BLACK SABBATH: SABOTAGE!

Pubblicato il 28/12/2019 da

La fama di Martin Popoff come giornalista metal è indiscussa, e l’arrivo di una sua biografia dedicata ai Black Sabbath è senza dubbio una lettura quasi obbligata che la sempre meritevole Tsunami ci porta tradotta in italiano, ad un solo anno di distanza dall’uscita originale.

La forma narrativa è la solita a cui ci ha abituato Popoff: una ricostruzione degli eventi basata su numerosi e ricchissimi stralci da interviste, quasi tutte raccolte dall’autore stesso, fatte ai protagonisti e ai personaggi che ruotavano attorno a loro; manager, promoter, tour manager e fonici oltre ai quattro membri originali dei Sabbath – e i tastieristi ‘fantasma’ che li hanno accompagnati fino al 1978. Come da sottotitolo, “Sabotage!” concentra l’attenzione sugli anni Settanta e in pratica sull’epopea con Ozzy dietro al microfono e sugli album più iconici dei quattro di Birmingham, compresi quegli ultimi lavori non proprio riuscitissimi che hanno rappresentato e favorito il susseguirsi di una girandola di cantanti e una crisi profonda per i Black Sabbath, nel seguito. La parabola dalla gavetta e dalla povertà, attraverso un ruolo di primo piano nello stardom (sebbene mai con l’appoggio della stampa) e giù verso la crisi creativa e la stanchezza personale (con la complicità di droghe e alcool) è molto ben rappresentata nel libro, sicuramente ricco dal punto di vista delle fonti, dell’aneddotica e del racconto ma tuttavia un po’ meno riuscito, a nostro parere, in termini di critica e di ampiezza di vedute. Nel primo caso, si tratta chiaramente di una questione di lana caprina e afferente al gusto personale, ma la classifica stilata dall’autore nell’introduzione – invero con molta limpidezza – ci pare che in diversi punti arrivi quasi a rigirare e criticare bonariamente le citazioni della band stessa per giustificare i gusti di Popoff. Insomma, senza volervi fare alcuno spoiler, l’album più riuscito dei Black Sabbath è per il giornalista canadese “Sabotage” – da cui non a caso prende il titolo il libro: i gusti sono gusti e sicuramente rientra tra le pietre miliari dei quattro, ma Popoff argomenta la sua preferenza anche in termini tecnici e di songwriting a volte scricchiolanti,  in barba non solo a giudizi diffusi ben diversi, ma anche all’entusiasmo mostrato dalla band stessa verso altri lavori. Il secondo punto è invece più rilevante, poiché pur con un notevole interesse storico, più della metà delle interviste sono raccolte col solo Bill Ward, con la restante parte delle citazioni affidata principalmente a Geezer Butler, ai collaboratori della band, e solo dopo a Tony Iommi e – in scarsissima misura – a Ozzy Osbourne. Chiaro che contribuisce alla mole di interviste anche la socievolezza e la quantità di informazioni che ciascuno dei membri della band può essere stata in grado di comunicare all’autore negli anni; ma il risultato è che, per almeno cinque capitoli su otto, la sensazione è che si tratti di una biografia della band dal quasi esclusivo punto di vista dello sfortunato batterista.

Le critiche lasciano comunque complessivamente il tempo che trovano rispetto a un lavoro ricco e approfondito su poco meno di un decennio che ha, in pratica, segnato la nascita e l’evoluzione dell’intero heavy metal, attraverso gli album di un band che ha in realtà sempre mal sopportato questa etichetta. Ma che suo malgrado ne è ancora, a 40 anni dalla fine del suo primo ‘ciclo’, il nome più iconico, in barba al ‘sabotaggio’ dei media e della critica.

BLACK SABBATH: SABOTAGE!
Autore: Martin Popoff
Anno: 2019
Pubblicato da: Tsunami Edizioni
Pagine: 304

  • Anno: 2019
  • Pubblicato da: Tsunami Edizioni
  • Pagine: 304
  • Prezzo: € 22,00
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