WHITE WARD – Neo-noir black metal

Pubblicato il 26/09/2021 da

Non una semplice uscita d’intermezzo tra un full-length e l’altro, “Debemur Morti” dei White Ward celebra invece la duecentisma uscita di una delle etichette più interessanti dell’intero panorama metal attuale, la Debemur Morti per l’appunto; e nel celebrare la loro label, gli ucraini sono riusciti ancora una volta, con soli due pezzi, a mostrare quanto la loro mistura di black metal, jazz e atmosfere noir metropolitane, abbia qualcosa da dire andando ben più nel profondo di un mero ‘effetto sorpresa’ dovuto a strumenti e atmosfere inusuali per il genere. Un black metal elegante e crudo assieme, dove le parti ‘esterne’ si amalgamano sempre di più, fino a diventare parte di uno stile vero e proprio, forse. Abbiamo parlato di questo e di qualcos’altro con Yurii Kazaryan (chitarre) e Andrii Pechatkin (basso e voce) all’indomani dell’uscita di “Debemur Morti”, e sembra che carne da mettere sul fuoco non manchi davvero in casa White Ward…


IL VOSTRO NUOVE EP NASCE COME UNA CELEBRAZIONE PER L’USCITA NUMERO 200 DELLA DEBEMUR MORTI, COME È ANDATA? È STATA UN’IDEA VOSTRA O DELLA LABEL?

Yurii: – Ciao Giuseppe! È stata un’idea dell’etichetta. Per la centesima uscita avevano fatto una pubblicazione speciale i Blut Aus Nord (sempre chiamata “Debemur Morti”). Questa volta Phil, dell’etichetta, mi ha detto che avrebbe voluto che fossero i White Ward a fare qualcosa di speciale per questa occasione. Ovviamente abbiamo accettato immediatamente, è stato un vero onore per noi. E siamo davvero contenti dell’opportunità.

ORMAI DOVRESTE AVERE UNA RELAZIONE PIUTTOSTO SOLIDA CON QUESTA ETICHETTA. PERSONALMENTE, MI PIACCIONO MOLTE DELLE USCITE CHE PUBBLICANO. COSA RENDE QUESTA UNA ‘BUONA’ LABEL, SECONDO TE? COME VI TROVATE A LAVORARE ASSIEME?
Yurii: – Siamo davvero felici con Debemur Morti, devo dire e penso che una delle cose più importanti sia che la DMP ha davvero a cuore l’arte, prima e sopra di tutto. Non è una major o una realtà che guarda al portafogli: a volte pubblicano dischi di band totalmente sconosciute, ed è una cosa stupenda; ciò garantisce a gruppi e progetti meritevoli una vera chance. Inoltre è innegabile la cura che viene dedicata alle pubblicazioni: suono, artwork, fotografie… Tutto secondo loro deve suonare, mostrarsi e appararire come un’opera d’arte. Ci tengo a precisare poi che abbiamo un rapporto piuttosto amichevole, trovo sia una cosa importante quando puoi parlare col tuo ‘capo’ senza la sensazione di essere ad un colloquio con un manager d’azienda. Sono quattro anni che collaboriamo con loro ormai, e sono ancora sicuro della scelta che abbiamo fatto nel lavorare con loro. Non vogliamo cambiare, e dico questo pur avendo già avuto proposte e offerte da alcune major.

LE CANZONI LE AVETE SCRITTE PER L’OCCASIONE O ERANO GIÀ IN LAVORAZIONE?
Yurii: – No, abbiamo iniziato a lavorarci quando ci siamo messi d’accordo sull’EP. Il 90% del materiale è stato composto a dicembre 2020, quando sono rimasto praticamente sempre a casa, dato che mi ero rotto il braccio in maniera anche seria.

