WOEBEGONE OBSCURED – Fuga dalla realtà

Pubblicato il 26/11/2018 da

Seguiamo da tempo la parabola dei danesi Woebegone Obscured e ne abbiamo osservato con interesse il passaggio da un funeral doom dai tempi smisurati, ripieno di tastiere eteree e spesso languidamente adagiato su passaggi mistici e incorporei, a un death-doom particolareggiato, che cerca un impatto veemente ma porta con sé suggestioni sofisticate. Due ep, “Deathscape MMXIV” e “Woebegone Obscured”, sono serviti ad assestare le nuove coordinate sonore, sbocciate in un tripudio di complessità nel progressivo “The Forestroamer”, fiore all’occhiello della discografia della band. Un’opera multistrato, che ad ogni traccia svela segreti prima gelosamente celati e rielabora con ingegno spunti death, black, progressive, gothic e ambient, mettendo in luce pulizia esecutiva e una ricercatezza eccellente negli arrangiamenti. Scoprirete nell’intervista a tre voci che segue quanto sia stata lunga e dolorosa la strada per giungere a questo splendido risultato e che la musica, come spesso accade, può essere uno straordinario lenitivo ai malesseri del quotidiano.

LA COMPLESSITÀ NON È MAI MANCATA NELLA VOSTRA MUSICA, MA QUESTA VOLTA SIETE APPRODATI A UN LIVELLO PIÙ ALTO, INSERENDO MOLTE SEZIONI DIVERSE E MELODIE OBLIQUE NEL VOSTRO GIÀ POLIEDRICO SOUND. IL TERMINE ‘PROGRESSIVE’ È INELUDIBILE PER DEFINIRE LE VOSTRE CANZONI, CHE NECESSITANO DI ASCOLTI PONDERATI PER ESSERE COMPRESE PIENAMENTE. CHE COSA HA CAUSATO QUESTA EVOLUZIONE, DOPO CHE GIÀ IN “DEATHSCAPE MMXIV” AVEVATE ABBANDONATO LE SOLUZIONI DILATATE DI “MARROW OF DREAMS”?
Quentin: – Il cambiamento cruciale nella nostra trasformazione è il modo in cui le canzoni sono state composte per le ultime uscite. Prima che io e Andreas (bassista della band dal 2013 al 2017, ndR) entrassimo nella band nel periodo di “Deathscape MMXIV” le canzoni erano composte durante periodi di tempo molto lunghi, lontano dalla sala prove. Il risultato era che venivano prodotti pezzi molto lunghi, che riflettevano molteplici stati d’animo, come una collezione di impressioni del momento, incapsulate in tracce diverse. Da “Deathscape MMXIV” abbiamo iniziato a comporre tutti assieme, come una vera band, direttamente in sala prove. Così le influenze musicali di ognuno di noi hanno potuto interagire e fluire l’una nell’altra, dando ai brani una maggiore coesione.

IL VOSTRO SUONO È DIVENTATO PIÙ RICCO SENZA ALTERARE LE RADICI IDENTITARIE DELLA BAND. IL GUITARWORK MOSTRA UNO STRAORDINARIO ECLETTISMO, ALTERNANDO IN POCHI SECONDI DENSA BRUTALITÀ E PASSIONALE, DELIZIOSA BELLEZZA. ANCHE LA BATTERIA VIAGGIA FRA UNO SPETTRO DI MODULAZIONI NIENT’AFFATTO OVVIE. COME AVETE COSTRUITO, AD ESEMPIO, LA TRACCIA PIÙ ARTICOLATA DELL’ULTIMO DISCO, “DRØMMEFALD”?
Danny: – In quel pezzo abbiamo sperimentato più del consueto, abbiamo provato tantissime soluzioni diverse al suo interno, mentre eravamo in sala prove. I testi parlano degli incubi di una persona in preda alla depressione e allo stress. Con questi stati d’animo, i sogni diventano più lucidi e caotici, volevamo riportare queste sensazioni nello sviluppo musicale. Tutti i testi sono basati su mie esperienze personali. “Drømmefald” è la canzone su cui abbiamo speso più tempo per darle la forma che volevamo, ma credo ne sia valsa la pena, è in assoluto uno dei brani più interessanti che abbiamo mai scritto.
Quentin: – Le parti di chitarra pulita sono ispirate – che ci crediate o no – al rock anni ’70 di artisti come Santana, Hendrix, Led Zeppelin e Gipsy Jazz, musicisti ai quali sono molto affezionato. Woebegone Obscured è un’entità piene di contrasti. Abbiamo influenze ed approcci variegati e non ci facciamo problemi a sperimentare al di fuori della comfort zone del nostro genere di riferimento.

