WITHERFALL – Cadono le foglie, rimane la musica

Pubblicato il 06/03/2021 da

A pochi giorni dalla recensione del nuovo album dei Witherfall, “Curse Of Autumn”, eccoci qui a condividere con voi la nostra piacevole chiacchierata in compagnia dei simpatici Jake Dreyer e Joseph Michael, rispettivamente chitarrista e cantante di una delle formazioni più rappresentative della potenziale nuova ondata di metal classico, approcciato però con capacità compositive ed influenze moderne e ricche di sfaccettature. Come ben saprete, siamo al terzo (quarto, se consideriamo anche l’EP “Vintage”) successo di fila per questa ancora giovane formazione statunitense, e va da sé che in un periodo simile la grande musica rappresenti un vero e proprio toccasana per tutti gli estimatori in evidente stato confusionale a causa della situazione surreale ancora in corso. Premettiamo subito che non abbiamo posto nessuna domanda a Jake, chitarrista degli Iced Earth fino a poco tempo fa, in merito a quanto accaduto recentemente e al suo rapporto con Jon Schaffer, in quanto riteniamo che il suo allontanamento volontario dalla band parli già da sé. In questa occasione, abbiamo preferito concentrarci sulla musica, visto che di problematiche politiche e scandali vari si fa già un discreto pieno ogni giorno. Buona lettura!

CIAO RAGAZZI, PARTIAMO OVVIAMENTE PARLANDO DEL NUOVO ALBUM: IN MOLTI LO HANNO RITENUTO IL VOSTRO LAVORO PIÙ ARRABBIATO, MUSICALMENTE PARLANDO, COSA POTETE DIRCI IN MERITO ALL’EVOLUZIONE DEL VOSTRO SONGWRITING?
– Jake:
Ciao a tutti! Allora, abbiamo iniziato a lavorare sui nuovi pezzi poco dopo l’uscita del predecessore “A Prelude To Sorrow”, contemporaneamente alla nostra breve parentesi acustica, e diciamo che la progressione che si è palesata è stata quanto di più genuino e spontaneo. Non siamo partiti subito con l’idea in testa di confezionare un album più pesante o marcato, indipendentemente dal risultato finale, ma abbiamo lasciato che l’ispirazione e l’evoluzione del sound non fossero soggette a forzature o costrizioni di sorta, e questo vale anche per i precedenti prodotti dei Witherfall.
– Joseph: Volendo, potremmo dire che la rabbia percepibile all’interno dell’album abbia ricevuto un po’ di manforte durante il tour acustico di supporto ai Sonata Arctica, non tanto per i ragazzi della band con cui abbiamo passato delle giornate fantastiche, quanto più per altre figure con cui bisogna interfacciarsi nel music business e che a volte rendono questa occupazione relativamente stressante; m,a a parte ciò, potremmo dire che “Curse Of Autumn” sia il nostro lavoro più introspettivo e personale, a differenza magari di “A Prelude To Sorrow”, che come ben saprai è dedicato interamente al nostro compianto batterista e amico Adam Sagan.

DA UN PUNTO DI VISTA ‘NARRATIVO’, CHE TIPO DI PERCORSO VOLEVATE RAPPRESENTARE NELL’ALBUM?
– Joseph:
Partiamo dal presupposto che, anche prima del Covid, non era un periodo facile per essere un artista, con ambizioni professionali e orizzonti ampi. Per perseguire l’obbiettivo diventa necessario affrontare una lunga serie di vicissitudini, che compongono quello che potremmo definire un ‘viaggio rock’n roll’, e a volte queste diventano piuttosto insidiose, col risultato di arrivare a scoraggiare chi non dimostra di essere sufficientemente determinato. Questo sicuramente incarna parte della rabbia e dell’emotività percepibili all’interno dell’album.
– Jake: Sì, diciamo che la vita di un artista, soprattutto di uno comunque ancora giovane, spesso si compone di situazioni in cui non ci si vorrebbe trovare, il che comprende anche conflitti con altre figure, esterne o anche interne alla band, o addirittura con soggetti estranei vogliosi di imporre la loro visione del mondo e di screditarti. Tuttavia ciò è parte del processo necessario a trovare la propria dimensione umana e artistica, e noi stessi come band abbiamo avuto bisogno di tempo per raggiungere un giusto equilibrio come band.

