WRECHE – Un pianoforte alla fermata del tram

Pubblicato il 10/01/2022 da

Un disco black metal con le chitarre interamente sostituite da pianoforte e sintetizzatori. Suonati da un ragazzo che ha imparato a suonare il pianoforte da autodidatta ed è diventato un musicista professionista in un modo, come dire, poco convenzionale. Senza voler entrare nel dettaglio del percorso umano ed artistico (meglio siano le sue parole ad esporlo) di John Steven Morgan, l’unica persona dietro al moniker Wreche, non possiamo che ammirarne la cocciutaggine e perchè no, la visionarietà, nel voler diventare un musicista partendo da basi quanto meno precarie. Invece, in qualche maniera ce l’ha fatta, approdando grazie all’occhio lungo della I, Voidhanger, al pubblico di settore extreme metal. Il quale avrà comunque le sue belle difficoltà ad assimilare il secondo album “All My Dreams Came True”, più per un pregiudizio derivante dalla strumentazione utilizzata, che non per i contenuti in sè. Perchè il musicista californiano dietro al progetto sa quello che sta facendo e, contrariamente a quel che si possa supporre, non gioca a fare l’avanguardista, non si mette in testa di fare cose strane per il solo gusto dell’eccentricità. Come è un piacere ascoltare la sua musica, lo è anche leggerne le idee, conoscerne gli sforzi e la soddisfazione per i traguardi finora raggiunti.

SEI UN MUSICISTA PROVENIENTE DALLA MUSICA CLASSICA, CHE A UN CERTO PUNTO SI È INNAMORATO DEL BLACK METAL. PUOI RACCONTARCI QUALCOSA IN PIÙ DELLA TUA STORIA DI MUSICISTA, COSA HAI STUDIATO E COME SEI ARRIVATO ALLA PARTICOLARE FORMA DI METAL SUONATA NEL PROGETTO WRECHE?
– Certamente, e grazie innanzitutto per ospitarmi sulle vostre pagine! Ho imparato da solo a suonare il pianoforte, il 2009 è il primo anno in cui ho iniziato a suonare musica professionalmente. Non è stato qualcosa di immediato, non riuscivo ad avere un lavoro ‘vero’ nel campo musicale, i lavoretti coi quali mi barcamenavo non riuscivano da soli a farmi pagare le bollette. Così ho deciso di affittare un camion e di portare un vero pianoforte nelle stazioni di trasporto pubblico di tutta Oakland/San Francisco, suonavo per ottenere delle piccole mance, in pratica. Il primo giorno ho guadagnato più di quanto guadagnassi in due settimane consegnando pizze, dando lezioni, cose simili. Da lì, un amico si è unito per suonare assieme e, per farla breve, in poco tempo hanno iniziato a scrivere di noi sui giornali della Bay Area: siamo stati chiamati per tantissimi eventi privati, abbiamo creato una jazz band di cinque elementi chiamata The John Brothers Piano Company, siamo andati in tournée e abbiamo finito per suonare al Monterey Jazz Festival, in due occasioni. Intorno al 2014, ero pronto per qualcosa di nuovo e percepivo che il jazz, in quella forma, non fosse qualcosa di propriamente adatto a me. Ho lasciato la band e ho ripreso a studiare/suonare musica classica. Ho iniziato a scrivere materiale per i Wreche, sia il metal che la classica erano generi che amavo da quando ero un adolescente. Suonando per strada, ho sviluppato uno stile aggressivo e una grande resistenza al pianoforte: un tocco pesante sulle ottave, arpeggi veloci, climax enormi. Mi ha aiutato a competere con i tram, i treni, tutti i rumori tipici della grande città: inoltre, per fare soldi veri, devi suonare pezzi veloci e virtuosistici. Alla fine, sono stato in grado di sostenere spettacoli ad alta intensità per sei-sette ore di fila, e ancora oggi suono per strada con il mio pianoforte, il mio principale mezzo di sostentamento. Lo stile che ho sviluppato si è tradotto bene in Wreche e mi ha permesso di scrivere canzoni aggressive e veloci, che abbracciano un’ampia gamma emotiva senza stancarmi.

