WHITE NIGHTS – Psichedelia portami via

Pubblicato il 10/03/2021 da

Occulta, strana, inafferrabile. Pure un po’ danzabile, dark senza essere schiacciante nella tenebrosità, la musica di White Nights, one-man band statunitense, è di quelle poco facilmente inquadrabili. Una sommatoria e incrocio di suoni che si permette di veleggiare tra synth, chitarre e ritmiche post-punk senza approdare davvero in alcun luogo. Intangibili e misteriose, le tracce dei primi due EP apostrofano l’ascoltatore con un linguaggio solo in parte comprensibile, lasciando parecchie zone d’ombra e punti interrogativi, che è meglio non risolvere, per mantenere inalterato il fascino della musica. A dispetto della penuria di informazioni dietro la quale si nasconde, la mente del progetto non ha avuto problemi a raccontare cosa ci sia dietro un progetto così particolare, facendo presagire che il colorato affresco sonoro del quale è autore possa diventare ancora più bizzarro, all’approdo del primo album…

COI PRIMI DUE EP HAI TRASCINATO L’ASCOLTATORE IN UN INTANGIBILE VIAGGIO PSICHEDELICO, NEI MEANDRI DELLA PSICHE. DA DOVE NASCE UN SUONO COSÌ PARTICOLARE? QUALE TIPO DI LINGUAGGIO SONORO VOLEVI UTILIZZARE?
– Ho sperimentato con la musica psichedelica per oltre quindici anni. È qualcosa che esisteva dentro di me da molto prima che la conoscessi. Non avevo un’idea precisa di quello che avrei prodotto, quando ho dato vita a questo progetto. Ho solo lasciato scorrere l’energia creativa, così come mi arrivava addosso. Quel che ascolti è il risultato di come è stata indirizzata tale energia. L’ho lasciata fluire senza impedimenti.

‘ALLUCINOGENO’ PENSO SIA L’AGGETTIVO PIÙ ADATTO PER DEFINIRE LA MUSICA DI WHITE NIGHTS. PERCHÉ LA TUA MUSICA ESCE COSÌ? QUALI SONO GLI INGREDIENTI CHE LE DANNO QUESTA FORMA, CHE LA FANNO SUONARE COSÌ STRANA E DIFFICILE DA DESCRIVERE?
– Direi la complessa stratificazione dei suoni e la tipologia di suoni impiegata: questi due aspetti, in combinazione, creano questa illusione, questa simulazione di proprietà allucinogene. La musica di per sé non è affatto complicata o ‘progressiva’, quindi la miscela di tutti gli elementi coinvolti è ciò che crea una percezione ‘psichedelica’ per la musica di White Nights. Si avverte il feeling di non avere il controllo e di non sapere cosa stia accadendo durante l’ascolto… Non si capisce quale potrà essere il suono successivo, oppure da dove provenga quello che si è appena udito. È quel grande spazio sconosciuto dal quale sei circondato ogni giorno, ma a cui non presti mai attenzione. L’obiettivo è di essere il più strani e difficoltosi possibile, come la vita stessa.

CHE COSA IMMAGINI QUANDO STAI SCRIVENDO LA TUA MUSICA? DOVE SPINGI LA TUA MENTE, PER ELABORARE LA PARTICOLARE MISCELLANEA SONORA DELLA QUALE SEI AUTORE?
– Cerco di liberare la mente da ogni pensiero e di svuotarmi dalle preoccupazioni. Lascio che le forze creative lavorino per conto loro, mentre io le guido e le indirizzo. Posso partire con una combinazione ritmica, una linea di basso, un riff di synth o anche con qualcosa di ancora più semplice o casuale, un suono che ho sentito in giro e mi è piaciuto, ad esempio. Una grossa fetta del materiale di White Nights è scaturita abbastanza velocemente, non appena è scoccata la scintilla creativa. Il drago guida se stesso verso la sua meta finale.