ANDANDO NELLO SPECIFICO, IL BRANO “TEMPEST” RISULTA ESSERE UNO DEI PREFERITI DAGLI ASCOLTATORI, COSA POTETE DIRCI IN MERITO A QUESTO BRANO?
– Joseph:
La caratteristica più peculiare di quella canzone è che non vi è apparentemente nessuna ragione pratica per cui dovrebbe essere lunga quasi nove minuti, eppure è venuta fuori con una tale naturalezza che risulta quasi difficile credere che si tratti di una suite. E in effetti, stando a quanto riferito da numerosi ascoltatori e/o recensori, è un brano che inizia e finisce con una fluidità e rapidità molto rare in brani di questa durata, malgrado non si tratti propriamente di un episodio banale sul versante compositivo.
– Jake: Si tratta anche di una delle mie preferite, effettivamente, e, pur trattandosi di un brano in perfetto stile Witherfall, quindi oscuro e con una storia personale da raccontare, adotta anche delle soluzioni in realtà non così usuali anche per noi. Ad esempio, a livello strumentale abbiamo utilizzato molte frequenze baritonali per darle quell’atmosfera a tratti cavernosa. Inoltre, alcune soluzioni compositive risultano quasi folli o spiazzanti per molti ascoltatori, come ad esempio la fase in 15/16 che precede un ritornello; e la cosa più divertente è che noi non partiamo con l’intenzione di risultare strani, però ci viene spontaneo.

I WITHERFALL SIN DALL’ESORDIO COMPONGONO ALBUM DIVISI IN BRANI BREVI, E ALTRI DAVVERO MOLTO LUNGHI. COME DESCRIVERESTE LA DIFFERENZA DI APPROCCIO NEL MOMENTO IN CUI SI SCRIVE UNA SUITE ELABORATA?
– Jake: Anche in questo caso concorderemo entrambi nel dirti che, per quanto molte band si applichino appositamente per confezionare dei pezzi dalla durata considerevole, ma con soluzioni spesso fini a se stesse, nel nostro caso il lavoro che svolgiamo su ogni brano è pressoché il medesimo. Nel senso che per noi è importante che ogni passaggio segua il precedente fino alla conclusione, in modo più spontaneo possibile, senza avere quell’idea di durata fissa in testa, poiché questo finirebbe col trasmettere quasi un senso di artificioso. Diciamo che se prendiamo in analisi “The Last Scar” e “…And They All Blew Away”, pur risultando quasi opposte sul versante della durata, dello stile predominante e della complessità compositiva, per noi sono nate esattamente nello stesso modo e con la medesima naturalezza.