PRESENTATE L’ALBUM COME UNA SORTA DI PROCESSO CATARTICO PER QUELLO CHE AVETE SOFFERTO IN PASSATO. COME PUÒ LA MUSICA AIUTARE A SENTIRSI MEGLIO E A DIMINUIRE IL DOLORE E LA TRISTEZZA CHE A VOLTE LA VITA PORTA A SOFFRIRE?
Danny: – Quando ho deciso di sciogliere la mia vecchia band, i Rimfrost, e ho cominciato un nuovo capitolo, ero in un turbine di droghe, alcol, violenza, Satana e negatività. Tante cose andavano male nella mia vita, sono finito anche in un ospedale psichiatrico per qualche tempo, dopo un tentativo di suicidio, conseguenza della profonda depressione che stavo vivendo. La musica è sempre stata la mia via di fuga da tutto questo, così dopo aver dissolto la mia precedente black metal band ho desiderato esplorare un sentiero diverso, e in quel momento il doom è sembrato essere il tipo di musica più adatto. I Woebegone Obscured erano, e sono tutt’ora, una distrazione dalla fredda realtà che la vita ci propone.

ANCOR PIÙ CHE IN PASSATO, C’È UN TOCCO GOTHIC METAL CHE RENDE PIÙ PASSIONALE E PIENE DI POESIA LE VOSTRE CANZONI. C’È QUALCHE MOTIVO PARTICOLARE CHE HA CONDOTTO A QUESTO TAGLIO ATMOSFERICO?
Quentin: – Penso che nessuno di noi sia realmente coinvolto in sonorità gothic metal, pertanto se senti questo tipo di influenza ti posso assicurare che non era per nulla intenzionale da parte nostra.

LE FEMALE VOCALS SONO FONDAMENTALI PER DARE UN CARATTERE FORTE E UNIVOCO ALLE COMPOSIZIONI. COME SIETE ARRIVATI A COLLABORARE CON NATALIE KOSKINEN DEGLI SHAPE OF DESPAIR E IN CHE MODO AVETE SVILUPPATO LA COMPOSIZIONE, PER ESALTARE IL SUO CONTRIBUTO?
Quentin: – Abbiamo incontrato Natalie a un festival doom a Lisbona, dove suonava con la sua band. Siamo diventati amici ed essendo grandi fan dei suoi lavori passati e della sua voce stupenda, le abbiamo chiesto se avesse avuto piacere a partecipare al nostro album. Il risultato è andato al di là di ogni nostra aspettativa! Ha portato le sue parti a un livello che neanche immaginavamo, la canzone “The Forestroamer” non sarebbe stata così intensa senza la sua voce.

RESTANDO AL CAPITOLO VOCI, ANCHE QUELLE MASCHILI SOTTOLINEANO LA MAGGIOR EMOTIVITÀ ATTUALE DEL VOSTRO SOUND, CON UN USO ABBONDANTE DELLE CLEAN VOCALS. È STATO COMPLICATO GESTIRE TUTTE QUESTE LINEE VOCALI PER OTTENERE IL MOOD MIGLIORE IN OGNI MOMENTO DEL DISCO?
Danny: – No, nessuna difficoltà, ho sempre voluto le mie liriche in tanti modi diversi. Per le voci pulite, non volevo pormi alcun limite, così ho speso molto tempo a esercitarmi su di esse, per trovare la tecnica e il tono di voce migliori.

“THE FORESTROAMER” RAPPRESENTA L’UNIONE DI DUE PAROLE, FOREST E ROAMER (VAGABONDO). QUESTO TERMINE CHE AVETE CONIATO SIGNIFICA QUINDI GROSSO MODO ‘VAGABONDO DELLA FORESTA’. CHE VALENZA INTENDETE DARE A QUESTO TERMINE, POSSIAMO INTERPRETARE QUEST’IDEA COME UNA METAFORA DI UN PARTICOLARE STATO MENTALE DELL’INDIVIDUO?
Danny: – Ho sempre faticato a inserirmi nella società, fin da bambino mi piaceva rimanere solo nella foresta, tutte le volte che ne avevo l’occasione. Lo faccio ancora adesso da adulto. Spendo tanto tempo da solo nei boschi, oppure facendo immersione subacquee in vari angoli del globo, solo per entrare in un mio stato meditativo, dimenticare il resto del mondo e tutti i suoi problemi.

