ZAO – Il Paradiso ritrovato

Pubblicato il 22/07/2006 da

Non deve essere facile continuare a suonare e a produrre dischi spesso di elevata qualità quando vedi che tutti sono soliti parlare bene di te, ma che, al momento di concludere, per un motivo o per l’altro, si passa sempre in secondo piano. Metalitalia.com ha intervistato gli Zao proprio nel momento in cui pare che il sospirato salto di categoria stia per avvenire, ovvero all’indomani della pubblicazione dell’ottimo “The Fear Is What Keeps Us Here”. Tra uno sfogo e l’altro, il batterista Jeff Gretz ci ha illustrato la nuova esaltante opera della metal-core band statunitense…

CIAO JEFF, PRIMA DI TUTTO CONGRATULAZIONI PER IL NUOVO ALBUM, PENSO SIA IL VOSTRO MIGLIOR LAVORO DEGLI ULTIMI ANNI. SEI D’ACCORDO?
“Sì, ti ringrazio, anche noi pensiamo che sia il migliore! Siamo davvero soddisfatti di come è venuto questo disco, rispecchia fedelmente ciò che avevamo in mente prima di registrarlo. Al momento non cambieremmo nulla di esso e questo è un fatto raro per una band!”.

ILLUSTRACI QUALI SONO SECONDO TE LE PRINCIPALI DIFFERENZE CHE INTERCORRONO FRA “THE FEAR…” E “THE FUNERAL OF GOD”…
“‘The Funeral of God’ era un concept album, quindi era più epico… quasi cinematografico, oserei dire. Questo nuovo album è invece più diretto, ha un feeling che può ricordare certi dischi thrash degli anni Ottanta: le canzoni sono più brevi e aggressive e il suono è più sporco. Praticamente l’opposto di ‘The Funeral…’. Una cosa che adoro della band è che cerchiamo costantemente di provare nuove cose, non ci va mai di ripeterci!”.

COME AVETE COMPOSTO I BRANI QUESTA VOLTA?
“Come sai, Scott è il principale songwriter, mentre Dan si occupa del 99% dei testi. Questa volta Scott e Marty avevano delle song già pronte da tempo: io e Scott le abbiamo arrangiate, a tratti le abbiamo anche modificate e dopo un paio di mesi di lavoro abbiamo consegnato i nastri a Dan, che h cominciato a pensare ai testi. Si è trattato di un processo molto dettagliato e sistematico, non ci siamo fermati sino a quando non siamo rimasti tutti soddisfatti del risultato finale”.

QUALE PENSI CHE SIA IL BRANO PIU’ RAPPRESENTATIVO DI “THE FEAR…”?
“Probabilmente ‘It’s Hard Not To Shake With A Gun In Your Mouth’ e ‘Pudgy Young Blondes With Lobotomy Eyes’ sono le due tracce che meglio rappresentano il contenuto del disco. Sì, queste sono proprio le mie preferite…”.

COME VI SIETE TROVATI A LAVORARE CON IL FAMOSO PRODUTTORE STEVE ALBINI? VI HA FORNITO ALCUNE IDEE SU COME RENDERE I BRANI O SI E’ SEMPLICEMENTE OCCUPATO DI REGISTRARLI?
“No, principalmente ha registrato le song. Per il resto ha seguito alla lettera ciò che gli abbiamo chiesto: è un ragazzo molto abile a capire che cosa una band sta cercando. Spesso bastava che gli descrivessimo a parole che tipo di distorsione stavamo cercando e in breve tempo era in grado di raggiungere l’obiettivo. Anzi, è capitato che ci fornisse anche più opzioni fra le quali scegliere”.

HO SAPUTO CHE AVETE REGISTRATO IN ANALOGICO E CHE DANIEL HA USATO UN MICROFONO DA CONCERTO PER REGISTRARE LE SUE PARTI VOCALI. PER QUALE MOTIVO?
“Siamo semplicemente dei grandi fan di quel modo di registrare, amiamo il sound che si riesce ad ottenere, è più naturale. Non abbiamo nulla contro le registrazioni digitali, ma al giorno d’oggi queste stanno diventando oltremodo fredde… i dischi sono senza anima. Per quanto riguarda il modo di registrare di Dan, lui riesce ad esprimersi al meglio solo con quel microfono… è come se stesse sul palco davanti al pubblico. Si trova molto a suo agio e noi non abbiamo alcuna intenzione di fargli cambiare metodo. Certi produttori ci hanno provato, ma la risposta è sempre stata ‘no’!”.

