MORSI DI LUCE

Pubblicato il 17/09/2017 da

Per una volta in questa rubrica non avremo in esame una biografia oppure una analisi approfondita di uno specifico genere musicale con la proposta di dischi chiave da scoprire e riscoprire, ma un vero e proprio romanzo. Cosa succede quando una scrittrice fantasy quarantenne assiste per caso ad un concerto dei Reckless Love? Semplice, si perde immediatamente nella bellezza del cantante Olli Herman e decide di scrivere un romanzo di ben quattrocentocinquanta pagine basato su rock, amore e uomini scandinavi, “Morsi Di Luce”. Già autrice di “Prima Del Solstizio D’Inverno” e “Eclissi Gemelle”, libri fantasy ambientati sull’Appennino parmense, Silvia Marchesini si mette alla prova per la prima volta con un genere che non le è proprio e con un argomento che non conosce appieno.

Diamo una rapida sinossi del libro senza fare troppo spoiler: Debbi è una scrittrice specializzata in biografie e, lavorando sulla biografia di un violinista e direttore d’orchestra scandinavo deceduto, scopre una fotografia ritraente un ragazzo bellissimo ed una ragazza qualunque all’interno di uno spartito. Incuriosita scoprirà che il ragazzo è Christopher Eric Olsen (alter ego di Olli Herman), il cantante dei Paradise Snake, un gruppo rock agli inizi con solamente un EP pubblicato, e la ragazza insignificante è Greta Leopardi, la sua fidanzata. “Morsi Di Luce” racconta la storia dei due protagonisti attraverso tre principali espedienti narrativi, una raccolta di lettere che Greta scrive alla nonna morta usate a sorta di diario, resoconti di sedute di psicoterapia al quale il ragazzo si reca dopo il suicidio della madre e stampe di chat private tra lui ed il batterista della band, Max. E il rock, il metal, dove stanno in tutto questo?

La Marchesini compie il più grande degli sbagli che un autore possa compiere, ovvero ambientare la propria opera in un universo che non conosce, o che conosce solamente marginalmente, quello della musica rock e metal in questo caso, distribuendo qua e là titoli di canzoni random per darsi una credibilità, ma compiendo errori che qualsiasi metallaro le rinfaccerà a vita. Qualche esempio? Per dare una parvenza di attività live ai Paradise Snake li pone come supporting act dell’unica band che per struttura e progetto di base non prevede supporti, Avantasia, oppure colloca nello stesso periodo temporale Axl Rose, Bret Michaels, Myles Kennedy, Ville Valo e Olli Herman, ma soprattutto, e qui potremmo chiudere tutto, fa raccontare alla sua protagonista il suo non apprezzamento per un certo genere musicale, il trash metal. TRASH metal. E lo ripetiamo una terza volta, trash metal, non ‘thrash’, ‘trash’. E un altro grande punto ci fa capire quanto poco le importi del discorso musicale all’interno del libro e che questo sia solo un pretesto: i Paradise Snake non solo non suonano e non provano mai, ma non vengono mai neppure presentati al lettore, e se ne vede giusto uno, Max, che viene introdotto nella storia per esigenze di copione, ma niente più. E si capisce quanto poco conosca l’ambiente da come fa vivere queste future rock star, che appaiono più ricchi modelli da sfilata palestrati ed effemminati, alle prese più con l’estetista che con la strumentazione. Per quanto riguarda il resto, il libro è pieno di errori grossolani, partendo dalla timeline di base che salta facendo quattro conti, visto che la vicenda a rigor di logica dovrebbe svolgersi dopo il ritrovamento iniziale del materiale da parte della biografa, che viene usata anche per rompere la quarta parete e per permettere alla Marchesini di autoincensarsi (quando elogia la genialità del personaggio di Gabri suona come il darsi il cinque da solo). E la kayfabe delle lettere alla nonna morta salta subito, quando all’interno di queste la protagonista racconta della famiglia e della morte della nonna alla quale era davvero affezionata. Inoltre, la curiosità di sapere dove possa trovarsi questo pub con serata rock a dieci minuti dall’Alcatraz dove si possono molestare sessualmente le ragazze davanti a tutti è davvero alta. E il dettaglio del fratello omosessuale che scappa da casa per poter vivere felice suona da subito davvero finto, messo apposta per sbandierare apertura mentale. Cosa rimane alla fine di questo “Morsi Di Luce”? Quattrocentocinquanta pagine di soli lunghissimi, pesantissimi, elogi alla bellezza di Olli Herman, e nulla altro.

 

“MORSI DI LUCE”
Autore: Silvia Marchesini
Anno: 2017
Pubblicato da: Linee Infinite Edizioni
Pagine: 446

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.