I conti, lo sappiamo, si fanno sempre alla fine. E’ quindi arduo e azzardato lanciarsi in futuristici proclami su quali saranno i top album del 2026.
Di una cosa però siamo certi: tra le nomination, il nuovo dei Wildhunt ne farà sicuramente parte – semplice e pura verità.
Una verità che regna sovrana sin dalla copertina di “Aletheia”, uscito nei primissimi giorni del 2026, permeato da un’aurea magica, a tratti ruvida, seguendo uno spartito su cui l’attitudine della NWOBHM fa il paio con l’istinto thrash degli esordi.
Arrivata un po’ in sordina al suo secondo appuntamento discografico, la band austriaca ha infiocchettato per bene un lavoro dove passato e presente si fondano alla perfezione, riuscendo a fare breccia nel cuore di più di un ascoltatore.
Abbiamo avuto la possibilità di raggiungere due membri della formazione viennese: il cantante, chitarrista e leader Wolfgang Elwitschger e il collega alle sei corde Julian Malkmus, ai quali abbiamo chiesto qualche informazione in più circa i Wildhunt ed, ovviamente, il loro nuovo disco. Buona lettura!
CIAO RAGAZZI E BENVENUTI SU METALITALIA.COM. AD INIZO ANNO E’ STATO RILASCIATO IL VOSTRO NUOVO “ALETHEIA” ED I RESPONSI SONO STATI ESTREMAMENTE POSITIVI. SIETE SODDISFATTI DEL RISULTATO OTTENUTO?
Wolfgang: – Siamo stati semplicemente travolti dalla risposta più che positiva che ha ricevuto il nostro nuovo album; finora siamo estremamente soddisfatti! Credevamo che il materiale fosse davvero forte e che potesse piacere a chi apprezza questo genere, ma non ci aspettavamo una reazione simile, anche perché è piuttosto diverso rispetto alle uscite più tradizionali e, sino ad oggi, non eravamo molto conosciuti oltre confine.
Ecco perchè siamo rimasti molto sorpresi, in positivo ovviamente, dal forte riscontro arrivato da paesi come l’Italia, la Grecia ed il Sud America.
Julian: – Non direi che ci aspettassimo quella reazione così forte. Sentivamo che l’album era qualcosa di speciale, che sostenevamo pienamente, ecco perchè siamo molto soddisfatti del risultato, ma vedere che questa è anche l’opinione prevalente degli ascoltatori è davvero fantastico.
IL VOSTRO STILE, CHE RICHIAMA CHIARAMENTE LA NWOBHM, E’ MOLTO DISTINTIVO. DA DOVE NASCE LA VOSTRA IDEA DI METAL?
Julian: – Siamo sicuramente fortemente influenzati dalla NWOBHM, dato che gran parte delle band che ci piace ascoltare provengono da quell’epoca e da quel genere. Alla fine, questo si fonde con le nostre altre preferenze e i diversi generi che ognuno di noi ascolta, creando un mix dal quale nasce la nostra musica.
Come band ci lasciamo molta libertà e pochissimi limiti su come dovrebbe suonare la nostra musica.
Wolfgang: – Penso che il nostro stile sia il risultato di una gamma di influenze molto ampia: dal prog rock al black metal e molte altre influenze, anche non metal, oltre ad una certa apertura mentale a lasciar entrare tutto ciò che possa far bene al brano. Oggi abbiamo il grande vantaggio di poter sfruttare oltre settant’anni di musica rock; per cui ci sembrerebbe strano limitarci rigidamente a un solo genere. Credo che l’unica ‘regola’ per noi sia quella di non fare nulla solo per il gusto di farlo e non perdere mai un certo margine di ruvidità e serietà; ed è qui che la NWOBHM ci influenza particolarmente.
NELLA NOSTRA RECENSIONE ABBIAMO NOTATO ALCUNI PARALLELISMI CON IL SOUND DEI SATAN. COSA NE PENSATE?
