WHORESNATION – Senza trucco né inganno

Pubblicato il 22/08/2022 da

L’ascoltatore che si approccia a un nuovo disco dei Whoresnation sa cosa aspettarsi. Un grindcore intenso e spigoloso, che, pur essendo a tratti riconducibile ai dettami di certi classici, non ne segue mai del tutto le coordinate, puntando invece su strutture tanto frenetiche quanto elaborate. Il gruppo francese evita dunque di ripetersi sterilmente: giunto al terzo full-length, il quartetto – che abbiamo visto di recente all’ultima edizione del Maryland Deathfest – continua anzi a mantenere un elevato standard qualitativo, tanto che il nuovo “Dearth” può tranquillamente venire annoverato fra i dischi grindcore più convincenti degli ultimi tempi. Parliamo di questa fortunata prova in studio – uscita lo scorso maggio per Bones Brigade e Carbonized Records – con il gruppo al completo.

“DEARTH” È UN’ESPERIENZA DI ASCOLTO DAVVERO INTENSA. SENZ’ALTRO SI PUÒ DIRE LA STESSA COSA DI TUTTE LE PRECEDENTI USCITE DEI WHORESNATION, MA IN QUEST’OCCASIONE L’ATMOSFERA GENERALE È ANCORA PIÙ CUPA E SI SENTE ANCHE UN PO’ PIÙ DI DEATH METAL QUA E LÀ. QUAL È LA VOSTRA OPINIONE?
– Diciamo che per noi “Dearth” è una versione aggiornata di “Mephitism” dal punto di vista del songwriting, con qualche traccia di ‘back to the roots’ nel suono. Abbiamo raggiunto un livello superiore in termini di brutalità, ma in qualche modo il senso della melodia e della dinamica sembra più accentuato in “Dearth”. Il death metal ha decisamente più spazio in questo disco, anche se includere del death metal nel nostro grindcore era già la prassi in alcuni momenti di “Mephitism”. “Dearth” è venuto fuori spontaneamente: è molto omogeneo e fluido. Nulla è stato pianificato a tavolino, ma siamo molto felici che questo album scorra tanto bene nel suo insieme. D’altronde, cazzo, è per questo che esistono gli album, non siamo artisti pop che scrivono singoli. Siamo anche d’accordo sull’atmosfera: il mixaggio di Greg Wilkinson ha infuso qualcosa di veramente inquietante e cupo nelle nostre tracce; è tanto brutale quanto profondo. Infine, come avevamo fatto per “Mephitism”, abbiamo aggiunto dei sample tra alcune tracce: quello di apertura è più lungo rispetto all’intro dell’album precedente e crea subito l’atmosfera. Altri sample sono poi più melodici e danno un colore in più alla tracklist.

MUSICALMENTE, “DEARTH” CONTIENE ALCUNI DEI MOMENTI PIÙ PESANTI DEI WHORESNATION. CHE TIPO DI DINAMICHE AVETE CERCATO MUOVENDOVI PIÙ SPESSO FRA GRINDCORE E DEATH METAL?
– Abbiamo rallentato le parti mosh e accelerato ulteriormente le parti più esplosive. Tutto sommato, si può dire che abbiamo lavorato maggiormente sulle strutture, rendendole più elaborate, ma anche le voci hanno subito un cambiamento, diventando più brutali e soffocanti. In sostanza, volevamo che questo album risultasse più intenso e al tempo stesso più rifinito. Non è semplice aumentare la violenza e mantenere lucidità, ma crediamo che con “Dearth” abbiamo trovato l’equilibrio che dovevamo raggiungere per portare la nostra musica ad un livello superiore. In ogni caso, le nostre principali influenze risiedono sempre nella scena grindcore, e con questo intendiamo l’intera scena, non solo una piccola parte di essa. Siamo tutti profondamente appassionati di grindcore e cerchiamo di seguire le novità e così via. Gli influssi death metal sono più presenti sui riff più lenti e hanno lo stesso effetto che avevano sull’album precedente, ma di certo sono maggiormente presenti.

