ZEMIAL – Il cuore greco del black metal

Pubblicato il 26/11/2025 da

Nella stessa cornice del Brutal Assault, da cui qualche settimana fa vi abbiamo riportato un’intervista con Nagash di The Kovenant, il giorno precedente abbiamo avuto l’occasione di incontrare un vero e proprio pilastro del black metal: Dimitrios Dorian, alias Archon Vorskaath, fondatore e unico membro costante degli Zemial.
La sua creatura può vantare una ‘anzianità di servizio’ nel mondo estremo greco di oltre trent’anni (con gli amici Varathron, Rotting Christ, Necromantia e Thou Art Lord), ma soprattutto – cosa che spesso accomuna la piccola, ma prestigiosa e agguerrita scena locale – un’integrità musicale e di intenti lodevole.
Pochi album, tutti di altissimo livello. Qualche uscita di minor durata molto calibrata, un’attività live sporadica, qualche tempo fa alle soglie dell’evento, a ben vedere, ma sempre curatissima – e che in questo 2025 vede Zemial condividere il tour con gli Absu dell’altro eterno sodale Proscriptor McGovern: una formula particolare e interessante, in cui essenzialmente i due leader prestano vicendevole servizio all’altro con al fianco gli stessi musicisti, in due set nettamente divisi – e decisamente celebrativi.
Di questo tour, ma anche di molto altro, abbiamo parlato con Dimi (come ci ha tenuto a presentarsi), un uomo gentile e colto, che ci tiene a sottolineare i livelli di comunicazione che, con Zemial, ha sempre cercato di porre in atto. 

SEI STATO LONTANO DAI PALCHI PER MOLTO TEMPO (A PARTE POCHISSIME DATE SELEZIONATE), MA QUEST’ANNO HAI DECISO DI RITORNARE A SUONARE DAL VIVO, CON QUESTA NUOVA FORMULA (VEDI SOPRA, NDR).
QUAL È STATA LA MOTIVAZIONE DIETRO QUESTA DECISIONE?
– Ho smesso di suonare da quando è scoppiata la pandemia, e per un po’ non avevo davvero intenzione di ricominciare. Poi Proscriptor mi ha contattato perché aveva un’offerta per gli Absu, e non poteva accettarla, quindi ha suggerito che forse potevamo farlo con gli Zemial; una cosa tira l’altra e ci siamo resi conto che potevamo semplicemente mettere insieme le due band.
E in più è il trentesimo anniversario dell’album “The Sun of Tiphareth”: tutto è andato al posto giusto, sta funzionando alla grande.

 NON AVETE MAI SUONATO COSÌ TANTO DI FILA, IN EFFETTI.
– No, no. E ci tengo a dire ai  vostri lettori in Italia che i tre concerti che abbiamo fatto da voi sono stati assolutamente fantastici! È stato uno dei momenti migliori del tour finora.

PUOI SPIEGARE MEGLIO COME SI È SVILUPPATO QUESTO PROGETTO DI ABSU E ZEMIAL INSIEME?
– Beh, come sapete, come band siamo amici da decenni e siamo sempre stati in stretto contatto, fin dal 1991, e nel corso degli anni abbiamo cercato opportunità di collaborazione. L’abbiamo fatto qua e là con delle singole registrazioni. Poi siamo arrivati nel… Era il 2018 la prima volta, Russ? (Chiede conferma a Proscriptor, anche lui nel camerino con noi, ndr). No, il 2019: lo abbiamo coinvolto per alcune parti vocali, abbiamo fatto alcuni concerti insieme ed è stato davvero fantastico. Non avevamo mai provato, siamo semplicemente saliti sul palco insieme e ha funzionato benissimo, quindi ora questa è stata la perfetta continuazione di quella collaborazione. Siamo una squadra ben affiatata.