Wolfgang: – A dire il vero, non avevamo mai pensato a questo paragone: sono una delle mie band preferite ed in effetti, a ben guardare, vedo delle somiglianze, soprattutto nel lavoro di chitarra. Penso che il loro mix di riff pesanti e contorti e di assoli melodici abbia avuto un grande impatto sullo speed metal in generale: amo tutte le loro fasi, in particolare gli album pubblicati come Pariah.
IN PARTICOLARE, LA TUA VOCE RICALCA MOLTO QUELLA DI BRIAN ROSS. E’ SOLO UNA COINCIDENZA O LUI E’ VERAMENTE UN MODELLO A CUI ISPIRARSI?
Wolfgang: – È stata davvero una sorpresa, a dire il vero, e diverse persone ce l’hanno già fatto notare. Personalmente non ci avevo mai pensato ma, ascoltandolo, capisco perché qualcuno percepisca una somiglianza, soprattutto per quanto riguarda l’estensione. Brian è un cantante straordinario, per cui lo prendo sicuramente come un grande complimento.
TI CHIAMI WOLFGANAG E SEI AUSTRIACO: ABBINAMENTO CHE CHIAMA IMMEDIATAMENTE IN CAUSA UNO DEI PIU’ FAMOSI COMPOSITORI DELLA STORIA DELLA MUSICA CLASSICA. CHE RAPPORTO HAI CON QUESTA MUSICA LA QUALE, IN PIU’ DI UN’OCCASIONE, HA INFLUENZATO IL MONDO DEL METAL?
Wolfgang: – Mio padre è un cantante lirico e anch’io da bambino ho suonato il violino, quindi ho avuto un legame con la musica classica fin da piccolo. È una musica molto virtuosa, potente e dinamica: elementi che giustificano il suo legame con il metal.
E trovo un po’ triste vedere che spesso qualcuno possa sorprendersi nel leggere simili paragoni, trovandolo addirittura paradossale; il binomio tra musica classica e metal esiste eccome. Soprattutto nel nostro modo di suonare la chitarra si sentono molti elementi neoclassici, di cui sia io che Julian siamo grandi appassionati.
“ALETEHEIA” E’ USCITO DIECI ANNI DOPO IL VOSTRO DEBUTTO “DESCENDING”. COSA E’ AVVENUTO NEL FRATTEMPO E PERCHE’ NON AVETE PUBBLICATO ALTRI ALBUM?
Julian: – Tra i due dischi abbiamo affrontato diversi cambi di formazione, ed è stato solo con l’arrivo di Robbie Nöbauer e Lukas Lobnig che abbiamo finalmente trovato una line-up stabile, in grado di portare a termine l’album. Dal vivo siamo sempre stati attivi nei limiti del possibile e abbiamo dedicato molto tempo alla scrittura di nuovo materiale. La registrazione è durata più del previsto, ma col senno di poi, credo sia stato un bene, perché ci ha permesso di curare molto di più i dettagli.
A MIO PARERE “DESCENDING” ERA MOLTO PIU’ DIRETTO, CHIARAMENTE ISPIRATO ALLA SCENA THRASH D’OLTREOCEANO. IL NUOVO ALBUM, INVECE, HA UN SOUND PIU’ RAFFINATO E SOFISTICATO. COSA VI HA SPINTO A MODIFICARE LA VOSTRA DIREZIONE MUSICALE?
Wolfgang: – Sono d’accordo, anche se, a dir la verità, penso che “Aletheia” sia ancora più diretto rispetto a “Descending”.
Mi spiego meglio: molte cose su “Descending” sono nate per caso, molte di esse contemporaneamente, il che ha dato un tono sicuramente più grezzo ma a volte anche più caotico – un dato che sicuramente ha contribuito a donare fascino del disco.
Su “Aletheia” invece abbiamo curato ogni minimo dettaglio e lasciato poco al caso. Aggiungo questo: in un periodo così lungo le influenze sono cambiate, si sono ampliate e siamo cresciuti anche come musicisti e autori. L’ingresso dei nuovi membri ha sicuramente aiutato per lo sviluppo della nuova direzione artistica.
