JOEL MCIVER: “CLIFF BURTON, TO LIVE IS TO DIE”
Recensione a cura di Gennaro ‘Dj Jen’ Dileo
Sono trascorsi esattamente ventiquattro anni dalla morte di Clifford Lee Burton, uno dei bassisti più influenti della storia dell’heavy metal. Le idee e la musica di questo autentico genio delle quattro corde sono tuttora vive nel cuore e nelle orecchie di chi ama incondizionatamente il suo fattivo contributo nei primi tre dischi dei Metallica. McIver soddisfa egregiamente la nostra sete di sapere, plasmando un libro ricco di curiosità e snocciolando molti aneddoti di questo hippie di San Francisco, amante della musica classica, del southern rock, dei pantaloni a zampa d’elefante e della marjiuana. La morte del fratello maggiore Scott gli cambierà radicalmente la vita, motivandolo ad applicarsi con tenacia e costanza sullo studio del basso, supportato moralmente ed economicamente dai genitori Ray e Jan Burton fino all’ascesa del successo con la thrash metal band più famosa del mondo. Dalle prime disimpegnate jam acide con l’amico Jim Martin (futuro chitarrista dei Faith No More) ai primi passi nei club con i Trauma, Burton entra nei Metallica al posto di Ron McGoveny grazie al suo notevole carisma sprigionato sulle assi del palco e soprattutto per il suo stile innovativo che prendeva nettamente le distanze dal classico metodo di suonare il basso, sviluppando una tecnica basata sul fingerstyle, ricca di fill e svisate solistiche, traendo ispirazione non solo da bassisti eccezionali come Geddy Lee e Geezer Butler, ma anche da musicisti prevalentemente lontani dal genere, ma altrettanto geniali come Jaco Pastorius e Marcus Miller. Inoltre, l’autore effettua una sintetica, ma esaustiva analisi tecnica del lavoro svolto da Cliff in tutte le canzoni contenute nei primi tre album dei Metallica, risultando sufficientemente comprensibile anche a chi non conosce la musica dal punto di vista teorico. Giustamente, viene dato spazio anche al lato umano di Cliff, con il buon McIver impegnato a raccogliere alcune preziose testimonianze dalle persone (amici, musicisti e la fidanzata storica Corinne Lynn) che hanno avuto modo di conoscerlo, facendo emergere i lineamenti di una persona semplice, onesta e con tanta voglia di divertirsi, ma altrettanto caparbia e decisa a raggiungere a tutti i costi gli obiettivi prefissati. Purtroppo, non sempre le cose nella vita vanno per il verso giusto, in quanto, Cliff in quel maledetto 27 settembre 1986 a Ljungby in Svezia, rimase vittima di un terribile incidente stradale sul tour bus che trasportava i Metallica sulle vie di un orizzonte glorioso. L’autore descrive la tragedia raccogliendo alcuni preziosi elementi che lasciano parecchi dubbi e perplessità sulle reali dinamiche dell’incidente, tingendo ulteriormente di giallo la vicenda. Infine, McIver dedica un intero capitolo ai Metallica del dopo Burton fino ai giorni nostri, nel quale descrive i passi successivi intrapresi da Hetfield & C., con Jason Newsted impegnato nell’arduo se non impossibile compito di non far rimpiangere il carismatico predecessore. Curiosamente proprio il sound del basso fu gravemente penalizzato in “And Justice For All”, disco che avrebbe dovuto rappresentare la prova del fuoco per Jason, salvo poi esaltarlo alla grande nel successivo e mastodontico “Black Album”. Alcune incolmabili divergenze stilistiche e caratteriali portano Newsted a lasciare la band nel 2001, lasciando degli enormi punti interrogativi sul destino dei Metallica, oramai prossimi allo scioglimento, fino ad arrivare all’entrata in pianta stabile di Robert Trujillo nel 2003, ideale successore – almeno dal punto di vista tecnico/stilistico – di un Artista con la A maiuscola che avrebbe sicuramente dimostrato tutto il suo estro ed il suo eclettismo nel corso della sua carriera, purtroppo infranta in un istante per un brutto scherzo del destino…
JOEL McIVER
“To Live Is To Die”
(Tsunami Edizioni) pag.224 € 20.00
- Anno: 2010
- Pubblicato da: Tsunami Edizioni
- Pagine: 224