LE DUE CANZONI HANNO DECISAMENTE IL VOSTRO STILE; TUTTAVIA CREDO CHE “DEBEMUR MORTI” (LA CANZONE) SIA PIÙ UNA ‘SUMMA’ DELLA VOSTRA MUSICA DAL PRIMO DISCO A OGGI, MENTRE “EMBERS” SUONI COME UN MANIFESTO DI COSA SIETE ‘ORA’ MA GUARDANDO AL FUTURO, CON UN FULCRO DECISAMENTE BLACK METAL MA IN UN’OTTICA DI ESPANSIONE DEL CONCETTO STESSO DI GENERE, FORSE NON SOLO PER QUANTO RIGUARDA LA VOSTRA BAND. È UNA COSA INTERESSANTE. PER DIRLA SEMPLICE: IN DUE CANZONI CREDO ABBIATE FATTO UN RIASSUNTO DI CHI SIETE E COSA POTRESTE ESSERE. CHE NE PENSI?
Yurii: – Si, penso che queste due canzoni dicano molto di noi. Ora abbiamo una più completa e chiara visione di quello che facciamo e faremo nel futuro, e siamo in grado di formarci uno stile nostro come musicisti e compositori. E sono d’accordissimo con te, in particolare sul discorso del ‘fulcro’: ci fanno spesso domande sul genere, e rispondo sempre che siamo una metal band, una black metal band, prima di tutto, e questo non cambierà, almeno per quanto riguarda i White Ward come gruppo.

DI COSA PARLANO I BRANI?
Andrii: – La prima canzone riguarda il crearsi confini personali. Confini che possono tenerci al sicuro, ma che allo stesso tempo ci costringono in noi stessi e creano le condizioni per alzare muri, maturare risentimenti, diventare freddi e incapaci di provare empatia verso gli altri. Al contrario, la seconda canzone sviluppa il tema della perdita. È pensata ispirandomi al nonno di Yurii, morto quando stavamo scrivendo l’EP.

L’APPARIZIONE DI LARS NEDLAND (SOLEFALD, BORKNAGAR, NDR) SUONA NATURALE E NON COME UNA SEMPLICE OSPITATA. ARRICCHISCE IL BRANO, E LE PARTI IN CUI CANTA SONO OTTIME. COME AVETE SCELTO DI LAVORARE CON LUI E COINVOLGERLO NELLA CANZONE? CHI HA SCRITTO LE SUE PARTI?
Yurii: – A dire il vero non è che abbiamo scelto di lavorare con Lars, è stata una cosa quasi spontanea e naturale! Ha comprato i nostri vinili dall’etichetta, e Phil mi ha detto che avevano parlato un po’ assieme e lui avrebbe voluto incidere alcune parti vocali per noi. Ovviamente siamo rimasti impietriti, come prima reazione! Non avevamo mai lavorato con musicisti importanti e spettacolari come Lars prima, e, ovviamente, abbiamo deciso che sarebbe dovuto accadere a tutti i costi. Questo è successo appena iniziammo a lavorare all’EP, e allora gli abbiamo chiesto di incidere qualcosa sulla titletrack, su testi di Andrii. Ma tutto il lavoro sulla melodia e sulla sua impostazione sono di Lars. Ed è incredibile! Siamo davvero felici del risultato di questa collaborazione.

MI È SEMBRATO CI FOSSE, IN “DEBEMUR MORTI”, PIÙ SAX RISPETTO A “LOVE EXCHANGE FAILURE”, CHE NE DICI? AL DI LÀ DI TUTTO, COME DECIDETE QUANDO E COME USARE QUESTO STRUMENTO (OLTRE ALL’ELETTRONICA) ALL’INTERNO DELLA VOSTRA MUSICA?
Yurii: – Tu dici? (Ci pensa NdR) Non so se in effetti ci sia più sax in queste due canzoni rispetto al disco precedente… Almeno, non è stata ‘una scelta’, se c’è. Ma magari è una cosa soggettiva, per te, averne percepito di più, rispetto al modo in cui era presente prima, e allora non sta a me giudicare, dipende dall’esperienza dell’ascoltatore. Quando abbiamo composto il primo disco (“Futility Report”, NdR), avevamo alcune parti di piano jazz-noir, e abbiamo voluto aggiungerci il sax per renderle più atmosferiche. Ma Alex, il nostro precedente sassofonista, ha registrato alcuni demo col sax anche sulle parti metal, e ci piacque a tal punto da decidere di usare questo strumento anche sulla parti metal in generale. Parlando di elettronica, ambient e altri suoni, li usiamo per rendere la nostra musica più interessante e varia, aperta… Crea un’atmosfera molto specifica, cinematografica anche, e la rappresentazioni visuale della musica è davvero molto importante per me.