VI SONO SOSTANZE CHE ALIMENTANO LA TUA ISPIRAZIONE E CONTRIBUISCONO ALLA TUA CREATIVITÀ?
– A volte le utilizzo, sì. Nonostante possa scrivere musica dei White Nights con o senza di esse ad aiutarmi, mi è già accaduto in passato. Non sono cruciali nel processo, ma posso aiutarmi a mettermi nel migliore stato d’animo per agire. Fondamentale è il non abusare di certi ‘aiuti’, saperne bilanciare l’utilizzo. Quando si arriva alla dipendenza, quel che poteva fornire un aiuto diventa soltanto un problema, qualcosa di nocivo, dagli effetti completamente opposti a quelli per cui potresti adoperare talune sostanze.

IN QUALCHE MANIERA, LA TUA MUSICA È ‘DANZABILE’, TRASCINA AL MOVIMENTO, IN UN’ATMOSFERA DARK E DECADENTE. PERCHÉ È IMPORTANTE PER TE OTTENERE UN CERTO TIPO DI DINAMICHE CON WHITE NIGHTS?
– Mi piacerebbe vedere in quale luogo danzare sulla musica di White Nights sarebbe considerato ‘accettabile’! Detto questo, non è qualcosa di premeditato, che la mia musica possa suscitare queste reazioni. Ho sempre avuto una certa affinità con il primissimo rock’n’roll, roba come Chuch Berry e Little Richard, e la musica anni ’80 più cupa, come Xmal Deutschland o i The Sisters Of Mercy: probabilmente si insinua nel mio subconscio e da lì nelle canzoni che compongo. D’altronde, anche a personaggi seminali per il black metal, come Fenriz e Satyr, piace la dance music.

DA “INTO THE LAP OF THE ANCIENT MOTHER” A “SOLANACEAE” IL TUO SOUND SI È EVOLUTO NELLA DIREZIONE DEL POST-PUNK, CONFERENDO AL DRUMMING UN EFFETTO NOTTURNO. VI È INOLTRE UN RIFFING MENO METALLICO, INCORPORANTE SFUMATURE E COLORI AMBIVALENTI. COSA HA PROVOCATO QUESTA PICCOLA MA SIGNIFICATIVA EVOLUZIONE?
– È un’altra naturale conseguenza del processo di scrittura. L’album ora in lavorazione porterà quest’idea sonora ancora più avanti. Più verso un apprezzamento cerebrale, astratto della musica, che diventerà sempre meno fisica e immediata. Non vi è mai stato l’obiettivo di essere, come White Nights, una metal band, ma in effetti suoni di natura occulta ed estrema tendono a divenire abrasivi e conflittuali. Se questi elementi assumono un loro senso in una determinata situazione, saranno utilizzati nel contesto oppure, se sembrano non necessari, verranno tolti. Ogni evoluzione di White Nights sarà sempre naturale e mai forzata in una certa direzione.

NON SI PUÒ DIRE TU ABBIA SCELTO UN TITOLO BANALE PER IL TUO SECONDO EP: DIFFICILMENTE QUALCUNO HA DEDICATO IN PASSATO ALLE SOLANACEE UN ALBUM DI MUSICA ROCK O METAL! PERCHÉ HAI SCELTO QUESTO TITOLO, QUALI SONO LE CARATTERRISTICHE DI QUESTA FAMIGLIA DI PIANTE CHE TI INTERESSANO MAGGIORMENTE?
– Nei White Nights, la dimensione metafisica è costantemente in primo piano. È un lavoro di esplorazione, collezione e sperimentazione, quello che porto avanti. Alcuni elisir, piante, metodi, posseggono la capacità di agire come una porta verso qualcosa di più grande, dei tramite per avvinarci a grandi significati prima sconosciuti. Per questo ho dedicato il titolo dell’EP a questa categoria di piante.

I TUOI DUE EP SONO PUBBLICATI DA UNA IMPORTANTE LABEL UNDERGROUND COME LA IRON BONEHEAD. DI SOLITO SI DEDICA A SONORITÀ MOLTO PIÙ ESTREME DI QUELLE DI WHITE NIGHTS, RADICATE COMUNQUE NEL MONDO METAL. PENSI CHE LA MUSICA DEL TUO PROGETTO POSSA IN QUALCHE MODO APPARTENERE A QUESTO GENERE?
– Non vedo White Nights come una metal band. Vi è una chiara influenza e attitudine derivata dal metal, ma non è così dominante. Non ci sono limitazioni nel mondo sonoro che costruisco. Non ho nemmeno un giro di conoscenze legato all’heavy metal, non leggo pubblicazioni online o cartacee legate al genere, né mi interesso di questo argomento tramite i social media. Un rifiuto reciproco, perché difficilmente si parla di White Nights in contesti metal. Le scene musicali, per come le intendo io, sono, nella migliore delle ipotesi, una commedia e io faccio del mio meglio per starne lontano a tutti i costi.

