MERCYFUL FATE – Il Patto Immortale

Pubblicato il 21/08/2020 da

 

Doverosa premessa: le attese per l’uscita di questo libro, almeno per chi scrive, erano decisamente alte; quanto meno sopra la media. Il motivo? Molto semplice: vuoi le continue voci di una possibile reunion, mai realmente avvenuta (almeno sino all’agosto dello scorso anno), vuoi la comunque esigua pubblicazione di best of o raccolte varie, gli ultimi ricordi ufficiali relativi ai Mercyful Fate risalivano ormai all’estate di ventun’anni fa. Da una parte un sublime canto del cigno discografico targato “9”, dall’altra la loro ultima apparizione live in terra italica, avvenuta in occasione della terza (e cementosa) edizione del Gods Of Metal quando, dopo aver terminato il proprio show, fu lo stesso King Diamond, struccato e con un cappellino al posto del più malefico cilindro, a tornare on stage insieme al collega Hank Shermann per accompagnare i Metallica, headliner della serata, nel corso di un medley dedicato proprio alla band danese, in quelli che vennero definiti da James Hetfield come i “twelve minutes of Satan”. Suoni ed immagini scolpite nelle pietra, appartenenti tuttavia al secolo scorso. Ma quando tutto sembrava ormai archiviato negli annali, ecco l’annuncio tanto desiderato: esattamente dodici mesi fa, la notizia della ‘reunion’ ufficiale dei Mercyful Fate era rimbalzata ovunque, in aggiunta ad una serie di date live previste per il 2020. King e compagni sarebbero tornati e, stando al calendario, l’appuntamento tricolore era in programma per il mese di luglio in quel del Rock The Castle. Il resto, purtroppo, è storia; compreso il fatto che, come dichiarato dal chitarrista Hank Shermann, vi siano già pronti dei nuovi pezzi da sottoporre al Re Diamante in vista di un ritorno sonoro anche dal punto di vista discografico.

Tra annullamenti, posticipi e previsioni, il ruolo di ‘ancora della salvezza’ era dunque affidato al qui presente “Mercyful Fate – Il Patto Immortale”, scritto dall’esperto Martin Popoff, pubblicato in terra d’oltreoceano con il titolo “Black Funeral: Into the Coven with Mercyful Fate” e tradotto in italiano dalla puntualissima Tsunami. Chi si è già imbattuto nei lavori del giornalista canadese, conosce bene il suo modus operandi: più che redigere un elenco cronologico degli eventi, basandosi sul racconto in terza persona dei protagonisti, principali e non, di un gruppo, la sua è più una ricostruzione dei fatti storici costruita sulle numerose interviste, per la maggior parte da lui realizzate, non solo agli artisti della band in oggetto, ma anche ai produttori e/o collaboratori che hanno gravitato intorno ad essa. Una narrazione che, come già avvenuto in altre sue pubblicazioni, si struttura lungo gli album rilasciati dall’act in questione, contestualizzando il periodo e le fasi di registrazione di ogni disco, aggiungendo spunti interessanti relativi ai pezzi che andavano a comporre le varie tracklist. Superato quindi il canonico capitolo introduttivo, riservato agli esordi artistici del Re Diamante e del primo ed omonimo EP, conosciuto ai più come “Nuns Have No Fun”, la strada parte subito con il botto, presentando i due capolavori che marchiarono indelebile il nome dei Mercyful Fate nella storia dell’heavy metal. Da “Melissa” a “Don’t Break The Oath” arrivando sino all’ultimo vagito “9” prima della lunga ed ansiogena pausa.
Di aneddoti e curiosità ve ne sono diverse. Era il 1975 quando Kim Bendix Petersen partecipò ad un concerto che si rivelò a dir poco fondamentale in quanto, a seguito di quella visione, decise che, se mai avesse formato un gruppo, avrebbe usato il trucco. La nascita e lo sviluppo del falsetto, croce e delizia del suo (in)successo; i primi shock-show con i Black Rose, tra teste di maiale mozzate e bambole squartate sino all’incontro con Hank Shermann e la relativa esperienza con i Brats. E ancora: i difficili rapporti con la CBS e la successiva creazione dei Mercyful Fate (sapete di chi fu l’idea del monicker?) con l’entrata in scena del terzo componente storico, Michael Denner, oltre al mitico bassista Timi Hansen e Kim Ruzz alla batteria. Si parla ovviamente di satanismo e di occultismo nel corso delle quasi trecento pagine scritte da Popoff: una filosofia di vita ed una passione, quella di King Diamond, che hanno caratterizzato tutti i lavori da loro rilasciati con i Mercyful Fate, e non solo a livello di songwriting ma anche dal punto di vista prettamente pratico (tanto che in sala di registrazione la zona dedicata al Re era perennemente al buio ed illuminata solamente da qualche candela). Un satanismo che, con “Into The Unknown”, arrivò addirittura a creare più di un dissapore tra il produttore Tim Kimsey e lo stesso Petersen. Così sino ad arrivare ai giorni nostri e alla famosa reunion annunciata lo scorso anno, per la quale vengono date anche alcune risposte circa le polemiche, più che giustificate, sorte dopo la clamorosa esclusione dello stesso Denner dall’atteso comeback.

Di carne al fuoco c’è n’è molta, oltre ad una quindicina di pagine di fotografie a colori (riservata all’edizione speciale qui recensita ma assente in quella standard prevista per il prossimo ottobre), in grado di accontentare buona parte della bramosia non solo dei fan più accaniti, ma anche di semplici appassionati del genere. Armatevi tuttavia di santa pazienza perché di estratti di interviste ve ne sono molti, riportando in parecchi casi concetti già espressi in precedenza da un altro interlocutore. Tanta attesa dunque ripagata? Se per i contenuti possiamo ritenerci soddisfatti, qualche riserva ce la teniamo proprio per la struttura globale del testo.

  • Autore: Martin Popoff
  • Anno: 2020
  • Pubblicato da: Tsunami Edizioni
  • Pagine: 281
  • Prezzo: € 20,00
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