COME SI È SVOLTO IL PROCESSO DI SCRITTURA QUESTA VOLTA? IL COVID E I VARI LOCKDOWN HANNO RALLENTATO LA LAVORAZIONE DEL DISCO?
– Il processo di scrittura delle canzoni è stato lo stesso di sempre: Lopin scrive riff e mette giù un po’ di parti di batteria, poi ci riuniamo da Tonio e trascorriamo un bel fine settimana lavorando sulle canzoni e arrangiandole. Pertanto, il Covid non ci ha davvero colpito, Lopin ha continuato a scrivere per tutto il tempo. Il problema principale è stato la scarsa possibilità di incontrarci durante i lockdown, poiché viviamo tutti lontani l’uno dall’altro. Il Covid è stato in realtà preso come un’opportunità per concentrarsi su questo nuovo album e portarlo a termine. Prenotare lo studio tenendo conto delle diverse restrizioni che avevamo è stato un altro problema, ma alla fine siamo riusciti a fare tutto con solo alcuni mesi di ritardo rispetto a quanto inizialmente previsto.

NEL TEMPO TRASCORSO TRA “MEPHITISM” E “DEARTH” AVETE PUBBLICATO SOLTANTO UNO SPLIT CON I SUFFERING MIND. UN TEMPO ERAVATE SOLITI PUBBLICARE MOLTI LAVORI DI QUESTO TIPO. SIETE INCAPPATI IN QUALCHE BLOCCO DELLO SCRITTORE OPPURE AVETE SEMPLICEMENTE DECISO DI CONSERVARE LA NUOVA MUSICA PER L’ALBUM?
– Il materiale dello split con i Suffering Mind è in realtà piuttosto vecchio. Dopo “Mephitism”, il nostro amico Kuchar, chitarrista dei SM, ha proposto l’idea di realizzare questo piccolo split tra i nostri gruppi. Doveva trattarsi di un’uscita decisamente limitata, perciò abbiamo deciso di non impegnarci troppo: abbiamo dato un’occhiata al nostro archivio e abbiamo trovato due tracce che erano state registrate per una compilation che doveva essere pubblicata su Mind Ripper Collective anni fa, ma che sfortunatamente non è mai stata pubblicata; “Cuillière Argent” e “Chiens Dedans, Chats Dehors” (il secondo è stato registrato nuovamente per “Mephitism”) sono le due tracce rimaste fuori da questa sessione. Il terzo pezzo è una cover dei Death Toll 80K che è stata registrata quando abbiamo preparato i demo delle prime dieci tracce di “Dearth”: ci era rimasto un po’ di tempo sul nostro lato e abbiamo deciso di aggiungerla. Non c’è quindi stato alcun blocco dello scrittore: Lopin ha sempre composto sin dall’uscita di “Mephitism”, soltanto a un ritmo più lento, visto che spesso ci siamo ritrovati impegnati a provare per i concerti. Inoltre, va tenuto conto del fatto che stiamo invecchiando e che abbiamo sempre meno tempo: ora preferiamo concentrarci sugli album piuttosto che sugli split.

L’ALBUM È MOLTO DINAMICO E DIVERTENTE DA ASCOLTARE: DIREI CHE IL SUO SVILUPPO È STATO BEN STUDIATO. COME AVETE DECISO L’ORDINE DELLA TRACKLIST?
– La tracklist è stata definita abbastanza facilmente. Abbiamo semplicemente dovuto sederci tutti insieme attorno a un tavolo e discutere un pochino. Alla fine è venuta fuori in maniera davvero naturale. Certo, avevamo un’idea su quale doveva essere la canzone di apertura e così via, ma la sequenza è stata stilata in modo spontaneo.

QUANTO DELLA VIOLENZA E DELLA CUPEZZA DELLA MUSICA DEI WHORESNATION PROVIENE DALLA VITA REALE E DALLA VOSTRA INTERAZIONE CON ESSA? DI COSA TRATTANO I TESTI QUESTA VOLTA? DITECI QUALCOSA DI PIÙ SUL CONCEPT DI “DEARTH”…
– Man mano che il tempo passa e la band invecchia, sentiamo di distaccarci dalla realtà, mentre in passato tutto veniva affrontato senza troppi giri di parole e i temi erano per lo più ancorati alla nostra realtà sociale. Ora i concept dei nostri album hanno anche un po’ di elementi di fantasia. Ogni traccia ha comunque un doppio significato e alcuni sono più concreti di altri. I testi di “Dearth” trattano soprattutto di psicologia e ansia, relazioni umane, lavoro, ambientalismo, problemi quotidiani e media. Tutti questi pensieri sono davvero semplici, ma cerchiamo di trattarli da una prospettiva insolita. Il concept di “Dearth”, in ogni caso, è abbastanza lineare: siamo fottuti, accettalo, sei uno schiavo che vive una vita noiosa su una terra che sta lentamente morendo; presto verremo tutti bruciati, eppure facciamo finta di non vederlo. Siamo troppo occupati a lavorare e a molestarci a vicenda per goderci questi ultimi anni.