DECISAMENTE. DATO CHE ENTRAMBI SIETE PRESENTI SULLA SCENA SIN DAGLI ESORDI DEL BLACK METAL, MI CHIEDO SE VOLETE DARMI UNA VOSTRA VISIONE DI QUESTI TRENTACINQUE ANNI DEL GENERE, E COSA SIGNIFICA PER VOI NELL’ESISTENZA DI ZEMIAL.
– Beh, la cosa più importante da dire per rispondere a ciò che hai chiesto è che, a mio avviso, ti riferisci alla seconda ondata del black metal, perché il black metal è iniziato con Venom, Bathory, Celtic Frost e Hellhammer.
Quindi, per quanto riguarda la seconda ondata, ne stavamo discutendo proprio oggi. Erano soprattutto i giovani ad essere fan di quella vecchia generazione di musica degli anni ’80. E, anche se posso parlare solo di me stesso e delle poche persone con cui ho un buon rapporto, volevamo fare qualcosa di diverso.
La società era, in un certo senso, qualcosa da cui volevamo stare fuori, separati da quello scenario. Ed è proprio così che si è sviluppato il genere: la gente voleva fare qualcosa di diverso.
E il bello di allora era che ogni paese produceva musica unica, suoni diversi, approcci diversi. Purtroppo, per me, questo è finito, perché mi sembra che la maggior parte delle band di oggi, invece di voler essere diverse, vogliano essere simili a qualcosa che gli piace. Per carità, anche noi avevamo i nostri eroi musicali, e tutti noi ci sforzavamo di usare alcuni di quegli elementi, ma il suono era comunque diverso. Si era creata un’identità, mentre, purtroppo, mi sembra che gran parte della musica che ascoltiamo oggi non abbia un’identità così forte, un’identità separata.
Quando ascolti la musica underground di allora, non solo le band avevano un sound molto unico, anche se facevano parte di una scena, ma scene diverse in paesi diversi avevano un sound diverso. Gli americani avevano un sound diverso dagli svizzeri, dagli svedesi, dalla Grecia, dalla Spagna, dall’Italia, dall’Inghilterra, dalla Germania, dalla Norvegia, dall’Australia… tutti avevano un sound unico. Dimenticavo i brasiliani, che sono ovviamente da citare!
Questo è il tipo di cose che purtroppo sono andate perdute, quindi non sono più sicuro di quanto io sia ancora legato a tutto questo. Quando ascolto, quando penso alla musica che faccio oggi, o al lato più thrash della musica che compongo – perché negli Zemial ci sono anche altri elementi – ecco, il lato thrash e il lato black metal sono solo un riflesso del passato, non di ciò che sta accadendo attualmente.
Sono completamente fuori da questo modo di pensare delle band moderne. Fuori dal modo in cui pensano in termini di performance, lontano da come pensano al suono, lontano da come pensano all’essere una band, capisci. Quindi, sì, non sono sicuro, sono legato alla scena più vecchia, e di certo non mi sento molto parte di ciò che sta succedendo.

SÌ, CAPISCO. NON SO SE SIA UN PROBLEMA CHE STIA DIVENTANDO UN’INTERVISTA NOSTALGICA, MA SAI, È RARO INCONTRARE QUALCUNO COME TE, PER RILEVANZA IN QUESTA SCENA E FRANCHEZZA. SENTITI LIBERO DI PARLARE.
FRANCAMENTE, SONO TOTALMENTE D’ACCORDO: HO SEMPRE DETTO, O SCRITTO, CHE NELLA MIA VISIONE IL BLACK METAL ERA PARADOSSALMENTE PIÙ VICINO AL PUNK NEL SUO ATTEGGIAMENTO CHE AL METAL STESSO.
MI FA RIDERE CHE OGGI LE NUOVE BAND SI DEFINISCANO BLACK METAL D’AVANGUARDIA: IL BLACK METAL ERA AVANGUARDIA! SE DEVI ETICHETTARLO, C’È QUALCOSA CHE NON VA.
– Sicuramente. Ed è qualcosa che abbiamo perso. È proprio questo il punto: all’epoca il punk, l’hardcore e tutti quei generi erano insieme. Insomma, io ascolto black metal e thrash, ma adoro anche il doom, per esempio. Mi vengono in mente le “Peel Sessions” dei Doom: cazzo, sono una delle uscite più pesanti di quel periodo, le adoro totalmente! Ci sono riff che sono totalmente black metal. Era l’atteggiamento. Era il suono. Abbiamo molte cose in comune con quello.
E dall’altra parte dello spettro, amico mio (e probabilmente sembro davvero nostalgico, come dicevi), oggi stavo camminando nell’area del festival, ascoltando quelli che stavano suonando, e ho detto letteralmente ai ragazzi che non capisco perché gli Zemial siano qui, perché non suoniamo affatto così.
Ho sentito suoni plastici, trigger del cazzo e roba del genere. Non abbiamo niente a che fare con quel suono o quella filosofia. Immagino di essere fuori dal giro e sono piuttosto felice così.