L’ASPETTO VISUALE PER WHITE NIGHTS È IMPORTANTE QUASI QUANTO LA MUSICA. LE VOSTRE GRAFICHE, DIFFERENTI PER OGNI FORMATO IN CUI GLI EP SONO PUBBLICATI, RICHIAMANO UNA DIMENSIONE TIPICAMENTE ANNI ’80, PER VIA DELL’UTILIZZO DI COLORI FORTI E ABBAGLIANTI, INCAPSULATI IN IMMAGINI CHE RICORDANO I PRIMI TEMPI DELLA COMPUTER GRAFICA. COME SI È GIUNTI A QUESTA VISUALIZZAZIONE DELLA MUSICA DI WHITE NIGHTS?
– Credo fermamente che gli album debbano essere completi in ogni loro aspetto: musica, liriche, artowork, video, vi deve essere un lavoro accurato su tutti i fronti! Tutto deve trovare un senso all’interno di un quadro più ampio, i dettagli più profondi di un’opera dovrebbero essere collegati a ogni sua piccola sfumatura, i singoli aspetti di un progetto creativo devono avere coerenza reciproca, per quanto labili possano sembrare i legami tra di loro. Ogni pezzetto di White Nights è costruito su un terremo comune, l’arte dovrebbe possedere questo tipo di coerenza interna. Prendi ciò che è ultraterreno e rendilo (abbastanza) comprensibile per i non iniziati. Una specie di chiave di accesso. Vi sono altre dimensioni alla nostra portata, cerco di renderle visibili. Un artwork così carico di energia come quelli di White Nights richiedono la tua attenzione sin dall’inizio, ciò non è un caso.

RITIENI CHE UN ‘NORMALE’ METAL FAN POSSA CAPIRE ALMENO UNA PICCOLA PARTE DEL TUO MESSAGGIO, DI QUANTO COMUNICHI CON LA MUSICA E LE PAROLE DEI TESTI?
– Dici che potrebbe? La musica di White Nights non è riff-centrica, questo in partenza è un ostacolo insormontabile per molte persone che ascoltano heavy metal. Se invece sei un esploratore, ti piacciono le sfide nel campo della musica, sei il benvenuto per approfondire quanto ho creato e potresti perfino scovare una ricompensa ai tuoi sforzi. Altrimenti, sarebbe meglio che restassi all’interno di confini più rassicuranti, tra i tanti ‘codardi’ che popolano la scena metal attuale, coloro che rifiutano di approcciarsi a sonorità diverse rispetto a quelle che conoscono meglio.

AL DI FUORI DI WHITE NIGHTS, SEI IMPEGNATO IN ALTRI PROGETTI MUSICALI, O ALTRE FORME D’ARTE CHE IN QUALCHE MISURA CONTRIBUISCONO ALLE TUE VISIONI SONORE?
– Sono impegnato in tanti progetti, musicali, visuali e non solo. Esistono in galassie separate e non sussistono attualmente collegati tra di loro. Spero che possano ognuno andare avanti indipendentemente dagli altri, senza contaminarsi.

CHE TIPO DI MUSICA HAI ASCOLTATO MAGGIORMENTE NEL 2020? HAI SCOPERTO QUALCOSA DI NUOVO, QUALCOSA CHE TI HA SORPRESO PER QUALCHE MOTIVO, OPPURE PREFERISCI GUARDARE AL PASSATO?
– Ho apprezzato molte uscite del 2020, troppe per essere nominate tutte quante. È quasi impossibile rimanere al passo con la marea di nuova musica che esce ogni giorno, ma mi sforzo per non perdere troppo terreno e rimanere aggiornato.

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