COME DESCRIVERESTE LA VOSTRA COLLABORAZIONE CON UN MITO DELLA BATTERIA COME MARCO MINNEMANN?
Jake: Personalmente abbiamo passato davvero dei bei momenti in compagnia di Marco, anche come persona oltre che come musicista. Sicuramente tra i batteristi con cui abbiamo avuto modo di collaborare, lui è quello dall’impostazione più fusion/jazz, con tutto quello che ne consegue, ma, ciò nonostante, potremmo dire che non ci sia mai capitato di riscontrare cotanta facilità nel trovare il giusto grado di sintonia. Per darti un’idea di quanto lui possa essere incredibile, sappi che quando a suo tempo gli mandammo la suddivisione ritmica di “…And They All Blew Away”, lui ci rispose immediatamente mandandoci una prima take già di per sé ineccepibile, ma aggiungendo che ne aveva preparate almeno altre quindici e che potevamo scegliere quella che preferivamo. E considerando che parliamo di una suite di un quarto d’ora colma di cambi di tempo, capisci di che livello stiamo parlando. Potendo scegliere, vorremmo che lui rimanesse il nostro batterista anche in futuro.
– Joseph: A mio modo di vedere, oltre a trattarsi di uno dei migliori batteristi al mondo, si tratta anche di uno di quelli col maggior gusto musicale e con l’ottica puntata verso il lato più organico della musica; tant’è che ogni volta che volevamo conferire un determinato gusto a una sezione, lui si concentrava molto sull’ascolto del mio cantato o della chitarra di Jake e si adattava di conseguenza. Prendiamo in esempio Gergo Borlai, che si è occupato delle parti di “A Prelude To Sorrow”: lui è strabiliante, ma è davvero troppo legato alla tecnica e agli sfoggi virtuosistici, il che può sicuramente essere un fattore positivo, ma nel nostro caso alla lunga non si tratta di una caratteristica che possa aggiungere qualcosa di particolarmente concreto.

PUR ESSENDO ANCORA DEI MUSICISTI GIOVANI, ENTRAMBI AVETE AVUTO MODO DI FARE MOLTISSIMA ESPERIENZA IN FORMAZIONI DI TUTTO RISPETTO. COME CREDETE CHE QUESTO ABBIA INFLUITO SULLA VOSTRA PERSONALE MATURAZIONE?
– Jake:
Ti dirò, più che sul versante musicale, credo che il pacchetto di esperienza più importante sia arrivato sul versante dei tour, delle ore passate in studio e, in generale, della vita all’interno di una formazione musicale. Avendo militato in line-up davvero molto attive sia sul versante compositivo, sia su quello della resa live e dei tour in giro per il mondo, credo che questo ci abbia permesso di sviluppare un certo livello di istintività nel momento in cui ci dedichiamo alle medesime attività coi Witherfall. Molto meno invece per quel che riguarda lo sviluppo della nostra musica, che non vuole assolutamente attingere più di tanto da quanto fatto in momenti diversi con band diverse.
– Joseph: Volendo menzionare ad esempio i White Wizzard, in cui abbiamo militato io e Jake per un po’ di tempo, credo che potremmo vederla come l’esperienza da cui prendere maggiormente le distanze come parte di una realtà: anzi, credo che sia stato uno dei periodi più deliranti della nostra carriera come musicisti, emblema di cosa accade quando in una band non vi è nessun senso di coesione, sacrificato solo per tener fede ai capricci di un’unica figura.

GUARDANDO INVECE AL FUTURO, QUALI CREDETE POSSANO ESSERE I PROSSIMI PROPOSITI PER I WITHERFALL?
– Jake:
Buona domanda; sicuramente ci piacerebbe arrivare a un certo livello di rispetto e considerazione all’interno della scena, cose richieste nel momento in cui vuoi provare a fare un balzo in più verso l’alto, magari giungendo a delle opportunità interessanti come intraprendere un tour con una formazione dalla popolarità molto elevata. Non per ragioni legate eccessivamente al successo, ma perché comunque l’impegno che un musicista investe nel suo progetto è tanto, e tutti vorrebbero riuscire a salire su uno scalino più alto.
– Joseph: Oggi giorno spesso sembra che il music business sia tutto legato semplicemente a un’industria che macina numeri e che trova il suo fondamento in dei dati tutto sommato effimeri, come ad esempio le riproduzioni su una piattaforma streaming o le view durante una live su Twitch, cose sicuramente piacevoli e a loro modo avanguardistiche, però poco inerenti a quella che è ancora oggi la nostra visione della diffusione musicale, più legata volendo al modello degli anni ’80.