DEVI ESSERE FELICE PERCHÉ, PARADOSSALMENTE, SEI ANCORA PIÙ INTERESSANTE PERCHÉ LA TUA STORIA È PARTITA DALLE RADICI STESSE DEL GENERE. E, NATURALMENTE, I TUOI TRE ALBUM, PER QUANTO POCHI, MOSTRANO UN’EVOLUZIONE, UNO STUDIO APPROFONDITO SULLA TUA MUSICA. NON È SOLO QUALCOSA DEL TIPO: “OK, FACCIO BLACK METAL SPERIMENTALE”. QUESTO NON SIGNIFICA NULLA. IO STESSO, A VOLTE, SONO PIÙ INTERESSATO ALLA MUSICA INDIE UNDERGROUND CHE ALLA NUOVA ONDATA DI BLACK METAL.
– Sicuramente, sono nuovamente d’accordo con te. Ad essere sincero, non seguo la scena, sono decenni che ho smesso di seguirla. Ma ci sono dei gioielli qua e là. E non ha nulla a che vedere con la popolarità.

HA A CHE VEDERE, CREDO, CON LA SINCERITÀ DELLE INTENZIONI. L’ATTEGGIAMENTO.
– Assolutamente, e non è sempre facile. Se vuoi integrarti, al giorno d’oggi è davvero facile, cazzo. Spesso, nei concerti che facciamo ora come The Absu e Zemial Union, ci ritroviamo molto, molto stanchi per quello che facciamo, perché cerchiamo di presentare le cose nel miglior modo possibile e nel modo più grande possibile; sarebbe molto più facile, infinitamente più facile per noi, mantenere le cose semplici e conformarci. Ma non vogliamo farlo. Vogliamo presentare lo spettacolo completo come dovrebbe essere. E nonostante la gente ci dica: potete semplificare, potete usare meno attrezzature, potete semplicemente seguire questo modello? No, non lo facciamo. Ci impegniamo a presentare la musica come dovrebbe essere.
Perché anche noi siamo appassionati di musica. Quindi cosa significherebbe limitarsi a recitare una parte? Come appassionati e creatori di musica, vogliamo che la gente capisca che vogliamo presentare la nostra musica nel suo contesto più magico, non semplicemente suonarla come un fottuto lavoro. Io vivo di questo, ma non lo faccio come un lavoro d’ufficio. Se non lo faccio nel miglior modo possibile, non lo faccio.

ED È LO SPIRITO DEL BLACK METAL.
– Esatto, la penso così. Credo che il black metal abbia molto a che fare con la ribellione, almeno nella mia mente di allora, e anche con l’essere diversi, distinguersi: il motto di allora era essere diversi ed essere il lupo tra le pecore. Non come oggi, che è piuttosto essere la pecora tra i lupi. La gente cerca solo di essere uguale a tutti gli altri, e io non ci sto affatto. Anche se questo non mi rende popolare, non mi interessa davvero.

