WUTHERING HEIGHTS – Sinfonie Salate

Pubblicato il 01/06/2010 da


Nonostante cinque dischi di indubbio valore, i Wuthering Heights non hanno mai ottenuto i consensi meritati. La band danese con “Salt” giunge al massimo picco di qualità, grazie ad un songwriting frizzante e ad una maturità artistica ottenuta in tredici anni di lunga carriera. Gli ostacoli hanno rallentato l’attività live, in particolare le condizioni di salute del leader Erik Ravn, di recente sottoposto ad un intervento alla schiena. Il factotum della band non si tira comunque indietro di fronte alle nostre domande.

ERIK, E’ STATO DIFFICILE COMPORRE IL NUOVO “SALT”?
“C’è sempre molto lavoro dietro ogni disco dei Wuthering Heights. I vari processi di arrangiamento, stesura brani e realizzazione demo portano via un sacco di energia. Siamo però abituati a questa mole di lavoro, ormai abbiamo diversi dischi alle spalle e sappiamo esattamente come muoverci. La sfida più grande per noi è stata produrre il disco da soli nello studio del nostro bassista. Per la prima volta non c’era nessuna presenza esterna alla band, a conti fatti sono convinto di aver ottenuto un ottimo risultato”.

QUAL E’ IL SIGNIFICATO DI UN TITOLO COME “SALT”?
“Il significato è molteplice, può assumere tutte le sfumature della parola stessa. Si può parlare del sale della Terra, di lacrime salate o amare, sono moltissime le sfumature. Ho voluto escogitare una sorta di titolo che potesse sposarsi con tutti i brani del disco. Le canzoni hanno a che fare con le mie esperienze dettate dal pazzo mondo, dove cerco di vivere ogni giorno senza perdere la mia sanità mentale (ride, ndR). I testi non sono altro che i miei pensieri, le mie emozioni sul mondo sia in senso generale sia personale. Il termine di molte mie canzoni fa presagire la fine del mondo, quindi non sempre sono allegre. Come civiltà siamo persi in mezzo al mare, per salvarci dobbiamo tornare ad un sano equilibrio con Madre Natura”.

C’E’ UN BRANO IN PARTICOLARE DI CUI SEI MOLTO SODDISFATTO?
“E’ molto difficile sceglierli, li adoro tutti, ogni canzone si traduce in moltissimo lavoro per me, non sono soddisfatto fino a quando ogni più piccolo particolare suona al punto giusto! Dal punto di vista dei testi, mi piacciono molto ‘The Field’ e ‘The Last Tribe’ perché esplicitano alla perfezione i miei pensieri. Sono poi particolarmente orgoglioso di ‘Lost At Sea’, perché è stata una sfida molto intensa quella cimentarsi in un brano del genere!”.

ERIK, SE NON ERRO RECENTEMENTE SEI STATO OPERATO ALLA SCHIENA. COME STAI?
“Sì, purtroppo sono stato sotto i ferri del chirurgo! L’operazione è servita per evitare che le mie condizioni peggiorassero, ma non posso dire di star benissimo. Il tempo dirà se potrò vivere ancora una vita normale ed iniziare a suonare sul serio”.

IMMAGINO CHE LE TUE CONDIZIONI DI SALUTE VI IMPEDIRANNO DI ANDARE IN TOUR.
“Purtroppo è così. La mia salute non permette di pianificare nessun tipo di attività, almeno al momento. Abbiamo già perso diverse opportunità, vedremo in futuro se riuscirò a suonare dal vivo come dico io!”.

COME SIETE GIUNTI IN CONTATTO CON SCARLET RECORDS?
“Tramite il nostro management, che si occupa di tutte le questioni burocratiche. Siamo fortunati sotto questo aspetto, lavorano molto bene e siamo contenti del contratto che ci ha portato”.

COSA RICORDI DEI TUOI ESORDI CON I MINAS TIRITH?
“Ricordo tutto come se fosse ieri! Sono stati i giorni più intensi della mia vita e della mia storia musicale. Sai, eravamo giovani e muovevamo i primi passi nell’ambiente musicale, si scopriva pian piano l’heavy metal ed eravamo eccitati all’idea di creare un nostro stile musicale! Ai tempi volevamo diventare delle rockstar, eravamo certi fosse solo una questione di tempo e duro lavoro! Inoltre eravamo tutti grandi amici. Anche quando ci siamo fermati ho sempre voluto continuare a suonare per portare avanti lo spirito di quei tempi e mantenerlo vivo”.

COME VEDI OGGI LA SCENA METAL?
“Ci sono un sacco di ottime band, a livello tecnico lo standard è molto alto. Però credo ci sia molta poca gente disposta a rischiare e proporre qualcosa di veramente nuovo. Difficilmente mi viene la pelle d’oca per l’eccitazione quando ascolto un nuovo disco. Il problema è che al giorno d’oggi bisogna scegliere tra l’essere davvero originali e personali oppure percorrere strade sicure per costruirsi una carriera più solida. Le giovani band non riescono a vivere di musica, per questo spesso e volentieri fanno la seconda scelta, cercano di ottenere un contratto anche sacrificando la loro personalità”.

TU INVECE SEI SODDISFATTO DI QUANTO HAI OTTENUTO CON I WUTHERING HEIGHTS?
“Sai, a mente fredda cambierei sempre qualcosa di un nostro vecchio disco, ma si tratta di dettagli. Sono molto soddisfatto dei nostri ultimi tre dischi, mentre i primi due sono stati penalizzati da un sound non all’altezza. ‘The Travel For Evermore’ contiene dei gran bei pezzi, ma sono stati uccisi da una produzione indegna! Ho pensato di ri-registrare alcuni pezzi di quel disco, ma forse è troppo patetico guardarsi indietro. Un giorno forse, lo farò”.

QUALI SONO I MOMENTI PEGGIORI E MIGLIORI CHE HAI VISSUTO CON LA BAND?
“Tra i migliori sicuramente la nostra partecipazione al ProgPower festival in America. Siamo stati ricevuti in modo molto caldo ed affettuoso dai fan, mentre noi pensavamo che nessuno ci conoscesse. I momenti peggiori coincidono con gli aspetti burocratici legati alla band, case discografiche, cambi di line-up e cose del genere. Ho sempre avuto le idee chiare sulla mia musica ed i problemi sono sempre nati per cercare di realizzarla nel modo che volevo!”.

OLTRE ALLA MUSICA, HAI ALTRI INTERESSI?
“Uhm…la musica? Davvero, la maggior parte del mio tempo gira attorno alla musica, in un modo o nell’altro. Sono un collezionista di dischi, per cui trascorro molto tempo nei negozi specializzati o nei website musicali. Leggo libri di musica, ascolto musica, guardo musica…forse dovrei uscire di più, eh? Sono un discreto lettore, inoltro adoro il mio whiskey singolo malto!”.

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