A TAL PROPOSITO, CONSIDERANDO LA DERIVA SEMPRE PIÙ NETTA VERSO IL DIGITALE E LO STREAMING, SECONDO VOI QUALE SARÀ IL FUTURO DI UN CERTO TIPO DI MUSIC BUSINESS?
– Jake:
Eh, sarebbe bello poterlo affermare con sicurezza. Sicuramente una cosa che sta stupendo un po’ tutti è questo ritorno in auge del vinile, con un mercato in realtà molto più florido di quel che si sarebbe potuto ipotizzare inizialmente, soprattutto grazie ai collezionisti affezionati a questo genere di formati. Per quanto riguarda il CD, ho il timore che nei prossimi cinque anni andranno molto a sparire all’interno dei mercati convenzionali, anche se comunque potrebbe sempre esserci uno spiraglio ad esempio per i libri e le raccolte di immagini e racconti inerenti determinate figure musicali. Non a caso, in libreria ultimamente stanno comparendo davvero tantissimi prodotti affini.
– Joseph: Per come la vedo io, indipendentemente da Spotify e simili, ci sarà sempre una fetta del mercato rivolta agli appassionati e ai collezionisti, vogliosi sempre e comunque di mettere le mani sull’ultima produzione in formato fisico o sull’ultimo poster promozionale con tanto di artwork, senza contare i classici. E questo vale per il metal tanto quanto per il pop; non a caso, incontro spesso molti ascoltatori affezionati ad esempio alle sonorità anni ’80 e ’90 e che di conseguenza spendono per possedere il materiale corrispondente.
– Jake: Vorrei dire anche un’altra cosa: se ci fate caso, ultimamente il sottobosco si sta riempiendo sempre di più di band che trascurano totalmente il lato visivo o tangibile delle proprie offerte: non a caso, sono sempre di più i loghi sputati e copiati da altre band più o meno note, così come gli artwork e le copertine pressoché identiche ad altre già disponibili sul mercato da tempo; come se tutto ciò non contasse più niente.
Joseph: Vero, e anche se non è assolutamente obbligatorio rivolgersi a dei professionisti come facciamo noi, arrivare a trascurare totalmente quella componente sarà una scelta controproducente in futuro; magari farà risparmiare qualche soldo, però, diamine… queste cose sono importanti, e fanno parte comunque del contorno che un artista crea insieme alla musica che produce.

PER CONCLUDERE, PASSIAMO ALLA DOMANDA INEVITABILE: COSA VERRÀ SECONDO VOI SUBITO DOPO CHE QUESTA VICENDA DEL CORONAVIRUS SARÀ TERMINATA?
– Joseph: Eh! Sicuramente sarebbe un passo avanti se la gente si decidesse a supportare la scienza e vaccinarsi nel momento in cui ne ha la possibilità, anche perché, senza mezzi termini, vorrei ricordare alla gente che non viviamo nel quattordicesimo secolo e se l’essere umano è arrivato a questo livello di progresso c’è un motivo, indipendentemente dalle blaterazioni del no-vax di turno che viene a parlarti di modifiche genetiche e quant’altro!
– Jake: A parte questo, ho il timore che molte cose non saranno più le stesse e che la crisi che ha colpito gran parte dei settori che collaborano con lo show e il music business si farà sentire per parecchio tempo. Sicuramente bisogna confidare nei vaccini e nel buon senso della gente, sperando che non si arrivi al punto da doversene fare uno diverso all’anno e che la situazione generale diventi perfettamente gestibile come qualsiasi altra patologia. Anche perché non si può immaginare il settore dello spettacolo e dei live con certe limitazioni che di fatto rendono impossibile una corretta organizzazione sul modello classico, con tanto di problemi nella vendita del merchandise, dei trasporti tramite bus e via dicendo. E personalmente non nutro particolare simpatia per i concerti in streaming, che sicuramente rappresentano un piacevole e temporaneo riempitivo, ma non crederò mai che questi possano essere la soluzione per saziare chi ha sete di esibizioni dal vivo nel vero senso del termine.

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.