E A PROPOSITO DI QUESTO, FORSE È UNA DOMANDA FUORI TEMA, VISTO CHE STIAMO PARLANDO DELLA DIMENSIONE MUSICALE E ‘FILOSOFICA’, MA SE VUOI RISPONDERE… QUESTA COSA DEL LUPO TRA LE PECORE VA UN PO’ A BRACCETTO CON IL FATTO CHE NEGLI ULTIMI ANNI IL BLACK METAL SI SIA IDENTIFICATO SEMPRE PIÙ CON UNA VISIONE SUPREMATISTA O DI ESTREMA DESTRA. COME TI RAPPORTI A QUESTO? PERCHÉ PER ME IL METAL È NATO COME LA MUSICA DEI DISADATTATI: SIAMO TUTTI UGUALI E SIAMO UNITI DALLA MUSICA.
– Sai, le persone hanno le loro opinioni personali. Alcuni sono di sinistra, altri di destra, è una loro scelta credere in ciò che vogliono. Allo stesso modo, le persone che ascoltano il black metal e credono che sia di destra o di sinistra… sono solo etichette che la gente ama apporre per esprimere il proprio gradimento o meno per ciò che fa una band. Non me ne frega davvero niente.
Ho le mie opinioni sulla vita e su come dovrebbe funzionare la società, non tendo a politicizzare ciò che faccio. Ho delle opinioni politiche, che non sono rappresentate dai governi che vedo intorno a me. Non mi identifico né con la sinistra né con la destra. Non importa cosa ne pensino gli altri, io non lo faccio.

MA PENSI CHE LA TUA MUSICA POSSA ESSERE POLITICA, PER QUALCHE ASCOLTATORE?
– Apprezzo il ruolo della musica nella politica perché la musica è stata fondamentale nel creare rivoluzioni, nel risvegliare le persone, nel riunirle. La musica è alla base di molti movimenti umani, compresi quelli politici. Ma non è questo il tipo di musica che faccio. Capisco che ad alcune persone piaccia identificarsi con la politica, nessun problema: io non lo faccio, ma non ho alcun problema con ciò che fanno gli altri.
Ma con chi pensa che sia una cosa di destra non si può discutere, è inutile. Allo stesso modo, se dicessero che è una cosa di sinistra, non si può discutere con loro: hanno già una posizione definiti, non sono disposti a dialogare, a scambiare opinioni, a cambiare idea.

E QUESTO, QUINDI, PER TE VA CONTRO LA RIBELLIONE CHE ESISTE INTRINSECAMENTE IN QUESTA MUSICA.
– Cerco di non pensare a queste cose quando scrivo. Scrivo musica che, prima di tutto, deve esprimere qualcosa che provo e se ad alcune persone piace, benissimo. Se vogliono etichettarla in questo o quel modo, è completamente fuori dal mio controllo, e sinceramente non mi interessa. L
a gente parlerà sempre: bene, male, non importa. Avranno sempre un’opinione.

CAMBIANDO ARGOMENTO, FINORA HAI USATO DUE VOLTE LA PAROLA ‘MAGIA’.
COME TI RAPPORTI, SOPRATTUTTO SE PENSIAMO AGLI ESORDI DELLA BAND E AI TESTI, ALLA DIMENSIONE ESOTERICA: ANCORA OGGI È IMPORTANTE NELLA COSTRUZIONE DELLA TUA MUSICA?
– È ancora la forza motrice, solo che ho imparato ad approfondirla maggiormente. E naturalmente, suono da così tanto tempo che sta diventando sempre più chiaro.
Per carità, a volte non è così chiaro, ma una cosa di cui sono certo è che la musica è qualcosa che è direttamente collegato al divino. Perché la musica ha accompagnato l’umanità sin dai suoi inizi e in tutte le culture umane è stata associata al divino.
L’organizzazione dei suoni, il modo in cui un essere umano si sente quando partecipa alla creazione musicale o all’ascolto, è ritualistico. È sempre qualcosa che ti avvicina e il rituale è sempre stato inteso come una sorta di ponte verso il divino. Quindi mantengo questo aspetto. E la narrazione, perché la musica era una parte importante della narrazione e la narrazione era il modo in cui la tradizione veniva trasmessa agli albori dell’umanità.
Io uso ancora la musica allo stesso modo. Racconto ancora storie, c’è ancora molta allegoria nei miei testi. Non mi aspetto che le persone necessariamente leggano e identifichino ogni concetto, ma forse possono provare qualcosa, leggeranno qualcosa tra le righe.