“ALL MY DREAMS CAME TRUE” È IL TUO SECONDO ALBUM. QUANTO HAI MODIFICATO IL TUO STILE RISPETTO AL PRIMO DISCO OMONIMO? DOVE PERCEPISCI I MAGGIORI MIGLIORAMENTI?
– Ho cercato di concentrarmi su due aspetti, gli arrangiamenti e quella che io chiamo l’’efficienza’ delle partiture di pianoforte. Aggiungendo molti synth alle composizioni riesco a dargli un suono orchestrale, più simile a quello di un concerto di musica classica. Penso che la musica diventa più interessante e porti temi melodici dal pianoforte ai sintetizzatori, e viceversa. Questo allevia lo sforzo del pianoforte nel prendersi carico di tutte le figure armoniche e apre lo spazio per altre trame, risultando in composizioni più ampie, colorite. Dal mio punto di vista, è stato come aggiungere colore all’immagine in bianco e nero del primo disco. Ero anche ossessionato dall’evoluzione compiuta dai Pink Floyd e volevo fare qualcosa sulla falsariga dei loro primi album. Studiando e suonando la letteratura per pianoforte classico, ho osservato, soprattutto in Beethoven, una vera ‘efficienza’ nella scrittura. All’inizio vedrai una piccola figura della lunghezza di una battuta sbirciare nella musica – quasi come una svolta una tantum – poi la vedrei riemergere come tema principale, o come base per una nuova parte più prolungata. Non c’era una nota in quelle partiture che potesse essere tralasciata, non un’idea sprecata – completamente autoreferenziale, eppure legata alla storia del canone pianistico. Sono capolavori di ingegno e fluidità e Beethoven gli dona una grandiosità, come dire, architettonica. Quindi, ho provato a fare lo stesso con i pezzi di “All My Dreams Came True”, in particolare in “Les Fleurs II”.

COSA VI È DI COSÌ ‘MISERABILE’ NELLA TUA MUSICA? PERCHÉ HAI SCELTO UN MONIKER COME QUESTO, PER IDENTIFICARE UNA MUSICA EVOCATIVA DI SCENARI SOGNANTI, ALLUCINANTI, SURREALISTI?
– Bene, se mi dici questo sulla mia musica, significa che ho centrato il mio obiettivo! Per quanto riguarda il termine ‘Wreche’, è un termine arcaico, una pronuncia ora poco usata della parola ‘wreak’. Le sue definizioni sul dizionario sono le seguenti: punizione, vendetta; afflizione, calamità, profonda angoscia, tristezza. Nel momento in cui ho scelto il nome, questo rappresentava benissimo la mia rabbia e frustrazione nei confronti del mondo intorno a me. Stavo lasciando la jazz band (e la sicurezza finanziaria che mi ero costruito), lasciavo i miei amici/compagni di band a causa di troppe droghe, alcol e problemi personali e della troppa miseria intorno a me, nel loft e nel quartiere di West Oakland in cui vivevo. Un ragazzo si è persino impiccato nella ‘galleria d’arte’ al piano di sotto, non l’hanno trovato per una settimana o due. Entravo e uscivo da profondi attacchi di depressione, ansia e occasionali effetti maniacali. In un certo senso, volevo infliggere miseria, esprimerla, assorbirla, meditarla, purificarla e riceverla. Volevo anche una parola che potessi ridefinire con la nuova musica che volevo fare, una parola che non veniva più usata, in modo che la musica e la parola ‘Wreche’ fossero sinonimi e le loro definizioni si evolvessero assieme.

