamo ogni sfida e prendiamo ogni decisione. Per questo motivo non credo che ci sia troppo da stupirsi che il nuovo album suoni in modo così violento e sprezzante: non abbiamo mai avuto l’intento di volere compiacere qualcuno. Musicalmente i Watain devono soddisfare prima di tutto noi stessi.

E NONOSTANTE TUTTO POTETE VANTARE UN SEGUITO ENORME. SIETE UNA BAND MOLTO POPOLARE, EPPURE IL VOSTRO SOUND, A PARTE “THEY RODE ON”, HA BEN POCHI ELEMENTI ACCESSIBILI. UN TEMPO LE BLACK METAL BAND CHE RAGGIUNGEVANO IL GRANDE PUBBLICO SUONAVANO COME I DIMMU BORGIR O I CRADLE OF FILTH…
– Quelli erano anche altri tempi. Non mi interessa più di tanto quali e quante persone ci seguano, ma è comunque evidente che negli ultimi anni il black e il death metal siano diventati un oggetto meno misterioso fra le masse e che la soglia di tolleranza per certi suoni si sia alzata. Una volta era necessario abbellire certe sonorità con tastiere e orchestrazioni per avere una speranza di essere ascoltati, oggi invece molta gente non ha paura di misurarsi con certi generi nella loro forma più pura, anche se poi magari non riesce affatto a comprenderli. Penso poi che vi sia più rispetto per band come la nostra, che non mancano mai di mostrare assoluta integrità e dignità.

SIETE ATTIVI ORMAI DA VENT’ANNI. POTETE ESSERE GIUSTAMENTE CONSIDERATI DEI VETERANI…
– Credo che ci sentiremo sempre un gruppo piuttosto giovane, se non altro perchè non abbiamo mai avuto interesse nel seguire gli sviluppi della scena black metal. Le band che ascoltiamo sono sempre le solite, ovvero Destruction, Mayhem, Dissection, Bathory, Sarcofago… rispetto a loro saremo sempre una band giovane. Se poi qualcuno inizia a vederci come dei veterani o dei maestri, bene così, ma noi non prestiamo orecchio a cosa la gente dice di noi, nè abbiamo a cuore anniversari come questo. Nel 2018 i Watain compieranno vent’anni, ma il nostro sguardo è sempre rivolto al futuro.

COME PENSI CHE “TRIDENT WOLF ECLIPSE” RIESCA A RITAGLIARSI UN PROPRIO SPAZIO ALL’INTERNO DELLA VOSTRA DISCOGRAFIA E DELLA SCENA BLACK METAL?
– Questo è un album importante perchè secondo me riesce a mettere in risalto le nostre influenze storiche e il nostro amore per il black e il death metal degli anni Ottanta e Novanta e, al tempo stesso, a offrire un songwriting diretto e rifinito che fa tesoro di tutto quello che abbiamo sperimentato in carriera. Tanta gente lo ascolterà e lo troverà un semplice ritorno alle origini, ma coloro dotati di più pazienza e attenzione avranno modo di scoprire molti dettagli non subito percepibili ai primi ascolti. Non avremmo mai potuto comporre un album simile cinque o dieci anni fa.

E’ UN DISCO MOLTO BREVE E INTENSO…
– E’ il disco che avevamo bisogno di fare in questo momento. Otto brani, se curati in questa maniera, sanno comunicare molto di più di una tracklist ricchissima o di oltre un’ora di musica. Volevamo qualcosa di esplosivo per questo album e siamo riusciti ad ottenerlo.

E DUBITO CHE LA CASA DISCOGRAFICA VI ABBIA MESSO QUALCHE TIPO DI PRESSIONE ADDOSSO…
– No, assolutamente. Forse anche loro si aspettavano qualcosa di più soft, ma credo che ormai ci conoscano bene. Sapevano a cosa andavano incontro quando ci hanno messo sotto contratto: non siamo persone molto lineari e accomodanti (ride, ndR). Anzi, magari questo nostro essere imprevedibili e con pochi peli sulla lingua fa anche vendere più copie (ride ancora, ndR).

NONOSTANTE QUESTO VOSTRO ATTACCAMENTO AI VECCHI SUONI E VALORI BLACK METAL, UNA FETTA DI ASCOLTATORI VI REPUTA DA QUALCHE TEMPO DEI ‘VENDUTI’ PER ESSERE FINITI SULLA BOCCA DI TUTTI E AVERE FIRMATO PER CENTURY MEDIA RECORDS…
– Persone così ci sono sempre state e ci saranno sempre. Non saremo mai abbastanza ‘true’ per qualcuno. A noi non interessa cosa pensano di noi simili mentecatti. Li mettiamo sullo stesso piano di quei folli che provano a bloccare i nostri concerti.

E’ UNA COSA CHE STA AVVENENDO SEMPRE PIU’ SPESSO…
– Noi ultimamente siamo stati meno coinvolti di altri, ma ormai non fa più notizia vedere gruppi di ritardati provare a boicottare una black metal band per questo o per quell’altro motivo. Ricollegandomi al discorso che facevo prima, oggi il black metal è alla portata di tutti e la conseguenza diretta di ciò è un flusso di turisti che arrivano, lo assaggiano, faticano a comprenderlo e scappano via inorriditi, per poi arrivare a volerlo ripulire da chissà quale male. Il black metal è il male, questo è un genere nato per andare contro i benpensanti e ogni tipo di ordine e moralità. Siamo dei fuorilegge, è incredibilmente stupido pensare che band come i Watain debbano stare attente a non urtare la sensibilità di certi ascoltatori. E’ una vera battaglia cercare di fare capire a certa gente che il diavolo è alla base di questa band e che è perfettamente naturale che ciò avvenga. Sono a capo di una nave in un mare di merda: viviamo su un’isola felice, ma ci tocca continuamente farci largo fra gli escrementi per cercare di portare avanti il nostro messaggio e guadagnare la libertà.

DOVE ARRIVERANNO I WATAIN NEL 2018?
– Credo che “Trident Wolf Eclipse” ci terrà impegnati ben oltre il nuovo anno. Solitamente portiamo un nuovo album in tour sino a quando siamo completamente esausti. Per questo motivo trascorrono sempre almeno tre anni fra ogni nostra uscita. Andremo in tour a lungo, suoneremo il più possibile e cercheremo come al solito di mettere tutto noi stessi in queste performance. La nostra musica dà il meglio dal vivo, teniamo moltissimo ai nostri show. Non siamo mai stati una band che sale sul palco solo per suonare: per noi si tratta di un’esperienza intima e spirituale, anche se solo certi ascoltatori sono in grado di percepirlo.

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