COME SIETE ENTRATI IN CONTATTO CON LA MUSICA ESTREMA – IL DEATH METAL E IL GRINDCORE? QUALI SONO STATE ALCUNE DELLE BAND O DELLE ESPERIENZE CHE VI HANNO FATTO ENTRARE IN QUESTO MONDO?
– La maggior parte di noi ha scoperto il grindcore e il death metal al liceo, alcuni prima. Le prime band grindcore che abbiamo scoperto sono probabilmente state Napalm Death, Terrorizer e così via, ma già allora, attraverso la stampa metal e alcuni cataloghi cartacei, abbiamo avuto l’opportunità di leggere per la prima volta i nomi di etichette come Relapse, Bones Brigade, etc, cosa che ci ha cambiato la vita. Questo periodo ha anche visto le nostre prime esperienze con i concerti e tutti possiamo dire che la nostra prima brutale interazione con questa musica dal vivo sia stata con il tornado francese Blockheads. Assistere a questo tipo di esperienze è molto stimolante: una volta sperimentata, vuoi solo fare la stessa cosa a tua volta. Infatti di lì a poco avviammo le nostre prime band. All’inizio è stato piuttosto impegnativo imparare a suonare questa musica (suona veloce o niente!), ma dedicarsi al grindcore è venuto spontaneo. La band del liceo di Pibe e Lopin si chiamava Xaros: sono andati avanti dieci anni e hanno persino suonato a un Obscene Extreme.

TUTTI POSSONO CITARE NAPALM DEATH O NASUM, QUINDI, INVECE DI CHIEDERVI DEI SOLITI CLASSICI, VORREI SAPERE QUALI SONO I VOSTRI ALBUM GRIND PREFERITI DEGLI ULTIMI ANNI.
– Domanda difficile! Il grindcore si è sempre rinnovato e ha creato un sacco di grandi band con le proprie caratteristiche. Nel gruppo siamo tutti appassionati di grindcore, ma possiamo avere opinioni diverse riguardo alle varie forme che questa musica ha assunto nel tempo. Comunque, ecco una lista dei nostri album preferiti degli ultimi anni. Ascoltateli e capirete il perché!

– Caustic Wound – “Death Posture”
– Death Toll 80K – “The Future is Yours”
– Nak’Ay – “Closed Doors / Open Veins”
– Socioclast – “S/T”
– Blockheads – “Trip to the Void”
– Internal Rot – “Grieving Birth”
– Miasmatic Necrosis – “Apex Profane”
– Septage – “Septic Decadence” & “Septisk Eradikasyon” EP
– Sick Sinus Syndrome – “Rotten to the Core”
– Ona Snop – “Intermittent Damnation”

CON “DEARTH” AVETE RAGGIUNTO UN BEL RISULTATO. DOVE PENSATE DI CONDURRE I WHORESNATION DA QUI IN POI?
– Per il momento non abbiamo una idea precisa sul successore di “Dearth”: è stato rilasciato abbastanza di recente e non abbiamo avuto l’opportunità di proporlo dal vivo così spesso. Ovviamente l’obiettivo è sempre quello di creare contenuti violenti e mettere alla prova noi stessi. Abbiamo già delle nuove canzoni che abbiamo scritto dopo la registrazione del disco: non sono ancora abbastanza per un album, ma il tutto ci sta già dando una linea da seguire che potrebbe portare al nostro quarto LP. Non preoccupatevi, abbiamo ancora qualche idea in tasca!

QUALI SONO I PIANI DELLA BAND PER IL RESTO DELL’ANNO E NEL 2023?
– Per gli ultimi mesi del 2022 abbiamo in programma alcuni fantastici concerti: siamo molto felici di condividere un paio di show con i Blockheads ad ottobre, soprattutto nella nostra città natale. Dopo tre anni di nulla, faremo poi finalmente un vero tour europeo questo dicembre… siamo molto contenti di suonare “Dearth” dal vivo, come abbiamo fatto per il nostro precedente album “Mephitism” dopo la sua uscita. Il 2023 è ancora incerto ad oggi, ma potremmo provare a tornare in tour in Nord America.

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