BLACK METAL SENZA CHITARRE: UNA DEFINIZIONE CHE POTREBBE SPAVENTARE UN ‘NORMALE’ FRUITORE DI METAL ESTREMO. DAL MIO PUNTO DI VISTA, LA TUA MUSICA È ‘REALMENTE’ BLACK METAL, PER STRUTTURE, FEELING GENERALE, IL GROSSO DEGLI ARRANGIAMENTI. COME HAI LAVORATO PER COLMARE LO SPAZIO LASCIATO DALLE CHITARRE, RIEMPIENDOLO CON IL PIANOFORTE E SYNTH?
– Ciò che in parte mi ha attratto al black metal è stato il suo essere ‘meditativo’, un qualcosa che emerge dal rumore bianco della violenza chiaramente udibile e che investe l’ascoltatore quando si avvicina a questi suoni.È una sensazione tra il romantico e il nichilista, il black metal mi appariva come un genere maturo per l’innovazione. Infatti al suo interno è pieno di persone che lo manipolano in molti modi, ci sono tanti compositori di prim’ordine nel settore. Volevo applicare al black metal le mie abilità come pianista, applicarmi in esso portandovi le mie esperienze in altri tipi di musica, pur mantenendo quella che pensavo fosse la base del black metal. Penso che vada bene se la gente vuole chiamarlo in un altro modo, quello che suono, ma io ho iniziato rispettando lo spirito del black metal e mi sono impegnato costantemente per non tradire i dogmi del genere. La mia speranza è che la definizione di black metal continui ad evolversi e che Wreche abbia un ruolo nel portarla avanti, anche se c’è una notevole quantità di dogmatismo e adorazione del cosiddetto ‘old-school’. In un modo puramente tecnico, ho davvero lavorato su arpeggi veloci e linee di basso per compensare la mancanza di sostegno ritmico che le chitarre possiedono. Essenzialmente ho finito per scrivere ‘toccate’ di sette-dieci minuti – un modo di suonare super-atletico, dove senti il tuo braccio così indolenzito che pensi possa caderti da un momento all’altro. Uso anche i pedali FX per dare un’estetica imponente allo strumento e per far corrispondere il suono a quello che, nella mia testa, dovrebbe scaturire dall’interno del pianoforte.

LE STRUTTURE BLACK METAL E I MOVIMENTI DELLE COMPOSIZIONI DI MUSICA CLASSICA SI FONDONO CON NATURALEZZA NELLA TUA MUSICA, SONO COERENTI LE UNE RISPETTO ALLE ALTRE. SU QUALI ASPETTI TI SEI CONCENTRATO MAGGIORMENTE, PERCHÈ IN OGNI CANZONE VI FOSSE UNA VERA FUSIONE TRA QUESTI DUE STILI DI MUSICA, SENZA CAUSA CONFLITTI O IRREGOLARITÀ?
– Con questo album, mi sono concentrato sul lasciare che le cose si sviluppassero naturalmente. Molto di ciò che sembra entrare in entrambi gli stili possiede una fluidità quasi spontanea, nonostante le loro strutture nient’affatto semplici. Non potevo usare l’intera gamma di tonalità del pianoforte, perché i blastbeat le avrebbero soffocate, quindi ho dovuto scegliere cosa tenere e cosa buttare via, oppure utilizzare alcuni suoni soltanto in punti dove vi fosse soltanto il pianoforte. Per rendere la fusione reale, ho dovuto lavorare davvero duramente sui limiti di ogni strumento, per creare una gamma sonora il più ampia e piena possibile per gli arrangiamenti: in molti casi ho lavorato di sottrazione, tutto al servizio della fluidità.