SOFFERMIAMCI PROPRIO SULLA FORMAZIONE: COME GIA’ACCENNATO, ROBBIER NÖBAUER AL BASSO, LUKAS LOBNIG ALLA BATTERIA, LO STESSO JULIAN MALKMUS ALLA CHITARRA, HANNO AMPLIATO E CEMENTATO LA BAND A QUATTRO ELEMENTI. FATTORE FONDAMENTALE CHE HA CONTRIBUITO A PLASMARE IL NUOVO SOUND
Wolfgang: Non potrei essere più d’accordo! Anche il lavoro di chitarra è molto più vario e ricco da quando Julian è entrato nella band portando il suo stile unico. Si sono aperte molte nuove sonorità e possibilità che su “Descending” non sarebbero state realizzabili.
Julian: Il nostro nuovo bassista Robbie Nöbauer ci ha sicuramente dato una grande spinta a livello di tecnica e di resa dal vivo, così come il nostro batterista Lukas Lobnig, arrivato poco dopo. Entrambi hanno portano molta esperienza nella band e hanno avuto un’influenza importante sui brani dell’album; si sente chiaramente quanto il loro modo di suonare arricchisca la musica.
PARLIAMO DI “ALETHEIA”: COSA RAPPRESENTA L’IMMAGINE RIPORTATA IN COPERTINA?
Wolfgang:: – Cercando ispirazione per la title-track, mi sono imbattuto in diversi dipinti che rappresentano la verità come una donna nuda che esce da un pozzo, talvolta con in mano uno specchio che riflette la luce, simbolo di illuminazione. Ho pensato che il motivo si adattasse al tema dei testi e all’atmosfera mistica dell’album; così abbiamo deciso di adottarlo per la copertina. Avevo in mente già da tempo di chiedere una mano all’artista tedesca Lena Richter: amo i suoi lavori per altre band (tra cui Destroyer 666, ad esempio), ed ho pensato che il suo stile fosse perfetto per questa immagine.
IL RITORNELLO DELLA TITLE-TRACK RECITA “ALETEHIA, OUT OF YOUR WELL, TO CHASTISE ALL DECEIT…BREAKING YOUR SPELL TO CATCH A GLIMPSE OF WHAT’S CONCEALED“. QUALI CREDI CHE SIANO GLI INGANNI DEL NOSTRO TEMPO E COSA RIMANE NASCOSTO ALLA VISTA?
Wolfgang: – È una bella domanda, a cui non credo di poter rispondere con certezza. Penso che i social media abbiano portato il potenziale dell’inganno ad un livello tutto nuovo, rendendo più facile per estremisti, populisti e anche persone semplicemente stupide diffondere versioni distorte della verità, rendendo sempre più difficile districarsi tra la marea di informazioni con cui siamo bombardati.
Guardando all’allegoria della caverna di Platone, citata anche nella canzone, credo che le persone abbiano sempre avuto il desiderio di andare oltre le apparenze per conoscere la verità, ma non è chiaro se saremmo in grado di gestirla o se ne saremmo accecati, per così dire. Per alcuni può essere rassicurante restare ancorati per sempre alle proprie convinzioni senza mai aprirsi a nuove idee.
Tuttavia, penso sia importante almeno continuare a cercare uno spiraglio di ciò che è nascosto e, a volte, anche lasciar andare le proprie certezze.
OLTRE ALLA TITLE-TRACK, UNA DEI BRANI MIGLIORI E’ SICURAMENTE “MADE MAN”. POTETE RACCONTARCI QUALCOSA DI PIU’ IN MERITO A QUESTA CANZONE? E QUAL E’ LA VOSTRA TRACCIA PREFERITA?