HO SEMPRE TROVATO I TUOI TESTI MOLTO PROFONDI, IN EFFETTI.
– Grazie mille, e continuerò a scriverli così! A volte costruisco storie fantastiche, ma in generale c’è qualcosa dietro, qualcosa di più della semplice prosa superficiale.
Devo ammettere, però, che nell’ultimo lavoro (“To Slay With Silent Dagger”, breve EP del 2022, ndr), che rappresenta un’anteprima del disco che non ho ancora fatto uscire, i testi sono volutamente più ingenui perché sono collegati al thrash degli anni Ottanta, che era per sua natura molto ingenuo.
Quindi questo faceva parte del concept e i testi hanno semplicemente seguito questa linea perché era la cornice con cui stavo lavorando.

QUESTO È FARE ARTE, COLLEGARE I PUNTINI.
RIGUARDO A QUESTA DIMENSIONE DELLA NARRAZIONE, NON VOGLIO ESSERE SCORTESE NEI CONFRONTI DELLE ALTRE CULTURE, OVVIAMENTE, MA PENSI CHE IL BLACK METAL GRECO E QUELLO ITALIANO ABBIANO UNA CONNESSIONE PARTICOLARE? PENSO AL MEDITERRANEO, MA OVVIAMENTE ANCHE ALLA CULTURA CLASSICA. MUSICALMENTE ERANO MOLTO DIVERSI, CERTO, MA PENSI CHE FOSSIMO SULLA STESSA LUNGHEZZA D’ONDA, CHE CI FOSSE QUALCOSA DI PARTICOLARE E IN COMUNE TRA IL BLACK METAL ITALIANO E QUELLO GRECO DELLA SECONDA ONDATA?

– Beh, la cosa fantastica degli italiani è che, almeno dagli anni ’70, per quanto ne so, l’Italia ha avuto una scena incredibile di musicisti davvero competenti e sto parlando dei giganti: Le Orme, Premiata Forneria Marconi, il Banco… quel tipo di band hanno lasciato un’eredità e penso che questo sia continuato nell’heavy metal in Italia, un paese che per me è rinomato per la sua incredibile maestria musicale.
In Grecia non avevamo un livello musicale così elevato: abbiamo organizzato concerti, c’era tanta musica unica in fermento, ma il livello musicale non era così alto come quello medio degli italiani.
Tuttavia, c’è una somiglianza che ho trovato in entrambe le scene ed è l’elemento occulto, che penso sia una reazione diretta alla società austera di entrambi i paesi, anche se una è cristiano-ortodossa e l’altra è cristiano-cattolica…

E HANNO ENTRAMBE UNA GRANDE TRADIZIONE E UN GRANDE PESO NELLA VITA QUOTIDIANA.
– Esatto, e quindi i giovani che osservavano ciò che accadeva intorno a loro e quanto fossero rigide le cose potevano usare la musica per uscirne fuori, proporre qualcosa di nuovo, mostrare la loro ribellione attraverso la creazione musicale. Penso che sia qui che entrambe le scene coincidono fortemente. Molto fortemente, forse più di altre nazioni.
In termini di suono, penso che entrambe le scene avessero suoni completamente diversi, approcci diversi, molto unici e riconoscibili da entrambe le parti, ma penso che il modus operandi dei giovani dell’epoca fosse quella ribellione contro società cristiane molto austere e conservatrici, in entrambi i casi.