DURANTE “SEVERED” INIZI A UTILIZZARE VOCI PULITE, CHE NEL CASO DI QUESTO PEZZO DONANO AL SUO FINALE UN PROFONDO SENSO DI PACE. TI SENTI A TUO AGIO CON QUESTO TIPO DI CANTATO? PENSI DI ESPANDERE L’USO DELLE CLEAN VOCALS IN FUTURO?
– “Severed” è la canzone più sperimentale dell’album, il suo fulcro, un luogo in cui ho cercato di rompere il maggior numero di confini formali. La voce pulita mi è venuta in mente una notte – volevo dare l’impressione di annegare, mantenendo una progressione lenta del suono in quella sezione. Non credo di voler includere intenzionalmente voci pulite in futuro – amo ancora lo screaming come principale modalità espressiva. Penso che se la canzone ha bisogno di voci pulite, le avrà, ma non cercherò di metterle per forza. Dovresti sentirmi cantare ‘buon compleanno’, non è piacevole (risate, ndR).

LA SECONDA CANZONE È INTITOLATA “SCHERZO”, UNA PAROLA ITALIANA. QUALI SONO I RIFERIMENTI PER ESSA? IN ALCUNI PUNTI SEMBRA DI SENTIRE I MEKONG DELTA, LA TECHNO-THRASH METAL BAND TEDESCA MOLTO INFLUENZATA DALLA MUSICA CLASSICA.
– Interessante il tuo riferimento, devo ricordarmi di cercare la band che hai citato, ammetto che non la conoscevo! Per quanto riguarda il tema di “Scherzo”: una volta, intendo sia in periodi di parecchi decenni fa che in epoche più moderne, questa parola, questo ‘scherzo giocoso’, significava una parte di pianoforte che richiedeva un’abilità incredibile per essere suonata. Solitamente si trattava di qualcosa di assurdamente veloce, una partitura labirintica, e non necessariamente gioiosa. Il pianoforte funziona in questo modo nella canzone e i testi riflettono lo ‘scherzo’ perpetrato nei confronti della società da parte dei ricchi. Inoltre ridevo continuamente mentre la suonavo – come un gorilla squilibrato, gioioso nel caos. È stata la canzone più divertente da scrivere per “All My Dreams Came True” e ho sentito che il titolo era un modo perfetto per suggerire l’unione di due mondi musicali molto distanti.

“ALL MY DREAMS CAME TRUE”, UN TITOLO CHE COMUNICA POSITIVITÀ, LA STESSA POSITIVITÀ COMUNICATA DAI FIORI RAFFIGURATI IN COPERTINA. C’È MOLTA GIOIA, NELLE TUE INTENZIONI, OPPURE TITOLO E ARTWORK SONO INGANNEVOLI E DOVREBBERO PRELUDERE A QUALCHE SENTIMENTO PIÙ OSCURO?
– Ebbene sì, vado in cerca della gioia e credo che abbiamo diritto alla gioia nella vita. Il titolo e l’artwork sono una meditazione sull’esistenza – ciò che è intorno a me in prima persona in città, e in questo paese su scala più ampia – la povertà e la disperazione diffuse, le persone che vengono ingannate dai loro leader religiosi e i politici. Siamo un paese dove avvengono abusi alle donne nelle cliniche per aborti e allo stesso tempo si smantella l’assistenza all’infanzia e l’assistenza sanitaria. Il tutto mentre ci sono tendopoli ovunque, crudeltà o peggio, abbandono collettivo in tutte le fasi della vita americana. In cima alle nostre follie c’è il mondo immaginario dei social media, che permea il nostro sentire più profondo di individui, creando confronti costanti, mostrando i momenti salienti delle nostre vite o dando rivelazioni emotive/performative per ottenere dei like. Ci creiamo in definitiva delle aspettative irrealistiche, che potremmo non soddisfare mai, con conseguente isolamento collettivo, depressione e ansia accoppiati con ambizioni irrealistiche verso il successo e il soddisfacimento dei propri obiettivi individuali. I fiori erano per me una specie di benvenuto nella mia casa, cioè il disco, e più pensavo ai fiori, più li vedevo intrecciarsi con le nostre vite: vivere, morire, regalati a compleanni, funerali… La maggior parte di essi nasce e cresce dai fiori morti l’anno precedente, ogni primavera come un segno di nuova vita, e sono sempre presenti nei nostri ambienti. Sono una metafora per il passato, il presente e il futuro, il ciclo della vita, sono stati usati spesso simbolicamente nel corso della storia, associati ai vari stadi dell’esistenza.. Il titolo dell’album riflette questo: piuttosto che aspettare l’aldilà, o un futuro invisibile, esprime il bisogno di vedere cosa c’è di fronte a te, di essere presente a te stesso e confrontarti direttamente a ciò che ti circonda. È un invito a buttare al macero eccessive aspettative sul futuro, attese per qualche lontano futuro idealizzato, e realizzare piuttosto che questa terra, quello che abbiamo qui adesso, sono il vero paradiso/inferno. Non c’è l’aldilà. Esiste solo questa vita. E al di là di una lettura semplicistica del titolo dell’album, “tutti i miei sogni si sono avverati” perché “io sono”, io esisto e sono qua adesso a vivere la mia vita. Quindi forse dovremmo tutti ‘fermarci ad annusare le rose’ una volta ogni tanto…

