STEVEN WILSON – Deform To Form A Star

Pubblicato il 17/02/2021 da

Posso affermare con sicurezza che, senza gli italiani, probabilmente non avrei avuto nessuna carriera musicale“. Valgono probabilmente queste parole d’introduzione, scritte ad opera di Wilson stesso, ad avvalorare l’assetto editoriale di questa uscita. L’Italia, continua il compositore inglese, è stato infatti il primo paese a prendersi cura dei Porcupine Tree, forse ad apprezzarli per davvero, chissà. Resta dunque significativo il contributo, tutto nazionale, di Marco Del Longo, Domizia Parri e Evaristo Salvi che, con entusiasmo, passione e competenza, riassumono la carriera del mastermind inglese, dagli esordi giovanili di Hemel Hempstead fino a “To The Bone”, fratturando le varie sezioni della narrazioni legandole ai vari progetti musicali in cui figura il contributo dell'”artista di maggior successo che nessuno ha mai sentito nominare”, così come – dicono gli autori –  è stato definito dalla stampa britannica. No-Man, Porcupine Tree, Incredibile Expanding Mindfuck, Bass Communion, Blackfield, Storm Corrosion e altre divagazioni disparate.

Proseguendo nella lettura, con una strutturazione come questa, non si perde mai il filo del discorso, essendo sempre ancorati alla dimensione di un progetto o dimensione specifica in cui il biondino è andato a cacciarsi. In questo modo gli autori, tutti collezionisti e veri personaggi da fan-club wilsoniano (basta scorrere le biografie), riescono a dare ordine al marasma produttivo di Wilson e facilitano non poco la lettura in questo senso. Significativo è poi come Beatles, Bowie, Pink Floyd e gli altri rimandi ai capisaldi della musica di Wilson echeggiano per tutte le pagine più biografiche del libro, fin dai primi regali in LP ricevuti a Hemel Hempstead o a Kingston Upon Thames alle riprese più pop degli ultimi lavori solisti, che comunque si legano strettamente – quasi a circolo – proprio alle prime influenze del musicista. Anche le prime formazioni degli Altamont e dei Karma, così come la sceneggiatura di “Deadwing”, sono chicche da fanatico che fa piacere sentire esposte proprio nelle prime così come nelle ultimissime battute del libro e sicuramente doneranno quel carattere di ricerca underground che a volte, in uscite come queste, detiene la parte più importante dell’attenzione del fan. Interessante inoltre sottolineare come le vicende degli autori, vissute in prima persona, contribuiscano ad arricchire la narrazione, avvicendandosi alle traduzioni di alcune interviste e commenti dello stesso Wilson. L’innesto delle personalità degli autori potrebbe –  come spesso accade – abbassare il livello contenutistico e una certa ‘ufficialità’ della proposta e invece l’aspetto quasi amatoriale (nella profonda accezione di ‘appassionato’ e non di ‘non-professionale’) riesce a stare perfettamente in linea con gli approfondimenti e l’aneddotica, donando una certa piacevole divagazione, assolutamente vera e sentita, ad una struttura analitica forte. Difficile è infatti perdersi o annoiarsi dietro ogni pagina e ogni capitolo: un bel compito per un libro come questo e, forse, anche il suo più grande merito.

Una ‘enciclopedia narrativa’, dunque, come gli autori sottolineano, e non una vera e propria biografia accademica. Wilson non è mai stato uno da gossip e vita sregolata, dileguandosi dietro le sfaccettate diramazioni di una carriera articolata e disparata: questo sembra certamente ben chiaro per chiunque lo abbia sentito nominare almeno una volta (o comunque avendolo visto con quegli occhiali da nerd…). Un libro, questo, che si presenta come compendio di tutto questo, dunque, restando tanto appassionato quanto umile, fine ed analitico, in grado di dire proprio ciò che un fan vorrebbe sapere quando si ritrova “Deform To Form A Star” tra le mani.

  • Autore: Marco Del Longo, Domizia Parri, Evaristo Salvi
  • Anno: 2020
  • Pubblicato da: Tsunami Edizioni
  • Pagine: 400
  • Prezzo: 24 €

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