E TORNIAMO A COME LA MUSICA SIA POLITICA, ANCHE SE NON PRENDE UNA DIREZIONE SPECIFICA.
– Esatto, esatto!

PRIMA STAVAMO PARLANDO DEL LEGAME TRA ZEMIAL E ABSU. SIETE QUI CON DUE CONCERTI DIVERSI, VUOI DESCRIVERCI COSA CI ASPETTA?
– Sì, nel primo concerto suoniamo solo brani degli Zemial e Proscriptor si unisce a noi sul palco per alcuni brani come cantante solista, mentre in alcuni casi ci dividiamo i compiti vocali. Nel concerto di domani suoneremo musica degli Absu al 100%, come band di accompagnamento, concentrandoci su “The Sun of Tiphareth”, come detto.

VISTO CHE PRIMA NE HAI FATTO CENNO, HAI IDEA DI QUANDO USCIRÀ IL NUOVO ALBUM?
– Sto lavorando molto lentamente, non sento la pressione di dover fare le cose affrettatamente, ma ho molto materiale pronto, da parecchio tempo. Spero che dopo il tour, con una pausa, riuscirò a completare alcuni dei brani e anche a lavorare sulle licenze per le riedizioni dei dischi.
Spero sinceramente che il 2025 vedrà l’uscita dell’album, alla fine è pressoché pronto dal 2021. Ma ho anche molta altra musica già pronta, ho praticamente completo in pre-produzione il prossimo album e ne ho composti altri due dopo quello. Quindi c’è molta musica in cantiere, ma mi ci vuole molto tempo.
E forse, se non pubblicherò subito musica come Zemial, farò un album con gli Agatus (altra sua storica band, ndr) o con un altro gruppo; a volte lavoro con persone diverse in contemporanea, su progetti diversi. Con gli Agatus sto lavorando su musica composta da mio fratello.

QUINDI SUONI ANCORA CON CHRIS (ALIAS ESKARTH THE DARK ONE)?
– Abbiamo smesso di suonare insieme per un po’ perché, come magari sai per esperienza, a volte come fratelli abbiamo degli scontri. Ma recentemente abbiamo deciso di riprovarci ed è stato davvero fantastico,  abbiamo fatto un ottimo lavoro insieme, e anche lui ha un sacco di musica pronta.
Anche se ci vorrà un po’ di pazienza, credo, perché  non siamo il tipo di band che lavora secondo i programmi delle etichette discografiche o che cerca solo di accontentare la gente. Quando è pronto, è pronto.

È UNA GARANZIA DI LIBERTÀ.
– Sì, è proprio così.

QUINDI PENSI DI COINVOLGERE DI NUOVO TUO FRATELLO NEGLI ZEMIAL A TEMPO PIENO?
– Sì, può essere. Che poi, non abbiamo mai smesso di suonare insieme come Agatus, e quando abbiamo fatto il tour in Sud America eravamo entrambi membri sia di Zemial che di Absu, ed è andata alla grande: sicuramente si unirà a noi in futuro, come secondo chitarrista, quando sarà. Se ne avremo voglia, se sarà il momento giusto, basterà parlarne e si unirà a noi.

MOLTO BENE! MA QUINDI, TORNANDO AL TEMA DEI NUOVI BRANI?
– Sicuramente ci sarà nuova musica in arrivo. Ora, dato che abbiamo suonato così tanto dal vivo, mi manca lo studio, non vedo l’ora di tornare e iniziare a suonare, a mixare e a scrivere altra musica.

SPERIAMO DI NON DOVER ASPETTARE ALTRI DODICI ANNI!
– No, no. Promesso. Comunque, nel frattempo abbiamo ripubblicato del materiale, oppure abbiamo stampato l’LP di “The Repairer Of Reputations” grazie a Luca Marchetti di Iron Tyrant; per me è stato un gran lavoro, voglio fare delle altre ri-registrazione e c’è molto materiale inedito da pubblicare, spero il prima possibile. Ma non voglio affrettare troppo le cose, deve accadere al momento giusto.

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