CI SONO RIFERIMENTI A BAUDELAIRE NEL TUO LAVORO, LE ULTIME DUE TRACCE SONO INTITOLATE “LES FLEURS I” E “LES FLEURS II”. QUALI SONO GLI ASPETTI DELLA POETICA DI BAUDELAIRE CHE SI UNISCONO NATURALMENTE ALLA MUSICA DI WRECHE?
– Adoro “I Fiori del Male”, probabilmente molto di più della miriade di supposti adoratori di questa opera letteraria. Nonostante questo mio amore per Baudelaire, non saprei dirti come abbia influenzato il mio lavoro. Forse può permeare alcuni aspetti della canzone “In Agony, To The Earth – And Heaven”: un amore tormentato, un immaginario violento, una scioccante disperazione. Insomma, la classica disperata, cupa storia romantica.

QUALI SONO I PIANISTI CHE HANNO MAGGIORMENTE INFLUENZATO IL TUO MODO DI SUONARE E CHE UN APPASSIONATO DI MUSICA PIANISTICA PUÒ IDENTIFICARE, COME INFLUENZA, DURANTE L’ASCOLTO DI “ALL MY DREAMS CAME TRUE”?
– Il mio preferito di tutti i tempi è Sviatoslav Richter: durante il processo creativo “All My Dreams Came True” ho letto il libro scritto dall’insegnante di Richter, Heinrich Neuhaus, intitolato “L’Arte di Suonare il Pianoforte”, che mi ha dato preziose informazioni su come affrontare un pezzo di musica per pianoforte. Il modo di suonare di Richter è così sublime, privo di ego. Alcuni degli aspetti più effervescenti della mia musica scaturiscono artisti che mi ispirano da lungo tempo: Ethan Iverson, e il suo lavoro con i Bad Plus su canzoni come “Prehensile dream”, “Seven Minute Mind” e “People Like You”, ad esempio. Altri compositori che ho studiato tantissimo sono stati Alexander Scriabin e Ludwig van Beethoven. Anche Shostakovitch e Prokofiev. Per“Les Fleurs II” ho optato per una partitura beethoveniana, modulandola costantemente in nuove tonalità e riutilizzando ogni tema con sfumature diverse. Immagino che volessi fare qualcosa come la “Appassionata – Terzo Movimento”. Per “Les Fleurs I”, ci possono essere dei riferimenti a “Vers la Flamme” di Scriabin, mi sono ispirato ai suoi ‘trilli cosmici’. “Mysterium” è stata parzialmente ispirato dal tema di apertura/chiusura del “Concerto per Pianoforte n. 1” di Prokofiev, dove si immaginano fronde spaziali che ondeggiano al vento solare. Ce ne sono molti altri di pianisti richiamati nel disco, ma non sono sicuro che siano collegamenti riconoscibili!