Wolfgang: – È stata la prima canzone che abbiamo scritto e, per la cronaca, ne avevamo già registrato una versione nel 2017 per il progetto di laurea di un nostro amico, che si trova su YouTube . Il testo è fortemente ispirato alla serie TV “I Soprano” e contiene molti riferimenti ad altri film sulla mafia, di cui sono un grande fan. Credo sia un brano che mostra bene le diverse sfaccettature del nostro stile, con il suo mix di velocità, melodia e pesantezza a metà tempo.
È difficile dire quale sia la mia preferita, ma probabilmente sceglierei “Sole Voyage” perché è il brano più ambizioso e folle che abbiamo mai realizzato, e credo che contenga alcune delle migliori performance di ogni membro.
SEI, OTTO, SEI, SETTE, UNDICI: QUESTA LA DURATA DEI BRANI DI “ALETHEIA”, ESCLUSI INTRO E “KANASHIBARI”. CANZONI LUNGHE MA SEMPRE COINVOLGENTI E MAI NOIOSE. COME LE AVETE STRUTTURATE PER MANTENERE INTENSITA’ ED EFFICACIA?
Julian: – Brani come “Made Man”, “Aletheia” o “The Holy Pale” lavorano molto su temi ricorrenti introdotti già all’inizio. Le canzoni poi prendono una direzione diversa prima di tornare all’idea originale o a una sua variante. “Sole Voyage”, invece, è strutturata in sezioni che non necessariamente riprendono i motivi precedenti, ma continuano a evolversi, dando al brano un forte elemento di sorpresa.
Quindi ci sono approcci diversi alla scrittura: a volte ci affidiamo a elementi familiari e ricorrenti, altre volte a tensione e svolte inaspettate. Penso che sia proprio questo equilibrio, insieme alla cura dei dettagli, a mantenere alta l’attenzione dell’ascoltatore e a rendere i brani particolari.
Wolfgang: – Di solito ci sono alcune parti chiave da cui il brano si sviluppa gradualmente. All’inizio non c’è una struttura predeterminata, il che spesso porta a pezzi piuttosto lunghi. A volte sembra quasi un puzzle che si compone pezzo dopo pezzo: è un approccio che richiede tempo, ma per noi si è rivelato molto efficace.
Questa volta ci ha aiutato molto registrare le demo di ogni brano, per capire quali parti già funzionassero bene insieme e quali invece andassero ancora sistemate prima della registrazione finale.
SIETE UNA BAND RELATIVAMENTE RECENTE, TUTTAVIA ATTINGETE MOLTO DALLA VECCHIA SCUOLA. COSA PENSATE DEI NUOIVI STRUMENTI DIGITIALI, COME L’AI?
Wolfgang: – Ad essere sincero, sono piuttosto stanco di vedere l’Intelligenza Artificiale ormai presente ovunque. Credo davvero che la velocità con cui si sta evolvendo e il modo in cui viene usata rappresentino una vera minaccia per artisti e creatività. Certo, ci sono buoni usi, e può sicuramente semplificare la vita per alcune attività, ma per quanto riguarda il processo creativo di opere d’arte o musica, non mi viene voglia di utilizzarla.
Non esprime la mia immaginazione, le mie emozioni e le mie capacità, che sono il motivo principale per cui voglio creare qualcosa. Non siamo contrari all’uso di nuovi strumenti in produzione: dipende sempre da come possono essere integrati nel nostro suono e nella nostra visione. Per produrre l’album abbiamo usato una combinazione di strumenti di registrazione moderni e molta attrezzatura vintage, amplificatori e pedali, e per noi si è rivelato un buon metodo.
QUALI SONO I VOSTRI PIANI PER IL FUTURO?
Julian: – Vogliamo assolutamente presentare il nuovo album dal vivo al maggior numero di persone possibile, sperando di suonare in parecchi concerti nel 2026. Vorremmo anche essere più presenti nei festival, che sono sicuramente un’ottima occasione per raggiungere nuovo pubblico proveniente da scene e regioni diverse. Allo stesso tempo, abbiamo già iniziato a lavorare al prossimo album.

