AEROSMITH: 40 anni di storia

Pubblicato il 22/03/2011 da

Recensione a cura di Gennaro “DJ Jen” Dileo

 

Pagine: 217
Anno: 2011
Prezzo: 18,50€
Casa Editrice: Tsunami Edizioni

 

Il rock’n’roll è stata una vera e propria rivoluzione culturale che a partire dagli anni ’50 ha apportato cambiamenti radicali nella società. The Beatles, Led Zeppelin, Iron Maiden e molti altri hanno sfornato alcuni dischi incredibili, pregni di canzoni che hanno senza dubbio rivoluzionato il modo di concepire ed interpretare la musica moderna. La storia degli Aerosmith inizia come tante altre: Steven Tallarico, Joe Perry, Brad Whitford, Tom Hamilton e Joe Kramer sono cinque giovani ragazzi di belle speranze che coltivano il sogno di lasciare un’impronta eterna nel mondo del rock. Fabio Bernabei analizza brevemente le distinte personalità dei singoli componenti, come l’istrionismo e l’innato talento di Tyler, capace di incantare e intrattenere intere arene con disarmante bravura, al contrario dell’introverso ed elegante Perry, autore assieme a Whitford di alcuni dei riff più belli della storia dell’hard rock. La parabola narra la lenta ma costante evoluzione sonora dall’acerbo esordio “Aerosmith”, fino ad arrivare alla maturazione artistica testimoniata da autentici masterpiece come “Toys In The Attic” e “Rocks”, che a distanza di trentacinque anni hanno ancora tanto da insegnare alle band attuali. La malsana attrazione nei confronti delle sostanze stupefacenti consumate in quantità industriali ha minato la carriera dei cinque ragazzi di Boston, che tra il 1977 e il 1982 hanno vissuto il periodo più buio della propria vita. I giorni trascorrervano tra concerti tutt’altro che memorabili, viziati dalla pessima condizione di salute del frontman che spesso e volentieri collassava sul palco, scatenando di conseguenza l’ira degli spettatori paganti. Inoltre, furono registrati una serie di dischi artisticamente validi, ma stroncati dalla critica che vedeva i nostri come l’ombra di loro stessi e risucchiati dalle proprie perdizioni. Se infine a tutto questo aggiungiamo i sempre più frequenti e violenti litigi interni che hanno portato alla dipartita di Perry, possiamo affermare che la frittata è fatta. Il chitarrista intraprese una temeraria carriera solista con il Joe Perry Project, sfornando tre dischi non indimenticabili, mentre il resto della band, sempre più obnubilata dalle droghe, nominò il sobrio Jimmy Crespo come nuovo chitarrista. Con una nuova line up fu prodotto “Rock In A Hard Place”, autentico disastro commerciale che obbligò la band ad intraprendere un tour in piccoli o medi club. Oramai tutto sembrava perduto: gli Aerosmith erano diventati un altro dinosauro estinto dalle luci colorate del nuovo decennio, ma una inaspettata collaborazione con i Run DMC – benedetta dal produttore-guru dell’hip hop Rick Rubin – ha riportato improvvisamente in auge i Toxic Twins. Il 1986 è l’anno della rinascita artistica e al tempo stesso umana delle rockstar americane, iniziato con una traumatica, ma indispensabile disintossicazione in clinica, scelta decisiva nel rimettere in sesto i neuroni dei musicisti. Tutto ciò ha portato alla composizione del superbo trittico deluxe “Permanent Vacation”, “Pump” e “Get A Grip”, tre album baciati da una strepitosa produzione e da una serie di brani sì commerciali, ma grazie al supporto in fase di scrittura di alcuni eccellenti songwriter come Desmond Child e Jim Vallance possono vantare un forte spessore artistico. Smaltita temporaneamente la sbornia dell’enorme successo mondiale i Nostri si sono presi qualche anno di pausa, prima di ritornare nel 1997 con un altro album di grande successo: “Nine Lives”. Singoli come “Falling In Love” e la power ballad “Hole In My Soul” cementano una carriera che pare non aver mai fine, fino ad arrivare al meno ispirato, ma comunque venduto “Just Push Play” del 2001. Da qui in avanti l’attività della band subisce un calo fisiologico, ma al tempo stesso riesce a sfornare nel 2004 un album di cover che pare un sincero tributo alle proprie origini intitolato “Honkin’ On Bobo”. Una serie di infortuni e importanti malattie hanno rallentato l’attività della band sia in studio che dal vivo, ma i cinque ragazzacci nel corso di quasi quarant’anni di carriera hanno dimostrato di avere nove vite e la nostra speranza di vedere pubblicato un nuovo disco di inediti è dura a morire. Da avere.

 

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