IL DISCO E’ INCENTRATO SULLA PAURA. VI RIFERITE IN PARTICOLAR MODO ALLA PAURA NEGLI STATI UNITI?
“Assolutamente sì. Il nostro paese dovrebbe essere, in teoria, un grande melting pot dove le persone più diverse vivono a stretto contatto l’una con l’altra. Invece gli americani sono generalmente dei tipi davvero chiusi di mente, che hanno paura di qualsiasi cosa sia differente e di ciò che proviene al di fuori della loro nazione. Il disco non è un concept ma i testi trattano per lo più questo argomento. Un uomo che è costantemente in preda alla paura può perdere il controllo con facilità e Dan ha cercato di descrivere che cosa gli passa per la mente quando ciò accade”.

QUANTO SONO IMPORTANTI I TESTI PER GLI ZAO?
“Moltissimo, è grazie anche ad essi che gli Zao spiccano così tanto fra la massa. Sono un grande fan dei testi di Dan: sono senza tempo e sempre aperti a più interpretazioni. Lui spende letteralmente giorni su una frase… credo che abbia impiegato un anno per scriverli tutti!”.

SO CHE I RAGAZZI DELLA BAND SONO CRISTIANI. VI CONSIDERATE UNA BAND CRISTIANA O LA VOSTRA RELIGIONE NON HA NULLA A CHE FARE CON IL GRUPPO E LA SUA MUSICA?
“Per la precisione, solo alcuni membri sono cristiani. Ognuno di noi crede alla sua maniera e non è una cosa di cui siamo soliti parlare fra di noi. Non ci consideriamo perciò una band cristiana. Secondo noi, un gruppo di questo tipo dovrebbe parlare della sua fede nei testi e durante i concerti. Noi invece non lo facciamo. Anzi, è stato fatto tanti anni fa, ma ora abbiamo abbandonato questo modo di agire, anche perchè ora non tutta la band si identifica in quella religione. Ci interessa la musica, nient’altro, e i testi – come ti dicevo – possono essere interpretati in vari modi. Qualcuno può pensare pure che Dan stia parlando di Dio, un altro invece può pensare che stia parlando della sua ragazza. Ci sta bene così”.

GLI ZAO VENGONO SOLITAMENTE INSERITI NELLA SCENA METALCORE: CHE COSA NE PENSI?
“Odio questa definizione., è davvero stupida. La maggior parte delle cosiddette band metalcore suonano semplicemente metal… si definiscono così solo perchè è trendy. Detesto tutti questi sottogeneri e penso che il metalcore sarà il primo a morire… sta portando la scena musicale americana al collasso. Anzi, dritto nel cesso”.

EPPURE VOI POTETE ESSERE CONSIDERATI PRATICAMENTE DEI PADRI DI QUESTA SCENA, NONOSTANTE NON SUONIATE AFFATTO COME AS I LAY DYING O BLEEDING THROUGH. VI INFASTIDISCE NON ESSERE POPOLARI QUANTO QUESTE BAND, CHE SONO NATE ASCOLTANDO GLI ZAO?
“Sì, a volte è frustrante, ma non è difficile capire perchè gruppi che in passato hanno aperto gli show degli Zao oggi siano molto più famosi di loro. Noi non stiamo attenti all’immagine, sembriamo un gruppo di sfigati, e inoltre continuiamo a scrivere dischi che non fanno altro che mettere in difficoltà l’audience, perchè sono sempre diversi dal precedente e non si piegano alla domanda del momento. Però è un dato di fatto che gli Zao abbiano pubblicato dieci album e oggi siano ancora qui. Vedremo cosa faranno invece i gruppi metalcore tra un paio d’anni…”.

LA LINEUP DEGLI ZAO E’ CAMBIATA TANTISSIME VOLTE: TU STESSO SEI UN NUOVO ARRIVATO. SECONDO TE, PER QUALE MOTIVO E’ ACCADUTO COSI’ SPESSO?
“Non so perchè tutte quelle persone se ne siano andate. Mi dicono che spesso hanno preso quella decisione per volere delle loro fidanzate… e non sto scherzando!”.

QUALI SONO I VOSTRI PIANI PER IL FUTURO? CI SARA’ LA CHANCE DI VEDERVI DI NUOVO IN EUROPA?
“Lo spero, non suoniamo in Europa tanto quanto negli States perchè lì da voi non vendiamo tantissimo. Ma se il disco andrà bene torneremo di sicuro!”.

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