L’ESPERIENZA DEL DOLORE È TRADOTTA MOLTE VOLTE IN MODO BRUTALE NELLA MUSICA. VOI SUONATE DEATH-DOOM, MA RIVESTITE ANCHE LE PARTITURE PIÙ ARCIGNE DI UN INVOLUCRO SOGNANTE, DANDO UN TOCCO D’INCANTO A UNA MUSICA COMUNQUE MOLTO HEAVY ED ESTREMA. COME LAVORANO I CONTRASTI NELLA VOSTRA VISIONE ARTISTICA, PER PRODURRE QUELLO CHE SENTIAMO IN “THE FORESTROAMER”?
Quentin: – Quella che descrivi è una delle particolarità dei Woebegone Obscured. Siamo come un demone a due teste, ognuna che combatte la propria battaglia, condividendo lo stesso corpo. La lotta interiore fra sentimenti opposti è sempre stato un tratto distintivo dei Woebegone Obscured e sempre lo sarà.

VORREI UN ATTIMO UN PASSO INDIETRO A “MARROW OF DREAMS”. QUEL DISCO PROPONEVA UNO SCENARIO TIPICAMENTE FUNERAL DOOM, CON UN LARGO UTILIZZO DELLE TASTIERE E PROLUNGATE FASI CATATONICHE. PERCHÉ AVETE RIDOTTO SENSIBILMENTE LE PARTI PIÙ DILATATE E CERIMONIALI, IN FAVORE DI UN APPROCCIO PIÙ MUSCOLARE E AFFINE AL DEATH-DOOM?
Martin: – La cosa si spiega con cambiamenti in line-up accaduti dopo l’uscita di “Marrow Of Dreams”. Un sacco di riff su cui ci siamo trovati a lavorare con la nuova formazione prevedevano esperimenti in altre direzioni e abbiamo cercato di assecondare questa vena nei nuovi brani. Io ho provato restare su riff funeral doom, ma poi accadeva che volessimo tentare altro, come un riff death metal o roba simile. Allora partivamo da lì, quando andavo a casa cercavo di scrivere altra musica che ci stesse bene assieme, quindi tornavamo in sala prove e mettevamo assieme quello che avevamo pensato singolarmente. Credo che di fondo rimaniamo un act funeral doom ma sai com’è, a volte le canzoni si scrivono da sole e vanno in una direzione che non avevi minimamente preventivato all’inizio.
Danny: – Sì, un po’ tutti noi abbiamo contribuito a delineare un nuovo stile, che fosse solo in parte riferibile al funeral doom. Io, Martin e Kasper (l’attuale bassista, ndR) prendiamo un riff e cominciamo a improvvisarci sopra, finché non sentiamo che ha una fisionomia adatta per una nostra canzone. A quel punto introduciamo una linea di chitarra solista o altre idee. Funzioniamo molto bene assieme, il lavoro di squadra con questa line-up è molto produttivo.

QUAL È IL GENERE DI METAL CHE HA INFLUENZATO MAGGIORMENTE QUELLO CHE POSSIAMO SENTIRE NEGLI ALBUM DEI WOEBEGONE OBSCURED?
Quentin: – Tutti noi siamo molto interessati al black metal in questo momento. Ma ascoltiamo materiale dalle estrazioni più disparate, dal doom in tutte le sue manifestazioni, al death metal, nella sua versione più cupa e sporca, le cose iper-tecniche non fanno per noi.

QUALI SONO I VOSTRI ALBUM FUNERAL DOOM PREFERITI DI TUTTI I TEMPI?
Martin: – Per me non ci sono discussioni, il mio preferito è “Stream From The Heavens” dei Thergothon. Uno dei migliori album di sempre per me. Ha un’atmosfera eccezionale e una sorta di mistica semplicità.
Quentin: – Tra i miei dischi preferiti in assoluto ci metto sicuramente “Antithesis Of Light” degli Evoken e “Shades Of…” degli Shape Of Despair.

FINORA IN CARRIERA NON AVETE SUONATO MOLTI SHOW. STATE CERCANDO UNA MIGLIORE ESPOSIZIONE DAL VIVO, OPPURE PREFERITE CONTINUARE A TENERE POCHI CONCERTI DURANTE L’ANNO?
Quentin: – Qualche data l’abbiamo fatta, principalmente in Danimarca. Ci piace suonare dal vivo, le nostre canzoni prendono vita sul palco. Non è una nostra scelta non suonare al di fuori del nostro paese. Non so darti una ragione precisa perché non suoniamo molto in giro. Magari è perché la scena danese non è così sotto i riflettori a livello internazionale, o forse perché la scena doom è piccola se paragonata ad altri sottogeneri, o forse i promoter hanno una bassa opinione di noi. Ad ogni modo, ci piacerebbe avere l’opportunità di suonare di più, quindi speriamo che si presenti qualche opportunità di portare la nostra musica anche al di fuori della Danimarca. Per ora il nostro prossimo concerto fissato è il Doom Over Vienna (festival che si è tenuto il 9-10 di novembre, l’intervista è stata fatta a settembre, ndR), siamo sicuri che sarà qualcosa da ricordare!

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