COME INFLUENZA LA TUA ARTE VIVERE IN UN CAOTICO CONTESTO URBANO? PENSO CHE PER UNA MENTE SENSIBILE, STARE IN MEZZO AL CAOS DI UNA METROPOLI È ABBASTANZA SOFFOCANTE…
– Vero, è ciò che sto cercando di esprimere con quello che suono. Alcuni testi sono abbastanza filosofici ed evasivi, trattano principalmente di Arte e Dio, dell’infinito desiderio dell’uomo di percepire la luce, mentre pezzi come “Scherzo”, “Severed” e “Darkling Thrush” entrano davvero nel vivo di quella che è la vita cittadina, secondo la mia esperienza. Non desidero altro che lasciare questa vescica puzzolente, questa ferita aperta che è la mia città, ma riconosco anche che ne ho bisogno e che, se guardi nei luoghi tranquilli che pure qua ci sono, scopri la vera bellezza, come quella dei fiori che crescono nelle fessure della pavimentazione urbana.

PER “WRECHE” HAI REALIZZATO UN CORTO CINEMATOGRAFICO, INTITOLATO “VESSEL”, COME IL TITOLO DI UNA CANZONE DEL PRIMO DISCO: QUALCOSA DI SURREALE, DOVE RAFFIGURI ALCUNI STRANI PERSONAGGI IN MOVIMENTO PER LOS ANGELES, SOSPESI TRA REALTÀ E IMMAGINAZIONE. COME HAI REALIZZATO QUESTO CORTO E COME SI COLLEGA ALLA MUSICA CHE SUONI?
– “Vessel” è stato il frutto della collaborazione tra me il mio caro amico regista Zack Kasten. Con il film, gli ho dato le redini, mano libera su molti aspetti: abbiamo concordato che avrebbe dovuto crearlo secondo l’ispirazione che gli dava l’album. Il film avrebbe dovuto avere vita propria, funzionare insieme alla musica, come un’altra faccia della stessa medaglia. “Wreche” è nato così. Il film, proprio come il primo album, è ossessionato da fumo e specchi, miraggi, che riflettono la società, e quale posto migliore di Los Angeles, dove è stato concepito l’album, dove nessuno è chi dice di essere, dove il successo e il fallimento coesistono fianco a fianco: è un meraviglioso buffet di trionfi e sprechi umani. Los Angeles è la metafora di se stessa.

GUARDANDO AL BLACK METAL, QUALE SONO LE BAND CHE PIÙ TI APPASSIONANO?
– Le band che fanno davvero per me, magari non strettamente black metal ma comunque con un suono ‘blackened’, sono Ulcerate, Krallice, Portal, Gorguts, gli ultimi Dodecahedron. Di quanto uscito nel 2021, mi è piaciuto moltissimo il nuovo Defacement, così come “Labascation” dei Carcinoma. Spettacolare anche l’ultimo Les Chants Du Hasard. Oranssi Pazuzu e Impetuous Ritual sono altre due band che apprezzo molto. Ultimamente, ammetto di aver ascoltato parecchio grindcore, una specie di ‘guilty pleasure’. D’altronde, quando passi tanto tempo ad ascoltare canzoni black metal di oltre dieci minuti o cose sperimentali, mi piace passare a qualcosa che duri un minuto o poco più.

COME PENSI CHE EVOLVERAI LA TUA CREATURA? DOVE SPINGERAI I TUOI ESPERIMENTI?
– Certamente non suonerà grindcore (risate, ndR). Ho alcune idee per la testa, sto già lavorando sul terzo album dei Wreche. Sia compositivamente che sugli arrangiamenti. Voglio che sia qualcosa di molto libero e non intendo assolutamente ripetermi! Vedremo!

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.