COSA MI DITE INVECE DELLA COPERTINA?
Yurii: – Come ti diceva Andrii, uno dei temi principali è la perdita di capacità di provare empatia verso gli altri. Non è solo a riguardo delle persone, anche verso tutto quello che ci circonda. Un cervo ucciso in un incidente d’auto ci sembrava un simbolo perfetto per rappresentare l’indifferenza dell’essere umano verso la natura. È il simbolo dell’egoistica aspirazione a lussi e piaceri dell’essere umano.

STATE SCRIVENDO NUOVA MUSICA E/O UN NUOVO DISCO?
Yurii: – Si, stiamo finendo le registrazioni del terzo full-length, che uscirà quest’inverno, almeno speriamo. Inoltre, abbiamo piani anche per qualche uscita più piccola. Nel 2022 saranno tra l’altro dieci anni di White Ward, stiamo dunque pensando di far uscire qualche chicca .

CHE MUSICA CI POSSIAMO ASPETTARE NEL FUTURO DAI WHITE WARD?
Yurii: – Sarà un’evoluzione e una continuazione delle idee e dello stile di “Love Exchange Failure” e anche del nuovo Ep. Alcuni nuovi strumenti, qualche piccola differenza per quanto riguarda il concept e l’estetica generale, ma rimanendo comunque su atmosfere neo-noir, parti jazz, e black metal.

UNA DOMANDA EXTRAMUSICALE: COME STANNO ANDANDO LE COSE NEL VOSTRO PAESE? C’È UNA QUALCHE RIPRESA SUL FRONTE COVID? COME STA ANDANDO PER VOI SOTTO QUESTO ASPETTO, COME PERSONE PRIMA CHE MUSICISTI?
Andrii: – Siamo decisamente indietro rispetto agli altri paesi europei, per quanto riguarda un processo di ritorno alla normalità. A dire il vero però non abbiamo avuto limitazioni così forti, almeno non come altre nazioni. Ora, per dire, la vita musicale e i concerti sono anche meglio rispetto a prima della pandemia, visto che la gente è letteralmente affamata di musica live. C’è stato un periodo relativamente lungo senza concerti, ma abbiamo bilanciato la cosa lavorando al nuovo disco e scoprendo molte nuove ispirazioni e attività.

CI SONO GIÀ MOLTI ANNUNCI PER FESTIVAL, TOUR IN PROGRAMMAZIONE, MA A DIRE IL VERO SI PUÒ DIRE CHE IL FUTURO PER QUESTO SETTORE SIA CHIARO? COSA CREDI CHE ACCADRÀ PER LA MUSICA E IL LIVE? I VOSTRI PROSSIMI PASSI, AD ESEMPIO, QUALI CREDETE CHE SARANNO?
Andrii – Il nostro futuro ora sarà fondamentalmente legato al nuovo album. Spero che sarà disponibile, come detto, entro la fine del prossimo inverno. Inoltre, abbiamo intenzione di fare qualche concerto, almeno localmente. Non ci sono certezze per concerti fuori dal paese, al momento, ma speriamo di poterci pensare per il 2022, dopo la pubblicazione dell’album, se le cose rimangono così come sono.

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